barni-ceccuzzi(Mauro Barni con Franco Ceccuzzi)

di Pierluigi Piccini

Personalmente non sono stupito dalla discussione in corso nelle forze di opposizione cittadine. È normale che in politica si lavori per un proprio spazio e per l’egemonia e che si rivendichi il buono che si pensa di aver fatto. È anche facile dedurre che se il confronto dovesse continuare in questo modo l’opposizione si troverebbe divisa in tre grandi aree: quella civica, quella rappresentata dalla Lega e da Fratelli d’Italia e quella grillina. Non scrivo ne di Forza Italia, ne dell’NCD troppo presi quest’ultimi a risolvere i problemi interni. Conclusione, se le forze di opposizione continuano in questo modo, e a oggi sembra molto difficile che possano cambiare atteggiamento, allora non fanno altro che aiutare il loro avversario. Già, ma chi è il loro avversario? Ma il PD che diamine! No, io non credo che sia il PD, perché anch’esso nella confusione in cui si trova è subalterno ad un “terzo”. E chi sarebbe questo “terzo”? Sono quelle forze che sono vissute all’ombra della politica che hanno partecipato con “eleganza” al groviglio armonioso è che oggi, nel vuoto della politica, vengono allo scoperto. Basta leggere ciò che, con molta probabilità, ha scritto Mauro Barni in un mensile cittadino per rendersene conto. Quella presunta “intellighenzia” lobbistica e trasversale che fu duramente sconfitta anni fa e che è riemersa nell’ultimo decennio adattandosi alle diverse situazioni. Con un partito, il PD, che ha pensato anche di usarla non comprendendo che ne veniva, viceversa, adoperato. Antica storia di subalternità della sinistra nei confronti dei poteri cittadini, sinistra che è stata raramente vincente, ma che nella maggioranza dei casi è scesa a patti grazie a dei garanti. Garanti che di volta in volta potevano venire dall’Università, dal partito o dalla Banca, non sempre in accordo fra di loro. La paix, rara, era assicurata dalla spartizione del potere nelle istituzioni. Tutti, chi più e chi meno, impegnati, però, a trovarsi le coperture nazionali. Una “intellighenzia”, quella lobbistica, che nei fatti ha espresso raramente, molto raramente, delle capacità, adattandosi ad una mediocrità tutta provinciale funzionale, questa si, alla costruzione di un blocco sociale conservatore. Oggi è rimasto qualche simulacro di garante e qualcuno che lo vorrebbe diventare, magari anche nell’amministrazione comunale, mentre per il resto tutto è uguale, anche la mediocrità. Tutto uguale? Non proprio, il PD è sempre più debole e sempre più diviso con poche idee e poche persone. L’ultima conferenza programmatica, o come si chiama, lo dimostra chiaramente. Dalle divisioni dell’opposizione, dalla debolezza del PD cosa potrebbe succedere? Che lontani entrambi da una forte politica di direzione la situazione sopra descritta si ripeta, che sia l’uno che l’altro schieramento rincorra il “terzo” che grazie, quest’ultimo, alle diverse debolezze che incoraggia, si assicura l’esistenza. Esistenza che non rappresenta e non vuole rappresentare interessi generali, ma di parte (per voler essere eleganti). Evitare questo rischio vorrebbe dire ridare ossigeno, aria, alla città, introdurre innovazione aprire processi nuovi e chiamare le intelligenze, quelle vere, a collaborare per il rilancio di Siena, cioè più politica e più capacità di direzione.