I grovigli tra Siena e Arezzo.

(Lorenzo Rosi)

di Pierluigi Piccini
Leggendo le notizie sulla crisi della Banca dell’Etruria si inizia a capire come l’intreccio tra finanza, economia e politica (nomine) fosse fortissimo (il Fatto del 9 gennaio 2016 a firma Gaia Scacciavillani). Intreccio che a seguito delle indagini della magistratura e della Banca d’Italia potrebbe avere delle gravi ripercussioni sull’andamento e la vita delle stesse società coinvolte nell’inchiesta. Ci sembra di capire che molte delle indagini in corso ruotino intorno alla coop Castelnuovese, una vera e propria holding, con una quarantina di partecipate che coprono diversi settori di mercato da quello immobiliari, all’ambiente, ai rifiuti, agli outlet. Società cui è stato primo responsabile fino a luglio 2014, per diventare poi presidente della Banca Etruria, Lorenzo Rosi. Quest’ultimo ha avuto incarichi e responsabilità per un periodo significativo anche nella UNIECO e nella Siena Ambiente. A questo proposito è giusto ricordare che la UNIECO è socio della Sansedoni per 11,2% del capitale e che Siena Ambiente fa parte della soc. Sei (rifiuti urbani). Inoltre, che il presidente di Siena Ambiente, Fabrizio Vigni, è allo stesso tempo vicepresidente della soc. Sei. Società che ha ricevuto dagli ATO di Grosseto, Siena e Arezzo una concessione per 160 milioni di euro all’anno per vent’anni. La SEI, da come si può leggere in alcuni articoli di giornale, ha chiuso il bilancio del 2014 con utile di 18,3 milioni di euro, ma conservando debiti per 83,5 milioni di euro di cui 18,3 con il sistema bancario. È chiaro che tutta questa vicenda non può che suscitare preoccupazione per i risvolti ormai noti che hanno coinvolto i risparmiatori, ma non di meno, per le ripercussioni che si potrebbero avere sulle aziende indagate. A questo punto bisognerebbe capire se l’amministrazione comunale di Siena si è attivata e cosa intenda fare, per quanto di competenza, nel caso in cui le vicende dovessero prendere una piega negativa. Sarebbe utile sapere se si prevedono effetti e quali sulla Sansedoni, visto che la Banca dell’Etruria è creditrice nei confronti della società immobiliare partecipata dalla Fondazione. Che la banca di Arezzo ha contribuito alla realizzazione al piano di risanamento della stessa società senese, di cui l’UNIECO è socio. Uguale attenzione dovrebbe essere riservata alla società Sei valutando la possibilità, qualora ci fossero dei seri problemi, di mettere in atto una vera e propria exit strategy che ponga in sicurezza il nostro territorio. Da quello che si può capire le ripercussioni ci saranno anche sul credito concesso dalle banche in pool (Mps e Banca dell’Etruria) che andranno, con molta probabilità, a gonfiare i crediti dubbi. Sarebbe importante che la Fondazione si preoccupasse e chiedesse alla sua partecipata, il Monte, se dentro il considerevole contenzioso della Banca non ci siano già operazioni afferenti agli intrecci sopra menzionati. In tutti i casi si sta scoprendo un altro incrocio tra finanza, economia e politica nel quale e anche in questo caso, i “soliti eroi senesi” non sono secondi a nessuno.

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