Orfini: chi vuole candidarsi a Roma deve passare dalle primarie. Rutelli lancia l’imprenditore? No, dice di pensare al centrosinistra…

728390a47e45dc3a7b03446937c66e12-kHsB-U43090329278998mLE-1224x916@Corriere-Web-Roma-593x443L’iniziativa di Rutelli, il Pd, le primarie, il dopo-Marino, le Comunali. Il Giubileo è alle porte ma la «Prossima Roma» lanciata dall’ex sindaco ha aperto già la campagna elettorale per il 2016. Sabato c’era un grande assente: Matteo Orfini, commissario romano dei dem.
Una casualità o non è voluto intervenire?
«Sono stato invitato ma avevo già un impegno. Comunque c’era tanta gente del Pd».
Come valuta la giornata promossa da Rutelli?
«Utile e opportuna. Specie se viene da chi, come sindaco, ha espresso la maggiore capacità progettuale sulla città».
Non dovrebbe essere il Pd ad organizzare questi appuntamenti?
«Il Pd ha un altro ruolo: quello di ascoltare, interloquire. Non di riunire i protagonisti di una stagione, ma di crearne di nuovi».
Platea un po’ stagionata?
«Lì c’erano tante cose. Ma un grande partito come il nostro deve costruire una sfida che ci faccia vincere nel futuro».
Il civismo è una risposta alla crisi della politica?
«Può aiutare e in alcuni casi può essere una soluzione. Ma ha anche dei limiti: Roma è divisa in due, tra quartieri bene e periferie. Noi dobbiamo ricucire questi due aspetti».
Tra gli ospiti c’era Alfio Marchini. Può diventare lui il vostro «cavallo»?
«È una prospettiva già esclusa. Sceglieremo il nostro candidato con le primarie. Chi vuole guidare il centrosinistra dovrà parteciparvi».
E se lo fa Marchini? Non è che quello di Rutelli è un assist all’imprenditore?
«Direi proprio di no. Sto a quanto detto da Francesco: quel lavoro va in dote al centrosinistra e ripartiremo dall’alleanza di sinistra con la quale governiamo la Regione Lazio».
Stefano Fassina, Sinistra italiana, è stato chiaro: loro si dicono alternativi al Pd
«Conosco Stefano da molto tempo. A volte gli sfuggono battute e dichiarazioni di cui non è convinto neppure lui…».
Quanto pesa il «fantasma» di Ignazio Marino?
«È un iscritto al Pd, ha piena legittimità di fare incontri. Ma noi ci occupiamo del futuro, non del passato».
Marino si candiderà, alle primarie o alle Comunali?
«Mi interessa poco».
Eppure nei circoli c’è subbuglio. La fine di Marino, con le firme raccolte dal notaio, non rappresenta una sospensione della democrazia?
«È una delle bugie di Marino. Le firme sono state raccolte in Campidoglio, il notaio serviva solo perché fossero contestuali come prescrive la legge».
Orfini, lei è stato prima un grande difensore di Marino, poi ne ha decretato la fine. Ha qualcosa da rimproverarsi?
«Ho fatto quello che andava fatto. L’ho aiutato fino a che era possibile, poi abbiamo capito che la sua permanenza avrebbe danneggiato i romani. E nel mio mandato avevo altri due obiettivi: evitare lo scioglimento del Comune per mafia, segnando una discontinuità e rigenerare il partito».
Eppure c’è chi l’accusa di aver usato il commissariamento, e il famoso rapporto-Barca, come strumenti di pulizia etnica interna.
«E dove sarebbero i vantaggi? Marco Causi o Marco Rossi-Doria non sono della mia corrente. Chi chiede più collegialità vuole solo ricreare i caminetti».
Si voterà a giugno 2016?
«Non ci sono altre ipotesi».
Chi si aspetta come avversari degli altri partiti?
«La destra fatica ad essere credibile: Alemanno e la Meloni sono la stessa cosa, hanno governato insieme. M5S dove ha vinto ha fatto disastri».
Proverete a convincere Gabrielli a candidarsi?
«Fa magnificamente il prefetto. Va lasciato in pace».
Il «Dream Team» è un sogno rimasto nel cassetto?
«Per ora c’è Tronca e la sua squadra. In futuro vedremo».
Tronca è commissario da un mese. Un’ordinanza sui centurioni non è un po’ poco?
«Beh, non c’è solo questo… Sta gestendo situazioni difficili come quella del trasporto pubblico. E poi non è un sindaco, ma un prefetto che deve svolgere l’ordinaria amministrazione».