manifesto

di Pierluigi Piccini

Come sarebbe stato bello e pieno di significati se dopo la discussione in consiglio comunale sull’uso della piazza del Campo, la contrada della Torre avesse detto: grazie ma noi restiamo nel nostro rione, con tutte le difficoltà che ci sono restiamo a casa nostra. La piazza del Campo è uno spazio altro, uno spazio neutro dove si recita la competizione e appartiene a tutte le contrade. “NOI”, non vogliamo rappresentarci la gioia di una parte, anche se è la nostra. Il precedente della Civetta lo lasciamo alla storia del Palio. Così non è stato e ne dobbiamo prendere atto. Mi domando, però, a chi spetta la difesa dei valori, della tradizione? Il Palio attraversa nuovamente un periodo delicato, ciò che è accaduto in questa annata paliesca non è da sottovalutare: l’intervento della magistratura nelle dinamiche proprie della corsa, costituisce un precedente che nel tempo si può rivelare un boomerang per l’intera Festa; la buffonata della manifestazione degli animalisti. Episodi che hanno visto l’amministrazione assente e incapace di svolgere un ruolo guida. Di alzare il tiro, di portare la discussione su altri terreni. Quindi? Quindi resto sempre alla domanda precedente: a chi spetta la difesa del Palio? Se non ai rappresentanti delle Contrade. I politici hanno ben altri interessi che quello di rispettare le tradizioni, sono preoccupati di altro, del contingente e le elezioni si susseguono sempre troppo velocemente per poter guardare ai tempi lunghi. Probabilmente queste mie poche righe non saranno popolari, ma sentivo il bisogno di raccontare il mio stato d’animo liberamente senza voler nuocere a nessuno.