A proposito “di gioco di squadra”…

SIK1119

I grovigli tra Siena e Arezzo.

di Pierluigi Piccini
Leggendo le notizie sulla crisi della Banca dell’Etruria si inizia a capire come l’intreccio tra finanza, economia e politica (nomine) fosse fortissimo (il Fatto del 9 gennaio 2016 a firma Gaia Scacciavillani). Intreccio che a seguito delle indagini della magistratura e della Banca d’Italia potrebbe avere delle gravi ripercussioni sull’andamento e la vita delle stesse società coinvolte nell’inchiesta. Ci sembra di capire che molte delle indagini in corso ruotino intorno alla coop Castelnuovese, una vera e propria holding, con una quarantina di partecipate che coprono diversi settori di mercato da quello immobiliari, all’ambiente, ai rifiuti, agli outlet. Società cui è stato primo responsabile fino a luglio 2014, per diventare poi presidente della Banca Etruria, Lorenzo Rosi. Quest’ultimo ha avuto incarichi e responsabilità per un periodo significativo anche nella UNIECO e nella Siena Ambiente. A questo proposito è giusto ricordare che la UNIECO è socio della Sansedoni per 11,2% del capitale e che Siena Ambiente fa parte della soc. Sei (rifiuti urbani). Inoltre, che il presidente di Siena Ambiente, Fabrizio Vigni, è allo stesso tempo vicepresidente della soc. Sei. Società che ha ricevuto dagli ATO di Grosseto, Siena e Arezzo una concessione per 160 milioni di euro all’anno per vent’anni. La SEI, da come si può leggere in alcuni articoli di giornale, ha chiuso il bilancio del 2014 con utile di 18,3 milioni di euro, ma conservando debiti per 83,5 milioni di euro di cui 18,3 con il sistema bancario. È chiaro che tutta questa vicenda non può che suscitare preoccupazione per i risvolti ormai noti che hanno coinvolto i risparmiatori, ma non di meno, per le ripercussioni che si potrebbero avere sulle aziende indagate. A questo punto bisognerebbe capire se l’amministrazione comunale di Siena si è attivata e cosa intenda fare, per quanto di competenza, nel caso in cui le vicende dovessero prendere una piega negativa. Sarebbe utile sapere se si prevedono effetti e quali sulla Sansedoni, visto che la Banca dell’Etruria è creditrice nei confronti della società immobiliare partecipata dalla Fondazione. Che la banca di Arezzo ha contribuito alla realizzazione al piano di risanamento della stessa società senese, di cui l’UNIECO è socio. Uguale attenzione dovrebbe essere riservata alla società Sei valutando la possibilità, qualora ci fossero dei seri problemi, di mettere in atto una vera e propria exit strategy che ponga in sicurezza il nostro territorio. Da quello che si può capire le ripercussioni ci saranno anche sul credito concesso dalle banche in pool (Mps e Banca dell’Etruria) che andranno, con molta probabilità, a gonfiare i crediti dubbi. Sarebbe importante che la Fondazione si preoccupasse e chiedesse alla sua partecipata, il Monte, se dentro il considerevole contenzioso della Banca non ci siano già operazioni afferenti agli intrecci sopra menzionati. In tutti i casi si sta scoprendo un altro incrocio tra finanza, economia e politica nel quale e anche in questo caso, i “soliti eroi senesi” non sono secondi a nessuno.

14 Replies to “A proposito “di gioco di squadra”…”

  1. AL FINE DI SMASCHERARE IL GIOCO DI SQUADRA FIN QUI CONDOTTO DEPREDANDO I BENI COMUNI ATTRAVERSO LA SOLA COSA CHE RIESCONO A FARE I DIESSINI E I MARGHERITINI DELLA PRIMA REPUBBLICA CHE SI SONO IMPADRONITI DEL PD MAI NATO – OVVEROSIA LE INUTILI COLATE DI CEMENTO SUL TERRITORIO, BUONE SOLAMENTE PER COSTRINGERE ALLE DAZIONI E PER CONTINUARE A FAR GIRARE IL MECCANISMO DEI MUTUI E FINANZIAMENTI ELARGITI ALLEGRAMENTE DALLE BANCHE – SI VIENE A RIPORTARE I SEGUENTI INTERVENTI PUBBLICATI SUL SITO “Il Santo di Siena”.

    GETTIAMO LA SFIDA:
    QUANTI SOGGETTI RIUSCIAMO A METTERE NELLE STESSE CONDIZIONI DEI PROPRIETARI DEL TU-8.

    Iniziamo a fare una perizia della legittimità dell’attribuzione di edificabilità al “Comparto TU-7” di Uopini e all’edificio in corso di costruzione, formulabile con i soli atti pubblici, senza avere a disposizioni i documenti delle pratiche edilizie e paesaggistiche.

    Chissà che i promittenti acquirenti delle abitazioni non inizino ad aprire e gli occhi.

    Peraltro, una volta che vengono resi di dominio pubblico profili di illegittimità della costruzione non vedo come possano, i promittenti acquirenti, procedere nell’acquisto senza far fare un’approfondita disamina di ciò che stanno per acquistare.

    La perizia seguente costituisce anche extra ratio di difesa dei beni comuni ex LRT 1/2005, di quei beni (paesaggio, territorio, città ed insediamenti) che il Comune di Monteriggioni non ha difeso ab origine al momento della redazione del PRG (PS+RU), così da imporsi una sorta di azione popolare atipica ex art. 70 D.Lgs. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali) in attesa che i sonnolenti organi comunali preposti alla vigilanza (dirigente dell’UTC) si decidano di adottare, come hanno fatto per gli acquirenti del TU-8, provvedimenti in autotutela consistenti in annullamento del permesso di costruire ed ordinanza di demolizione.

    § 1. – I terreni del COMPARTO TU-7 e la loro proprietà.

    Il Comparto TU-7 è formato dalle seguenti particelle catastali (o loro porzioni) del foglio di mappa n. 86:
    – particella n. 217, censita come ente urbano al Catasto Terreni, ma non censita al Catasto Fabbricati. Dalla visura storica al terreni risulterebbe essere sempre di proprietà di tal FALUGI Fabio.
    – particella n. 286, censita al Catasto Terreni in ditta della TENUTA DI UOPINI s.r.l.
    – particella n. 248, censita al Catasto Terreni in ditta della PROVINCIA DI SIENA.

    L’inclusione delle particelle di proprietà FALUSI e della PROVINCIA nel Comparto TU-7 è resa evidente dalla sovrapposizione della più recente foto satellitare e della mappa catastale presenti sul sito web Geoscopio della Regione Toscana.

    La sovrapposizione mostra, chiaramente, che la ditta proprietaria e committente Tenuta di Uopini ha costruito gli edifici oggi da ultimare utilizzando interamente la particella n. 217 di proprietà di FALUGI Fabio salvo se altri (quest’ultimo, se sempre proprietario, e ciò lo dovrà accertare l’Ufficio Tecnico comunale e la Procura della Repubblica, non può dirsi estraneo all’edificazione anche se non è con-titolare del permesso di costruire).

    § 2. – Il mancato accampionamento dei fabbricati.

    Le norme fiscali impongono l’accampionamento degli edifici al Catasto Fabbricati quando sono dotati degli infissi.
    I due edifici costruiti nel Comparto TU-7 non sono stati ancora accatastati.
    Ciò comporta violazione della normativa tributaria statale comunale in materia di IMU.
    Il Comune di Monteriggioni dovrà accertare, attraverso il proprio ufficio tributi, con l’ausilio dell’ufficio tecnico edilizia privata, se la violazione dell’obbligo di accatastamento possa aver causato un danno alle entrate erariali in termini di minor gettito IMU.

    § 3. – La violazione degli artt. 11 e 13 DPR 380/2001 e dell’art. 13, punto 5) delle norme di attuazione del Regolamento Urbanistico.

    L’articolo 11 TUE dispone che il permesso di costruire è rilasciato al proprietario dell’immobile o a chi abbia titolo a richiederlo.
    Come visto sopra, salvo accertamenti che dovrà condurre l’UTC, la ditta TENUTA DI UOPINI non risulta proprietaria della particella n. 217.
    In tal caso, ed in assenza di un titolo obbligazionario con contestuale autorizzazione ad eseguire, su tale particella, i progettati lavori, la ditta TENUTA DI UOPINI non poteva essere autorizzata ad eseguire le opere su suolo altrui in assenza del consenso.
    Inoltre, dall’esame della sovrapposizione foto-catasto su Geoscopio, emerge che la strada di accesso denominata “via Quercebella” insiste sulle particelle catastali nn. 75, 76 e 81 di proprietà privata.
    In sostanza, “via Quercebella” non è una strada appartenente al demanio comunale, bensì una strada privata di probabile uso pubblico (invero non è sufficiente la presenza di toponomastica e servizi di urbanizzazione per acquisire un diritto reale di uso pubblico, in quanto occorre la manifesta attitudine della strada a servire una pluralità di cittadini e non semplicemente coloro che dalla stessa vi hanno accesso).
    Per accedere al Comparto TU-7 il FALUGI Fabio, proprietario della parte terminale della strada privata (di possibile uso pubblico) doveva concedere il diritto di varco a favore della ditta TENUTA DI UOPINI.
    Vista la cialtroneria che alberga nei Comuni, penso sia lecito dubitare che in sede istruttoria per il rilascio del permesso di costruire a favore della ditta TENUTA DI UOPINI il tecnico comunale abbia accertato che la stessa abbia titolo a percorrere la strada e varcarla.
    Non bastasse, l’art. 13, punto 5) delle norme di attuazione del Regolamento Urbanistico, relative alla Superficie minima d’intervento, impone che il rilascio dei titoli abilitativi nel Comparto TU-7 poteva avvenire unicamente se il soggetto proponente dimostrava di avere la proprietà di tutti i terreni ivi inclusi. Nel caso di specie: anche i terreni del FALUGI e della PROVINCIA.
    Poiché l’art. 13 TUE prescrive che il permesso di costruire deve essere rilasciato nel rispetto delle leggi (ivi compreso il precedente art. 11), la disposizione si configura come norma d’azione per il dirigente dell’UTC, il quale, se emerge che la ditta TENUTA DI UOPINI non ha titolo né a costruire sulla particella n. 217, né a varcare la particella n. 81, né a transitare sulle particelle nn. 75, 76 e 81, si espone alla contestazione del reato di abuso d’ufficio e concorso in lottizzazione ed edificazione abusiva.
    Vedasi a tal proposito: Cass., Sez. III penale, n. 5633/2012.

    § 4. – L’invasione degli edifici e delle relative opere di sistemazione esterna e di contenimento nell’area destinata a verde privato di pertinenza dell’edificato di valore storico ed ambientale (normate dall’art. 39 NdA del RU).

    La sovrapposizione foto satellitare-mappa catastale presente sul sito Geoscopio fa emergere che l’edificio più a nord sconfina entro la particella n. 274 (sempre di proprietà della Tenuta di Uopini).
    Inoltre in tale particella, qualificata dal RU come “verde privato di pertinenza dell’edificato di valore storico ed ambientale”, ricadono anche porzioni di un rilevante muro di cemento armato e pavimentazioni esterne cortilizie, entrambi di pertinenza del suddetto edificio.
    L’art. 39 delle norme di attuazione del RU recita: “… Le aree a verde privato di valore storico e ambientale sono caratterizzate dalla presenza di sistemazioni di valore storico (giardini all’italiana o parchi) o sistemazioni idraulico-agrarie di particolare interesse paesaggistico o alberature di pregio naturalistico. Tali aree dovranno conservare o ripristinare l’assetto originario. Non è ammessa la realizzazione di piscine o altri manufatti. Per le costruzioni esistenti sono ammessi gli interventi di cui al capo II del presente titolo.”.
    E’ palese che l’area invasa è caratterizzata da un vincolo di inedificabilità assoluta (“… non è ammessa la realizzazione di piscine o altri manufatti”).
    L’ufficio tecnico comunale dovrà accertare tale invasione ed in caso di riscontro dovrà ordinare l’immediata demolizione d’ufficio, senza procedere nell’ingiunzione, in quanto quest’ultima possibilità non è consentita dall’art. 27 TUE in zona a vincolo paesaggistico come quella in esame.

    § 5. – La violazione dell’art. 31 delle norme di attuazione del Regolamento Urbanistico.

    Ferma restando la questione dell’assenza del piano di lottizzazione, che verrà trattata in prosieguo con apposito motivo, è macroscopica la violazione delle disposizioni dell’art. 31 delle norme di attuazione del RU.
    In primis, come per la contestazione operata dal Pubblico Ministero per il Comparto TU-8, i nuovi edifici non potevano essere destinati nell’interezza a funzioni residenziali, come invece è stato progettato, autorizzato ed è avvenuto.
    Pertanto, ci si attende l’interessamento della Procura della Repubblica e l’egual contestazione.
    Sia le disposizioni generali per i TU, sia quelle particolari per il TU-7, imponevano la cessione, all’interno del Comparto, delle aree per standards pubblici di verde e parcheggio nonché la realizzazione delle relative opere.
    Esaminando la solita sovrapposizione foto satellitare-mappa catastale, emerge che all’interno del Comparto TU-7 NON ESISTE alcuna area riservata per verde e parcheggi pubblici. Ovviamente non risultano le relative opere.
    Oltre a configurarsi l’evidente abuso d’ufficio, nel caso in cui il progetto non li contempli e non siano state richieste, da parte dell’UTC, tali opere di urbanizzazione, la mancata cessione e realizzazione degli standards comporta l’integrale abusività degli edifici perché il loro uso, a cui evidentemente sono finalizzati, getta sul territorio un carico urbanistico non ammortizzato dai servizi.
    Ovviamente l’assenza degli standards integra la lottizzazione abusiva. Così come detto dal PM per il Comparto TU-8 e che ci si attende venga ribadito per questo caso.

    § 6. – Lottizzazione abusiva per:
    Violazione dell’art. 41-quinquies della Legge n. 1150/1942 e s.m.i. – Violazione degli artt. 3 e 4 del DM n. 1444/1968 – Violazione dell’art. 14 delle norme di attuazione del Regolamento Urbanistico.

    L’art. 41-quinquies L. 1150/1942 impone l’osservanza di specifici rapporti urbanistici (c.d. standards) e limiti edilizi che in sede di prima (ed unica, al momento) applicazione della Legge Urbanistica sono stati emanati con DM n. 1444/1968.
    Gli artt. 3 e 4 del DM suddetto impongono di reperire spazi di urbanizzazione primaria (verde e parcheggi pubblici) e secondaria (scuole, strutture sociali, strutture sanitarie ecc.) in sede di pianificazione generale ed attuativa, dimodoché in sede di intervento vengano realizzate su di essi le relative opere.
    Ebbene, l’art. 14 delle norme di attuazione del Regolamento Urbanistico, intitolato “Parametri e standard urbanistici”, recita:
    “Al fine dell’applicazione delle norme vigenti in materia urbanistico-edilizia, si applicano le seguenti corrispondenze tra le aree in cui è suddiviso il territorio comunale nel presente
    Regolamento urbanistico e le Zone territoriali omogenee:
    (…)
    Aree di trasformazione urbanistica: zone C (…)”.
    Il Comparto TU-7, dove TU sta per trasformazione urbanistica, è quindi una zona C ai sensi e per gli effetti del DM 1444/1968.
    L’art. 4 del DM stabilisce che nelle zone C deve essere assicurata integralmente la quantità e la qualità di aree per spazi pubblici ex art. 3. E’ ininfluente, ai fini della dimostrazione della sussistenza dell’illecita lottizzazione, accertare la ricorrenza dei casi in diminuzione o maggiorazione così come previsto dal detto art. 4.
    Non bastasse, anche le norme particolari del Comparto TU-7, poste nel’art. 31 delle norme di attuazione, dispongono in tal senso in ordine agli stadards di urbanizzazione primaria: “PRESCRIZIONI PARTICOLARI: all’interno del comparto individuato nella tavola 1/2.000 dovranno essere ricavate le aree a standard per il verde pubblico e i parcheggi.”.
    Si evidenzia che il RU non può contenere prescrizioni in contrasto con quelle del DM 1444/1968, avente forza di legge: pertanto all’interno del comparto non solo dovevano essere reperiti gli standards di primaria (inesistenti), ma anche quelli di urbanizzazione secondaria (altrettanto inesistenti).
    Al fine di troncare sul nascere eventuali rilievi in ordine alla monetizzazione degli standards che appare essere consentita dalle disposizioni dell’art. 31 delle norme di attuazione del RU, si fa presente che tale istituto è consentibile ex artt. 3 e 6 del DM 1444/1968 solamente nelle zone B qualora il Comune abbia dimostrato, in sede di approvazione del PRG, che non poteva reperire gli standard nella zona territiìoriale omogenea in cui è ricompreso l’intervento.
    Poiché l’art. 4 del DM stabilisce che nelle zone C gli spazi devono essere assicurati integralmente, ne derivano l’inapplicabilità dell’eccezionale disposizione permissiva e derogatoria ex art. 6 DM e la macroscopica illegittimità delle disposizioni dell’art. 31 delle norme di attuazione del RU che consentono la monetizzazione in zona C.
    La convenzione urbanistica che dovesse essere stata stipulata tra la ditta Tenuta di Uopini e il Comune per rendere esecutiva la norma palesemente illegittima della monetizzazione costituisce un macroscopico abuso d’ufficio che non può evitare a chi l’ha consentita – e parlo degli organi politici e tecnici comunali – la contestazione del concorso da esterni in lottizzazione abusiva.
    L’inesistenza degli standards urbanistici comporta che l’intero intervento edilizio eseguito nel Comparto TU-7 sia MACROSCOPICAMENTE ABUSIVO.

    § 7. – Edificazione abusiva per violazione dell’art. 9 DM 1444/1968.

    L’ex strada provinciale che corre sul fianco sud-ovest del Comparto TU-7 è larga circa ml 14,00. Nella larghezza della strada devono essere ricomprese anche le pertinenze stradali, fino al confine catastale.
    Tale strada è interposta tra gli edifici in via di ultimazione del Comparto TU-7 e gli edifici costruiti sulle particelle nn. 5 e 6 del foglio di mappa catastale n. 89.
    Ai sensi dell’art. 9, penultimo comma, del DM 1444/1968, i nuovi edifici del Comparto TU-7 dovevano distare dal limite stradale almeno ml 7,50.
    Dalla sovrapposizione foto satellitare-mappa catastale presente su Geoscopio tale distanza risulta pari a ml 5.
    Pertanto le parti di edifici che ricadono entro la fascia di ml 7,50 dal confine stradale devono essere demolite. Nel caso in cui il Comune avesse autorizzato la violazione di legge dovr procedere, il dirigente dell’UTC, così come ha fatto per il Comparto TU-8, nell’annullamento del titolo abilitativo.

    § 8. – Lottizzazione abusiva per violazione degli artt. 4, 16 e 28 della Legge n. 1150/1942 – Macroscopica illegittimità dell’art. 31 delle norme di attuazione del Regolamento Urbanistico. – Radicale abusività ed insanabilità ex artt. 146 e 167 D.Lgs. 42/2004 – Obbligo di ineludibile demolizione per violazione delle norme di pericolo al paesaggio.

    La Legge urbanistica nazionale stabilisce il principio fondamentale dell’urbanistica della pianificazione generale e di dettaglio al fine di procedere nell’espansione dei territori edificati o nell’aumento del carico urbanistico mediante interventi sul patrimonio edilizio esistente.
    Il principio è ricavabile dagli articoli 4, 16 e 28 L. 1150/1942.
    Anche il GIP del Tribunale di Siena, nel decreto di sequestro dei comparti TU-11 e TU-12 di Montarioso, confermati con approfondimenti nell’ordinanza del Tribunale del riesame, ha ricordato l’esistenza di tale principio allorquando è arrivato alla conclusione che sono palesemente illegittime, perché contrastanti con le norme nazionali, le disposizioni dell’art. 31 delle norme di attuazione del Regolamento Urbanistico che consentono l’intervento diretto senza l’approvazione del presupposti piani attuativi.
    In soldoni, è il Comune che ha indotto in errore il progettista e la ditta proprietaria e committente nel prevedere che l’intervento fosse eseguibile in via diretta.
    Il Giudice penale, chiamato ad applicare direttamente la legge, decide come se tali disposizioni non abbiano efficacia.
    L’assenza del piano di lottizzazione è ancor più grave ove si consideri che su di esso doveva esprimersi, assolutamente, la Soprintendenza dei BB.AA. In assenza di tale presuposto di legge le autorizzazioni paesaggistiche adottate e rilasciate dal Comune sono macroscopicamente invalide perché prive della valutazione complessiva dell’intervento paesaggistico sotto il profilo dell’impatto ambientale.
    Il Comune, in sostanza, ha esercitato un potere che non era ancora nella propria disponibilità.
    Le autorizzazioni paesaggistiche sono inefficaci nonché irrimediabilmente abusive ed insanabili, soggette a demolizione d’ufficio obbligatoria, sono le costruzioni realizzate.

    § 9. – Ulteriore violazione dell’art. 31 delle norme di attuazione del Regolamento Urbanistico in ordine ai locali garages.

    L’articolo 31 dispone che i garages possono essere solo di tipo condominiale. Ne consegue che nel caso in cui gli spazi per parcheggio privato, in box, sono di tipo esclusivo essi sono manifestamente violativi delle disposizioni regolamentari.

    § 10. – Violazione della quantità volumetrica astrattamente realizzabile ai sensi dell’art. 31 delle norme di attuazione del RU – Incoerenza, e quindi inefficacia, della definizione di volume contenuta nelle norme di attuazione del RU rispetto a quella contenuta nelle norme di attuazione del sovraordinato Piano Strutturale.

    L’articolo 31 delle norme di attuazione del RU consente che nel Comparto TU-7 venga realizzata una volumetria di mc 1.500.
    A parte il contrasto di tale previsione con il PTCP della Provincia di Siena e con l’Invariante strutturale ex art. 57 delle norme di attuazione del Piano Strutturale, per effetto della necessaria coerenza tra Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico eventuali contrasti tra le definizioni di volume in essi contenute devono essere risolte a favore di quella del PS.

    Invero, recita l’art. 10 “Parametri e indici urbanistici” delle norme del PS:
    “Il carico urbanistico di Piano Strutturale è calcolato sulla base del volume edificabile.
    Il Regolamento Urbanistico dovrà essere dimensionato in SUA (Superficie utile abitabile), e con questo parametro dovranno essere condotte le verifiche di progetto. Quando necessario, farà tuttavia riferimento ai parametri e indici di cui al presente articolo.
    Il Piano Strutturale, sulla base delle leggi vigenti definisce di seguito i seguenti parametri e indici, cui dovranno fare riferimento tutti gli strumenti urbanistici comunali. Il Regolamento Edilizio comunale, in relazione alle specifiche problematiche del territorio e all’eventuale uso consolidato, può definire casistiche specifiche o ricorrenti.
    (..)
    Volume (V): somma dei prodotti delle superfici utili di piano per le rispettive altezze lorde.
    Superficie utile lorda (Su): somma delle superfici di ogni piano dell’edificio calcolate al lordo dei muri esterni (in mq.)”.

    La norma è molto chiara: “IL PIANO STRUTTURALE … DEFINISCE DI SEGUITO I SEGUENTI PARAMETRI ED INDICI, CUI DOVRANNO FARE RIFERIMENTO TUTTI GLI STRUMENTI URBANISTICI COMUNALI.”.
    In sostanza, il Regolamento Urbanistico non poteva, e non può, contenere una definizione di VOLUME diversa da quella del PS.
    Il Volume definito dal PS comprende anche il piano seminterrato od interrato e i volumi sottotetto.
    CERTAMENTE gli edifici del Comparto TU-7 hanno un volume maggiore di mc 1.500. Quasi sicuramente sarà pari al doppio.
    E’ macroscopica la lottizzazione abusiva e l’abuso edilizio.

    (SEGUE)

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  2. NOTA a particolari attenti lettori.

    La questione della lottizzazione delle Frigge è nota allo scrivente perché se ne è occupato professionalmente, redigendo all’epoca una perizia di stima del terreno lottizzato, valutandolo agricolo perché lottizzato abusivamente.
    Mi fu detto verbalmente che la mia perizia fu portata all’attenzione di organi comuali.

    La questione del comparto TU-8 di Uopini è nota allo scrivente perché tecnico di taluni promittenti acquirenti.

    Le altre questioni relativi ai più disparati interventi di Monteriggioni sono facilmente emergenti da un’attenta lettura degli atti comunali, degli atti di compravendita (pubblici), degli archivi pubblici (catasto e conservatoria), degli atti di pianificazione della provincia e della regione (che gelosamente e per ragioni di studio e professione colleziono da quasi 25 anni).

    Inoltre, sempre qualche particolare ed attento lettore, può benissimo trovare su internet interventi e miei documenti su siti specializzati (Eddyburg, Lexambiente, Lexitalia) e su siti di associazioni civiche.
    Dopo aver analizzato tutti questi documenti possono, questi attenti e particolare lettori, farsi un’idea sul perché taluni argomenti ed approfondimenti, che per taluni necessitano studi, ricerche e approfoncimenti di giorni, lo scrivente li partecipa sui blog quasi con immediatezza.

    Inoltre, il fine di tali interventi che qualifico come contributi.
    Sì, sono contributi alla conoscenza del territorio in cui viviamo; di quel territorio che è frutto di scelte di politica urbanistica e paesaggistica spesso e volentieri illogiche e dannose.
    Di scelte politiche che minano i patrimoni dei proprietari di immobili (perché se non c’è bisogno di costruire, e lo si fa, viene aumentata l’offerta che fa diminuire i prezzi-valore di quelli esistenti, colpendo così nel portafoglio i piccoli proprietari che si vedono costretti a subire “imposte” patrimoniali occulte).
    Di scelte politiche che diminuscono, se non addirittura tolgono o azzerano, i servizi di urbanizzazione, beni comuni, che sono funzionali a mantenere o a non far diminuire sensibilmente l’incidenza-valore delle caratteristiche estrinseche sui valori venali degli immobili (NON SO SE QUESTA PARTE DI SCIENZA ESTIMATIVA il VALENTINI la comprenda).
    Di scelte politiche e di attuativi permessi di costruzione che se non rispettono gli standards minimi costruttivi statali (artt. 7, 8 e 9 del DM 1444/1968) concorrono nel peggioramento delle condizioni di vita degli abitanti dei centri urbani; nell’aumento dell’inquinamento (con evidente incidenza sulla qualit dell’aria) e quindi nell’aumento percentuale delle malattie respiratorie, cardo-vascolari e fenomeni tumorali (basta leggere, caro VALENTINI, gli studi medico-igienico-sanitari che, nell’occasione del renvirement nella questione del PM-10 è tornata alla ribalta giornalistica, seppur per soli 3-4 giorni).
    Di scelte politiche in ordine agli insediamenti produttivi che possono produrre, come un medico specialistico in servizio al Policlinico di Siena (operante i tumori) mi ha detto in breve colloquio in cui sono rimasto letteralmente di sasso, aumenti di malattie al gola e al primo tratto dell’apparato digerente ecc.
    Ho personalmente appreso dell’esistenza di dati statistici dai quali emergerebbe, come disse il medico, che nel triangolo Staggia Senese, Colle di Val d’Elsa e Poggibonsi sono in aumento vertiginoso malattie talvola incurabili (o vanamente curabili).
    Giusto una considerazione: dall’acquifero del Pian del Casone (Comuni di Monteriggioni, Colle di Val d’Elsa e Poggibonsi) viene captata acqua per il sistema acquedottistico. Il Pian del Casone ospita, sin dai tempi del primo insediamento produttivo negli anni 70, poi enormemente sviluppatosi grazie ai Comuni di Colle e Monteriggioni, insediamenti industriali venuti ad esistenza utilizzando materiale di riporto da altri siti. Ospita fabbriche insalubri di prima classe.

    E potrei continuare ancora.

    Infine, visto che qualcuno se lo sta ancora chiedendo, lo scrivente da tempo non sospetto era aderente a Legambiente ed ha fornito consulenza tecnica a favore dell’associazione Casolenostra e Italianostra per contrastare l’insediamento di San Severo a Casole d’Elsa, all’associazione MassaComune per contrastare la lottizzazione (abusiva) in aderenza alle mura storiche di Massa Marittima (Impresa Picciolini), per contrastare la costruzione di ville in via dei Cappuccini a Siena.

    Spero sia sufficiente, a qualcuno, per comprendere l’attivismo dello scrivente, il quale è tale da oltre quindici anni, senza alcuna strana finalità (come i politici locali piddini ex diessini sono adusi attribuirmi).

    Grazie dell’attenzione.

    P.S. Se qualcuno a Siena avesse davvero l’amore per la propria città andrebbe a riesaminare il PRG dei primi anni 50. E’ molto interessante … specie per il procedimento di formazione, per i vincoli di tutela in esso contemplati … e forse potrebbe comprendere i motivi per i quali un’archistar lamenta il peggioramento della qualità del paesaggio di Siena …

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  3. ECCO UN’ALTRA PROVA DEL GIOCO DI SQUADRA

    http://www.ilcittadinoonline.it/cronaca/siena-cronaca/montarioso-il-palazzetto-e-la-strada-fuori-legge/

    Il PALA-ACAMPA non ha soltanto i vizi accertati e denunciati dal Comune di Monteriggioni a mezzo della delibera su citata nell’articolo del Mattioli, ma anche altri che, nonostante siano noti al Comune, lo stesso ente non li ha evidenziati.

    In molti da qualche giorno mi chiedono, e tanti altri si chiedono, come abbia fatto a dire – senza vedere gli atti della pratica edilizia – che il PALA-ACAMPA è traslato e ruotato rispetto a quanto autorizzato.
    Molto semplice, esaminando le cartografie delle varie edizioni dei Regolamenti urbanistici redatti dal Comune e pubblicati sul sito web istituzionale.

    Come detto sopra, ho l’abitudine di fare gli archivi documentali dei documenti pubblici.

    Ebbene, la cartografia della tavola C8 del Regolamento urbanistico 2006 riporta che l’area del PALA-ACAMPA è sempre occupata dai campi sportivi scoperti.
    La cartografia della tavola C8 della Variante 2009 al RU riporta – a mezzo di una figura geometrica in scala, di forma rettangolare, colorata in grigio – di colun edificio in corso di costruzione CHE INVADE la strada di progetto.
    La cartografia della tavola C8 dello “smarrito-ricostruito” RU 2014 riporta una figura geoetrica grigia in altra forma e posizione diversa e roto-traslata rispetto a quella nel RU 2009.

    Non ci vuole una grande scienza per capire che la prima figura corrisponde alla posizione del progetto approvato con la concessione edilizia n. 437/2003.
    Mentre la seconda figura corrisponde a quella attuale, effettivamente realizzata.

    Siccome è ovvio, visto che l’edificio è in cemento armato e parte sin da subito con le fondazioni, che l’edificio non era più slittabile da quando sono state gettate le fondamenta, se ne deduce che fin da subito l’opera non ha seguito la posizione e le dimensioni di quella autorizzata.

    Siccome il fatto della roto traslazione è ben evincibile dalle cartografie delle varie edizioni del RU in dotazione dell’UTC, come mai il dirigente del’UTC Ing. Giuliani non le ha rilevate unitamente alle altre nella delibera di giunta comunale portata dai media all’attenzione dei Cittadini?

    Sindaca SENESI, attendiamo una risposta.

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  4. PER LA SINDACA dott.ssa RAFFAELLA SENESI e l’Assessore all’Urbanistica dott. ANDREA FROSINI

    Spesso e volentieri viene detto che non sono propositivo.
    Chi lo dice afferma il falso oppure non sa le cose.

    Riguardo agli accadimenti del Comparto TU-8 di Uopini, ancora sotto sequestro, i lettori DEVONO sapere – ed invito l’Assessore Frosini a smentire, se quanto dirò non è vero – che a metà gennaio 2015, in tempi antecedenti all’ispezione dei luoghi disposta dal Sost. Procuratore della Repubblica dott. Natalini (15/5/2015), lo scrivente si è recato al Comune di Monteriggioni, è stato ricevuto dall’Assessore Frosini e dall’Ing. Giuliani (dirigente dell’UTC) ed è stato prospettato loro quella che, da parte nostra e nell’interesse dei nostri clienti, era l’unica via percorribile per tentare di chiudere nel migliore dei modi la vicenda che si intuiva andarsi profilando.

    Con la soluzione indicata il Comune avrebbe dovuto procedere nell’auto-annullamento dei permessi di costruire ed elevare, nei confronti della ditta proprietaria e costruttrice la sanzione pari al valore venale degli immobili. Il pagamento della sanzione avrebbe fatto conseguire i medesimi effetti del permesso a sanatoria e potevano essere stipulati i rogiti di vendita (e sanati quelli già fatti).

    L’indicazione era stata fatta sulla scorta di un significativo precedente analogo avvenuto nel Comune di Montespertoli, su cui si è espresso favorevolmente il TAR Toscana.

    L’unico scoglio, in tutta evidenza, è il rifiuto della ditta (in questo caso la TENUTA DI UOPINI) di pagare la sanzione pari al valore venale di tutte le unità immobiliari costruite. Solo il pagamento della sanzione fa conseguire gli effetti sananti, non bastando la mera elevazione.
    Per di più:
    – l’annullamento del permesso di costruire sarebbe stata la prova regina, a favore del Procuratore della Repubblica, del riconoscimento, da parte della Parte Offesa, dell’esistenza dell’ipotizzata lottizzazione abusiva; inoltre l’azione in autotutela avrebbe “consegnato” direttamente i soggetti responsabili alla via della condannabilità;
    – l’accettazione dell’annullamento del permesso di costruire da parte della ditta proprietaria farebbe anche conseguire l’effetto dell’impossibile edificazione del lotto rimanente ed avrebbe fatto svanire la possibilità che il lotto libero potesse ricevere in futuro il via libera a nuove edificazioni (il che vuol dire perdita di valore del terreno).

    Nonostante l’Assessore all’Urbanistica FROSINI avesse preso solenne impegno a far conoscere l’avviso dell’Ente entro 15 giorni, ad oggi nessuno si è fatto vivo con i rappresentanti dei promittenti acquirenti in quella sede rappresentati (scusate il bisticcio di parole).
    Insomma, gli organi politici PIDDINI (Sindaca SENESI e Assessore FROSINI) sono LATITANTI. Urge il loro inserimento nelle liste dei MISSING.
    Ah! Come sono lontani i vecchi tempi quando il partito era il PARTITO!
    Ah! Come sono lontani i tempi quando gli uomini erano UOMINI e avevano gli attributi!
    Ah! Come sono lontani i tempi quando le donne erano ritenute la parte del genere umano impermeabile ai difetti maschili!
    I Pubblici Amministratori, specie gli organi politici, sono diventati invertebrati e quest grazie al nostro colpevole disinteresse alla Cosa Pubblica.

    Riguardo invece all’insieme sistematico dei problemi che investono il Comune di Monteriggioni – nati e/o sviluppati e/o aggravati nella gestione del VALENTINI (il genio degli amministratori eletto presidente della commissione ANCI nazionale per la tutela del territorio) – più volte lo scrivente ha detto ai tecnici comunali:
    NON AVETE CHE UNA VIA. LA SOSPENSIONE, di diritto o di fatto, DEGLI STRUMENTI URBANISTICI. Dovete andare in art. 9 DPR 380/2001, facendo eseguire interventi al massimo di ristrutturazione edilizia senza il mutamento di destinazione d’uso urbanisticamente rilevante.
    E ciò perché, come riconosciuto-detto-accusato dalla Provincia di Siena nel 2014 in osservazione-controllo alle varianti del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico, il Comune di Monteriggio NON SA il carico urbanistico che è effettivamente riversato sul proprio territorio e riversabile in ragione del completo utilizzo del patrimonio edilizio esistente.
    Il Comune di Monteriggioni NON HA – sin dal 1986, epoca in cui la Regione Toscana, con deliberazione giuntale, dette indicazioni-prescrizioni per la formazione del quadro conoscitivo degli strumenti urbanistici, un complesso di normative di rango elevato che servono per rendere effettivi i principi fondamentali dell’urbanistica in sede di pianificazione – IL QUADRO CONOSCITIVO prescritto dalla legge.
    Il Comune di Monteriggioni NON SA le condizioni del patrimonio edilizio esistente. E ciò è GRAVISSIMO perché incide essenzialmente sulla validità – e quindi sulla competenza all’auto-approvazione degli strumenti urbanistici – visto che l’anagrafe edilizia, ai sensi dei principi generali sullo sviluppo sostenibile, è ELEMENTO ESSENZIALE per dimostrare la necessità di occupazione di nuovo suolo.
    In sostanza, TUTTI I NUOVI IMPEGNI DI SUOLO – voluti dallo scientifico e valente VALENTINI, in quanto dal medesimo votati e difesi in sede di consiglio comunale – SONO, ad avviso dello scrivente, MANIFESTE VIOLAZIONI DI LEGGE che hanno comportato la FALSA APPLICAZIONE dell’art. 7 LRT 1/2005 attribuente la competenza al Comune ad auto-approvare il Regolamento Urbanistico.
    Gli articoli 7 e 10 della LRT 1/2005, vigente rationme temporis al momento della formazione del Regolamento Urbanistico e delle relative varianti, sono CRISTALLINE – come dice il GIP dott.ssa Malavasi nel decreto di sequestro del Comparto TU-8 – nel DELIMITARE la competenza all’auto-approvazione del RU e del PS qualora rispettino il PTC e il PIT nonché I PRINCIPI GENERALI della legge regionale.
    Solo nell’assoluto rispetto gli strumenti sono approvati.
    Diversamente l’Ente – il Comune di Monteriggioni – ha esercitato una competenza, un potere approvativo, MAI ATTRIBUITO dal legislatore.

    Spero di essere stato chiaro nell’esposizione.

    ORA VOGLIO VEDERE LE PROSSIME MOSSE DELLA SINDACA E DELL’ASSESSORE ALL’URBANISTICA.

    Ma sono anche curioso di vedere le mosse della Procura della Repubblica, perché si tratta di applicazione di principi generali che difendono i beni comuni, gli interessi e i diritti di tutti i cittadini, funzionali a rendere effettivi i diritti fondamentali dell’uomo.

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  5. E siccome mi dite, un’ora sì e l’altra pure, che non sono proposito, Vi faccio presente – Sindaca SENESI, Assessore FROSINI, Segretario MANCUSI, Dirigente GIULIANI e legale interessato della vicenda – che riguardo al PASTICCIACCIO della disposizioni di “intervento diretto” nei Comparti TU et similia, anziché “piano attuativo” – come rilevato e sentenziato dal GIP dott.ssa Malavasi (confermato dal Tribunale del riesame e dalla Suprema Corte di Cassazione) – state attenti col procedere in proposte dirigenziali e deliberazioni consiliari di INTERPRETAZIONE AUTENTICA delle norme di piano, giacché NON CI SONO I PRESUPPOSTI PER DETTA INTERPRETAZIONE.

    Come ben sa l’avv. Enrico AMANTE, presidente dell’INU sez. Toscana (Ente di diritto pubblico, a cui dovrebbero, a mio parere, applicarsi le disposizioni in tema di anti-corruzione e di incompatibilità), l’interpretazione autentica consiste nel preferire, ora per allora, una tra due o più interpretazioni plausibili e legittime della norma in esame.

    Ebbene, è un’emerita cazzata l’interpretazione autentica delle disposizioni del RU che, in zone non edificate o non adeguatamente urbanizzate, consentivano l’intervento diretto (una per tutte, il Comparto TU-25 a sud della Villa di Monte Arioso, un previsto intervento tanto caro alla Sindaca SENESI a giudicare dalle deliberazioni assunte a fine anno 2015 in ordine alla prevista estensione della viabilità che deve essere fatta proprio dal soggetto proponente l’edificazione di tale comparto). E ciò in quanto vi è sin dal 1942 – e quindi ormai il tempo per studiare le leggi era stato dato e se qualcuno non loha fatto è un indolente oppure se lo ha fatto e comunque ha realizzato un intervento in via diretta occorrerebbe che gli ordini professionali gli revocassero l’abilitazione allo svolgimento della libera professione – e precisamente nella legge n. 1150, il principio della pianificazione vasta (piani territoriali), generale (PRG) e di dettaglio (piani particolareggiati) del territorio.

    Avanti pure, Sindaca SENESI, Assessore FROSINI, Segretario MANCUSI, Dirigente GIULIANI e legale (nel consigliare), nel percorso dell’interpretazione autentica.
    Chissà se qualcuno – poi – non consideri l’atto intriso di comportamenti penalmente rilevanti …

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  6. Si dà notizia che ieri sera, 15/01/2016, alle ore 19:01, a mezzo PEC indirizzata a:
    1) Presidente dell’ANAC (dott. Raffaele Cantone);
    2) Procuratore della Corte dei Conti per la Toscana;
    ed inoltrata al comune di Monteriggioni per conoscenza (Sindaco, Assessore all’Urbanistica, Segretario, Dirigente UTC, Comandante della Polizia Municipale) è stato inviato il seguente atto:

    OGGETTO: INU (Istituto Nazione di Urbanistica) – INU Sez. Toscana – Ente di diritto pubblico – Compiti istituzionali dell’INU – Applicabilità delle disposizioni in materia di anti-corruzione ed incompatibilità – Presidenza dell’INU in capo all’arch. Silvia Viviani (esercitante la libera professione e con studio professionale in Firenze) – Presidenza dell’INU Sez. Toscana in capo all’avv. Enrico Amante (esercitante la libera professione in Firenze prevalentemente nel campo del diritto amministrativo, materia urbanistica – ricorsista nella giurisdizione amministrativa) – Affidamento dei servizi legali in materia urbanistica all’avv. Amante da parte del Comune di Monteriggioni – ESPOSTO finalizzato all’accertamento dell’applicabilità delle disposizioni nazionali in tema di anti-corruzione ed incompatibilità – ESPOSTO finalizzato, in caso in incompatibilità dell’avv. Amante, a che la Procura della Corte dei Conti accerti la sussistenza di responsabilità erariali in capo all’organo comunale preposto alla lotta alla corruzione – Fatti salvi ulteriori accertamenti che le Autorità vorranno svolgere.

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  7. L’ABUSIVA LOTTIZZAZIONE INDUSTRIALE DE LE FRIGGE
    (Epoca Valentini)

    Vengo a rendere noto un passo della mia relazione tecnica estimativa del 06/08/2009 relativa alla Lottizzazione industriale in loc. Le Frigge, la cui copia, mi si disse, fu vista in tavoli pubblici posti nelle stanze più alte del comune di Monteriggioni (epoca VALENTINI Sindaco):

    (…)

    2. Sulla illiceità dell’intervento edilizio in mancanza del piano attuativo di lottizzazione.

    L’articolo 28 della legge n. 1150/1942 dispone che nei comuni dotati di piano regolatore, prima dell’approvazione del piano particolareggiato la lottizzazione delle aree può essere autorizzata dal comune (attraverso determinazione del consiglio comunale) sentita la regione e la competente soprintendenza.
    Inoltre, l’articolo 70 della legge regionale n. 1/2005 (in vigore dal 30 maggio 2007) dispone che l’autorizzazione alla lottizzazione è subordinata alla stipula di un’apposita convenzione.

    Orbene, poiché l’autorizzazione alla lottizzazione la concede il consiglio comunale e considerato che gli obblighi sono stati contratti con atti del 03 aprile 2008 (protocollo d’intesa) e del 20 giugno 2008 (contratto preliminare di cessione gratuita), non essendo intervenuta alcuna deliberazione consiliare dopo il 20 giugno 2008 ecco che la lottizzazione si appalesa del tutto abusiva.

    Tra l’altro, avendo letto il contratto preliminare, entrambe le parti (soggetti privati e comune) sono consce del fatto che si tratti una lottizzazione visto che la qualifica di “lottizzanti” vi è espressamente riconosciuta nel suddetto contratto.

    Come giustamente osservato dalla Provincia con proprio atto prot. 90431 del 31 maggio 2007, l’area oggetto di variante urbanistica è oggettivamente di espansione e quindi da assoggettare obbligatoriamente a piano di lottizzazione.

    Inoltre la Regione, con la propria nota prot. 150251 del 01 giugno 2007, stigmatizza il fatto che non è certo il privato a dover scegliere le modalità di intervento (dovendosi invece rinvenire nelle leggi).

    Invero, trattandosi di nuovo impegno di suolo da urbanizzare non può certo qualificarsi “di fatto” come intervento di completamento (come ha fatto il comune) bensì di innegabile di espansione.

    Non vi è chi non veda come la realizzazione di una strada di uso pubblico, la costruzione della rete elettrica con tanto di cabina di trasformazione dell’Ente, della rete fognaria, la realizzazione ed attrezzamento di un’area per isola ecologica da cedere al comune (per un costo di € 520.000,00 circa) siano opere di urbanizzazione necessarie per lottizzare un’area al fine di renderla idonea a fini edificatori.

    3. Sulla nullità della variante al piano strutturale comunale e al regolamento urbanistico.

    Occorre innanzi tutto individuare il quadro normativo in vigore al momento dell’adozione da parte del consiglio comunale.

    Con la modifica della Costituzione, avvenuta nel 2003, la materia del governo del territorio – comprendente l’urbanistica e l’edilizia – è di competenza concorrente tra Stato e Regioni: quest’ultime trovano il limite legislativo – riguardo alle norme statali – nelle disposizioni aventi valore di “principio fondamentale”.

    Inoltre bisogna ricordare che la Regione è titolare esclusiva in materia di formazione ed approvazione degli strumenti urbanistici, funzione trasferita (e non delegata) fin dal 1972.

    I “principi fondamentali” riguardo al SUAP sicuramente non possono essere ricercati nel DPR 447/1998 (visto che è un regolamento), ma nel D. Lgs. 112/98.

    Del D. Lgs. 112/98 potrebbero qualificarsi come “principi fondamentali” anche le norme procedurali contenute nell’articolo 25 quanto finalizzate alla semplificazione procedimentale: tuttavia tali norme non “dettagliano” il funzionamento della conferenza dei servizi, dovendosi quindi applicare le norme regionali.

    Detto ciò è evidente che le norme procedimentali per le varianti agli strumenti urbanistici contenute nel DPR 447/1998 e s.m.i. non possono che essere certamente inapplicabili (nemmeno recessive, visto che tali norme potevano svolgere funzione suppletiva solamente nelle regioni che prima dell’entrata in vigore del DPR 447/1998 non si fossero dotate di un’apposita disciplina: tra esse non vi è di certo la Toscana, che aveva disciplinato la materia già con la l.r. 5/95) all’indomani dell’entrata in vigore della legge regionale n. 1/2005 che disciplina nuovamente – recependo la direttiva comunitaria CE 2001/42 sullo sviluppo sostenibile – l’intera materia inerente il procedimento di formazione ed approvazione degli strumenti di pianificazione anche attraverso la conferenza dei servizi.

    Ma vi è di più !

    Il TAR Lecce con la pronuncia n. 4658/205 ha stabilito che la procedura eccezionale di cui all’articolo 5 del DPR 447/1998 è inapplicabile laddove la Variante urbanistica coinvolga altri comuni contermini.

    In merito è da evidenziare come la Regione Toscana, nell’articolo 19 comma 2 della disciplina del P.I.T. (da osservarsi fin dal 24 aprile 2007 e alla cui osservanza è stato richiamato il Comune dalla Provincia) abbia riconosciuto e statuito che:
    “le previsioni di nuove aree per la localizzazione di attività manifatturiere e di attività ad esse correlate costituiscono interventi che, per i loro effetti intercomunali, richiedono la previa comunicazione dell’avvio dei rispettivi procedimenti, ai sensi dell’articolo 15 l.r. 1/2005 e ai fini dell’articolo 48, comma 4, lettera a) della l.r. 1/2005.”.

    Ne consegue che – in ogni caso – la procedura ex art. 5 DPR 447/1998 non è applicabile se non nelle forme previste dalla l.r. 1/20005 e previa convocazione (quale elemento indefettibile) rivolta anche ai comuni contermini in quanto interessati a forme di perequazione

    Inoltre, l’articolo 38 della legge n. 133/2008 (posteriore rispetto agli atti comunali) qualifica le norme che scaturiranno dalla revisione del regolamento DPR 447/1998 come “livelli essenziali delle prestazioni” di cui all’articolo 117, comma 2, lettera m) della Costituzione (revisionata nel 2003) ed in quanto tali valevoli in tutto il territorio nazionale e condizionanti anche le normative regionali in vigore.

    Ne deriva che fino a quando tale revisione non venga operata è oltremodo agevole qualificare il DPR 447/1998 come norme non aventi la qualifica di l.e.p. e quindi inapplicabili nella regione Toscana per tutto quanto in esso inerente la materia del governo del territorio.

    Bisogna altresì considerare che la determinazione scaturente dalla conferenza dei servizi (verbale n. 18) del 01 giugno 2007 non ha alcun valore di “adozione” di variante agli strumenti urbanistici dato che l’unico organo comunale competente in materia è il Consiglio: inoltre alcun valore di ratifica può avere la deliberazione di consiglio che approva in via definitiva la variante, dato che la “ratifica” è un provvedimento nuovo e costitutivo che non può inglobare in sé contestualmente l’adozione e l’approvazione. Ne deriva che se si vuol ricercare il momento dell’adozione della variante agli strumenti urbanistici – al fine di conservare l’atto amministrativo, sempreché sia possibile e non sia invece da ritenere nulla tutta la procedura per non aver osservato il paradigma normativo – questo non può che essere avvenuto con la deliberazione di consiglio comunale n. 72 del 26 settembre 2007, a cui non è mai seguita l’approvazione definitiva.

    In ogni caso, al 30 maggio 2007 – ovverosia prima di qualsiasi determinazione impegnativa dell’amministrazione comunale (che in materia di strumenti urbanistici non può che essere la delibera consiliare) – erano già in vigore le seguenti leggi e regolamenti regionali:
    – l.r. 1/2005, articoli 11, 13, 14, 15, 16 e 17;
    – delibera di giunta regionale n. 289 del 21 febbraio 2005, emanata ai sensi dell’art. 3, comma 2, lett. a) della l.r. n. 26/2000;
    – regolamento regionale n. 2/R approvato con deliberazione del presidente della giunta regionale 9 febbraio 2007, recante “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione degli insediamenti”, in vigore dal 15 maggio 2007;
    – regolamento regionale n. 3/R approvato con deliberazione del presidente della giunta regionale 9 febbraio 2007, recante “Disposizioni per l’attuazione del Titolo V della l.r. 1/2005”, in vigore dal 30 maggio 2007;
    – regolamento regionale n. 4/R approvato con deliberazione del presidente della giunta regionale 9 febbraio 2007, recante “Disposizioni in materia di valutazione integrata”, in vigore dal 30 maggio 2007.

    Orbene, tali norme sono state tutte violate in quanto:
    – riguardo alla l.r. 1/2005, articoli 11, 13, 14, 15, 16 e 17 e alla delibera di giunta regionale n. 289 del 21 febbraio 2005, emanata ai sensi dell’art. 3, comma 2, lett. a) della l.r. n. 26/2000:
    o la valutazione integrata degli effetti ambientali (che deve essere sempre preventiva e quindi mai avvenire a sanatoria, pena la nullità trattandosi di atto espressamente presupposto) non è stata fatta (come ha rilevato anche la Provincia ed ha ammesso il Comune nel verbale n. 18 della conferenza dei servizi);
    o non è stato fatto l’avvio del procedimento, con tutti gli elaborati a corredo e necessari all’espressione dei pareri di competenza (come rilevato anche dalla Provincia);
    o non sono state rispettate le specifiche procedure per l’approvazione delle varianti al piano strutturale e regolamento urbanistico;
    – riguardo al regolamento regionale n. 2/R approvato con deliberazione del presidente della giunta regionale 9 febbraio 2007, non sono stati reperiti all’interno dell’area di lottizzazione gli standard urbanistici del d.m. 1444/68 espressamente definiti dalla Regione quali “livello minimo inderogabile della qualità del patrimonio insediativo”, oltre a non essere stata data prova dell’esistenza della dotazione di infrastrutture e sistemi idonei al trasporto pubblico di persone e merci;
    – riguardo al regolamento regionale n. 3/R approvato con deliberazione del presidente della giunta regionale 9 febbraio 2007, non è stata comprovata – attraverso la valutazione integrata – la sostenibilità del dimensionamento, non è stata assicurata la quantità essenziale di standard urbanistici, non è stato comprovato il rispetto delle invarianti strutturali, non è stata dimostrata la sufficienza e riproducibilità delle risorse essenziali in relazione al nuovo carico urbanistico, non è stata dimostrata la compatibilità delle nuove previsioni rispetto alla risorsa paesaggio (trattandosi di area vincolata ai sensi della legge n. 431/85), non è stata dimostrata la possibilità di riuso del patrimonio edilizio esistente, non è stata prevista alcuna forma di misura di perequazione (come rilevato anche dalla Provincia);
    – riguardo al regolamento regionale n. 4/R approvato con deliberazione del presidente della giunta regionale 9 febbraio 2007, non è stata effettuata alcun verifica di coerenza con la disciplina paesaggistica del PTC della provincia di Siena (il quale prevede per l’area in questione l’inedificabilità assoluta), non è stata effettuata alcuna valutazione come dispone anche il PTC ai fini della validità degli atti comunali.

    Ritengo del tutto errata l’affermazione comunale contenuta nel verbale n. 18 della conferenza dei servizi laddove si attesta la legittimità della procedura avvenuta con le norme vigenti al momento dell’avvio del procedimento, in quanto contrastante expressis verbis con le disposizioni dell’articolo 208 della legge regionale n. 1/2005 rubricato “Disposizioni sull’applicazione della legge”.

    Esso recita:
    “1. La presente legge costituisce il complesso delle norme di riferimento sul governo del territorio; eventuali deroghe o modifiche alle disposizioni in essa contenute devono essere introdotte esclusivamente mediante espressa modificazione.
    2. Alla formazione degli strumenti della pianificazione territoriale e degli atti di governo del territorio che alla data di entrata in vigore della presente legge risultino adottati si applicano le norme previste dalle leggi regionali precedentemente vigenti.
    (…)”

    E’ evidente – quindi – che le norme previgenti inerenti l’iter procedurale non potevano applicarsi già al momento della stesura del verbale della conferenza di servizi del 01 giugno 2007, in quanto alla data di entrata in vigore della l.r. 1/2005 o sue parti – ovverosia al 30 maggio 2007 – la Variante urbanistica in corso di formazione non era stata ancora adottata.

    Per questo motivo ritengo che sia errata la certificazione del Responsabile del Procedimento.

    Senza considerare che il 24 aprile 2007 era stato pubblicato sul BURT l’avviso di adozione del P.I.T. regionale: da tale data tutti gli strumenti comunali dovevano essere redatti in conformità ad esso.

    In particolare, si rileva che l’articolo 36, comma 6, del P.I.T. dispone – quale misura generale di salvaguardia – che dalla data di adozione del P.I.T. non sono consentiti interventi in contrasto con le prescrizioni previste in merito ai beni sottoposti a vincolo paesaggistico (come nella fattispecie).

    L’Intesa stipulata a gennaio 2007 tra Regione e Ministero dei Beni Ambientali e Culturali (MI.B.A.C.) dispone che in attesa della definitiva formazione ed approvazione del Piano Paesaggistico deve essere osservata la disciplina paesistica contenuta nei P.T.C. provinciali, oltre a disporre che l’Intesa è effettuata anche ai sensi dell’articolo 156 del Codice del Paesaggio ovverosia riguardo ai piani paesaggistici vigenti.

    Inoltre l’articolo 145 del Codice Urbani dispone che le previsioni contenute nei piani paesaggistici di cui all’articolo 156 (quelli vigenti, come costituiti dal P.I.T. e dal P.T.C.) sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni e sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici stessi.

    La disciplina paesistica del P.T.C. di Siena (art. M1-5 delle norme tecniche di attuazione) – per l’area in questione – prescrive che:
    “Nelle zone a maglia media deve essere garantita la tutela nella condizione attuale – risultante da estesi processi di accorpamento, semplificazione ed eliminazione delle colture arboree – evitando ulteriori accorpamenti e rimodellamenti del suolo.

    Le eventuali trasformazioni rilevanti sono corredate da un’analisi progettuale che ne dimostri le caratteristiche migliorative dal punto di vista idraulico, tecnico-agronomico e paesisitico-ambientale.”.

    Risulta evidente che non sia possibile l’edificazione.

    Visto l’articolo 48, comma 4, lettera d) della legge regionale n. 1/2005 che dispone espressamente la nullità di qualsiasi atto contrastante con le norme di salvaguardia, ritengo che la Variante del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico – oltre ai permessi a costruire rilasciati – siano tutti nulli per insanabile contrasto con la disciplina paesistica contenuta nel PTC provinciale.

    Si evidenzia come la “relazione descrittiva in merito ai principi generali del P.T.C. della Provincia di Siena” effettuata dal progettista della Variante Ing. Leonardo Bonini (vedi pag. 32 e 33) ometta del tutto qualsiasi verifica di compatibilità della Variante rispetto alle Invarianti Strutturali del P.T.C. relative alla disciplina paesistica contenuta nei capi H-I-L-M delle relative norme tecniche di attuazione.

    Nella successiva certificazione del responsabile del procedimento vi si attesta la coerenza della Variante al P.I.T. e al P.T.C., senza che anche qui si dimostri la conformità con la disciplina paesistica.

    Inoltre, non è stata fatta la necessaria conferenza dei servizi prevista dall’articolo 36, comma 2, della disciplina del P.I.T. per i beni sottoposti a vincolo paesistico al fine di acquisirne il necessario provvedimento favorevole: poiché il piano regolatore si applica per mezzo di piani particolareggiati, il disporre l’attuazione di una lottizzazione per intervento diretto è un chiaro tentativo di eludere la normativa posta a tutela di un bene primario costituzionalmente protetto e pertanto ritengo che sia stato obbligatorio acquisire – quale atto presupposto – il parere favorevole della Regione e della Soprintendenza prima dell’approvazione dello strumento urbanistico (generale o di attuazione che sia) e prima di procedere alla trasformazione urbanistica ed edilizia dei suoli in un’apposita conferenza dei servizi indetta dalla Regione e non dal Comune.

    Qualcuno potrebbe obiettare che in ogni caso la conferenza dei servizi è avvenuta e pertanto non qualifichi chi abbia indetto la conferenza.

    Ritengo che il rilievo sarebbe del tutto errato, dal momento in cui chi convoca e presiede la conferenza scandisce il procedimento e media gli interessi in gioco, oltre al fatto che sarebbe sicuramente presente (in questo caso la Regione, a istituzionalmente compete la tutela del patrimonio paesaggistico) alla votazione finale.

    Ritengo altresì che alcun valore di sanatoria possa attribuirsi alla recente Variante al piano strutturale e al regolamento urbanistico per il fatto che detti atti di pianificazione hanno recepito acriticamente e senza alcun studio di valutazione le varianti SUAP ed inoltre perché la valutazione integrata di cui all’articolo 11 della l.r. 1/2005 non può mai avvenire a sanatoria.

    Tra l’altro, quand’anche si volesse dare valore di variante urbanistica ordinaria quella recentemente fatta rispetto al piano strutturale e rispetto al regolamento urbanistico – senza quindi poter recuperare il valore di variante SUAP – vi è da evidenziare che concorrerebbe nella realizzazione degli interventi e nella obbligatoria partecipazione all’unanimità alla lottizzazione (attraverso il piano attuativo) la particella n. 519 di proprietà del signor Zancan.

    Una nota conclusiva: non riesco a comprendere dagli atti quale sia stato il valido motivo che ha indotto il comune a mettere in atto la procedura del DPR 447/1998 visto che, per espressa ammissione resa nel verbale n. 18 della conferenza dei servizi, era la prima volta a cui faceva ricorso (sempreché sia stata in vigore).

    Senza considerare che poiché oggi al posto della CAV trasporti (una delle proponenti la variante) vi è la società Balzana Re (la quale è una società immobiliare e non svolge produzione), non sussistono più nemmeno i requisiti di legittimità che avrebbero innescato la richiesta di variante.

    Infatti ritengo insufficiente che la CAV trasporti sia titolare (in veste di acquirente) di un preliminare di compravendita dell’immobile produttivo che deve essere realizzato sull’area Balzana Re, visto che può succedere benissimo che la CAV non voglia o non possa adempiere all’obbligazione assunta.

    I requisiti – a mio parere e sempre che la procedura sia valida (ma ne dubito alquanto) – devono essere sempre presenti, dal momento della richiesta e fino all’insediamento dell’attività produttiva, senza alcuna soluzione di continuità.

    L’assenza dei requisiti travolge –a mio parere – l’intera Variante essendo viziata “ab origine” la volontà degli Enti avendo i medesimi analizzato l’atto amministrativo in formazione nella sua interezza e inscindibilità.

    Per tutti questi motivi non procedo alla stima del terreno in questione come edificabile.

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  8. IL NUOVO UMANESIMO SERVE ANCHE NEI RAPPORTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, NON SOLO NEL LAVORO.
    E I PUBBLICI AMMINISTRATORI DEVONO APPLICARE LA LEGGE, QUALE UNICO METRO PER VALUTARE SE VI E’ STATA, O MENO, CORRUZIONE IN OGNI SUA FORMA.

    Da Il Fatto Quotidiano.it

    Papa Francesco: “Basta raccomandazioni, generano illegalità e corruzione”

    Udienza in Vaticano davanti a 20mila membri del Movimento cristiano lavoratori. “Ci sono sempre queste tentazioni, ma vanno respinte, abituando il cuore a rimanere libero. E fuggire dalle scorciatoie dei favoritismi. L’illegalità è una piovra che non si vede”
    di Francesco Antonio Grana | 16 gennaio 2016

    “Basta raccomandazioni che generano illegalità e corruzione”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto durante l’udienza in Vaticano davanti a 20mila membri del Movimento cristiano lavoratori. Per Bergoglio “nel mondo del lavoro, ma in ogni ambiente, è urgente educare a percorrere la strada luminosa e impegnativa dell’onestà, fuggendo le scorciatoie dei favoritismi e delle raccomandazioni. Qui sotto c’è la corruzione. Ci sono sempre queste tentazioni, piccole o grandi, ma si tratta sempre di ‘compravendite morali’, indegne dell’uomo: vanno respinte, abituando il cuore a rimanere libero. Altrimenti, ingenerano una mentalità falsa e nociva, che va combattuta: quella dell’illegalità, che porta alla corruzione della persona e della società. L’illegalità è come una piovra che non si vede: sta nascosta, sommersa, ma con i suoi tentacoli afferra e avvelena, inquinando e facendo tanto male”.
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    Più volte il Papa è intervenuto sul problema della disoccupazione sottolineando che “senza lavoro non c’è dignità” e puntando il dito contro “il lavoro disumano, il lavoro schiavo, il lavoro nero”. Ma anche sottolineando le discriminazioni nei confronti delle donne, “troppe volte licenziate perché incinte” e soggette a una “scandalosa disparità di retribuzione” .

    Nel suo discorso al Movimento cristiano lavoratori il Papa ha ricordato che “l’apostolo Paolo incoraggiava a testimoniare la fede anche mediante l’attività, vincendo la pigrizia e l’indolenza; e diede una regola molto forte e chiara: ‘Chi non vuol lavorare, neppure mangi’. Oggi, invece, – ha aggiunto Bergoglio – ci sono persone che vorrebbero lavorare, ma non ci riescono, e faticano persino a mangiare. Voi incontrate tanti giovani che non lavorano: davvero, come avete detto, sono ‘i nuovi esclusi del nostro tempo’, e vengono privati della loro dignità. La giustizia umana chiede l’accesso al lavoro per tutti. Anche la misericordia divina ci interpella: di fronte alle persone in difficoltà e a situazioni faticose, penso anche ai giovani per i quali sposarsi o avere figli è un problema, perché non hanno un impiego sufficientemente stabile o la casa, non serve fare prediche; occorre invece trasmettere speranza, confortare con la presenza, sostenere con l’aiuto concreto”.

    Per Francesco “occorre formare a un nuovo ‘umanesimo del lavoro’ perché viviamo un tempo dove si sfruttano i lavoratori con il lavoro schiavo, dove l’uomo, e non il profitto, sia al centro; dove l’economia serva l’uomo e non si serva dell’uomo”. Bergoglio ha aggiunto che “il lavoro dovrebbe unire le persone, non allontanarle, rendendole chiuse e distanti. Occupando tante ore nella giornata, ci offre anche l’occasione per condividere il quotidiano, per interessarci di chi ci sta accanto, per ricevere come un dono e come una responsabilità la presenza degli altri”. “Vi incoraggio – ha concluso il Papa – a dare testimonianza a partire dallo stile di vita personale e associativo: testimonianza di gratuità, di solidarietà, di spirito di servizio”.

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  9. Dal blog “Il Santo di Siena”
    16 gennaio 2016 alle 5:40 pm

    Al Sindaco di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi)
    All’Assessore all’Urbanistica (dott. Andrea Frosini)
    Al Dirigente dell’UTC (Ing. Paolo Giuliani)
    Al Comandante della Polizia Municipale

    Al Dirigente dell’Ufficio regionale del Genio Civile di Siena

    Al Procuratore della Repubblica (dott. Salvatore Vitello)

    OGGETTO: Esposto ex art. 27 TUE in ordine ad ulteriori profili di abusività del Palazzetto del Costone.

    Lo scrivente geom. Massimo Grisanti, intende far rilevare quanto segue.

    1) In data 30/6/2003 è entrato in vigore il Testo Unico dell’Edilizia approvato con DPR 380/2001. L’art. 94 TUE prescrive che nelle zone di media sismicità, quale era classificato il territorio del comune di Monteriggioni, i lavori non possono avere inizio in difetto della preventiva autorizzazione dell’Ufficio regionale del Genio Civile.

    2) La Corte costituzionale, con sentenza n. 182/2006, emessa con riferimento alla LRT 1/2005, stabilì che l’art. 94 TUE esprime il principio fondamentale dell’assiduo controllo della sicurezza delle costruzioni e della tutela della pubblica incolumità, cosicché in contrasto con tale principio fondamentale si ponevano le disposizioni della LRT 1/2005 che derogavano alla necessarietà dell’autorizzazione del Genio Civile per poter dare inizio ai lavori.
    Pertanto affermò che nella Regione Toscana non poteva darsi corso ai lavori in zona sismica senza l’autorizzazione espressa del Genio Civile.

    3) L’art. 2 del TUE stabilisce che sino a quando le Regioni non si adeguano ai principi fondamentali contenuti DPR 380/2001 le disposizioni del TUE continuano ad applicarsi (ovviamente anche nei confronti delle leggi regionali con essi contrastanti, in quanto delle leggi regionali in materia concorrente ne deve essere fatta un’interpretazione costituzionalmente orientata).

    4) Nel caso di specie del Palazzetto del Costone, peraltro, nemmeno si pone il problema di poter o meno iniziare i lavori dopo il mero deposito del progetto strutturale al Genio Civile, in quanto ancor a voler applicare il principio (peraltro non pacifico) della non incidenza delle pronunce di incostituzionalità sui rapporti sorti in forza di leggi regionali dichiarate incostituzionali – e quindi operando in regime di LRT 88/1982 le cui disposizioni migrarono nella LRT 1/2005 – ai sensi della Decisione della Giunta Regionale del 30/12/1982, contenente disposizioni in merito ai compiti di controllo dei progetti depositati, i lavori NON POTEVANO avere inizio prima del controllo dell’aderenza del progetto esecutivo alle norme tecniche antisimiche (quelle riconosciute violate, in data 10/12/2015, dall’Ing. Giuliani dell’UTC di Monteriggioni, v. DGC n. 174/2015) operato dal dirigente dell’Ufficio regionale del Genio Civile.
    Invero, nella suddetta Decisione della Giunta regionale, al punto “3. – OPERE DA SOTTOPORRE A CONTROLLO OBBLIGATORIO”, vi è scritto che devono essere obbligatoriamente controllati i progetti relativi ad “… a) edifici di particolare importanza per la pubblica incolumità in quanto vi sia prevedibile/forte presenza di persone (scuole, cinema, teatri, sale da ballo, stadi, edifici per lo sport, edifici per mostre, grandi magazzini di vendita al pubblico, mercati coperti, edifici industriali con forte concentrazione di maestranze) …”.
    Ne sovviene che solamente allorquando l’allora dirigente del Genio Civile (Ing. Massimo D’Alfonso) dette il proprio assenso si può parlare di una data valida per l’inizio dei lavori.
    Un assenso che, in ragione dei principi fondamentali ex art. 94 TUE, deve essere dato in via preventiva rispetto all’inizio dei lavori. Mai ad opere già iniziate.

    5) Nel caso in cui il controllo dell’Ufficio regionale del Genio Civile sia avvenuto a distanza di qualche mese dal deposito del progetto esecutivo – mettiamo il caso nei mesi di marzi od aprile 2005 – ecco che allorquando nel collaudo delle strutture vi è scritto che le opere sono iniziate il 30/1/2005 ciò potrebbe costituire, ed a mio avviso costituisce, un’autodenuncia di aver effettuato lavori in assenza dello speciale titolo abilitativo sismico che è costituito dall’atto di controllo dell’Ing. Massimo D’Alfonso in qualità di dirigente dell’Ufficio regionale del Genio Civile.

    6) In sintesi, non solo è già stata data valida prova, così ritiene lo scrivente, che l’effettivo e valido inizio dei lavori atto a scongiurare la decadenza della concessione edilizia n. 435 del 24/11/2003 è sicuramente posteriore al 24/11/2004 (in tal senso vedasi la dichiarazione di inizio lavori al 30/1/2005 nel certificato di collaudo strutturale), ma addirittura, sotto il profilo sismico, i lavori iniziati al 30/1/2005 sono abusivi anche in ordine al fatto che sono iniziati (oltreché in assenza di titolo edilizio efficace) in assenza dell’autorizzazione preventiva del Genio Civile (in tal senso si legga l’atto di controllo dell’Ing. D’Alfonso, che non può non esistere).

    7) Ne consegue l’abusività dell’intero Palazzetto del Costone anche sotto il profilo sismico. E l’assoluta insanabilità del medesimo, oltreché per gli aspetti paesaggistici (essendo venuto ad esistenza in base ad autorizzazioni paesaggistiche inefficaci e costituenti, quella di variante, falsa applicazione dei principi ex artt. 146 e 167 D.Lgs. 42/2004), anche in relazione alle norme tecniche antisismiche qualora l’edificio eseguito non sia rispondente all’attuale normativa tecnica antisismica. All’uopo si ricorda che con la sentenza n. 101/2013 della Corte costituzionale è stata affermata la necessità della c.d. doppia conformità in relazione alle norme tecniche antisismiche.

    8) Infine, onde scongiurare pastrocchi che le pubbliche amministrazioni sono aduse a compiere quando si tratta di non voler effettuare le DOVEROSE DEMOLIZIONI, si evidenzia che il Comune E’ OBBLIGATO, E VINCOLATO NELLA SUA AZIONE, ad adottare la DIRETTA ORDINANZA DI DEMOLIZIONE D’UFFICIO delle opere abusive (non potendo ingiungere la demolizione spontanea al responsabile dell’abuso, ostandovi le disposizioni dell’art. 27 TUE) e NON PUO’ OVVIARE ALLA SUA DEMOLIZIONE DELIBERANDO L’ACQUISIZIONE AL PATRIMONIO INDISPONIBILE DELL’ENTE NEL CASO IN CUI L’OPERA NON RISPETTA LE ATTUALI NORMATIVE TECNICHE ANTISISMICHE.
    Infatti, sarebbe contro ogni ragionevolezza ovviare alla demolizione – nel caso in cui l’opera sia pericolosa per la pubblica incolumità, e tale lo è in caso di non rispondenza antisismica alle norme attualmente vigenti – pensando di acquisire un bene che andrebbe adeguato sismicamente con costi aggiuntivi (e forse ingenti) per le casse erariali.

    IN CONCLUSIONE, si ritiene che il destino del Palazzetto del Costone sia la DEMOLIZIONE INTEGRALE.

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  10. ESPOSTO INVIATO PER PEC IL 21/1/2016, alle ore 02:02.

    Al Sindaco del Comune di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi)
    All’Assessore all’Urbanistica del Comune di Monteriggioni (dott. Andrea Frosini)
    Al Segretario del Comune di Monteriggioni (dott. Rossano Mancusi)
    Al Comandante della Polizia Municipale di Monteriggioni – e per il tramite di esso al Procuratore della Repubblica di Siena
    Al Ministro per i Beni e le Attività culturali
    Al Segretariato del MIBACT per la Regione Toscana
    Al Soprintendente BB.AA. di Siena
    Al Procuratore della Corte dei Conti

    E per conoscenza:
    Al blog “Il Santo di Siena”

    OGGETTO: Esposto ex art. 27 e 30 DPR 380/2001 per macroscopica lottizzazione abusiva residenziale in loc. Fornacelle, via della Quercia (Area ex discoteca Tendenza), in zona sottoposta a vincolo paesaggistico con decreto ministeriale 21 giugno 1975 (codice ministeriale 90541 – codice regionale 9052219) quale bene comune di interesse nazionale.

    Diffida ai sensi e per gli effetti dell’art. 328 c.p. all’adozione dell’ordinanza di sospensione della lottizzazione abusiva ed ai fini della confisca.

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI), codice fiscale GRSMSM68C04H875H, agendo a difesa del bene comune “paesaggio” di particolare interesse pubblico – e quindi di interesse nazionale – espone quanto segue in ordine alla macroscopica lottizzazione abusiva residenziale posta in essere – e in continuo sviluppo mediante ulteriori interventi additivi e modificativi operati fino all’anno 2014 come dimostrano le variazioni catastali – in località Fornacelle e nell’area dell’ex discoteca Tendenza.

    L’area oggetto d’intervento è attualmente distinta nella mappa catastale al foglio n. 81 con le particelle nn. 176 e 692.

    Su di essa sono presenti n. 6 edifici residenziali in cui trovano allocazione complessivi n. 45 abitazioni e n. 45 autorimesse.

    Gli edifici sono stati costruiti in un’area precedentemente edificata in cui insisteva un fabbricato produttivo, la cui destinazione ultima era di discoteca (attiva con l’insegna “Tendenza”).

    L’area è stata definitivamente vincolata ai sensi della Legge n. 1497/1939 con il decreto ministeriale 21/6/1975 (G.U. n. 196 del 24/7/1975). Tuttavia, come ben noto (cfr. Corte costituzionale, sentenza n. 262/1997), il vincolo decorre dal momento in cui la proposta licenziata dalla Commissione provinciale nell’adunanza del 11/10/1971 venne pubblicata all’albo pretorio comunale.

    Da quel giorno, che il Comandante della Polizia Municipale può accertare facilmente all’Ufficio vincoli della Soprintendenza (nell’apposite cartelline dei vincoli, poste nell’armadietto grigio nel corridoio antistante la stanza dell’arch. Rotundo, ove vi è la copia della proposta con la certificazione di pubblicazione all’Albo pretorio), iniziano a decorrere gli obblighi prescritti dalla Legge n. 1497/1939 sia in ordine ai piani particolareggiati (su cui si deve obbligatoriamente esprimere la Soprintendenza ai sensi dell’art. 16 della Legge n. 1150/1942 e ai sensi dell’art. 28 RD 1357/1940, nonché il Ministro sempre ai sensi del regolamento di esecuzione della Legge n. 1497/1939), sia in ordine ai progetti edilizi mediante l’istituto di tutela dell’autorizzazione paesaggistica.

    Le foto aeree disponibili sul sito web Geoscopio della Regione Toscana ci mostrano come al 1978 sull’area non era presente alcun edificio (nemmeno quello produttivo successivamente demolito).

    Lo stabilimento produttivo fu realizzato tra il 1978 e il 1988 in un’area che verosimilmente sarà stata destinata a nuovi insediamenti produttivi (e ciò lo dovrà accertare la Polizia Municipale) dal PRG, ma tale PRG non è stato formato d’intesa con il MIBACT ai sensi e per gli effetti dell’art. 12 della Legge n. 1497/1939 e dell’art. 28 del RD 1357/1940.

    A tal proposito vengo a ricordare che il TAR Toscana, con sentenza 29 ottobre 1975, n. 379, portata a conoscenza delle Soprintendenze locali da parte del Direttore Generale del MIBACT dott. Accardo con la circolare n. 16/1976 del 26/10/1976, n. 3161, stabilì che in assenza dell’intesa con il MIBACT il Comune non può approvare il PRG contenente previsioni edificatorie nelle zone sottoposte a vincolo paesaggistico. Se ciò avviene – come è avvenuto per il PRG di Monteriggioni – tali previsioni sono inefficaci.

    La circolare n. 16/1976, riportante i passi salienti della sentenza del TAR Toscana, è scaricabile dal sito web istituzionale del MIBACT.

    Ritengo superfluo stare a riportare le sentenze della Corte costituzionale che nel tempo hanno più volte statuito la doverosità dell’approvazione d’intesa del PRGC per le zone paesaggisticamente vincolate. Come detto dal Giudice delle Leggi, il PRGC approvato dalla Regione è nullo perché ha esercitato un potere ad essa mai attribuito.

    Pertanto, ancorché la costruzione dell’edificio produttivo, poi trasformato in discoteca, fosse stata effettuata in conformità a licenze edilizie ed autorizzazioni paesaggistiche (ma ciò deve essere accertato dalla Polizia Municipale), tale autorizzazione paesaggistica era comunque invalida per inefficacia della previsione edificatoria urbanistica.

    Di talché, la lottizzazione residenziale, nel caso in cui l’intervento costituisca attuazione di previsioni urbanistiche inerenti il patrimonio edilizio esistente, è macroscopicamente abusiva perché avrebbe riutilizzato volumi mai regolarmente approvati.

    Ma vi è di più.

    In ogni caso, la costruzione dell’originario edificio produttivo è avvenuta abusivamente perché, ancorché autorizzata con la licenza edilizia, il titolo abilitativo comunale sarebbe stato comunque rilasciato in violazione dell’art. 5 del DM 1444/1968. La norma statale, avente forza di legge perché emanata ai sensi e per gli effetti dell’art. 41-quinquies della Legge n. 1150/1942 (ed esprimente principi fondamentali in materia di governo del territorio e livelli essenziali delle prestazioni di servizi urbanizzativi), impone che nei nuovi insediamenti produttivi occorre ricercare spazi pubblici per verde e parcheggi in misura non inferiore al 10% della superficie fondiaria.

    Ebbene, la costruzione del fabbricato produttivo avvenne senza che fossero stati riservati tali standards urbanistici, integrando così, la realizzazione, un intervento di lottizzazione abusiva che poneva nella illegittimità integrale l’edificio “riutilizzato” e la sua area di pertinenza.

    Non bastasse ciò, dopo il 2004 iniziarono i lavori di costruzione del nuovo complesso residenziale.

    La foto aerea del 2005 (Geoscopio) mostra i lavori in corso, i quali, apparentemente, sembrano ultimati nel 2007.

    Ebbene, i sei edifici portano alla realizzazione di almeno 45 abitazioni ufficiali (e 45 autorimesse), per un incremento abitativo potenziale di non meno 180 abitanti.

    Ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 del DM 1444/1968, per ammortizzare il maggior carico urbanistico di n. 180 abitanti occorrono spazi pubblici per almeno mq 3.240 per opere di urbanizzazione primaria e secondaria.

    Ebbene, l’intervento non ha portato al reperimento di 1 mq di standards. Si ricordano i sequestri preventivi ancora in essere dei Comparti TU-11 e TU-12 di Montarioso, le cui motivazioni riposano essenzialmente sull’assenza delle aree e delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria (e comunque sulla loro inadeguatezza in ragione del carico urbanistico riversato sul territorio con gli insediamenti).

    Se poi l’intervento fosse avvenuto senza piano attuativo la lottizzazione abusiva sarebbe stratosferica. E se il piano attuativo fosse stato fatto era comunque anch’esso illegittimo per assenza di standards.

    Non solo il Comune di Monteriggioni effettuò una variante al PRG, su di un’area abusivamente lottizzata, al di fuori dell’unica procedura esperibile prevista dal legislatore statale per evitare di premiare gli abusivisti (ex art. 29 della Legge n. 47/1985, per il recupero degli insediamenti abusivi esistenti al 1° ottobre 1983), ma addirittura non ha obbligato i proponenti la lottizzazione residenziale, in sede di approvazione dei progetti, a reperire gli standards urbanistici ex art. 3 DM suddetto.

    Si invita la Polizia Municipale ad accertare se nella progettazione e direzione dei lavori vi sia stata la partecipazione dell’attuale dirigente dell’UTC Ing. Giuliani. In caso affermativo, si invita il Sindaco ad avocare il procedimento che dovrà essere aperto in dipendenza di quest’esposto in capo al Segretario comunale.

    I principi costituzionali di uguaglianza, buona amministrazione e giustizia sostanziale (v. lottizzazione Comparto TU-8 di Uopini) impongono al Comune di accertare, in primo luogo, la conformità dello stato dei luoghi ai titoli abilitativi variamenti rilasciati dall’Ente locale, e in secondo luogo di adottare i provvedimenti di cessazione della lottizzazione residenziale abusiva tenendo conto che per costante giurisprudenza amministrativa e penale sussiste la lottizzazione abusiva anche in presenza di opere eseguite in conformità a licenze edilizie (anche a sanatoria e condoni edilizi) e piani attuativi qualora entrambi siano stati rilasciati in violazione delle leggi (cfr. in ultimo: Cons. Stato, n. 26/2016).

    Inoltre ricordo che per costante giurisprudenza amministrativa in presenza di lottizzazione abusiva l’annullamento d’ufficio dei titoli abilitativi è doveroso (cfr. in ultimo: Cons. Stato, n. 834/2013). Il rifiuto all’annullamento costituisce senza dubbio abuso d’ufficio perché consente il mantenimento dei proventi dell’attività illecita, la monetizzazione di condotte illecite e permette di continuare la circolazione delle opere abusive con ulteriori atti di trasferimento.

    Lo scrivente è del fermo avviso che dell’intera lottizzazione se ne imponga il sequestro preventivo.

    Infine, per mero tuziorismo, non si può fare a meno di rilevare che l’art. 29 delle norme di attuazione del RU 2006 (ma adottato a fine 2005), disciplinante l’area e intervenente prima della conclusione dei lavori, consente esclusivamente interventi sul patrimonio edilizio esistente. Poiché al momento dell’adozione i lavori erano ben lungi dall’essere ultimati, si invita il Comandante della Polizia Municipale ad accertare se dopo la data di adozione (si badi bene, non dopo la pubblicazione sul BURT, giacché le misure soprassessorie si applicano dal giorno della delibera comunale) l’UTC ebbe a rilasciare varianti sostanziali ai permessi di costruzione. In tal caso tali varianti sono manifestamente, ed ulteriormente, illegittime perché gli edifici non erano esistenti al momento dell’adozione del RU, dovendosi intendere per tali quelli ultimati.

    F.to Geom. Massimo Grisanti

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  11. ESPOSTO INVIATO PER PEC IL 21/1/2016, alle ore 17:43.

    Al Sindaco del Comune di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi)
    All’Assessore all’Urbanistica del Comune di Monteriggioni (dott. Andrea Frosini)
    Al Responsabile del Settore Edilizia e Urbanistica del Comune di Monteriggioni (Ing. Paolo Giuliani)
    Al Segretario del Comune di Monteriggioni
    Al Comandante della Polizia Municipale del Comune di Monteriggioni
    Al Ministro per i Beni e le Attività culturali
    Al Segretariato del MIBACT per la Regione Toscana
    Al Soprintendente BB.AA. di Siena
    Al Procuratore della Corte dei Conti

    E per conoscenza:
    al Blog “Il Santo di Siena”

    OGGETTO: Esposto ex art. 27 e 30 DPR 380/2001 per macroscopica lottizzazione abusiva residenziale in loc. Uopini, via della Carpella – Comparto TU-22 (area adiacente alla sequestrata lottizzazione abusiva del Comparto TU-8), in zona sottoposta a vincolo paesaggistico con decreto ministeriale 29 agosto 1970 (codice ministeriale 90539 – codice regionale 9052145) quale bene comune di interesse nazionale.

    Diffida ai sensi e per gli effetti dell’art. 328 c.p. all’adozione dell’ordinanza di sospensione della lottizzazione abusiva ed ai fini della confisca.

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI), codice fiscale GRSMSM68C04H875H, agendo a difesa del bene comune “paesaggio” di particolare interesse pubblico – e quindi di interesse nazionale – espone quanto segue in ordine alla macroscopica lottizzazione abusiva mista residenziale apparente ultimata (da poco) in località Uopini, via della Carpella, Comparto TU-22 e precisamente nell’area adiacente e posta a nord-ovest del sequestrato Comparto TU-8.

    L’area oggetto d’intervento è attualmente distinta nella mappa catastale al foglio n. 88 con le particelle nn. 656 e 658, poste in zona dichiarata di notevole interesse paesaggistico.

    L’edificazione appare essere stata ultimata da poco nella particella n. 658, ove sono stati costruiti due fabbricati per complessivi n. 15 appartamenti e n. 15 autorimesse.

    Innanzi tutto preme evidenziare che colui che oggi ricopre il ruolo di Assessore all’Urbanistica (dott. Andrea Frosini) ha rivestito la funzione di Presidente del Consiglio comunale nella passata legislatura Valentini-Fantucci.

    Le previsioni edificatorie di cui oggi si parla sono state introdotte per la prima volta con la Variante 2009 al RU mentre veniva realizzata la lottizzazione del Comparto TU-8 a cui, sostanzialmente, afferisce ad un disegno sostanzialmente unitario di lottizzazione complessiva del versante est e nord-est della collina di Uopini, a ridosso della Chiesa della Madonna dei Martiti e della Villa di Uopini, mediante la realizzazione di una nuova strada a nord della chiesa medesima dalla quale accedono anche i comparti TU-7 (previsione RU 2006, Amministrazione Valentini), RI-18 (previsione Variante 2009 RU, Amministrazione Valentini) e i comparti NI-38 e TU-32 (previsioni Variante 2014 RU, Amministrazione Fantucci, confermata con DCC n. 15/2015, Amministrazione Senesi).

    In sostanza, le trasformazioni urbanistico-territoriali e paesaggistiche di questa parte del territorio del territorio della località di Uopini non possono essere analizzate partitamente, bensì occorre farlo avendo presente la complessiva pianificazione operata dalle Amministrazioni indicate. Quest’ultime, bene o male, si sono succedute senza soluzione di continuità, visto che i medesimi soggetti hanno rivestito le più importanti cariche istituzionali (Sindaco, Assessore all’Urbanistica, Vice Sindaco, Presidente del Consiglio comunale).

    Da questa analisi unitaria non può che emergere come gli interventi di trasformazione territoriale operati ed operandi e/o previsti nei singoli comparti altro non sono che singoli episodi di un unico disegno di espansione.

    Si ricorda come attraverso la DCC n. 12/2015, gli attuali componenti della Giunta e del Consiglio, prima hanno fatto propria la relazione di controllo del Responsabile dell’UTC e poi hanno “ricostruito” la “smarrita“ Variante RU 2014.

    Il dott. Frosini è laureato in giurisprudenza e vanta un importante curriculum (pubblicato sul sito web istituzionale). Quindi anche ora può comprendere bene di cosa si parla.

    La vasta area in esame, di cui fa parte il Comparto TU-22, è stata definitivamente vincolata ai sensi della Legge n. 1497/1939 con il decreto ministeriale 29/8/1970. Ai sensi dell’art. 28 RD 1357/1940 di esecuzione del Codice del Paesaggio (approvato con D.Lgs. 42/2004) nonché ai sensi dell’art. 16 della Legge n. 1150/1942, l’espansione del suolo urbanizzato – così nella sua organicità – doveva essere approvata d’intesa con il MIBACT (cfr. TAR Toscana, n. 379/1975).

    Ciò non è avvenuto. Ne consegue l’inefficacia delle previsioni edificatorie (che hanno inammissibilmente inteso di mutare la destinazione d’uso agricola del vigente PRGC in destinazione edificatoria residenziale). L’inefficacia delle nuove previsioni effettuate nel RU 2009 comporta la sempre vigenza della destinazione d’uso agricola, con la quale contrasta insanabilmente – e da qui la lottizzazione abusiva – la nuova funzione residenziale impressa ai suoli con atti di frazionamento (catastali e di RU) e con atti materiali di costruzione dei nuovi edifici.

    *

    Il fenomeno lottizzatorio è ancor più grave ove si consideri che appare esservi stata la violazione dell’invariante strutturale ex art. 57 delle norme di attuazione del Piano Strutturale che, in ordine ai terreni classificati agricoli nel PRGC vigente al momento dell’approvazione del PTCP 2000 della Provincia di Siena e in doverosa coerenza con le disposizioni dei Capi L e M delle relative norme di attuazione, impone il vincolo di inedificabilità assoluta.

    Anzi, può esservi di peggio qualora i Giudici dovessero ritenere che il Piano Strutturale (gerarchicamente sovraordinato al Regolamento Urbanistico) – attraverso l’operazione di retinatura in grigio delle aree de quibus, quasi ad indicare la loro destinazione urbana o ricomprensione nel centro abitato anziché nell’area di pertinenza paesistica – avesse voluto inammissibilmente creare le condizioni per rendere inoperante il vincolo di inedificabilità assoluta che deriva dalla corretta applicazione delle disposizioni dell’art. L4 delle norme di attuazione del PTCP 2000 e delle previsioni contenute nel PRGC vigente al 2000.

    Peraltro, ai sensi delle disposizioni regionali della LRT 5/1995 e della LRT 1/2005 il Comune non è competente ad auto-approvare strumenti urbanistici che non sono coerenti con il PTCP, il PIT ed i principi generali della legislazione regionale in tema di sviluppo sostenibile e tutela delle risorse essenziali del territorio.

    Questa contestazione, peraltro, è stata mossa dalla Procura della Repubblica in sede di richiesta di sequestro preventivo della lottizzazione del Comparto TU-8 ed è stata accolta dal GIP quale primo grave motivo che ha sorretto il decreto di sequestro (non appellato).

    Un grave motivo che il Responsabile dell’UTC Ing. Giuliani – tuttavia e con riferimento all’avvio del procedimento per l’annullamento in autotutela dei titoli abilitativi della lottizzazione del Comparto TU-8, recante la data del 30/12/2015 – risulta non aver esaminato “preferendo”, così appare, concentrarsi su false rappresentazioni dello stato dei luoghi che metterebbero (forse secondo il recondito pensiero del Comune) l’Ente pubblico al riparo delle richieste di risarcimento danni avanzabili da coloro i quali, in buona fede, hanno acquistato e/o promesso di acquistare gli appartamenti del TU-8.

    Tale problematica della violazione dell’invariante strutturale ex art. 57 delle norme di attuazione del PS è comune anche al Comparto TU-22. Pertanto, in base a ragioni che riposano nei principi ex artt. 3 e 97 della Costituzione, egual contestazione non può che essere mossa dalla Procura della Repubblica (che indaga sul TU-22, come apparso nella stampa pre-natalizia) e non può che essere accolta dal GIP in sede in esame della richiesta di sequestro preventivo (a meno che re melius perpensa non venga ritenuta infondata, con scenari che si riaprirebbero al dissequestro per il Comparto TU-8).

    *

    Ciò posto, in ogni caso il Comparto TU-22 è una manifesta lottizzazione abusiva per effetto della violazione delle disposizioni ex artt. 3 e 4 del DM 1444/1968, trattandosi di Zona C di espansione (a tal proposito, vedasi art. 14 delle norme di attuazione del RU, nel quale viene operata la corrispondenza tra comparti TU e Zona C ex DM 1444/1968).

    La qualificazione di Zona C comporta l’obbligatorietà ex art. 4 DM suddetto dell’integrale reperimento degli standards urbanistici entro il perimetro del Comparto TU-22; ne deriva l’inammissibilità de iure di ogni forma di monetizzazione. Infatti, non si vede quale raziocinio vi possa essere nella monetizzazione di spazi pubblici in zona di nuovo impianto o di espansione. Una siffatta norma, presente nel RU di Monteriggioni, altro non sarebbe che palesemente finalizzata a porre nel nulla i principi fondamentali dell’urbanistica e far massimizzare al privato lo sfruttamento dell’area edificatoria.

    Ebbene, nell’area del comparto nemmeno 1 mq di standard è stato reperito, né fatto reperire dall’UTC, né riservato e realizzato.

    La mancata riserva di aree per standards comporta l’utilizzazione integrale del terreno del comparto a fini edificatori privati, scaricando sulla collettività tutti i costi direttamente conseguenti all’edificazione privata e consistenti nel reperimento di idonei e sufficienti spazi pubblici e nella realizzazione delle relative opere (con finale sussunzione dei beni al patrimonio indisponibile dell’Ente).

    Insomma, i Cittadini di Monteriggioni – in base alla dissennata azione pianificatoria, autorizzatoria e di vigilanza dell’Ente locale – sono chiamati a sostenere i costi derivanti dall’indebito arrecamento di vantaggi, da parte del Comune, ai privati proprietari, lottizzatori dei terreni e venditori degli immobili.

    Io, ma sicuramente mi sbaglio, lo qualifico abuso d’ufficio e truffa ai danni della collettività (atteso che, medio tempore ed in ragione dell’insediamento degli abitanti negli immobili, il Comune è comunque tenuto ex art. 13 TUEL a fornire loro i servizi essenziali per il quotidiano vivere civile, i cui costi non sono assolutamente coperti, nell’interezza, dalle bollette). Sia chiaro, non è certo colpa di chi vi abita!

    Insomma, attraverso le disposizioni del DM 1444/1968 il legislatore statale non conforma l’attività edilizia privata tout court come diritto al massimo sfruttamento edificatorio di una determinata area, quanto piuttosto e necessariamente essa deve essere correlata ad un ordinato assetto del territorio funzionale alle esigenze del moderno vivere civile per finalità di utilità sociale (cfr. TAR Lazio, RM, sentenza n. 610 depositata il 20/1/2016).

    *

    Per mero tuziorismo, anche nel Comparto TU-22, come per il TU-8, l’intervento edilizio è interamente residenziale anziché prevalentemente residenziale, come prescritto dalle norme di attuazione del RU.

    *

    Inoltre, si invita il Comandante della Polizia Municipale a valutare la sussistenza del fumus comissi delicti dell’abuso d’ufficio in relazione alle modalità di formazione in parte qua del RU 2006 e delle Varianti 2009 e 2014 RU, confermate in ultimo con la DCC n. 12/2015 di “ricostruzione” dello “smarrito” RU.

    Infatti, anche in questo caso – come per i Comparti NI di località Fornacelle (di cui all’esposto di stamani) – partendo dalla macroscopicamente falsa applicazione delle norme disciplinanti la perimetrazione del centro abitato (che ha incluso nel perimetro i terreni de quibus che sono esterni all’ultima casa) – e la falsità appare essere fatta a sommo studio in ragione del fatto che nel RU 2006 taluni terreni della complessiva lottizzazione erano fuori dallo (invalido) perimetro del centro abitato contenuto nello stesso RU e vengono ricompresi in sede di attribuzione di edificabilità con la Variante 2009 al RU, senza aspettare che tali lotti fossero costruiti – il Comune di Monteriggioni, per bypassare le condizioni di decadenza quinquennale delle previsioni edificatorie ex art. 55, comma 5, della LRT 1/2005 vigente ratione temporis (così chiaramente intendendo dare un beneficio stabile), ha previsto la modalità dell’intervento diretto sia nel TU-22, sia nel TU-32, sia nel TU-7, sia nel RI-18, sia nel NI-38. Anziché il piano attuativo.

    In tal modo, è stata saltata a pié pari la misura di salvaguardia dell’art. 36 del PIT che imponeva la conferenza dei servizi. La violazione della norma di salvaguardia del PIT comporta – quale misura posta a tutela delle risorse essenziali del territorio e del perseguimento dello sviluppo sostenibile – la sanzione ex lege della nullità di tutti gli atti adottati in contrasto con essa [art. 48, comma 4, lettera d) LRT 1/2005 vigente ratione temporis].

    Insomma, lo scrivente ritiene che le costruzioni venute ad esistenza con titoli abilitativi adottati in violazione dell’art. 36 delle norme di attuazione del PIT siano radicalmente abusive ed irrimediabilmente insanabili.

    Inefficaci sono le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate, anche in ragione della violazione ex art. 28 RD 1357/1940.

    Infatti, in un sistema ordinato, come si dice, tale disposizione regolamentare non può essere inutiliter data anche nei confronti degli stessi organi periferici del MIBACT, i quali non possono – in assenza di PRG approvati d’intesa con il MIBACT – procedere nell’esame delle richieste di autorizzazione paesaggistica per i progetti edilizi.

    In sintesi, l’esistenza dell’intesa approvativa costituisce condicio sine qua non per l’esercizio del potere autorizzatorio in materia di tutela del paesaggio.

    Ma vi è di più.

    Nel rispetto dei principi generali contenuti nel Titolo I della LRT 1/2005 (e prima ancora nella LRT 5/1995) il Comune non poteva pianificare nuovi impegni di suolo in assenza dell’anagrafe edilizia perché non poteva dimostrare l’impossibilità di soddisfare le esigenze abitative mediante politiche di recupero del patrimonio edilizio esistente (come impone l’art. 3, comma 4, della LRT 1/2005).

    In assenza di tale dimostrazione era assolutamente inibito al pianificatore comunale – e agli organi politici che hanno a lui dato indirizzi ed hanno approvato gli strumenti urbanistici – impegnare nuovi suoli.

    Con le previsioni edificatorie de quibus sono state indebitamente valorizzate parti di territorio classificato agricolo del PRGC vigente all’epoca di approvazione del PTCP 2000, senza che emerga, in base ai principi generali della legislazione toscana, la motivazione della necessità del nuovo impegno di suolo.

    F.to Geom. Massimo Grisanti

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  12. ESPOSTO EX ART. 27 DPR 2001-380 – Località UOPINI – Podere Casa Nuova – Strada provinciale delle Badesse – n. 3 Comparti IP e Comparto R10

    Inviato per PEC il 22/1/2016, alle ore 00:38

    Al Sindaco del Comune di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi)
    All’Assessore all’Urbanistica del Comune di Monteriggioni (dott. Andrea Frosini)
    Al Responsabile del Settore Edilizia e Urbanistica del Comune di Monteriggioni (Ing. Paolo Giuliani)
    Al Segretario del Comune di Monteriggioni
    Al Comandante della Polizia Municipale del Comune di Monteriggioni
    Al Ministro per i Beni e le Attività culturali
    Al Segretariato del MIBACT per la Regione Toscana
    Al Soprintendente BB.AA. di Siena
    Al Procuratore della Corte dei Conti

    E per conoscenza:
    al Blog “Il Santo di Siena”

    OGGETTO: Esposto ex art. 27 e 30 DPR 380/2001 per macroscopica lottizzazione abusiva residenziale in loc. Uopini, podere Casa Nuova, strada provinciale delle Badesse – n. 5 Comparti IP, Comparto RI-10 e Comparto RI-10bis , in zona sottoposta a vincolo paesaggistico con decreto ministeriale 21 giugno 1975 (codice ministeriale 90541 – codice regionale 9052119) quale bene comune di interesse nazionale.

    Diffida ai sensi e per gli effetti dell’art. 328 c.p. all’adozione dell’ordinanza di sospensione della lottizzazione abusiva ed ai fini della confisca.

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI), codice fiscale GRSMSM68C04H875H, agendo a difesa del bene comune “paesaggio” di particolare interesse pubblico – e quindi di interesse nazionale – espone quanto segue in ordine alla sistematica macroscopica lottizzazione abusiva mista residenziale in corso di realizzazione in località Uopini, podere Casa Nuova, strada provinciale delle Badesse, n. 5 Comparti IP, Comparto RI-10 e Comparto RI-10 bis.

    L’area oggetto d’intervento è attualmente distinta nella mappa catastale al foglio n. 84 con le particelle nn. 372, 339, 87, 336, 305, 307, 310, 327 e 221.

    L’edificazione appare essere stata ultimata da poco nelle particelle n. 372, 339 e 336, ove sono stati costruiti tre fabbricati residenziali per complessivi n. 4 appartamenti e n. 4 autorimesse. Rimangono da edificare n. 4 lotti.

    Innanzi tutto preme evidenziare che colui che oggi ricopre il ruolo di Assessore all’Urbanistica (dott. Andrea Frosini) ha rivestito la funzione di Presidente del Consiglio comunale nella passata legislatura Valentini-Fantucci.

    Le previsioni edificatorie di cui oggi si parla sono state introdotte in parte con il RU 2006 ed in parte con la Variante 2009 RU (entrambe Amministrazioni Valentini), confermate con le previsioni della Variante 2014 RU, Amministrazione Fantucci, confermata con DCC n. 15/2015, Amministrazione Senesi.

    Esse costituiscono espansione del tessuto edilizio urbanistico esistente al 2006 ed attraverso la costituzione di n. 7 lotti direttamente nel RU (attraverso atti cartolari di pianificazione) si ha una sorta di elusione dell’obbligo di pianificazione attuativa, specie in considerazione dell’assenza di standards urbanistici.

    In sostanza, le trasformazioni urbanistico-territoriali e paesaggistiche di questa parte del territorio del territorio della località di Uopini non possono essere analizzate partitamente, bensì occorre farlo avendo presente la complessiva pianificazione operata dalle Amministrazioni indicate. Quest’ultime, bene o male, si sono succedute senza soluzione di continuità, visto che i medesimi soggetti hanno rivestito le più importanti cariche istituzionali (Sindaco, Assessore all’Urbanistica, Vice Sindaco, Presidente del Consiglio comunale).

    Da questa analisi unitaria non può che emergere come gli interventi di trasformazione territoriale operati ed operandi e/o previsti nei singoli comparti altro non sono che singoli episodi di un unico disegno di espansione.

    Si ricorda come attraverso la DCC n. 12/2015, gli attuali componenti della Giunta e del Consiglio, prima hanno fatto propria la relazione di controllo del Responsabile dell’UTC e poi hanno “ricostruito” la “smarrita“ Variante RU 2014.

    Il dott. Frosini è laureato in giurisprudenza e vanta un importante curriculum (pubblicato sul sito web istituzionale). Quindi anche ora può comprendere bene di cosa si parla.

    La vasta area in esame è stata definitivamente vincolata ai sensi della Legge n. 1497/1939 con il decreto ministeriale 21/6/1975. Ai sensi dell’art. 28 RD 1357/1940 di esecuzione del Codice del Paesaggio (approvato con D.Lgs. 42/2004) nonché ai sensi dell’art. 16 della Legge n. 1150/1942, l’espansione del suolo urbanizzato – così nella sua organicità – doveva essere approvata d’intesa con il MIBACT (cfr. TAR Toscana, n. 379/1975).

    Ciò non è avvenuto. Ne consegue l’inefficacia delle previsioni edificatorie (che hanno inammissibilmente inteso di mutare la destinazione d’uso agricola del vigente PRGC in destinazione edificatoria residenziale). L’inefficacia delle nuove previsioni comporta la sempre vigenza della destinazione d’uso agricola, con la quale contrasta insanabilmente – e da qui la lottizzazione abusiva – la nuova funzione residenziale impressa ai suoli con atti di frazionamento (catastali e di RU) e con atti materiali di costruzione dei nuovi edifici.

    *

    Il fenomeno lottizzatorio è ancor più grave ove si consideri che appare esservi stata la violazione dell’invariante strutturale ex art. 57 delle norme di attuazione del Piano Strutturale che, in ordine ai terreni classificati agricoli nel PRGC vigente al momento dell’approvazione del PTCP 2000 della Provincia di Siena e in doverosa coerenza con le disposizioni dei Capi L e M delle relative norme di attuazione, impone il vincolo di inedificabilità assoluta.

    Anzi, può esservi di peggio qualora i Giudici dovessero ritenere che il Piano Strutturale (gerarchicamente sovraordinato al Regolamento Urbanistico) – attraverso l’operazione di retinatura in grigio delle aree de quibus, quasi ad indicare la loro destinazione urbana o ricomprensione nel centro abitato anziché nell’area di pertinenza paesistica – avesse voluto inammissibilmente creare le condizioni per rendere inoperante il vincolo di inedificabilità assoluta che deriva dalla corretta applicazione delle disposizioni dell’art. L4 delle norme di attuazione del PTCP 2000 e delle previsioni contenute nel PRGC vigente al 2000.

    Peraltro, ai sensi delle disposizioni regionali della LRT 5/1995 e della LRT 1/2005 il Comune non è competente ad auto-approvare strumenti urbanistici che non sono coerenti con il PTCP, il PIT ed i principi generali della legislazione regionale in tema di sviluppo sostenibile e tutela delle risorse essenziali del territorio.

    Questa contestazione, peraltro, è stata mossa dalla Procura della Repubblica in sede di richiesta di sequestro preventivo della lottizzazione del Comparto TU-8 ed è stata accolta dal GIP quale primo grave motivo che ha sorretto il decreto di sequestro (non appellato).

    Un grave motivo che il Responsabile dell’UTC Ing. Giuliani – tuttavia e con riferimento all’avvio del procedimento per l’annullamento in autotutela dei titoli abilitativi della lottizzazione del Comparto TU-8, recante la data del 30/12/2015 – risulta non aver esaminato “preferendo”, così appare, concentrarsi su false rappresentazioni dello stato dei luoghi che metterebbero (forse secondo il recondito pensiero del Comune) l’Ente pubblico al riparo delle richieste di risarcimento danni avanzabili da coloro i quali, in buona fede, hanno acquistato e/o promesso di acquistare gli appartamenti del TU-8.

    Tale problematica della violazione dell’invariante strutturale ex art. 57 delle norme di attuazione del PS è comune anche a n. 3 Comparti IP e al Comparto RI-10 bis. Pertanto, in base a ragioni che riposano nei principi ex artt. 3 e 97 della Costituzione, egual contestazione non può che essere mossa dalla Procura della Repubblica.

    *

    Ciò posto, in ogni caso i Comparti in questione determinano un incremento di carico urbanistico che non è ammortizzato né con correlate previsioni di standards ex artt. 3 e 4 del DM 1444/1968, né con standards già esistenti nel concreto.

    *

    Inoltre, si invita il Comandante della Polizia Municipale a valutare la sussistenza del fumus comissi delicti dell’abuso d’ufficio in relazione alle modalità di formazione in parte qua del RU 2006 e delle Varianti 2009 e 2014 RU, confermate in ultimo con la DCC n. 12/2015 di “ricostruzione” dello “smarrito” RU.

    Infatti, anche in questo caso partendo dalla macroscopicamente falsa applicazione delle norme disciplinanti la perimetrazione del centro abitato (che ha incluso nel perimetro i terreni de quibus che non hanno le caratteristiche di lotti interclusi fatta eccezione per quello ricavato nella particella n. 87) – e la falsità appare essere fatta a sommo studio in ragione del fatto che nel RU 2006 taluni terreni della complessiva lottizzazione erano fuori dallo (invalido) perimetro del centro abitato contenuto nello stesso RU e vengono ricompresi in sede di attribuzione di edificabilità con la Variante 2009 al RU, senza aspettare che tali lotti fossero costruiti – il Comune di Monteriggioni, per bypassare le condizioni di decadenza quinquennale delle previsioni edificatorie ex art. 55, comma 5, della LRT 1/2005 vigente ratione temporis (così chiaramente intendendo dare un beneficio stabile), ha previsto la modalità dell’intervento diretto sia nel TU-22, sia nel TU-32, sia nel TU-7, sia nel RI-18, sia nel NI-38. Anziché il piano attuativo.

    In tal modo, è stata saltata a pié pari la misura di salvaguardia dell’art. 36 del PIT che imponeva la conferenza dei servizi. La violazione della norma di salvaguardia del PIT comporta – quale misura posta a tutela delle risorse essenziali del territorio e del perseguimento dello sviluppo sostenibile – la sanzione ex lege della nullità di tutti gli atti adottati in contrasto con essa [art. 48, comma 4, lettera d) LRT 1/2005 vigente ratione temporis].

    Insomma, lo scrivente ritiene che le costruzioni venute ad esistenza con titoli abilitativi adottati in violazione dell’art. 36 delle norme di attuazione del PIT siano radicalmente abusive ed irrimediabilmente insanabili.

    Inefficaci sono le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate, anche in ragione della violazione ex art. 28 RD 1357/1940.

    Infatti, in un sistema ordinato, come si dice, tale disposizione regolamentare non può essere inutiliter data anche nei confronti degli stessi organi periferici del MIBACT, i quali non possono – in assenza di PRG approvati d’intesa con il MIBACT – procedere nell’esame delle richieste di autorizzazione paesaggistica per i progetti edilizi.

    In sintesi, l’esistenza dell’intesa approvativa costituisce condicio sine qua non per l’esercizio del potere autorizzatorio in materia di tutela del paesaggio.

    Ma vi è di più.

    Nel rispetto dei principi generali contenuti nel Titolo I della LRT 1/2005 (e prima ancora nella LRT 5/1995) il Comune non poteva pianificare nuovi impegni di suolo in assenza dell’anagrafe edilizia perché non poteva dimostrare l’impossibilità di soddisfare le esigenze abitative mediante politiche di recupero del patrimonio edilizio esistente (come impone l’art. 3, comma 4, della LRT 1/2005).

    In assenza di tale dimostrazione era assolutamente inibito al pianificatore comunale – e agli organi politici che hanno a lui dato indirizzi ed hanno approvato gli strumenti urbanistici – impegnare nuovi suoli.

    Con le previsioni edificatorie de quibus sono state indebitamente valorizzate parti di territorio classificato agricolo del PRGC vigente all’epoca di approvazione del PTCP 2000, senza che emerga, in base ai principi generali della legislazione toscana, la motivazione della necessità del nuovo impegno di suolo.

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