PD: siamo tutti uguali.

di Pierluigi Piccini

Se conosco un po’ come ragiona il Pd e soprattutto il Pd senese, in questo momento di grande debolezza e di confusione strategica, devo concludere che quel partito pensa di aver ricevuto due assicurazioni sulla vita. Si due assicurazioni sulla vita, almeno apparentemente. La prima è la mozione di sfiducia che verrà discussa nei prossimi giorni in Consiglio Comunale, voluta dal movimento cinque stelle. Mozione che dopo una serie di modifiche ha visto la convergenza di quasi tutta l’opposizione. La seconda, molto più importante, è arrivata dall’attacco mediatico che Grillo ha portato a livello nazionale all’ex sindaco di Monterriggioni. A queste due assicurazioni sulla vita si attaccheranno i piddini per dire che non possono revocare il mandato a un sindaco del proprio partito altrimenti darebbero ragione a Grillo. Inoltre, gli offrirebbero un vantaggio nella campagna elettorale che si aprirebbe a seguito delle dimissioni del Valentini. Così ragionano con il solito schema che il nemico, l’avversario, è utile per ricompattare il proprio schieramento anche se dilaniato da scontri interni, quindi salutare. Ho vissuto contro di me questo modo di presentarmi all’elettorato anche di sinistra: il nemico che va delegittimato in tutti i modi anche con durissimi attacchi personali. Ma andiamo oltre ed entriamo nel merito.

La partita sulla quale si gioca la credibilità del politico in questo momento a livello nazionale e soprattutto a Siena, investita dagli scandali e dal malaffare, è la legalità. Principio sul quale si può pensare di recuperare anche quella parte dell’elettorato che ormai da tempo non si reca più alle urne; non solo, la legalità è stata per molto tempo appannaggio della sinistra. Oggi, vista la situazione nella quale ci troviamo, la battaglia per la legalità è diventata patrimonio esclusivo di minoranze o di movimenti come cinque stelle, appunto. Non è un caso che la vicenda di Quarto abbia toccato un nervo scoperto del movimento sul quale si è gettato il Pd per dire, siamo tutti uguali. Siamo tutti uguali! Come tuonava Craxi in Parlamento. Capite!  La risposta del Pd è: siamo tutti uguali, incredibile! Esattamente dove si dovrebbe marcare una differenza (Berliguer) ci si appella al falso egualitarismo. A seguito di ciò il garantismo diventa l’alibi buono per uccidere il comportamento morale ed etico del singolo inquisito. Ma se si guarda nel merito le cose non stanno proprio così, al sindaco di Quarto sono state chieste le dimissioni pur non essendo indagato. Sono state chieste per non permettere nessuna speculazione sulla legalità del movimento cinque stelle. Ebbene a Siena la differenza è evidente: si preannuncia un rinvio a giudizio, ce lo fa intendere lo stesso Valentini nell’intervista rilasciata a Magrini e la stampa, inoltre, fa ipotesi di altri avvisi di garanzia. Tutti per una attività specifica, l’urbanistica, che ci fa capire come, in questo settore, ci fosse un vero e proprio sistema di gestione non rapportabile al singolo episodio. Il Pd rimarrà, se non ci fosse uno scatto, sotto la mole dei suoi tanti problemi: i processi a Siena e Milano per la Banca, le indagini di Salerno e quelle su Monteriggioni, mentre alcune di esse sono cadute in prescrizione e altre, invece, si preannunciano. Senza scatti e senza decisioni il Pd rischia seriamente di uscire di scena al momento delle elezioni amministrative che prima o poi si dovranno tenere e non è detto che il tempo sia la medicina che cura tutti i mali; continuando a gestire il Comune, in un momento delicatissimo, con un sindaco fortemente indebolito. Indebolimento che non deriva, solo ed esclusivamente, dalle questioni giudiziarie, ma da una vera e propria incapacità amministrativa. Tema che consiglierei di sviluppare e di mettere al primo posto nella scaletta degli argomenti, per chi si appresta a tenere il dibattito in consiglio comunale. L’elenco è così lungo che un articolo, come questo, non lo contiene tutto e che contrasta agevolmente con la tesi, la parola d’ordine, coniata da questa giunta: risorgere. Questa giunta ha fatto risorgere Siena. Ecco! Se così fosse, la giunta, cerchi almeno di convincere quei pochi iscritti al Pd che sono rimasti perché, anche loro, non ne sembrano convinti.

22 Replies to “PD: siamo tutti uguali.”

  1. E’ proprio vero che SONO TUTTI UGUALI, ma c’è sempre qualcuno più uguale degli altri.
    Non è vero Sindaca SENESE, Assessore FROSINI, Segretario MANCUSI, Ing. GIULIANI???

    ESPOSTO INVIATO A MEZZO PEC IN DATA 19/1/2016, ORE 22:09.

    Al Sindaco del Comune di Monteriggioni
    Al Segretario del Comune di Monteriggioni
    Al Comandante della Polizia Municipale di Monteriggioni – e per il tramite di esso al Procuratore della Repubblica di Siena
    Al Responsabile del Settore Lavori pubblici del Comune di Monteriggioni
    Al Responsabile del Settore Edilizia e urbanistica del Comune di Monteriggioni
    Al Procuratore della Corte dei Conti per la Toscana

    OGGETTO: Esposto ex art. 27 DPR 380/2001 in ordine agli edifici del Municipio di Monteriggioni ubicati nel (falso) “centro abitato” di località Colonna, per violazione dell’art. 41-quinquies della Legge n. 1150/1942 e dell’art. 9 del DM 1444/1968.

    Esposto ex art. 27 DPR 380/2001 per violazione dell’art. 41-septies della Legge n. 1150/1942 e dell’applicativo DM 1404/1968 dettante prescrizioni per l’edificazione fuori dai centri abitati nonché dell’art. 234, comma 5, del D.Lgs. n. 285/1992 (Nuovo Codice della Strada) che dispone la perdurante applicazione delle disposizioni previgenti in tema di distanze delle costruzioni dal nastro stradale.

    Esposto per violazione dell’art. 3, comma 1, punto 8) del D.Lgs. n. 285/1992 (Nuovo Codice della Strada) e dell’art. 5, comma 3, del DPR n. 495/1992 (Regolamento di esecuzione).

    Esposto ex art. 27 DPR 380/2001 in ordine all’accertamento della sussistenza della lottizzazione abusiva in dipendenza degli abusi edilizi comunali.

    Esposto in ordine allo spostamento dell’archivio comunale.

    Esposto finalizzato all’accertamento della lesione all’immagine e all’autorevolezza dell’Ente pubblico in dipendenza: delle opere pubbliche eseguite in violazione di legge; delle successive manutenzioni di tali opere; della redazione della deliberazione giuntale di riconoscimento del “centro abitato” di Colonna; della redazione di strumenti urbanistici con la (falsa) perimetrazione del “centro abitato” di Colonna.

    INVITO al Segretario comunale alla valutazione dei contenuti del presente esposto ai fini della formulazione di apposita notitia damni alla Procura della Corte dei Conti per la Toscana.

    Il sottoscritto Geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI), codice fiscale GRSMSM68C04H875H, preso atto dell’adozione, da parte del Comune di Monteriggioni, di atti procedimentali finalizzati alla repressione di ipotizzate lottizzazioni abusive residenziali nel proprio territorio (poste sotto sequestro cautelare dalla Magistratura penale), è preoccupato a che il Comune compia gli atti nella pienezza della sua autorevolezza per non essere, l’Ente medesimo, nelle medesime condizioni delle lottizzazioni che intende perseguire con gli atti repressivi e sanzionatori.

    All’uopo fa presente quanto segue in ordine agli edifici del Municipio, di proprietà del Comune di Monteriggioni, posti in località Colonna ed offre le proprie considerazioni a valenza di esposto.

    1. – L’Ente pubblico “Comune di Monteriggioni” è proprietario degli edifici posti in località Colonna, ove ha posto il MUNICIPIO ed i magazzini comunali.

    Tali edifici sono censiti al Catasto nel foglio di mappa n. 15 con la particella n. 48, la quale ricomprende anche il pertinenziale parcheggio “privato”. Inoltre, in adiacenza del Palazzo comunale è presente un parcheggio pubblico le cui aree sono censite al Catasto nel foglio di mappa n. 15 con le particelle n. 67, 167, 168 e 170.

    Ebbene, esaminando la foto aerea del 1954 presente sul sito web Geoscopio della Regione Toscana emerge che a tale epoca esisteva solo l’edificio principale che oggi costituisce il Municipio. Non esisteva alcun centro abitato perché nel raggio di 200 metri saranno state presenti, si e no, cinque edifici.

    Ovviamente non esisteva il “Raccordo autostradale Firenze-Siena”, che verrà costruito nei successivi anni sessanta.

    La successiva foto aerea del 1978 (anch’essa sul sito web istituzionale) fa vedere
    una situazione dove accanto al Municipio è stata realizzata una costruzione più bassa (dove oggi sono gli uffici distaccati), a distanza minore di 10 metri dalle pareti finestrate dell’antistante Municipio. Inoltre, emerge che la zona si è densificata con nuovi edifici, il cui numero complessivo, però, non arriva a dieci.

    Insomma, la località Colonna non era un centro abitato al 1954, né lo era al 1978, in base alle disposizioni del “Testo unico delle norme sulla circolazione stradale” approvato con DPR 15/6/1959, n. 393 (che verrà abrogato solamente nel 1992).

    Invero, il relativo regolamento di esecuzione, approvato con DPR 30/6/1959, n. 420, all’art. 1 dà la seguente definizione di “insieme continuo di edifici, strade ed aree” contenuta nell’art. 2 del TU: “Per insieme continuo di edifici è da intendere un raggruppamento di fabbricati in numero superiore a 25, che non presenti soluzione di continuità, tranne che per le strade e aree ad esso circostanti o adiacenti. Agli stessi fini è da considerare l’agglomerato costituito da non meno di 25 fabbricati”.

    Come è facile evincerlo, la presenza di 25 fabbricati costituisce elemento indefettibile per qualificare l’abitato come “centro abitato” oppure come “agglomerato” a cui estendere l’applicazione delle speciali disposizioni relative ai centri abitati.

    Né lo è oggi, dato che non sono presenti almeno 25 fabbricati.

    Dalla medesima foto aerea del 1978 emerge l’esistenza del Raccordo Autostradale FI-SI, le cui zone adiacenti – poste entro la fascia di rispetto di inedificabilità di 60 metri, gravate da servitù ex lege a favore dello Stato per effetto dell’art. 41-septies della Legge n. 1150/1942 e dell’applicativo DM 1404/1968 – sono integralmente libere da costruzioni (intendendosi per tali anche i parcheggi).

    Come è noto agli organi comunali, il Raccordo Autostradale FI-SI è una strada di tipo A ai sensi del DM 1404/1968, in quanto trattasi di raccordo autostradale riconosciuto “autostrada senza pedaggio ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 della L. n. 59/1961” per effetto del DM Lavori Pubblici 1/4/1967 (G.U. n. 274 del 2/11/1967).

    Ancor oggi vige tale classificazione, come ben sa il Comune, in quanto il Ministero non ha provveduto alla riclassificazione, non essendo state emanate le nuove norme per la classificazione delle strade statali esistenti. Non è un caso che da qualche tempo è stata sostituita la cartellonistica stradale, mettendo quella nuova con fondo verde anziché azzurro!

    2. Fatta questa doverosa premessa, vengo ad invitarvi ad accertare, in primis, la legittimità della costruzione secondaria dell’Ente pubblico, costruita tra il 1954 e il 1978.

    Infatti, nel caso in cui essa non fosse esistita al 13/4/1968 – giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del DM 1° aprile 1968, n. 1444 “Distanze minime a protezione del nastro stradale da osservarsi nella edificazione fuori del perimetro dei centri abitati, di cui all’art. 19 della L. 6 agosto 1967, n. 765” – la sede secondaria del Comune di Monteriggioni è chiaramente ed irrimediabilmente abusiva per violazione del vincolo di inedificabilità assoluta gravante sulla fascia di 60 metri dal limite del RA03 FI-SI.

    Sulla effettiva portata del vincolo si ricorda che la legge n. 47/1985 sul condono edilizio lo ha incluso tra quelli ostativi all’ottenimento della sanatoria.

    Inoltre, si evidenzia che, a differenza di altri vincoli posti a tutela della sicurezza della circolazione (ad esempio quelli in ordine al trasporto ferroviario), la distanza minima ex DM 1404/1968 non è né derogabile, né sanabile, per qualsivoglia edificio, perché non esiste norma che lo consenta.

    Pertanto, esso non può che avere efficacia anche per le costruzione realizzate dagli Enti pubblici, giacché gli interessi, le cui disposizioni del DM 1404/1968 sono finalizzati a proteggere, vanno dalla sicurezza della circolazione stradale e dei luoghi ad esso adiacenti – ricordate la strage di Viareggio? Si può escludere che possano accadere incidenti con mezzi pesanti (magari autocisterne di combustibile) che si riversano nelle sottostanti aree comunali? – alla necessità di lasciare libera una zona adiacente ai nastri stradali per l’adeguamento delle infrastrutture alle necessità dei tempi, per l’impianto dei cantiere per le manutenzioni ecc.

    L’eventuale abusività della costruzione – ed è questo l’accertamento che il presente esposto è finalizzato a stimolare – comporterebbe la doverosa ed immediata demolizione dell’edificio secondario perché ex se pericoloso, quindi non mantenibile in essere salvo che i responsabili soggetti competenti comunali non intendano accollarsene i rischi conseguenti.

    Comunque, se l’opera fosse abusiva e il Comune non volesse procedere nella doverosa demolizione, su di essa le leggi in tema di spesa di denari pubblici non consentono che vengano eseguite manutenzioni comportanti esborsi erariali.

    Pertanto, o l’Ente, in tal caso, trova gli sponsor privati oppure lo scrivente ritiene che la costruzione debba andare a deperimento a meno che, anche in questo caso, i competenti e responsabili organi comunali se ne assumano i rischi conseguenti (quali possono essere anche i rilievi e le contestazioni che dovesse elevare la Procura della Corte dei Conti per la Toscana).

    3. Se l’abusività dell’edificio secondario comunale non è rilevabile de plano con i mezzi e i documenti reperibili su internet, la stessa incertezza non sussiste per i magazzini comunali e il pertinenziale piazzale realizzati nel retro del Municipio e in ampliamento di quest’ultimo. Così come non sussiste per il parcheggio pubblico.

    Essi sono sicuramente abusivi, senza dubbio alcuno.

    I magazzini comunali – ove era contenuto l’archivio dell’UTC prima che venisse spostato (ma su questo fatto vedasi quanto esposto in prosieguo) – sono stati costruiti tra il 1978 e il 1988, come dimostra la comparazione delle foto aeree presenti sul sito web Geoscopio.

    Non solo si è in presenza di un macroscopico abuso edilizio commesso dall’Ente preposto alla vigilanza – il controllore che costruisce abusivo, una gravità inaudita – ma addirittura, ad avviso dell’esponente, siamo di fronte ad una lottizzazione abusiva (nata come materiale e rinnovata, con trasformazione in mista, per effetto di atti cartolari).

    Infatti, ai sensi dell’art. 30 DPR 380/2001 (come prima dell’art. 18 della legge n. 47/1985) si ha lottizzazione abusiva per la mera violazione di disposizioni di legge che vietano, con norme aventi anche carattere urbanistico, l’edificazione. E come è noto la lottizzazione abusiva si cumula con l’abuso edilizio.

    Peraltro, ad avviso dello scrivente la lottizzazione abusiva, nata materiale, è stata confermata e illecitamente “stabilizzata” con le previsioni contenute nel Regolamento Urbanistico comunale che dal 2006 ad oggi hanno formato un lotto edificatorio con atto cartolare (il RU).

    Infatti, la tavola grafica C-4 del “RU 2006” contiene una zona specifica perimetrata (un lotto), con retino di colore azzurro ed una sigla “am” che in base alla legenda sta per “municipio”.

    Tale zona viene disciplinata dall’art. 36 delle relative norme di attuazione, dalla lettura delle quali emerge:
    – che, in realtà, la sigla “am” indica le aree destinate anche ad accogliere uffici per la protezione civile. Una chiosa: è razionale prevedere luoghi ed edifici per la funzione di protezione civile in zone pericolose ex lege?
    – non viene posto alcun limite all’edificazione nell’intera area, fatta eccezione del rispetto dei valori paesaggistici e della compatibilità figurativa. Insomma, viene inammissibilmente annullato il vincolo ex lege di inedificabilità assoluta ex DM 1404/1968 a protezione del nastro stradale.

    La previsione edificatoria e lottizzatoria cartolare del RU 2006 (Amministrazione Sindaco Valentini) viene confermata, tale e quale, con la Variante 2009 al RU (Amministrazione Sindaco Valentini).

    Invece, con la Variante 2014 al RU (Amministrazione Vice Sindaco Fantucci) – confermata con la DCC n. 12/2015 (Amministrazione Sindaco Senesi) – si assiste a parzialmente nuove consistenza, conformazione e perimetrazione del lotto edificatorio “am”, che si pongono in continuità sostanziale con le scelte operate dalla precedente Amministrazione Valentini.

    In tale ottica, ecco che la falsa applicazione delle disposizioni del Nuovo Codice della Strada – consistente nella inammissibile qualificazione di Colonna come “centro abitato” nell’apposita deliberazione giuntale di individuazione dei centri abitati ex D.Lgs. n. 285/1992 – è stata essenziale per poter operare la previsione edificatoria e tentare surrettiziamente di “sanare” – o, forse meglio, occultare (e ciò lo verificheranno le competenti Autorità giurisdizionali) – la presenza degli abusi edilizi comunali.

    Ho utilizzato il termine occultare perché, a mio dire, le disposizioni dell’art. 14, punto 8), delle norme di attuazione del RU 2006 dimostrano che il Comune ben sapeva quale fosse essere la classificazione del Raccordo autostradale FI-SI ovverosia una strada di tipo A: “… Le fasce di rispetto stradale sono disciplinate dalle norme vigenti (Dpr 495/92) In particolare, all’interno dei centri abitati la distanza dal confine della superstrada Firenze-Siena (classificata di tipo A) non può in alcun caso essere inferiore a m 30,00.”.

    Peraltro, l’estensore della normativa non è nemmeno dotato di tecnica legislativa perché la disposizione che stabilisce la distanza minima di 30 metri si riferisce ai centri abitati (ovviamente quelli aventi le caratteristiche di legge) e non ai “centri abitati così come individuati nell’apposita deliberazione della giunta comunale”.

    Di talché la norma di attuazione prescinde dalla regolarità della delibera giuntale ed àncora la propria efficacia alla positiva ricorrenza del presupposto di legge.

    Tuttavia, la falsità della deliberazione giuntale in ordine alla perimetrazione del centro abitato di Colonna – ai sensi dell’art. 5, comma 3, del DPR n. 495/1992 (Regolamento di esecuzione del Nuovo Codice della Strada) “… La delimitazione del centro abitato individua pertanto i limiti territoriali di applicazione delle diverse discipline previste dal codice e dal presente regolamento all’interno ed all’esterno del centro abitato …” – potrebbe essere ritenuta rilevante, dalle competenti Autorità giurisdizionali, ai fini della determinazione della volontà di occultare gli abusi edilizi comunali e non far emergere l’intento lottizzatorio abusivo.

    Fermo restando il doveroso esercizio del potere di sovrintendenza sull’operato degli uffici comunali, lo scrivente è del fermo avviso che il Sindaco del Comune di Monteriggioni sia tenuto a valutare attentamente il contenuto del presente esposto al fine di procedere o meno – verificati i pareri a suo tempo resi dal Comandante della Polizia Municipale e dal Responsabile del Settore Lavori Pubblici – nell’annullamento parziale della deliberazione giuntale, di estremi sconosciuti, che ha “approvato” il perimetro del “centro abitato” di Colonna.

    4. Riguardo alla questione dello spostamento dell’archivio comunale vengo a formulare le seguenti considerazioni.

    Forse il Sindaco non sa che gli archivi degli enti pubblici sono BENI CULTURALI ai sensi e per gli effetti dell’art. 10, comma 2, lettera b) del Codice dei beni culturali e del paesaggio approvato con D.Lgs. n. 42/2004.

    Ai sensi dell’art. 21, comma 3, del Codice “… lo spostamento degli archivi correnti dello Stato e degli enti ed istituti pubblici non è soggetto ad autorizzazione, ma comporta l’obbligo di comunicazione al Ministero per le finalità di cui all’articolo 18”. Ovverosia per le finalità di vigilanza.

    L’art. 171 del Codice, intitolato “Collocazione e rimozione illecita”, stabilisce:
    “1. E’ punito con l’arresto da sei mesi ad un anno e con l’ammenda da euro 775 a euro 38.734,50 chiunque omette di fissare al luogo di loro destinazione, nel modo indicato dal soprintendente, beni culturali appartenenti ai soggetti di cui all’articolo 10, comma 1.
    2. Alla stessa pena soggiace il detentore che omette di dare notizia alla competente soprintendenza dello spostamento di beni culturali, dipendente dal mutamento di dimora, ovvero non osserva le prescrizioni date dalla soprintendenza affinché i beni medesimi non subiscano danno dal trasporto.”.

    In ragione dell’avvenuto spostamento dell’archivio comunale, compreso gli atti dell’ufficio tecnico urbanistica, in quel di Prato o luoghi vicini, si invita il Comandante della Polizia Municipale ad accertare la necessità dell’obbligo di comunicazione ex art. 21 e, in caso affermativo, se lo spostamento è stato preventivamente comunicato al Soprintendente. Inoltre, in caso ancora affermativo, se sono state rispettate le modalità date dal Soprintendente.

    A tal proposito non posso far a meno di evidenziare che le pratiche edilizie erano tenute – e lo sono ancora – in modo assolutamente scorretto, per non dire irregolare (o tacer d’altro, per il momento) tenuto conto che è un archivio di un ente pubblico.

    Infatti, la pratica edilizia veniva aperta e chiusa senza che fosse – e sia, ancora – formato un elenco dei documenti che essa conteneva.

    In sostanza, se dovessero essere smarriti documenti essenziali del progetto – e non escludo che ciò possa essere avvenuto in passato, visto che proprio l’attuale Sindaco Senesi ha denunciato lo smarrimento di un intero piano regolatore – oppure di atti di assenso ecc., il fortunato abusivista (ma talvolta la fortuna viene aiutata) potrebbe conseguire una surrettizia sanatoria edilizia o paesaggistica dal valore talvolta inestimabile in ragione dell’impossibilità di ottenerla per legge nei casi di abuso paesaggistico in zona vincolata o in zona sismica.

    In sintesi, esimi Organi comunali, sarebbe davvero disdicevole – e forse sarebbe anche un reato – che la sanatoria surrettizia regionale ex art. 207 e 208 della LRT 65/2014 uscita dalla porta per effetto della sentenza n. 233/2015 della Consulta rientrasse dalla finestra grazie ai comportamenti “sbadati” consistenti nel non aver catalogato ogni atto, ogni documento, prima che l’archivio fosse spostato.

    E poi, di grazia, come diavolo fanno gli attuali Responsabile del procedimento e Dirigente dell’UTC a verificare la legittimità degli immobili esistenti sui quali vengono presentate istanze di permesso di costruire o, peggio ancora, vengono presentate CILA (comunicazione asseverata di inizio lavori) e SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) che per loro natura abilitano l’esecuzione dei lavori nell’immediatezza della presentazione all’ufficio protocollo comunale?

    Per non dire della CIL che può essere inviata per via telematica!

    Come cazzo fa il Responsabile del procedimento a fare la doverosa istruttoria ex art. 6 della Legge n. 241/1990? E non mi dite che sono scurrile perché la parola utilizzata è oramai sdoganata nei vocabolari d’italiano quando la si utilizza come forte espressione.

    Come è possibile che lo spostamento non instilli atroci e indicibili peccaminosi pensieri, visto che sembra fatto apposta per evitare subitanei controlli che non sono più operabili, nel caso di interventi con SCIA, trascorsi trenta giorni dal deposito degli atti?

    Diceva il Divo Giulio nazionale (Andreotti) che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci di indovina!

    Sono proprio curioso di vedere se il Comandante della Polizia Municipale rilevi, o meno, il fumus commissi delicti nello spostamento dell’archivio comunale, specie in relazione al grave fatto di non aver preventivamente – così sembra essere avvenuto per aver ascoltato una conversazione al Bar dell’Orso – formato un elenco non solo delle pratiche tradotte, ma anche dei documenti presenti in ogni pratica tradotta.

    Sono proprio curioso di vedere se il Procuratore della Repubblica ravvisi la necessità e l’urgenza di prendere provvedimenti idonei a scongiurare “surrettizie sanatorie per smarrimento atti” od altro (si pensi alle indagini pendenti o di eventuale apertura).

    Quando non fu trovato in municipio il regolamento urbanistico fu effettuato un sequestro immediato dei luoghi (con notizia sulla stampa locale).

    5. In ultimo non posso far a meno di stigmatizzare il fatto che, a mio dire, l’Ente non ha autorevolezza nel perseguire gli abusi edilizi, e non la recupera, se prima non demolisce i propri edifici abusivi. Come è possibile essere autoritari senza autorevolezza?

    Come può chiedere a Cittadini che hanno acquistato la propria casa di abitazione, o si sono impegnati ad acquistarla, e la stanno abitando di sopportare l’umiliazione di subire il ricevimento di atti propedeutici all’annullamento d’ufficio dei permessi di costruire delle proprie abitazioni se proprio colui che per primo deve dare l’esempio è un abusivista?

    Sono del fermo avviso che gli edifici comunali abusivi, e il loro mantenimento in essere, costituiscano un gravissimo danno d’immagine per l’Ente pubblico che non può non essere contestato dalla Procura della Corte dei Conti.

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  2. ESPOSTO INVIATO PER PEC IL 21/1/2016, ORE 10:06.

    Al Sindaco del Comune di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi)
    All’Assessore all’Urbanistica del Comune di Monteriggioni (dott. Andrea Frosini)
    Al Responsabile del Settore Edilizia e Urbanistica del Comune di Monteriggioni (Ing. Paolo Giuliani)
    Al Segretario del Comune di Monteriggioni
    Al Comandante della Polizia Municipale del Comune di Monteriggioni
    Al Ministro per i Beni e le Attività culturali
    Al Segretariato del MIBACT per la Regione Toscana
    Al Soprintendente BB.AA. di Siena
    Al Procuratore della Corte dei Conti

    E per conoscenza:
    al Blog “Il Santo di Siena”

    OGGETTO: Esposto ex art. 27 e 30 DPR 380/2001 per macroscopica lottizzazione abusiva residenziale in loc. Fornacelle, via della Quercia (area frontistante il nuovo complesso residenziale costruito nell’area ex discoteca Tendenza), in zona sottoposta a vincolo paesaggistico con decreto ministeriale 21 giugno 1975 (codice ministeriale 90541 – codice regionale 9052219) quale bene comune di interesse nazionale.

    Diffida ai sensi e per gli effetti dell’art. 328 c.p. all’adozione dell’ordinanza di sospensione della lottizzazione abusiva ed ai fini della confisca.

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI), codice fiscale
    GRSMSM68C04H875H, agendo a difesa del bene comune “paesaggio” di particolare interesse pubblico – e quindi di interesse nazionale – espone quanto segue in ordine alla macroscopica lottizzazione abusiva mista residenziale in corso di realizzazione – e in continuo sviluppo mediante ulteriori interventi additivi e modificativi operati fino all’anno 2014 come dimostrano le variazioni catastali – in località Fornacelle e precisamente nell’area fronti stante il nuovo complesso residenziale costruito nell’area ex discoteca Tendenza.

    L’area oggetto d’intervento è attualmente distinta nella mappa catastale al foglio n. 81 con le particelle nn. 603 e 604, ciascuna costituente un lotto di mq 2.292, per complessivi mq 4.584 posti in zona dichiarata di notevole interesse paesaggistico.

    L’edificazione è in corso nella particella n. 604.

    Innanzi tutto preme evidenziare che colui che oggi ricopre il ruolo di Assessore all’Urbanistica (dott. Andrea Frosini) ha rivestito la funzione di Presidente del Consiglio comunale nella passata legislatura Valentini-Fantucci. Le previsioni edificatorie di cui oggi si parla sono state introdotte per la prima volta con la Variante 2009 al RU (dopo che l’area ex Tendenza ha visto la colata di cemento di 45 appartamenti) e sono state confermate con la Variante 2014 al RU (Presidente del Consiglio comunale dott. Frosini) ed ulteriormente confermate con la DCC n. 12/2015 (Presidente del Consiglio comunale e Sindaco dott.ssa Senesi, Assessore all’Urbanistica dott. Frosini) che ha “ricostruito” la smarrita Variante RU 2014.

    Il dott. Frosini è laureato in giurisprudenza e vanta un importante curriculum (pubblicato sul sito web istituzionale). Quindi anche ora può comprendere bene di cosa si parla.

    Si evidenzia immediatamente che l’area costituisce un’inammissibile espansione del tessuto urbanistico-edilizio (peraltro ritenuto, dallo scrivente, macroscopicamente abusivo in ragione delle argomentazioni contenute nel precedente esposto inviato il 21/1/2016, alle ore 02:02) che malcela – a dire il vero, e ciò costituisce, ad avviso dello scrivente, un forte indizio della sussistenza dell’abuso d’ufficio in sede pianificatoria ed approvativa da parte del Consiglio comunale – il fenomeno lottizzatorio cartolare (nato con la formazione di due lotti siglati NI nel RU 2009) e che sta proseguendo con la materiale attività edilizia.

    L’area è stata definitivamente vincolata ai sensi della Legge n. 1497/1939 con il decreto ministeriale 21/6/1975 (G.U. n. 196 del 24/7/1975), ed ai sensi dell’art. 28 RD 1357/1940 di esecuzione del Codice del Paesaggio (approvato con D.Lgs. 42/2004) nonché ai sensi dell’art. 16 della Legge n. 1150/1942, l’espansione del suolo urbanizzato deve essere approvata d’intesa con il MIBACT.

    Ciò non è avvenuto, con la immediata conseguenza dell’inefficacia delle previsioni edificatorie (che hanno inammissibilmente inteso di mutare la destinazione d’uso agricola del vigente PRGC in destinazione edificatoria residenziale). L’inefficacia delle nuove previsioni effettuate nel RU 2009 comporta la sempre vigenza della destinazione d’uso agricola, con la quale contrasta insanabilmente – e da qui la lottizzazione abusiva – la nuova funzione residenziale impressa ai suoli con atti di frazionamento (catastali e di RU che ha individuato due lotti NI) e con atti materiali di costruzione del nuovo edificio (in corso nella particella n. 604, come dimostra la foto satellitare al 22/8/2013 – edificio non ancora accatastato).

    *

    Inoltre, si invita il Comandante della Polizia Municipale a valutare la sussistenza del fumus comissi delicti dell’abuso d’ufficio in relazione alle modalità di formazione in parte qua del RU 2009, variamente confermate in prosieguo (in ultimo con la DCC n. 12/2015).

    In particolare, quel che appare è la specifica volontà di non assoggettare l’area di espansione edilizia a piano di lottizzazione, come impongono le disposizioni di principio fondamentale contenute negli artt. 4 e 28 della Legge n. 1150/1942, creando così due lotti ad “intervento diretto”, al fine di assicurare un’inammissibile stabilità sine die delle “regalate” capacità edificatorie.

    Infatti, partendo dalla macroscopicamente falsa applicazione delle norme disciplinanti la perimetrazione del centro abitato (che ha incluso nel perimetro i terreni de quibus che sono esterni all’ultima casa) – e la falsità appare essere fatta a sommo studio in ragione del fatto che nel RU 2006 tali terreni erano fuori dal perimetro del centro abitato e vengono ricompresi in sede di attribuzione di edificabilità con la Variante 2009 al RU, senza aspettare che tali lotti fossero costruiti – il Comune di Monteriggioni, per bypassare le condizioni di decadenza quinquennale delle previsioni edificatorie ex art. 55, comma 5, della LRT 1/2005 vigente ratione temporis (così chiaramente intendendo dare un beneficio stabile), ha previsto la modalità dell’intervento diretto anziché con piano attuativo, peraltro per terreni ricompresi in area non adeguatamente urbanizzata con standards ex artt. 3, 4 e 5 DM 1444/1968 (anche in ragione del carico urbanistico già presente nel comprensorio, sconosciuto all’Ente locale perché non dotato dell’essenziale anagrafe edilizia).

    In sintesi, ai sensi dell’art. 55, comma 5, della LRT 1/2005 due erano le condizioni affinché una previsione edificatoria non decadesse alla scadenza del quinquennio:
    – che i terreni facessero parte di un centro abitato;
    – che non fossero sottoposti a piano attuativo.

    Per ovviare ad entrambi i requisiti che non erano e non sono sussistenti, il Comune ha dapprima rideterminato, facendo falsa applicazione di legge, il perimetro del centro abitato già individuato più restrittivamente nel RU 2006 e poi, violando i principi fondamentali della pianificazione, ha previsto la modalità dell’intervento diretto.

    Ma vi è di più.

    La modifica della perimetrazione del centro abitato e la qualifica di “lotto di saturazione” (anziché espansione) appare essere fatta scientemente per non far risultare l’azione pianificatoria un nuovo impegno di suolo che il Comune non poteva assolutamente prevedere in quanto violativo dei principi generali in materia di sviluppo sostenibile che dalla LRT 5/1995 ad ora informano la legislazione toscana.

    Infatti, poiché il Comune non ha l’anagrafe edilizia e non può così dimostrare l’impossibilità di soddisfare le esigenze abitative mediante politiche di recupero del patrimonio edilizio esistente (come impone l’art. 3, comma 4, della LRT 1/2005), era assolutamente inibito al pianificatore comunale – e agli organi politici che hanno a lui dato indirizzi ed hanno approvato gli strumenti urbanistici – impegnare nuovi suoli.

    Con tale previsione edificatoria è stata indebitamente valorizzata una parte di territorio agricolo senza che emerga, in base ai principi generali della legislazione toscana, la motivazione della necessità del nuovo impegno di suolo. A casa mia si chiama abuso d’ufficio, e con gli atti variamente confermativi che sono stati effettuati in seguito (Variante 2014 RU e DCC n. 12/2015) questa valorizzazione immobiliare è stata fatta consolidare nel corso della costruzione, consentendo, a mio dire, la monetizzazione di condotte illecite.

    Nel meridione – ma anche a Roma – queste operazioni le chiamano “acquisto del consenso elettorale”.

    Faccio rilevare che la Procura della Repubblica, nella vicenda della lottizzazione del Comparto TU-8 di Uopini, ha ritenuto sussistente la violazione del vincolo di inedificabilità assoluta ex art. 57 delle norme di attuazione del Piano Strutturale.

    In questo caso la violazione è anche peggiore, perché i terreni non rientrano nella perimetrazione UPS del PTCP 2000 vigente al momento della previsione edificatoria della Variante 2009 RU, bensì all’interno di un BSA ove non era possibile alcuna nuova edificazione.

    Poiché la lottizzazione del Comparto TU-8 è stata sequestrata, chissà se pari trattamento – in ragione dei principi costituzionali ex artt. 3 e 97 Cost. – venga riservato in questo caso portatovi all’attenzione.

    F.to Geom. Massimo Grisanti

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  3. ESPOSTO EX ART. 27 DPR 2001-380 – Località UOPINI – via Don Minzoni – Comparto TU-9
    Inviato per PEC il 21/1/2016, ore 19:54

    Al Sindaco del Comune di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi)
    All’Assessore all’Urbanistica del Comune di Monteriggioni (dott. Andrea Frosini)
    Al Responsabile del Settore Edilizia e Urbanistica del Comune di Monteriggioni (Ing. Paolo Giuliani)
    Al Segretario del Comune di Monteriggioni
    Al Comandante della Polizia Municipale del Comune di Monteriggioni
    Al Ministro per i Beni e le Attività culturali
    Al Segretariato del MIBACT per la Regione Toscana
    Al Soprintendente BB.AA. di Siena
    Al Procuratore della Corte dei Conti

    E per conoscenza:
    al Blog “Il Santo di Siena”

    OGGETTO: Esposto ex art. 27 e 30 DPR 380/2001 per macroscopica lottizzazione abusiva residenziale in loc. Uopini, via Don Minzoni – Comparto TU-9, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico con decreto ministeriale 29 agosto 1970 (codice ministeriale 90539 – codice regionale 9052145) quale bene comune di interesse nazionale.

    Diffida ai sensi e per gli effetti dell’art. 328 c.p. all’adozione dell’ordinanza di sospensione della lottizzazione abusiva ed ai fini della confisca.

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI), codice fiscale GRSMSM68C04H875H, agendo a difesa del bene comune “paesaggio” di particolare interesse pubblico – e quindi di interesse nazionale – espone quanto segue in ordine alla macroscopica lottizzazione abusiva mista residenziale apparente ultimata (da poco) in località Uopini, via Don Minzoni, Comparto TU-9 e precisamente nell’area posto poco più a nord della Residenza Universitaria-

    L’area oggetto d’intervento è attualmente distinta nella mappa catastale al foglio n. 90 con la particella n. 1069, posta in zona dichiarata di notevole interesse paesaggistico.

    L’edificazione è stata effettuata dalla UOPINI GROUP s.r.l. con sede in Barberino Val d’Elsa (FI). Dalla visura della Camera di Commercio risulta che dal 19/1/2016 (ieri l’altro) la società ha in corso procedure di scioglimento e liquidazione.

    L’edificio è composto da n. 5 abitazioni per complessivi n. 39 vani catastali. Si dispone su tre livelli (seminterrato, terreno e primo) con posti auto esterni, senza box entro la sagoma dell’edificio. Ciò fa pensare che il piano seminterrato non sia utilizzato per magazzini, depositi o ripostigli, ma vi siano presenti locali di abitazione privi dei requisiti di agibilità (come contestato dalla Procura della Repubblica per il Comparto TU-8, sequestrato).

    Da informazioni apprese in via orale, il nuovo edificio, costruito tra il 2009 e il 2012, non sarebbe effettivamente ultimato perché privo del collegamento alla fognatura e depurazione comunali (servizio essenziale ex art. 3, comma 5, LRT 1/2005 vigente ratione temporis al momento del rilascio dei titoli abilitativi edilizi).

    Se così fosse, e di ciò l’UTC dovrà disporre, secondo logica, un celere accertamento, sarebbe falsa l’attestazione di agibilità per assenza dei presupposti e mai si sarebbe formato il silenzio assenso sulla domanda di certificato di agibilità (sempreché avanzata).

    Trattandosi di assenza di servizio essenziale pubblico ex art. 3 LRT 1/2005, il Comune dovrebbe prima dichiarare l’invalidità della comunicazione di fine lavori, poi dichiarare l’invalidità dell’attestazione di agibilità ed infine ordinare lo sgombero degli alloggi (ed anche la demolizione delle opere abusive o comportanti l’abusivo mutamento di destinazione d’uso del piano seminterrato, qualora i luoghi non siano conformi ai progetti o comunque siano atti ad un uso diverso da quello dichiarato).

    Con conseguenze intuibili sulla veridicità delle dichiarazioni rese in contratto di compravendita dal venditore (atto pubblico) ai sensi del DPR 445/2000. Nonché sulle conseguenze in termini di aliud pro alio.

    La strada per accedere agli edifici attraversa terreni di proprietà diversa dalla UOPINI GROUP o di uno dei soci.

    *

    Innanzi tutto preme evidenziare che colui che oggi ricopre il ruolo di Assessore all’Urbanistica (dott. Andrea Frosini) ha rivestito la funzione di Presidente del Consiglio comunale nella passata legislatura Valentini-Fantucci.

    Le previsioni edificatorie di cui oggi si parla sono state sì introdotte con il RU 2006, ma è con la Variante 2009 al RU che sono state variate nell’accessibilità al lotto per mezzo di una nuova localizzazione della strada di accesso.

    L’intervento costituisce lo sviluppo di una lottizzazione nata poco prima del 1978, che si è ulteriormente sviluppata fino al 2006 e che si protrae con quest’edificazione. Il tutto senza che vi siano spazi ed opere di urbanizzazione primaria commisurati al carico urbanistico riversato sul territorio (peraltro sconosciuto all’Ente locale).

    Non è dato sapere se la lottizzazione primigenia sia stata autorizzata ex art. 28 RD 1357/1940, ex art. 12 Legge 1497/1939 ed ex art. 16 Legge 1150/1942.

    Sicuramente il RU 2006 e le successive varianti non hanno mai ottenuto l’intesa approvativa prescritta dall’art. 28 RD 1357/1940 (di talché le relative previsioni edificatorie sono inefficaci, l’intervento è abusivo e radicalmente insanabile, le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate anch’esse inefficaci per esercizio della funzione pianificatoria in assenza di elementi essenziali presupposti).

    Tanto è pacifica in giurisprudenza amministrativa la perseguibilità della lottizzazione abusiva, anche in progress (come nella fattispecie), a distanza di decine di anni che posso omettere di citarla.

    *

    Il fenomeno lottizzatorio è ancor più grave ove si consideri che appare esservi stata la violazione dell’invariante strutturale ex art. 57 delle norme di attuazione del Piano Strutturale che, in ordine ai terreni classificati agricoli nel PRGC vigente al momento dell’approvazione del PTCP 2000 della Provincia di Siena e in doverosa coerenza con le disposizioni dei Capi L e M delle relative norme di attuazione, impone il vincolo di inedificabilità assoluta.

    Anzi, può esservi di peggio qualora i Giudici dovessero ritenere che il Piano Strutturale (gerarchicamente sovraordinato al Regolamento Urbanistico) – attraverso l’operazione di retinatura in grigio delle aree de quibus, quasi ad indicare la loro destinazione urbana o ricomprensione nel centro abitato anziché nell’area di pertinenza paesistica – avesse voluto inammissibilmente creare le condizioni per rendere inoperante il vincolo di inedificabilità assoluta che deriva dalla corretta applicazione delle disposizioni dell’art. L4 delle norme di attuazione del PTCP 2000 e delle previsioni contenute nel PRGC vigente al 2000.

    Peraltro, ai sensi delle disposizioni regionali della LRT 5/1995 e della LRT 1/2005 il Comune non è competente ad auto-approvare strumenti urbanistici che non sono coerenti con il PTCP, il PIT ed i principi generali della legislazione regionale in tema di sviluppo sostenibile e tutela delle risorse essenziali del territorio.

    Questa contestazione, peraltro, è stata mossa dalla Procura della Repubblica in sede di richiesta di sequestro preventivo della lottizzazione del Comparto TU-8 ed è stata accolta dal GIP quale primo grave motivo che ha sorretto il decreto di sequestro (non appellato).

    Un grave motivo che il Responsabile dell’UTC Ing. Giuliani – tuttavia e con riferimento all’avvio del procedimento per l’annullamento in autotutela dei titoli abilitativi della lottizzazione del Comparto TU-8, recante la data del 30/12/2015 – risulta non aver esaminato “preferendo”, così appare, concentrarsi su false rappresentazioni dello stato dei luoghi che metterebbero (forse secondo il recondito pensiero del Comune) l’Ente pubblico al riparo delle richieste di risarcimento danni avanzabili da coloro i quali, in buona fede, hanno acquistato e/o promesso di acquistare gli appartamenti del TU-8.

    Tale problematica della violazione dell’invariante strutturale ex art. 57 delle norme di attuazione del PS è comune anche al Comparto TU-9. Pertanto, in base a ragioni che riposano nei principi ex artt. 3 e 97 della Costituzione, egual contestazione non può che essere mossa dalla Procura della Repubblica.

    *

    Ciò posto, in ogni caso il Comparto TU-9 è una manifesta lottizzazione abusiva per effetto della violazione delle disposizioni ex artt. 3 e 4 del DM 1444/1968, trattandosi di Zona C di espansione (a tal proposito, vedasi art. 14 delle norme di attuazione del RU, nel quale viene operata la corrispondenza tra comparti TU e Zona C ex DM 1444/1968).

    La qualificazione di Zona C comporta l’obbligatorietà ex art. 4 DM suddetto dell’integrale reperimento degli standards urbanistici entro il perimetro del Comparto TU-9; ne deriva l’inammissibilità de iure di ogni forma di monetizzazione. Infatti, non si vede quale raziocinio vi possa essere nella monetizzazione di spazi pubblici in zona di nuovo impianto o di espansione. Una siffatta norma, presente nel RU di Monteriggioni, altro non sarebbe che palesemente finalizzata a porre nel nulla i principi fondamentali dell’urbanistica e far massimizzare al privato lo sfruttamento dell’area edificatoria.

    Ebbene, nell’area del comparto nemmeno 1 mq di standard è stato reperito, né fatto reperire dall’UTC, né riservato e realizzato.

    La mancata riserva di aree per standards comporta l’utilizzazione integrale del terreno del comparto a fini edificatori privati, scaricando sulla collettività tutti i costi direttamente conseguenti all’edificazione privata e consistenti nel reperimento di idonei e sufficienti spazi pubblici e nella realizzazione delle relative opere (con finale sussunzione dei beni al patrimonio indisponibile dell’Ente).

    Insomma, i Cittadini di Monteriggioni – in base alla dissennata azione pianificatoria, autorizzatoria e di vigilanza dell’Ente locale – sono chiamati a sostenere i costi derivanti dall’indebito arrecamento di vantaggi, da parte del Comune, ai privati proprietari, lottizzatori dei terreni e venditori degli immobili.
    Io, ma sicuramente mi sbaglio, lo qualifico abuso d’ufficio e truffa ai danni della collettività (atteso che, medio tempore ed in ragione dell’insediamento degli abitanti negli immobili, il Comune è comunque tenuto ex art. 13 TUEL a fornire loro i servizi essenziali per il quotidiano vivere civile, i cui costi non sono assolutamente coperti, nell’interezza, dalle bollette). Sia chiaro, non è certo colpa di chi vi abita!
    Insomma, attraverso le disposizioni del DM 1444/1968 il legislatore statale non conforma l’attività edilizia privata tout court come diritto al massimo sfruttamento edificatorio di una determinata area, quanto piuttosto e necessariamente essa deve essere correlata ad un ordinato assetto del territorio funzionale alle esigenze del moderno vivere civile per finalità di utilità sociale (cfr. TAR Lazio, RM, sentenza n. 610 depositata il 20/1/2016).

    *

    Per mero tuziorismo, anche nel Comparto TU-9, come per il TU-8, l’intervento edilizio è interamente residenziale anziché prevalentemente residenziale, come prescritto dalle norme di attuazione del RU.

    *

    Inoltre, si invita il Comandante della Polizia Municipale a valutare la sussistenza del fumus comissi delicti dell’abuso d’ufficio in relazione alle modalità di formazione in parte qua del RU 2006 e delle Varianti 2009 e 2014 RU, confermate in ultimo con la DCC n. 12/2015 di “ricostruzione” dello “smarrito” RU.

    Infatti, anche in questo caso – come per i Comparti NI di località Fornacelle (di cui all’esposto di stamani) – partendo dalla macroscopicamente falsa applicazione delle norme disciplinanti la perimetrazione del centro abitato (che ha incluso nel perimetro i terreni de quibus che sono esterni all’ultima casa) – e la falsità appare essere fatta a sommo studio in ragione del fatto che nel RU 2006 taluni terreni della complessiva lottizzazione erano fuori dallo (invalido) perimetro del centro abitato contenuto nello stesso RU e vengono ricompresi in sede di attribuzione di edificabilità con la Variante 2009 al RU, senza aspettare che tali lotti fossero costruiti – il Comune di Monteriggioni, per bypassare le condizioni di decadenza quinquennale delle previsioni edificatorie ex art. 55, comma 5, della LRT 1/2005 vigente ratione temporis (così chiaramente intendendo dare un beneficio stabile), ha previsto la modalità dell’intervento diretto sia nel TU-22, sia nel TU-32, sia nel TU-7, sia nel RI-18, sia nel NI-38. Anziché il piano attuativo.

    In tal modo, è stata saltata a pié pari la misura di salvaguardia dell’art. 36 del PIT che imponeva la conferenza dei servizi. La violazione della norma di salvaguardia del PIT comporta – quale misura posta a tutela delle risorse essenziali del territorio e del perseguimento dello sviluppo sostenibile – la sanzione ex lege della nullità di tutti gli atti adottati in contrasto con essa [art. 48, comma 4, lettera d) LRT 1/2005 vigente ratione temporis].

    Insomma, lo scrivente ritiene che le costruzioni venute ad esistenza con titoli abilitativi adottati in violazione dell’art. 36 delle norme di attuazione del PIT siano radicalmente abusive ed irrimediabilmente insanabili.

    Inefficaci sono le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate, anche in ragione della violazione ex art. 28 RD 1357/1940.

    Infatti, in un sistema ordinato, come si dice, tale disposizione regolamentare non può essere inutiliter data anche nei confronti degli stessi organi periferici del MIBACT, i quali non possono – in assenza di PRG approvati d’intesa con il MIBACT – procedere nell’esame delle richieste di autorizzazione paesaggistica per i progetti edilizi.

    In sintesi, l’esistenza dell’intesa approvativa costituisce condicio sine qua non per l’esercizio del potere autorizzatorio in materia di tutela del paesaggio.

    Ma vi è di più.

    Nel rispetto dei principi generali contenuti nel Titolo I della LRT 1/2005 (e prima ancora nella LRT 5/1995) il Comune non poteva pianificare nuovi impegni di suolo in assenza dell’anagrafe edilizia perché non poteva dimostrare l’impossibilità di soddisfare le esigenze abitative mediante politiche di recupero del patrimonio edilizio esistente (come impone l’art. 3, comma 4, della LRT 1/2005).

    In assenza di tale dimostrazione era assolutamente inibito al pianificatore comunale – e agli organi politici che hanno a lui dato indirizzi ed hanno approvato gli strumenti urbanistici – impegnare nuovi suoli.

    Con le previsioni edificatorie de quibus sono state indebitamente valorizzate parti di territorio classificato agricolo del PRGC vigente all’epoca di approvazione del PTCP 2000, senza che emerga, in base ai principi generali della legislazione toscana, la motivazione della necessità del nuovo impegno di suolo.

    F.to Geom. Massimo Grisanti

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  4. SINDACA SENESI, ASSESSORE FROSINI, spero di aver fatto comprendere che a Monteriggioni il problema non è solo nel Comparto TU-8.

    Ora mi fermo un po’ …

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  5. Anzi no. Una piccola coda, che riguarda la vicenda del campo da baseball per il quale l’ex Sindaco Valentini è stato destinatario di avviso di garanzia.

    1) E’ pacifico che il vincolo cimiteriale è di almeno 200 metri e non è riducibile.
    2) Con le disposizioni dell’art. 338 TULS, quinto comma, così come modificato dalla Legge n. 166/2002, il legislatore statale consente – con norma eccezionale rispetto al vincolo di inedificabilità assoluta, quindi di stretta interpretazione – di ridurre la fascia di rispetto per:
    a. dare ESECUZIONE ad un’opera pubblica;
    b. dare ATTUAZIONE ad un intervento urbanistico (di interesse pubblico).

    I termini “esecuzione” ed “attuazione” PRESUPPONGONO l’esistenza della PREVISIONE edificatoria nel PRG approvato dall’Ente tutorio (la Regione). Diversamente manca l’oggetto dell’eseguire e dell’attuare.

    Ecco che della norma ne deve essere data corretta interpretazione nel senso che dall’entrata in vigore della L. 166/2002, che ha novellato l’originario art. 338 TULS, NON E’ PIU’ CONSENTITO AI COMUNI prevedere interventi urbanistico-edilizi in zona a vincolo cimiteriale, rimanendo salva la possibilità di dare esecuzione od attuazione a quelle previsioni (pubbliche e private di interesse pubblico) contenute nei PRGC vigenti alla data di entrata in vigore della L. 166/2002.

    Tuttavia, il legislatore prescrive che attraverso il meccanismo della PREVENTIVA deroga da concedersi da parte del Consiglio comunale, alle condizioni prestabilite dal comma 5, il Comune valuti la persistenza dell’interesse pubblico ad realizzare opere nella fascia di rispetto cimiteriale.

    LA GIURISPRUDENZA AMMINISTRATIVA E PENALE E’ FERMA NELLO STATUIRE L’INAMMISSIBILITA’ DI DEROGHE EX POST – A COSE FATTE – DA PARTE DEL CONSIGLIO COMUNALE.

    Pertanto, laddove il campo da baseball non derivasse da una previsione edificatoria contenuta nel PRGC vigente al 2002 l’intervento “autorizzato” o “attivato” o “seguito” dall’ex Sindaco Valentini è, ad avviso dello scrivente, manifestamente abusivo.

    Lo è altrettanto abusivo nel caso in cui tale previsione fosse contenuta nel PRGC vigente al 2002, ma per la cui realizzazione non è stata preventivamente richiesta la deroga al Consiglio comunale.

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    1. Preciso, anche se è ovvio, che nel caso in cui i lavori di realizzazione del campo di baseball siano iniziati o, peggio ancora, siano stati deliberati dopo che il Comune nel 2005 aveva adottato il RU (poi approvato nel 2006), l’opera non poteva essere iniziata, né concepita.

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    2. TAR ABRUZZO, L’Aquila, Sez. I, sentenza n. 1141/2008:

      (…)

      II.5) La tesi principale da cui muove l’impugnativa (che può leggersi sostanzialmente in tutti i motivi sollevati che si appuntano ciascuno su un certo segmento procedimentale, comunque inficiato dal medesimo vizio sottostante, esplicitamente enunciato ad es. nel sesto, dodicesimo e tredicesimo motivo, ex pluris) è che tale area non avrebbe potuto costituire oggetto di edificazione privata in quanto gravata da vincolo di rispetto cimiteriale (si tratta dell’area posta a sud ed est del cimitero nella fascia tra i cento e i duecento metri dall’attuale muro di cinta del Cimitero stesso, e, nel caso dell’intervento edilizio di “Abitare insieme”, all’interno della fascia di cento metri dal muro di cinta); la pianificazione approvata, che sostanzialmente consente l’edificazione privata, variamente normata secondo destinazioni ed indici diversi, in tutta la fascia tra i cento e i duecento metri dal muro del cimitero, come convengono pacificatamene tutte le parti in causa, sarebbe dunque in sicura violazione di legge in quanto in contrasto con quanto disposto dall’art. 338 del t.u.l.s. anche nel testo risultante dall’art. 28 della l.166/2002.

      Secondo la ricostruzione della difesa del Comune resistente e delle controinteressate società “Abitare insieme” e Edilvit, il Comune si sarebbe avvalso della facoltà di ridurre la fascia di rispetto cimiteriale in via generalizzata, da duecento a cento metri, già in epoca risalente, e con disposizione (delibera di G.C. n.2014 del 1972) recepita nel vigente P.R.G. risalente al 1977; da qui la necessità di “normare” una zona (la fascia appunto ricadente tra i cento e i duecento metri dal muro di cinta del cimitero a seguito dell’ampliamento) rimasta, per effetto di tale riduzione, priva di pianificazione; il che costituirebbe, appunto, la ratio complessiva dell’intervento pianificatorio in esame, con sostanziale effetto di variante al P.R.G.; la difesa della impresa Martella (cfr. memoria 17 settembre 2003) ha inoltre sostenuto che, a prescindere dalle risalenti decisioni di riduzione della fascia, l’intervento in variante sarebbe comunque ammissibile alla stregua di quanto disposto dall’attuale testo dell’art. 338 R.D. n.1265/1934, come novellato dall’art.28 della L. n.166/2002, che consentirebbe la riduzione della fascia cimiteriale in attuazione di un “intervento urbanistico”, quale appunto quello in esame.

      III.5.1) Ai fini della decisione è opportuno il previo inquadramento della normativa applicabile nella fattispecie, anche alla luce delle modifiche apportate dalla legge n.166/2002 al regime giuridico delle zone di rispetto cimiteriale.

      La individuazione di fasce di rispetto intorno ai cimiteri risale all’art. 338 del t.u.l.s. (R.D. n.1265/1934) che, nella sua formulazione originaria, stabiliva, al primo comma, che i cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno duecento metri dai centri abitati, e poneva, nello stesso, tempo, il divieto di costruire intorno agli stessi nuovi edifici e di ampliare quelli esistenti “entro il raggio di duecento metri”.

      Al Prefetto era attribuito il potere di consentire la costruzione e l’ampliamento dei cimiteri a distanza inferiore ai duecento metri dai centri abitati quando, a causa di speciali condizioni, non era consentito provvedere altrimenti.

      Inoltre, su motivata richiesta del Consiglio comunale, non ostandovi ragioni igieniche, lo stesso Prefetto poteva ridurre l’ampiezza della zona di rispetto, delimitandone il perimetro in relazione alla situazione dei luoghi, entro il limite di 100 metri per i Comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, e di 50 metri per gli altri Comuni.

      A sua volta il regolamento governativo di polizia mortuaria approvato con D.P.R. 10.9.1990, n.285, nel disciplinare i piani regolatori cimiteriali, all’art. 57 ribadisce che i cimiteri devono essere isolati dall’abitato mediante la fascia di rispetto prevista dall’art. 338 del t.u.l.s.

      I commi 3 e 4 del precitato art. 57 del d.p.r. n.285 cit. sono stati abrogati per effetto dell’art.28 della legge 1.8.2002 n.166, recante disposizioni in materia di infrastrutture e di trasporti, che ha rimodulato la disciplina statale sulle zone limitrofe alle aree cimiteriali attraverso la sostituzione dei commi 1, 4, 5, 6 e 7 dell’art. 338 del R.D. n.1265/1934.

      Il legislatore del 2002 ha precisato, con la modifica dei commi quarto, quinto, sesto e settimo del citato art.338 del R.D. n.1265 del 1934, che “il consiglio comunale può approvare, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la costruzione di nuovi cimiteri o l’ampliamento di quelli già esistenti ad una distanza inferiore a 200 metri dal centro abitato, purché non oltre il limite di 50 metri, quando ricorrano, anche alternativamente, le seguenti condizioni: a) risulti accertato dal medesimo consiglio comunale che, per particolari condizioni locali, non sia possibile prevedere altrimenti; b) l’impianto cimiteriale sia separato dal centro urbano da strade pubbliche almeno di livello comunale, sulla base della classificazione prevista ai sensi della legislazione vigente, o da fiumi, laghi o dislivelli naturali rilevanti, ovvero da ponti o da impianti ferroviari”.

      Inoltre, “per dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igienico-sanitarie, il consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali e di pregio dell’area, autorizzando l’ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici, La riduzione di cui al periodo precedente si applica con identica procedura anche per la realizzazione di parchi, giardini e annessi, parcheggi pubblici e privati, attrezzature sportive, locali tecnici e serre…All’interno della zona di rispetto per gli edifici esistenti sono consentiti interventi di recupero ovvero interventi funzionali all’utilizzo dell’edificio stesso, tra cui l’ampliamento nella percentuale massima del 10 per cento e i cambi di destinazione d’uso, oltre a quelli previsti dalle lettere a), b), c) e d) del primo comma dell’articolo 31 della legge 5 agosto 1978, n.457”.

      Tale essendo il quadro normativo di riferimento, deve quindi osservarsi che la normativa statale in materia si articola attraverso disposizioni aventi duplice valenza, in primo luogo nel porre limiti all’attività edificatoria dei privati nelle aree circostanti il perimetro dei cimiteri ed inoltre nel garantire la osservanza, da parte delle amministrazioni preposte, di determinate distanze dai centri abitati atte a delineare una fascia di rispetto nella costruzione di nuovi cimiteri e/o nell’ampliamento di quelli esistenti e per altri interventi di pubblico interesse.

      Con riferimento alla delimitazione delle fasce di rispetto, a fronte della determinazione ex lege di una distanza dei cimiteri dai centri abitati di 200 metri, come detto, è stato previsto il potere eccezionale, prima in capo al prefetto, e poi al consiglio comunale, di ridurre detto limite sino a 50 metri, in funzione dell’ampliamento dei cimiteri esistenti e/o della costruzione di nuovi cimiteri, oppure, in presenza di determinate circostanze di rilievo pubblicistico, più dettagliatamente definite con le modifiche apportate all’art. 338 t.u.l.s. dall’art. 28 della l. n.166/2002, ossia per dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico.

      Per ciò che concerne in particolare l’attività edificatoria dei privati in prossimità dei cimiteri, la disciplina in esame ha subito una modifica sostanziale in quanto il divieto di costruire e di ampliare edifici preesistenti “intorno ai cimiteri”, definito nella fascia di 200 metri dalla formulazione originaria dell’art. 338 t.u.l.s., ha subito una prima modifica nella disciplina di cui all’art. 57, comma 3 del regolamento di polizia mortuaria (d.p.r. 285/1990), che imponeva un esplicito divieto di edificare “entro la fascia di rispetto”, relativamente sia a nuovi edifici che all’ampliamento di preesistenze.

      Con le modifiche apportate dall’art. 28 L. n.166/2002, sopra testualmente richiamato, il limite all’edificabilità privata è stato comunque fissato in 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale, visto che il primo comma dell’art. 338 del t.u.l.s., nella nuova formulazione, stabilisce che “è vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di duecento metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge”.

      Dalla lettura della norma si evince che il limite all’edificabilità privata non è più ancorato alla “fascia di rispetto”, che può variare in relazione alle determinazioni adottate dall’autorità Comunale, ma è legislativamente fissata in ogni caso entro il limite di 200 metri da calcolarsi dal perimetro dell’impianto cimiteriale.

      Il regime vincolistico delineato con riferimento all’attività edilizia dei privati è sicuramente coerente con la ratio delle deroghe ed eccezioni previste dalle legge al limite dei 200 metri, ammesse in funzione dell’ampliamento dei cimiteri esistenti o della costruzione di nuovi cimiteri (comma 4), nonchè nei casi in cui l’Amministrazione comunale debba dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico.

      Si tratta in entrambi i casi di eccezioni giustificate da esigenze pubblicistiche correlate alla stessa edilizia cimiteriale, oppure ad altri interventi pubblici purché compatibili con le concorrenti ragioni di tutela della zona (comma 5).

      Che la deroga in oggetto sia limitata alle sole “opere pubbliche e di interesse pubblico” è poi stato recentemente acclarato dal Consiglio di Stato, con sentenza sez.V, 29.3.2006, n.1593.

      Pertanto, non vi è motivo di dubitare della ragionevolezza di una interpretazione che svincola l’ambito di operatività del vincolo cimiteriale di inedificabilità dalla delimitazione “in concreto” delle fasce di rispetto da parte del Comune, tenuto conto del rilievo preminente di carattere igienico sanitario del vincolo stesso che può ammettere deroghe solo in presenza di concorrenti ragioni pubblicistiche e comunque compatibilmente con le esigenze sottese all’esistenza del vincolo.

      Deve inoltre osservarsi che il vincolo cimiteriale impone un divieto assoluto di edificazione (Cons. di Stato. sez.V, 22 giugno 1971, n.606) e persegue una triplice finalità: in primo luogo vuole assicurare condizioni di igiene e di salubrità mediante la conservazione di una “cintura sanitaria” intorno allo stesso cimitero, in secondo luogo garantire la tranquillità e il decoro ai luoghi di sepoltura, in terzo luogo consentire futuri ampliamenti del cimitero (TAR Piemonte, sez.I, 2 febbraio 1989, n.111).

      Si tratta di una limitazione legale della proprietà a carattere assoluto, direttamente incidente sui beni e non suscettibile di deroghe di fatto, giacchè riconducibile a previsione generale, riguardante tutti i cittadini, in quanto proprietari di beni che si trovino in una determinata situazione, e perciò individuabili a priori (Cass. civ., sez.I, 29.11.2006, n.25364)

      La natura assoluta del vincolo non si pone in contraddizione con la possibilità che nell’area indicata insistano delle preesistenze, e/o che ad esse vengano assegnate destinazioni compatibili con l’esistenza del vincolo (Cass. Civ., sez.I, n.6510/1997), ma mira essenzialmente ad impedire l’ulteriore addensamento edilizio dell’area giudicato ex lege incompatibile con le prioritarie esigenze di tutela igienico sanitaria e di tutela del culto sottese alla imposizione del vincolo.

      Come per tutte le zone soggette a vincoli di rispetto, sono sempre ammessi, anche nella zona di rispetto cimiteriale, gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente, ai sensi dell’articolo 31 lettere a), b), c) e d) della legge n.457/1978, entro i limiti imposti dal vincolo di inedificabilità, oltre i quali si è in presenza di alternazioni di volumi e di superfici (Cons. di stato. sez.V, n.275/1989) possibili purché non incidano negativamente sull’ambiente cimiteriale, in quanto connaturati al diritto di proprietà.

      III.5.2) Tanto premesso, occorre anzitutto esaminare la questione, posta dalla difesa del resistente Comune e delle controinteressate, circa la già intervenuta riduzione della fascia con atti risalenti ad epoca anteriore alla modifica normativa e comunque alla stessa approvazione del P.R.G.

      Tali atti sono stati, in particolare, individuati nella delibera di G.C. n. 2014 del 1972 con la quale si sarebbe in generale limitata la larghezza della fascia di rispetto a 100 metri in occasione del programmato ampliamento del cimitero sui lati sud ed est.

      Sul punto, occorre considerare che questo TAR si è già pronunciato, su ricorso proposto dalla stessa Presti e definito con sentenza n.575 del 2001, nel senso che la riduzione della fascia sui lati sud ed est non ha comportato affatto la possibilità di edificazione privata ma ha consentito unicamente l’ampliamento del cimitero a distanza inferiore a quella di 200 metri.

      Il TAR in particolare osservava in quella sede che”la riduzione disposta con la deliberazione 2014/72…fa applicazione del quarto comma dell’art. 338 e limita la riduzione della fascia (dimezzata) in funzione esclusiva dell’ampliamento del cimitero tanto che la prevede con riguardo ai soli lati sud ed est, sui quali l’ampliamento doveva avvenire. Tutto il carteggio versato in atti, la motivazione della delibera (che si preoccupa degli effetti dell’ampliamento con riferimento ai fabbricati esistenti in zona e tra l’altro non menziona i “gravi e giustificati motivi” di cui al quinto comma), il recepimento della riduzione avvenuto poi in sede di formazione del PRG con l’accoglimento delle osservazioni dell’ufficio del piano, indicano come la deroga sia stata disposta e prevista a senso unico, e quindi con effetto limitato alle opere di ampliamento del cimitero e senza invece sortire effetto sull’obbligo di arretrare le nuove costruzioni fino a rispettare la fascia di duecento metri. A legittimare la deroga alla distanza entro i duecento metri, dunque, non vale la disposta riduzione della fascia di rispetto operata nel 1972 e poi confermata in sede di PRG: la facoltà di riduzione generalizzata di cui al quinto comma (non riprodotta nel più recente regolamento di polizia mortuaria di cui al d.p.r. 285/90) non è stata mai esercitata dal comune di L’Aquila né è stata avallata dagli organismi preposti (all’epoca: Medico provinciale) a sancire la avvenuta riduzione, per cui è evidente come questa abbia operato, come detto, unilateralmente: come questo Tribunale ha già avuto modo di affermare, la riduzione non giova in tali ipotesi ai privati che intendano edificare nuove costruzioni….”.

      Mette conto osservare che sia la difesa del Comune resistente che della controinteressata “Abitare insieme” hanno vivacemente contestato la tesi sposata nella precitata sentenza TAR, nel senso che la delibera n.2014 del 1972 non avrebbe affatto ridotto la fascia all’esclusivo fine di ampliare il Cimitero, ma con effetto generalizzato; tale riduzione sarebbe stata confermata dalle previsioni del P.R.G. del 1977; in tale ottica, il piano di riqualificazione della viabilità attualmente impugnato avrebbe avuto l’effetto di “normare” la fascia risultante dalla effettuata riduzione.

      Le medesime argomentazioni sono oggetto dell’appello proposto avvero la sentenza TAR n.575/2001 tuttora pendente in Consiglio di Stato.

      Occorre pertanto chiedersi se il TAR abbia il potere di rivedere le determinazioni assunte in una precedente pronuncia in primo grado, pur gravata innanzi al Consiglio di Stato; come detto, nel caso di specie, la sentenza TAR n.575/2001 ha escluso esplicitamente, come sopra detto, che la delibera di G.C. sopra citata abbia ridotto, con effetto generalizzato, la fascia di rispetto cimiteriale, e tale assunto ha costituito la ratio decidendi (rectius, una delle rationes decidendi) dell’intervenuto accoglimento del ricorso in quella sede.

      E’ del tutto evidente che la questione si pone per il fatto che la citata sentenza TAR non costituisce, allo stato, giudicato.

      Nondimeno, il Collegio osserva che, se pure la sentenza TAR, come detto, non assurge a giudicato, pendente l’impugnazione, la stessa non potrebbe comunque essere riesaminata dallo stesso Giudice dal quale promana, nel caso di specie il TAR, e tanto in forza del principio di preclusione vigente nel complessivo sistema processuale.

      Tale preclusione si manifesta anzitutto nella consumazione del potere di ius dicere da parte del giudice investito della cognizione della medesima regiudicanda, onde il Giudice, s’intende nello stesso grado, non potrà pronunciarsi per le seconda volta sul medesimo fatto (per l’applicazione del principio in esame nel processo penale, cfr. Cass. Pen.sezz.Un. n.34655/2005, che ne afferma esplicitamente la natura di principio generale dell’ordinamento).

      Inequivoci spunti in tale senso possono trarsi dalla disciplina legale degli effetti delle decisioni giurisdizionali che, per loro natura, non possono essere eliminati o modificati dallo stesso giudice che le ha emesse, per la precisa ragione che, al di fuori dei casi tassativamente previsti dalla legge, le decisioni stesse possono essere confermate, riformate o modificate esclusivamente dal giudice superiore investito della cognizione del processo a seguito dell’attivazione dei rimedi offerti dal sistema delle impugnazioni.

      Il carattere di stabilità e di intangibilità della decisione rispetto al giudice dal quale essa proviene rappresenta un regola che ha trovato frequenti applicazioni nella giurisprudenza, anche se scarsamente esplorato da quella amministrativa (tra le poche pronunce, cfr. TAR Catania, sez.IV, 19 aprile 2007, n.679).

      In particolare, è stato affermato che gli atti di giurisdizione sono “revocabili dal giudice nei limiti e sui presupposti espressamente previsti, e rimuovibili, negli altri casi, solo attraverso gli strumenti di impugnazione” (Corte cost., 14 aprile 1999, n.144) e che l’ordinamento preclude in via generale al giudice, ad eccezione delle ipotesi tassativamente previste, di riesaminare autonomamente i propri provvedimenti definitivi per i quali sia prevista espressamente una procedura di revoca (Cass. Sez.Un. 14 luglio 2004, Sangallo, rv.228666).

      Più esplicitamente, nella specifica ottica del fenomeno, che qui rileva, della preclusione-consumazione, è stato stabilito che “il provvedimento adottato in forma di ordinanza, che statuisce su diritti o su determinate situazioni giuridiche con quel carattere di definitività che è considerato distintivo, immanente ed essenziale, della sentenza, deve ritenersi irrevocabile se soggetto ad impugnazione, con la conseguenza che, dopo la sua emanazione, essendosi esaurito l’esercizio della potestà decisoria, è sottratta, immediatamente o successivamente, all’organo della giurisdizione (anche in sede esecutiva) la possibilità di tornare sulla presa decisione, cui va, pertanto, riconosciuta l’idoneità a decidere in modo risolutivo l’episodio che ad essa ha dato vita” (Cass. Sez.I, 22 settembre 1999, Papurello, rv.214695; sez.I, 21 dicembre 1993, Fidanzati, rv 196542).

      Ne consegue che devono considerarsi senz’altro interdetti gli interventi dello stesso giudice con funzione sostitutiva della decisione, che, nella sua originaria unità e nelle sue essenziali componenti, esce definitivamente dalla sfera giuridica del giudice che l’ha assunta, in modo che è inderogabilmente riservato al giudice dell’impugnazione il compito di modificare il contenuto decisorio del provvedimento (cfr. Cass. Sez.un, 18 maggio 1994, Armati, rv.198543).

      Esplicitamente, in tali termini, è stato osservato che “la regola generale…è che ad ogni giudizio di primo grado segua, ove la parte soccombente appelli, un giudizio di secondo grado, sia che si tratti di giudizio cautelare, sia che si tratti di giudizio di merito; giammai è prevista una doppia pronuncia sulla stessa materia, da parte di due diversi giudizi di primo grado, uno dei quali abilitato, come se fosse giudice d’appello o un TAR non equiordinato agli altri, ma dotato di poteri speciali, a riformare la decisione del primo giudice (cfr, TAR Catania, cit.).

      Non mancano peraltro indici normativi a sostegno di tale ricostruzione, individuati nella disciplina della litispendenza ex art. 39 c.p.c., applicabile anche al processo amministrativo (che non ammette la proponibilità di due domande identiche innanzi allo stesso giudice) ovvero della continenza, ovvero ancora, nella stessa disciplina della revocazione ex art. 395, n.5, che pone rimedio alla, pur non rilevata, ma inammissibile, contraddizione tra giudicati.

      III.5.3) Applicando le suesposte coordinate ermeneutiche alla fattispecie che ne occupa, il Collegio non può che ritenere del tutto inammissibili le questioni poste dalla difesa del Comune e della controinteressata “Abitare insieme” nella parte in cui sollevano le identiche problematiche risolte dalla sentenza n.575/2001, con riguardo agli effetti della delibera di G.C. n.2014 del 1972 sulle successive potestà pianificatorie del Comune.

      III.5.4) Deve aggiungersi che, ove mai dette questioni dovessero tuttavia essere rilevanti e pregiudiziali nel presente giudizio, dovrebbe piuttosto disporsene la sospensione ex art.295 c.p.c., in attesa della definizione del giudizio di appello pendente.

      Nondimeno il Collegio ritiene non necessario tale incombente, potendo la questione trovare soluzione indipendentemente dall’esito del predetto giudizio d’appello e, dunque, degli effetti, più o meno, conformativi dell’atto di G.C. n.2014 del 1972.

      III.5.5) Deve invero osservarsi che la pianificazione urbanistica in variante impugnata da parte ricorrente risulta approvata in data (21 ottobre 2002) successiva all’entrata in vigore della L. n.166/2002, che reca la data dell’1 agosto 2002, e così i successivi atti abilitativi all’edificazione; essa rientra dunque nell’ambito di operatività del novellato disposto di cui all’art. 338 t.u.l.s., in base al quale, come già sopra esaurientemente spiegato, NON POTEVA IN ALCUN MODO PREVEDERSI, COSI’ COME HA FATTO IL COMUNE, la edificabilità privata a distanza inferiore a 200 metri dal muro di cinta del cimitero, e ciò indipendentemente dalla intervenuta riduzione della fascia di rispetto operata con atti pregressi.

      Quand’anche quindi fosse stata operata la pretesa riduzione della fascia in senso generalizzato (così come vorrebbero le difese del Comune e delle controinteressate), questione, come sopra detto, tuttora sub iudice, in ogni caso il Comune NON AVREBBE POTUTO APPROVARE UNA PIANIFICAZIONE CONTRARIA ALLA LEGGE SOPRAVVENUTA CON EFFETTI EVIDENTEMENTE VINCOLANTI PER LE POTESTA’ AMMINISTRATIVE ESERCITATE DOPO LA SUA ENTRATA IN VIGORE.

      Né può sostenersi, come implicitamente si ammette, che la pianificazione sia meramente conseguenziale alla necessità di “normare” le zone lasciate libere dalla riduzione della fascia, e ciò per la dirimente ragione che l’effetto inammissibilmente conformativo contra legem sarebbe in ogni caso conseguente ad un atto (il piano di riqualificazione della viabilità impugnato) posto in essere dopo la modifica normativa, mentre nessun effetto di tale portata può ricondursi agli atti pregressi, nessuno dei quali ha in effetti comportato l’edificabilità neppure in astratto della zona in questione, mancando una “zonizzazione” di aree per definizione fino a quel momento vincolate o, addirittura, seguendo la qualificazione operata dalle parti resistenti, “bianche”, giacché non più, secondo l’assunto, conformate dal vincolo di inedificabilità cimiteriale.

      In assenza della pianificazione in variante contestata, del tutto inefficaci si appalesano infatti i vari atti di programmazione variamente denominati (accordi di programma, progetti, piani) che tutti, talvolta in maniera esplicita, rimandano la propria efficacia e vigenza all’approvazione del piano di riqualificazione (esemplare è in proposito la vicenda di cui al ricorso n.253/2002, che rinvia la rimozione del pur rilevato esistente vincolo cimiteriale alla ritenuta ammissibilità della pianificazione in variante attualmente all’esame).

      E’ peraltro evidente che LA INTERVENUTA MODIFICA NORMATIVA comporta l’automatica sottoposizione a vincolo cimiteriale di tutta la fascia compresa entro i duecento metri dal muro di confine del cimitero ed osta a qualsiasi diversa utilizzazione di tale area se non nei limiti previsti dallo stesso novellato art. 338 citato.

      In sostanza, la intervenuta modifica normativa ha inciso sulla latitudine delle potestà conformative di pianificazione comunale e NON POTREBBE CONSENTIRE, sia pure sulla base di pregresse pianificazioni ex post divenute contra legem, l’edificazione privata nella fascia di rispetto cimiteriale normativamente fissata in 200 metri.

      La questione circa l’intervenuta riduzione della fascia in epoca pregressa potrebbe dunque astrattamente porsi rispetto ad interventi edilizi effettuati dopo il 1972 ma prima dell’entrata in vigore della L. n.166/2002, che non si rinvengono nel contenzioso in esame, mentre, allo stato attuale della normativa, non potrebbe giammai consentire interventi edilizi privati dopo l’entrata in vigore della novella normativa.

      In proposito non può che richiamarsi la copiosa giurisprudenza sopra citata in ordine alla valenza sopraordinata delle previsioni normative sugli atti di pianificazione (cfr ex pluris, Cons. di Stato, sez.IV, 10.8.2007, n.4415).

      Anche a voler seguire la tesi delle difese del Comune e delle controintessate circa l’effetto e la ratio dell’intervento pianificatorio in esame, non può dunque che ribadirsi che, dopo l’entrata in vigore della legge, nessuna pianificazione comunale pregressa avrebbe potuto consentire nuove edificazioni da parte di privati nella fascia dei 200 metri del confine del Cimitero.

      (…)

      LA STESSA QUESTIONE VALEVOLE PER IL CAMPO DA BASEBALL DI CASTELLINA SCALO PROVATE AD APPLICARLA IN UN ALTRO COMUNE … TIPO CASTELNUOVO BERARDENGA, EX SINDACO IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI SIENA.
      CI SAREBBE DA CONFISCARE UNA BALLATA DI APPARTAMENTI … ED ALTRO.

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  6. ANCORA SUL VINCOLO CIMITERIALE.
    TAR CAMPANIA, NA, n. 5006/2015

    (…)

    In proposito, deve osservarsi che, come rilevato dal Comune, la disposizione relativa all’ampliamento del cimitero esistente non costituisce modifica rispetto alla disciplina urbanistica previgente, ma CONCRETIZZA LA TRASPOSIZIONE nel piano urbanistico comunale del vincolo cimiteriale di 200 metri dal confine del cimitero posto dall’art. 338 r.d. 1265/34.

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    1. TAR TOSCANA, sentenza n. 181/2015.

      (…)

      3.1. Con il quarto motivo, quindi, la signora Sardi puntualizza come l’unico vincolo gravante sull’area prima del 1972 fosse quello di cui all’art. 338 R.D. n. 1265/1934, disposizione inapplicabile alle opere da lei eseguite, perché ricadenti al di fuori di un centro abitato. Per questo aspetto, del resto, la regolarità del fabbricato sarebbe stata espressamente riconosciuta dal Comune all’epoca dell’ampliamento del cimitero di Pariana, ed, in ogni caso, il vincolo imposto dall’art. 338 cit. non porrebbe una preclusione assoluta all’edificabilità, ma imporrebbe una semplice verifica di compatibilità igienico-sanitaria della presenza di abitazioni all’interno della fascia di rispetto del cimitero. Infine, nella specie, non sarebbe stata la ricorrente a edificare in violazione del vincolo, quanto il cimitero ad essere ampliato troppo a ridosso delle abitazioni preesistenti.

      3.1.1. Anche tali censure, da esaminarsi congiuntamente, sono infondate.

      3.2. Secondo il consolidato orientamento della Sezione, dal quale non vi sono ragioni per discostarsi, il vincolo imposto dall’art. 338 R.D. n. 1265/1934 e dall’art. 57 D.P.R. n. 285/1990 è un vincolo assoluto di inedificabilità ex lege, TALE DA PREVALERE ADDIRITTURA ANCHE SU EVENTUALI DISPOSIZIONI URBANISTICHE CONTRARIE, con conseguente insanabilità delle opere realizzate all’interno della fascia di rispetto cimiteriale a prescindere da qualsiasi valutazione in concreto della compatibilità del manufatto rispetto al vincolo medesimo. Questo, dal canto suo, risponde a una pluralità di funzioni, quali assicurare condizioni di igiene e salubrità, garantire tranquillità e decoro ai luoghi di sepoltura, consentire futuri ampliamenti dell’impianto funerario, ed opera indipendentemente dal tipo di fabbricato, riguardando anche gli edifici sparsi (per tutte, cfr. T.A.R. Toscana, sez. III, 12 novembre 2013, n. 1553, e 12 luglio 2010, n. 2446; Cons. Stato, sez. IV, 27 ottobre 2009, n. 6547).

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    2. CONSIGLIO DI STATO, n. 5571/2013

      (…)

      Sul piano dei principi, va anzitutto ribadito l’orientamento già affermato dalla Sezione per cui nel valore venale da corrispondere a base del risarcimento non possono essere considerate sia la preesistenza di costruzioni pur realizzate (con o senza permesso) in zona di inedificabilità assoluta per distanza di rispetto cimiteriale, sia la sussistenza per dette zone di previsioni edificatorie, seppur limitate, emergenti in forza delle norme urbanistiche di zona; in particolare è del tutto evidente che queste subiscono deroga per quelle zone e in quei limiti da parte di vincoli inedificabilità . Ed invero: “il rispetto del divieto di edificazione di cui all’art. 338, t.u. leggi sanitarie 27 luglio 1934 n. 1265, va calcolato con riferimento ad una fascia di rispetto di 200 metri, misurata dal muro di cinta del cimitero, ed entro tale fascia è da escludersi qualsiasi intervento edificatorio, anche se realizzabile in attuazione di atti di natura urbanistica (Consiglio di Stato, sez.IV, n. 1645 del 2011; meno recentemente ma nello stesso senso, v. Consiglio di Stato, sez. IV, n. 4403 del 2011).

      Analogamente la giurisprudenza civile ha ritenuto, in tema di determinazione di indennità espropriativa, che “Non può considerarsi edificabile un suolo rientrante nella zona di rispetto cimiteriale, ed assoggettato al relativo vincolo, trattandosi di limitazione legale della proprietà a carattere assoluto, direttamente incidente sul valore del bene e non suscettibile di deroghe di fatto, siccome riconducibile a previsione generale, concernente tutti i cittadini, in quanto proprietari di beni che si trovino in una determinata situazione, e perciò individuabili “a priori”” ….” (Cass. civ. sez.I, n. 25364/2006 ).

      Né appare potersi derogare a detti principi considerando che tra il muro del cimitero e l’area degli appellati esiste nella fattispecie una grande strada comunale; la “ratio” del vincolo non risiede nella sola tutela delle prospettive di ampliamento ma anche in ragioni di igiene che suggeriscono di tenere le abitazioni sufficientemente distanti dai luoghi cimiteriali. Del resto, con specifico riferimento all’esistenza di una strada pubblica che interseca l’area di rispetto, la giurisprudenza della Sezione ha già affermato che : “La fascia di rispetto cimiteriale prevista dall’art. 338 t.u. leggi sanitarie 27 luglio 1934 n. 1265, misurata a partire dal muro di cinta del cimitero, costituisce un vincolo assoluto d’inedificabilità, tale da imporsi anche a contrastanti previsioni di piano regolatore generale, che non consente in alcun modo l’allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tale fascia di rispetto intende tutelare e che sono da individuarsi in esigenze di natura igienico-sanitaria, nella salvaguardia della peculiare sacralità che connota i luoghi destinati all’inumazione e alla sepoltura, nel mantenimento di un’area di possibile espansione della cinta cimiteriale; segue da ciò che non esiste ragione alcuna per ritenere tale vincolo applicabile solo ai centri abitati e non ai fabbricati sparsi, così come, ai fini dell’applicazione del vincolo, appare ininfluente che, a distanza inferiore ai 200 metri, vi sia una strada, atteso che essa non interrompe la continuità del vincolo” (Consiglio di Stato, sez. IV, n. 4403 del 2011).

      Ragionando in senso opposto ai surrichiamati orientamenti , e quindi sostenendo l’irrilevanza del vincolo “de quo” ai fini valutativi del risarcimento, L’OMESSA VIGILANZA DEL COMUNE SUL RISPETTO DELLE NORME URBANISTICHE IN TEMA DI FASCIA DI RISPETTO, COME L’OMESSO ESERCIZIO DELLO “IUS PENITENDI” IN CASO DI PERMESSI RILASCIATI IN LORO VIOLAZIONE, FINIREBBERO PER TRADURSI A FAVORE DEL PRIVATO NELLA MONETIZZAZIONE DI CONDOTTE EDILIZIE ASSOLUTAMENTE NON CONFORMI ALLA LEGGE.

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  7. LA QUESTIONE DEL VINCOLO CIMITERIALE, IL CAMPO DA BASEBALL A GABBRICCE E IL VALENTINI.

    Mi vengono chiesti chiarimenti in ordine al mio pensiero sull’interpretazione dell’art. 338 TULS (RD 1265/1934) così come modificato dall’art. 28 della Legge 1° agosto 2002, n. 66 (entrata in vigore il 18/8/2002).

    Innanzi tutto sono del fermo avviso che in ragione delle numerose e sostanziali modifiche apportate alla disciplina (compreso la modifica dell’art. 57 del regolamento di polizia mortuaria approvato con DPR 285/1990) si è in presenza di un nuovo regime normativo che abroga tutte le norme con esso incompatibili e giustifica l’inserimento di norme transitorie.

    Il primo comma stalisce: “I cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. E’ vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi, comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla
    legge.”.

    Ebbene, le deroghe e le eccezioni attengono all’AZIONE costruttiva pubblica (diversa dall’edilizia cimiteriale) e privata. Attengono al materiale atto del costruire.

    LE DEROGHE ED ECCEZIONI NON ATTENGONO ALLA FORMAZIONE DEGLI STRUMENTI URBANISTICI venuti ad esistenza dopo l’entrata in vigore della Legge n. 166/2002.

    E’ per questo motivo che il TAR Abruzzo, n. 1141/2008, ha stabilito che all’indomani della Legge n. 166/2002 I COMUNI NON POSSONO PIU’ FARE PREVISIONI DI NUOVA EDIFICAZIONE NELLA ZONA DI RISPETTO CIMITERIALE.

    La lettura della novella legislativa fatta dal TAR Abruzzo è avvalorata, a mio avviso, dai termini:

    – “dare esecuzione” (ad un’opera pubblica), il che significa che si deve essere in presenza di un’opera pubblica il cui progetto esecutivo è stato già approvato, rimanendo da espletare la gara di appalto ed iniziare i lavori. La ratio è chiaramente rinvenibile nella preservazione dei denari pubblici fino ad allora spesi dalla P.A.

    – “dare esecuzione all’attuazione” (di un intervento urbanistico), il che significa che è stata esaurita la fase di pianificazione (generale ed attuativa di iniziativa pubblica) e si è in attesa dell’esperimento delle procedure amministrative inerenti l’attività edilizia costruttiva (richiesta di permesso di costruire ecc.).

    In sintesi, il legislatore statale, a mio sommesso avviso, ha inteso tutelare, come è ovvio, gli interessi pubblici in senso lato, GIAMMAI GLI INTERESSI PRIVATI, i quali devono essere necessariamente recessivi dinanzi a primarie esigenze di natura sanitaria e di sacro rispetto dei luoghi di culto.

    Si consideri, a tal proposito:

    – che il legislatore ha attribuito al Consiglio comunale il potere di autorizzare nuovi edifici in via eccezionale rispetto al divieto generalizzato entro la zona di rispetto SOLO NEL CASO IN CUI il positivo parere dell’ASL venga acquisito in via PREVENTIVA rispetto all’esecuzione dell’opera pubblica o all’attuazione dell’intervento urbanistico. Nel caso in cui il Consiglio comunale deliberi in proposito a lavori iniziati la decisione è nulla ex art. 21-septies L. 241/1990 per difetto assoluto di attribuzione;

    – il conseguimento del preventivo positivo parere ASL non è sufficiente affinché il Consiglio comunale conceda la possibilità di costruire, dovendo comunque esprimersi in ordine alla compatibilità dell’intervento rispetto all’esigenza della non interferenza dell’opera e del suo utilizzo con la sacralità dei luoghi (implicita nel cimitero).

    POICHE’ IL COMUNE DI MONTERIGGIONI HA FORMATO UN NUOVO STRUMENTO URBANISTICO GENERALE (Il RU) nel 2006 – dopo l’entrata in vigore della L. 166/2002 – A MIO SOMMESSO AVVISO LA GIUNTA VALENTINI NON POTEVA APPROVARE IL PROGETTO DELL’OPERA PUBBLICA (campo da baseball).

    E IN OGNI CASO, non risultando il positivo esperimento della PREVENTIVA procedura derogatoria, l’opera è abusiva.

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  8. SONO TUTTI SENZA RITEGNO !!!

    Vengo a rendere nota la seguente comunicazione trasmessa oggi (22/1/2016) per PEC delle ore 19:23 al SEGRETARIATO REGIONALE DEL MIBACT, in ordine agli esposti relative alle lottizzazioni abusive sul Comune di Monteriggioni, compreso il Palazzetto del Costone.

    Al Segretario Regionale Arch. Paola Grifoni
    Al Ministro per i Beni e le Attività Culturali

    E per conoscenza:
    Al Comandante della Polizia Municipale di Monteriggioni per il successivo inoltro al Procuratore della Repubblica di Siena
    Al Soprintendente BB. AA. di Siena

    OGGETTO: Invito ad estromettere l’arch. Giuseppe Giorgianni da ogni compito (istruttorio e più semplicemente amministrativo) inerenti gli esposti trasmessaVi.

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, ricevuta la Vs. nota qui sotto, ha notato che i procedimenti sono stati assegnati, in via istruttoria od altro, all’arch. Giuseppe Giorgianni.

    Ebbene, l’arch. Giorgianni è stato in servizio presso la Soprintendenza di Siena all’epoca dei fatti. Addirittura con compiti di funzionario di zona per il Comune di Monteriggioni o di Soprintendente ad interim (se non erro).

    In ogni caso conosce bene, se non altro per ragioni di comunanza nel lavoro, l’attuale Soprintendente di Siena (già in servizio a Siena all’epoca, ad esempio, della costruzione del contestato Palazzetto del Costone) ed altri colleghi, ad esempio l’arch. Giuseppe Staro attuale funzionario di zona.

    Pertanto, ritengo che evidenti ragioni di incompatibilità – stante possibili responsabilità dell’arch. Giorgianni nei fatti denunciati – impongano la rivisitazione, da parte Sua (Segretario Regionale), dell’affidamento dei procedimenti de quibus all’arch. Giuseppe Giorgianni.

    E’ sicuramente una brava persona, ma come disse l’on. Antonio Di Pietro quando divenne Ministro delle Infrastrutture e ruotò immediatamente i dirigenti:

    Rimango in attesa di conoscere le Sue decisioni.

    Geom. Massimo Grisanti

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  9. ULTERIORE ESPOSTO IN ORDINE ALLA RESIDENZA UNIVERSITARIA DI UOPINI E AL CAMPO DA BASEBALL DI GABBRICCE (quello per cui il Valentini ha ricevuto un avviso di garanzia).

    SI INVITA CORTESEMENTE IL PM DOTT. BONI – titolare del procedimento penale – A VALUTARE ATTENTAMENTE IL CONTENUTO DEL PRESENTE ESPOSTO.

    Al Ministro per i Beni e le Attività culturali
    Al Segretariato del MIBACT per la Regione Toscana
    Al Soprintendente BB.AA. e storico monumentali di Siena
    Al Comandante della Polizia Municipale di Monteriggioni

    OGGETTO: Esposto finalizzato all’annullamento in via di autotutela dei Vs. atti autorizzativi o variamente permissivi in ordine alla Residenza Universitaria in loc. Uopini, Comune di Monteriggioni, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico con decreto ministeriale 29 agosto 1970 (codice ministeriale 90539 – codice regionale 9052145) quale bene comune di interesse nazionale.

    Esposto finalizzato all’accertamento dell’integrale abusività della Residenza Universitaria di Uopini, in Monteriggioni, per assenza dell’autorizzazione ex art. 21 D.Lgs. 42/2004 su area sottoposta a vincolo di tutela indiretta di bene culturale (cimitero comunale) ai sensi dell’art. 77 e ss. del RD 363/1913 (ancor oggi vigente ai sensi dell’art. 130 D.Lgs. 42/2004).

    Esposto finalizzato all’accertamento dell’integrale abusività del campo da baseball realizzato entro la zona di rispetto del cimitero di località Gabbricce, in Monteriggioni, per assenza dell’autorizzazione ex art. 21 D.Lgs. 42/2004 su area sottoposta a vincolo di tutela indiretta di bene culturale (cimitero comunale) ai sensi dell’art. 77 e ss. del RD 363/1913 (ancor oggi vigente ai sensi dell’art. 130 D.Lgs. 42/2004).

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI), codice fiscale GRSMSM68C04H875H, agendo a difesa del bene comune “paesaggio” di particolare interesse pubblico – e quindi di interesse nazionale – espone quanto segue in ordine alla sistematica macroscopica lottizzazione abusiva consistente nell’edificazione di una residenza universitaria in loc. Uopini del Comune di Monteriggioni.

    All’uopo si inoltra il qui sottostante esposto già inviato ad Autorità diversamente competenti.

    Si fa rilevare che la zona ha iniziato ad essere vincolata dal 1° giorno di pubblicazione all’albo pretorio comunale della proposta di vincolo paesaggistico licenziata dalla Commissione provinciale in data 14/12/1967 (cfr. Corte costituzionale, n. 262/1997).

    Poiché la residenza universitaria è stata costruita in sostituzione di una vecchia fabbrica costruita negli anni sessanta in terreno vergine, vi si impone di accertare se la costruzione di tale vecchio opificio sia iniziata dopo l’inizio dell’efficacia del vincolo paesaggistico. In tal caso, vi si impone ulteriormente di accertare se tale trasformazione territoriale sia stata autorizzata sotto il profilo paesistico.

    In ogni caso, l’autorizzazione paesaggistica relativa all’opificio, così come quella relativa alla costruzione della residenza universitaria, sono inefficaci perché non avrebbe avuto alcun senso autorizzare l’esecuzione di lavori in zona sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta per rispetto cimiteriale.

    Infatti, l’esegesi corretta delle disposizioni dell’art. 25 RD 1357/1940 àncora il potere autorizzatorio del Soprintendente all’edificabilità urbanistico-edilizia dell’area.

    Laddove l’area è inedificabile, come nel caso di specie in ragione del vincolo ope legis di natura cimiteriale, l’istanza di autorizzazione paesaggistica era – ed è – improcedibile.

    In definitiva, il vincolo cimiteriale “integra” la protezione paesaggistica del territorio.

    Ma vi è di più.

    Non vi è dubbio alcuno che il cimitero di Uopini, appartenente al Comune di Monteriggioni, almeno dall’entrata in vigore del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004) – compendio di disposizioni costituenti grande riforma economico-sociale della Repubblica – è un bene culturale ex art. 10, comma 1.

    Pertanto, per intervenire nell’impianto cimiteriale occorre l’autorizzazione del Soprintendente ex art. 21 D.Lgs. 42/2004. Tali competenze sono di sua esclusiva attribuzione (atteso che il Comune può essere delegato dalla Regione esclusivamente per la tutela paesaggistica).

    Ai sensi dell’art. 130 D.Lgs. 42/2004 le disposizioni del regolamento della Legge 364/1909 e ss.mm.ii. (c.d. Legge Rosadi), approvato con RD 363/1913, costituiscono anche norme di esecuzione della Parte I del Codice Urbani.

    Orbene, l’art. 77 RD 363/1913 impone l’intesa forte per l’approvazione dei piani regolatori e dei regolamenti edilizi che interessano i beni immobili soggetti alla disposizioni della Parte I del Codice Urbani.

    Inoltre, l’art. 80 RD n. 363/1913 prevede che i piani regolatori stabiliscano le norme necessarie per impedire che le nuove opere danneggino la prospettiva o la luce richiesta dai monumenti.

    Poiché è pacifico che il vincolo cimiteriale ex lege (art. 338 TULS) ha anche natura urbanistica, di talché è omogeneo agli interessi da proteggersi con i piani regolatori, tanto che le relative disposizioni di legge sovrascrivono anche su difformi previsioni contenute negli strumenti urbanistici (cfr. ex multis: Cons. Stato, n. 5571/2013) – rendendo necessaria l’intesa forte esclusivamente per la disciplina degli interventi sul patrimonio edilizio esistente consentiti ex art. 338 TULS così come novellato dall’art. 28 L. 166/2002 – ecco che all’indomani dell’entrata in vigore del D.Lgs. 42/2004 – per effetto del rinvio dinamico alle disposizioni del RD 363/1913 operato dall’art. 130 del Codice Urbani – la zona di rispetto cimiteriale costituisce anche VINCOLO DI TUTELA INDIRETTA del cimitero quale bene culturale, cosicché ogni opera da eseguirsi entro la zona di rispetto cimiteriale deve essere preventivamente autorizzata ex art. 21 D.Lgs. 42/2004.

    Né tale interpretazione può essere smentita dalle disposizioni degli artt. 45 e 46 D.Lgs. 42/2004, in quanto quest’ultime – non espressamente definite dal legislatore quale unico metodo di apposizione del vincolo di tutela indiretta – si limitano a normare il procedimento per l’apposizione del vincolo di tutela indiretta con atto amministrativo, la quale si aggiunge – essendo peraltro facoltativa e non obbligatoria – a quella ope legis derivante dall’applicazione del combinato disposto degli artt. 10 e 130 D.Lgs. 42/2004 ed artt. 77 e ss. del RD 363/1913.

    Ebbene, la Residenza Universitaria di Uopini risulta all’esponente non essere mai stata autorizzata dal Soprintendente di Siena ai sensi e per gli effetti dell’art. 21 D.Lgs. 42/2004. Si invita espressamente il Comandante della Polizia Municipale di Monteriggioni ad accertare la sussistenza di tale autorizzazione.

    Lo scrivente è del fermo avviso che la Residenza Universitaria sia radicalmente abusiva ed irrimediabilmente insanabile.

    Le stesse argomentazioni e conclusioni sono valide anche per le opere di realizzazione del campo da baseball entro la zona di rispetto del cimitero di località Gabbricce.

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  10. VALENTINI E GLI IMPIANTI SPORTIVI DI GABBRICCE

    SI RIPORTA L’ESPOSTO INVIATO PER PEC oggi 23/1/2016, alle ore 16:20.

    Al Sindaco del Comune di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi), anche quale Autorità Sanitaria locale
    All’Assessore all’Urbanistica del Comune di Monteriggioni (dott. Andrea Frosini)
    Al Segretario del Comune di Monteriggioni (dott. Rossano Mancusi)
    Al Responsabile dell’UT del Comune di Monteriggioni (Ing. Giuliani – Ing. Bonini)
    Al Comandante della Polizia Municipale del Comune di Monteriggioni – e per il tramite di esso al Procuratore della Repubblica (dott. Salvatore Vitello) nonché al Sost. Procuratore della Repubblica titolare del procedimento penale a carico dell’ex Sindaco dott. Bruno Valentini per la vicenda della costruzione del campo da baseball in zona a vincolo cimiteriale (dott. Andrea Boni)

    Al Procuratore della Corte dei Conti per la Toscana
    Al Prefetto di Siena

    E per conoscenza:
    Al Consigliere della Regione Toscana dott. Stefano Scaramelli (Presidente della III^ Commissione consiliare – Sanità e politiche sociali)
    Al Segretario del Partito Democratico della provincia di Siena dott.ssa Silvana Micheli

    Al blog “Il Santo di Siena”
    Al Blog “L’eretico di Siena”
    Al Blog di Beppe Grillo

    OGGETTO: ESPOSTO ex artt. 26, 27 e 30 DPR 380/2001 in ordine all’abusività ed inagibilità degli impianti sportivi comunali in località Gabbricce, posti entro la zona di rispetto cimiteriale.

    INVITO al Segretario comunale dott. Rossano Mancusi all’attenta valutazione del contenuto dell’esposto ai fini della effettuazione, da parte Sua, di apposita notitia damni alla Procura della Corte dei Conti per la Toscana, sia per quanto concerne i denari pubblici spesi fino ad oggi, anche in manutenzioni, sugli impianti sportivi (compreso l’additivo campo da baseball), sia per quanto concerne il danno all’immagine e all’autorevolezza dell’Ente pubblico.

    Lo scrivente geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI) via Beato Angelico n. 38, codice fiscale GRSMSM68C04H875H, iscritto al PD, sente – innanzi tutto e quale dovere generale professionale e così poi rispondendo fattivamente, quale Cittadino e per educazione civica, agli appelli lanciati dal Presidente della Repubblica on. Sergio Mattarella e da Papa Francesco affinché ognuno apporti il proprio contributo per la lotta all’illegalità e ad ogni forma di corruzione e alle diseguaglianze che disgregano il tessuto sociale – la necessità di esporre quanto segue in ordine all’abusività degli impianti sportivi comunali posti in località Gabbricce del Comune di Monteriggioni, entro la zona di rispetto cimiteriale, e all’obbligo, gravante sul Sindaco e sul Responsabile dell’UTC, di dichiararne l’inagibilità.

    Si tratta della vicenda che, seppur in parte, è già stata portata all’attenzione dei media attraverso il blog di Beppe Grillo.

    Una vicenda per la quale i giornali locali hanno dato notizia, nel mese di dicembre, del ricevimento, da parte dell’attuale Sindaco di Siena dott. Bruno Valentini (già Sindaco del Comune di Monteriggioni) di un avviso di garanzia che, stranamente a mio sommesso avviso, ove, stando a quanto riportato dalla stampa, il PM dott. Andrea Boni non ha contestato quella che appare essere una macroscopica lottizzazione ed edificazione abusiva consistente nell’avvenuta edificazione del campo da baseball in addizione del centro sportivo comunale (tutto ricadente nella fascia di rispetto cimiteriale di inedificabilità assoluta).

    Abusività che impedisce, a sommesso avviso dello scrivente, di procedere nello spendere denari pubblici, anche per la mera manutenzione.

    Senza contare che, per pacifica giurisprudenza amministrativa (cfr. ex multis: Cons. Stato, n. 13/2015; TAR Campania, NA, n. 1580/2013; TAR Toscana, n. 1807/2012; TAR Piemonte, n. 1320/2012), penale (cfr. ex multis: Cass. penale, Sez. III, n. 48221/2015; n. 47039/2015; n. 51427/2014) e costituzionale (cfr. CCost, n. 529/1995), ulteriori interventi – non solo additivi (come il campo di baseball), ma anche di manutenzione, eseguiti sulle opere abusive, ne rinnovano, perpetuandolo, il carattere di illiceità.

    Come è evidente dalla foto aerea del 1954 pubblicata sul sito web istituzionale Geoscopio della Regione Toscana, in località Gabbricce, a tale data, era presente il solo cimitero comunale.

    La foto aerea del 1978 ci mostra, invece, l’avvenuta realizzazione di un mero campo di calcio, con esistenza di attrezzature accessorie (verosimilmente panchine e spogliatoi in costruzioni precarie).

    La foto aerea del 1988 mostra una situazione sostanzialmente invariata.

    La foto aerea del 1996 mostra l’avvenuta edificazione di due costruzioni in muratura.

    La foto aerea del 2002 mostra l’avvenuta edificazione di un’altra costruzione in muratura e di un piccolo campo sportivo sussidiario.

    La foto aerea del 2005 mostra l’avvenuta costruzione di un importante edificio.

    La foto aerea del 2007 mostra l’avvenuta realizzazione di un altro campo di calcio sussidiario.

    La foto aerea del 2010 ci mostra la presenza di quattro edificio, di un campo di calcio principale, di un campo sussidiario, di un campo di calcetto e di un altro campo sportivo coperto da tensostruttura.

    La foto satellitare del 2013 ci mostra l’ulteriore espansione degli impianti sportivi mediante la creazione di un campo da baseball in corso di realizzazione. Questo è il fatto per il quale il dott. Valentini ha ricevuto l’avviso di garanzia.

    Come avete potuto ben evincere, siamo in presenza di una lottizzazione in progress, mai fermata, realizzata in zona a vincolo cimiteriale di inedificabilità assoluta.

    Il compendio normativo che viene riportato in appendice al presente esposto vi darà contezza del fatto che la riduzione della fascia di rispetto cimiteriale è sempre stata prevista dal legislatore statale per far avanzare il cimitero verso l’abitato. Giammai per far avanzare le costruzioni, sia pubbliche (diverse da quelle di natura cimiteriale) che private, verso il cimitero. Pertanto, qualsiasi atto amministrativo che fosse stato adottato a suo tempo per “variamente consentire” la costruzione degli impianti sportivi è assolutamente nullo – quindi inefficace – per violazione di norma imperativa e per violazione della norma attributiva del potere derogatorio.

    Il campo da baseball costituisce, ad avviso dell’esponente, l’ulteriore necessitato sviluppo dell’attività illecita che si lega in modo indissolubile alle opere precedentemente realizzate.

    Da evidenziare che del tutto inopinatamente, il Regolamento Urbanistico del Comune di Monteriggioni, redatto nel 2006 dall’allora Sindaco dott. Bruno Valentini, ha inammissibilmente ridotto il vincolo cimiteriale ope legis proprio all’evidente fine di poter realizzare il campo di baseball. Leggendo l’articolo 42 delle norme di attuazione vi sarà tutto chiaro.

    All’indomani della modifica dell’art. 338 del RD 1265/1934 ad opera dell’art. 28 della Legge n. 166/2002, il Comune non poteva effettuare previsioni nella zona a vincolo cimiteriale (TAR Abruzzo, AQ, n. 1141/2008). In ogni caso, occorreva la preventiva ad hoc – opera per opera – deliberazione derogatoria del Consiglio comunale per poter dare esecuzione ad un’opera pubblica. Ad ogni buon conto, l’opera è stata eseguita senza la suddetta deliberazione.

    Come detto, il Sost. Procuratore dott. Andrea Boni sembra essersi scordato di contestare al Sindaco di Siena dott. Bruno Valentini (Sindaco di Monteriggioni all’epoca dell’avvio delle procedure di realizzazione del campo da baseball) il concorso da esterno nei reati di lottizzazione ed edificazione abusiva.

    Si consideri che ai sensi dell’art. 338 del RD 1265/1934 il Sindaco, quale Autorità locale sanitaria, è tenuto a far rispettare il vincolo cimiteriale e ad adottare le ordinanze di demolizione.

    Nel caso di specie, non solo il Valentini appare che abbia omesso di adottare le ordinanze di demolizione degli impianti sportivi già esistenti al momento del suo insediamento, ma addirittura partecipa, con propri atti, così come scritto nella stampa del mese di dicembre 2015, al procedimento di costruzione del campo da baseball.

    Lo scrivente è del fermo avviso che – ora come ora – si imponga all’attuale Sindaco di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi) di adottare:
    – in primis, l’ordinanza di sgombero degli impianti sportivi, concessi in uso all’associazione calcio Siena, salvo se altri, previa dichiarazione di inagibilità che dovrà adottare il Responsabile dell’UTC Ing. Giuliani a causa dell’assenza del presupposto della conformità urbanistica degli impianti sportivi;
    – successivamente, la Sindaca dovrà adottare ex art. 338 TULS l’ordinanza di demolizione.

    Mi voglio augurare che il Sost. Procuratore della Repubblica dott. Andrea Boni, titolare del fascicolo, analizzi approfonditamente quanto esposto.

    Mi voglio augurare che il Procuratore della Corte dei Conti della Toscana faccia altrettanto.

    Mi voglio augurare che il Consigliere regionale dott. Stefano Scaramelli, presidente della III^ Commissione consiliare sanità e politiche sociali, analizzi approfonditamente quanto esposto non solo in questa rappresentazione, ma anche in tutte le altre inviate in questa settimana al Comune di Monteriggioni (finalizzate a far prendere atto agli Organi politici dell’esistenza di una grave e diffusa situazione di illegalità che crea diseguaglianze e i presupposti per la corruzione).

    Mi voglio augurare che il Segretario del PD locale dott.ssa Silvana Micheli rifletta bene sulla competenza degli amministratori del Partito Democratico e sulla gravità delle ripercussioni di azioni politico-tecnico-amministrative compiute da soggetti incompetenti iscritti al PD e candidati dal PD (nonché di quegli organi tecnici dirigenziali scelti dagli amministratori del PD).

    F.to Massimo Grisanti

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  11. ESPOSTO EX ART. 26, 27 E 30 DPR 380/2001 PER VIOLAZIONE DEL VINCOLO DI INEDIFICABILITA’ ASSOLUTA OPE LEGIS A TUTELA DELLA ZONA DI RISPETTO DEL CIMITERO DEL CAPOLUOGO DI CASTELNUOVO BERARDENGA

    INVIATO PER PEC il 2371/2016, alle ore 21:36.

    Al Sindaco del Comune di Castelnuovo Berardenga (Ing. Fabrizio Nepi)
    All’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Castelnuovo Berardenga (P.Ed. Alessandro Maggi)
    Al Segretario del Comune di Castelnuovo Berardenga (dott. Roberto Gamberucci)
    Al Responsabile dell’Ufficio Tecnico Urbanistica del Comune di Castelnuovo Berardenga (arch. Paola Dainelli)
    Ai Tecnici in forza all’Ufficio Tecnico Urbanistica del Comune di Castelnuovo Berardenga (P.Ed. Giovanna Giannassi – P.Ed. Federico Bernardi)
    Al Responsabile dell’Ufficio Tecnico Lavori Pubblici del Comune di Castelnuovo Berardenga (sig.ra Maria Silvia Picchi)
    Al Responsabile della Polizia Municipale del Comune di Castelnuovo Berardenga (sig. Leonardo Ricci)

    Al Presidente della Provincia di Siena (Ing. Fabrizio Nepi)
    Al Segretario Generale della Provincia di Siena (dott. Tommaso Stufano)
    Al Responsabile del Servizio di Controllo Abusivismo Edilizio della Provincia di Siena (arch. Alessandro Ferrari)

    Al Presidente dell’ASL 7 – funzione esercitata dal Commissario (dott. Enrico Desideri)

    Al Ministro per i Beni e le Attività Culturali (On. Dario Franceschini)
    Al Segretario Regionale del MIBACT per la Toscana (Arch. Paola Grifoni)
    Al Soprintendente BB. AA. SS. EE. di Siena
    Al Funzionario di Zona della Soprintendenza di Siena

    Al Presidente dell’ANAC (dott. Raffaele Cantone)
    Al Procuratore della Corte dei Conti per la Toscana
    Al Procuratore della Repubblica di Siena (dott. Salvatore Vitello)

    E per conoscenza:
    Al Consigliere della Regione Toscana dott. Stefano Scaramelli (Presidente della III^ Commissione consiliare – Sanità e politiche sociali)
    Al Segretario del Partito Democratico della provincia di Siena dott.ssa Silvana Micheli
    Al Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato
    Al Blog “Il Santo di Siena”
    Al Blog “L’eretico di Siena”

    OGGETTO: ESPOSTO EX ARTT. 26, 27 e 30 DPR 380/2001 nonché EX ART. 338 RD 1265/1934 e ss.mm.ii. nonché per l’accertamento dell’esecuzione di una lottizzazione residenziale in assenza dell’autorizzazione ex art. 21 D.Lgs. 42/2004.

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI) codice fiscale GRSMSM68C04H875H, nell’esaminare le opere eseguite nel Comune di Monteriggioni in vicinanza dei cimiteri di Uopini e di Gabbricce ha verificato che spesso e volentieri i comuni disapplicano il vincolo cimiteriale di inedificabilità assoluta.

    La curiosità di vedere come altri comuni si sono comportati mi ha portato ad esaminare il cimitero del capoluogo di Castelnuovo Berardenga (sperando che il Presidente della Provincia – Ing. Fabrizio Nepi – oltreché Sindaco del Comune potesse essere “libero” da condizionamenti affinché vigilasse sugli uffici provinciali preposti al controllo dell’abusivismo edilizio nel Comune di Monteriggioni).

    Con somma sorpresa, e profondo dispiacere, ho tuttavia acclarato che anche il Comune di Castelnuovo Berardenga non è da meno di Monteriggioni (epoca ex Sindaco Valentini).

    Voglio augurarmi che il Segretario Generale della Provincia di Siena (dott. Tommaso Stufano) vigili affinché il funzionario dell’Amministrazione provinciale, titolare della funzione di controllo dell’abusivismo edilizio, compia in tutto e per tutto il suo dovere (anche se non nutro dubbi), senza che in ciò sia condizionato dal fatto che il Presidente della Provincia è anche Sindaco del Comune di Castelnuovo Berardenga (ovverosia Colui il quale, sino ad oggi, non ha adottato l’ordinanza di demolizione ex art. 338 TULS per gli edifici, residenze ed altro, costruiti entro la zona di rispetto del cimitero del capoluogo).

    Mi riferisco al cimitero comunale del capoluogo a cui si giunge a mezzo di via del Paradiso. Il bene demaniale è censito nella mappa catastale al foglio n. 132 con la particella letterale A ed altre.

    Entro la zona di rispetto cimiteriale ex lege di 200 metri, in direzione sud, sud-ovest, ovest, vi rientrano numerosi edifici di nuova costruzione in corso di costruzione nel 2010 e nel 2013 (foto aeree e satellitari disponibili sul sito web Geoscopio della Regione Toscana).

    Per la precisione, vi rientrano, tra altri:
    – gli edifici residenziali, o prevalentemente tali, censiti al foglio di mappa n. 132 con le particelle nn. 107, 523 e 560;
    – l’edificio pubblico dell’ASL 7 di Siena e del Comune di Castelnuovo Berardenga, censito al foglio di mappa n. 132 con la particella n. 537.

    L’ASL 7 è proprietaria per 2609 millesimi, il Comune è proprietario per 7391 millesimi.

    I beni sono pervenuti agli attuali proprietari a mezzo di atto di permuta del 21/12/2011 con la società SANSEDONI S.p.A. a rogiti del Notaio Dott. Mario Zanchi di Siena, repertorio n. 30977.

    Gli edifici residenziali sono sicuramente abusivi per violazione dell’art. 338 TULS (cfr. Cass. Penale, Sez. III, n. 8626/2009).

    Il Responsabile dell’Ufficio Tecnico Urbanistica è obbligato ex art. 27 e 30 TUE ad annullare in autotutela i titoli abilitativi rilasciati ed ingiungere la sospensione della lottizzazione abusiva (che implicitamente contempla l’ordine di demolizione). Si rimarca che in presenza della lottizzazione abusiva l’annullamento dei titoli in autotutela è doveroso (cfr. Cons. Stato, n. 834/2013).

    Il provvedimento di demolizione, ad avviso dello scrivente, deve essere adottato congiuntamente con il Sindaco ai sensi dell’art. 338 TULS, ognuno per le proprie competenze.

    Inoltre, ad avviso dello scrivente è falso che il titolare dei permessi di costruzione degli edifici residenziali fossero titolati a chiederli ed ottenerli, atteso che ai sensi e per gli effetti dell’art. 825 c.c i loro terreni sono gravati – e lo erano anche al momento della richiesta dei titoli – dalla servitù inedificandi ex lege a favore del Comune in quanto proprietario del cimitero (bene demaniale). La servitù svuota il terreno dello ius aedificandi.

    Atteso che il Sindaco non ha tutelato ex art. 823 c.c. i diritti a favore del bene demaniale – e al contempo l’istruttore tecnico appare non aver rilevato l’assenza del titolo idoneo a costruire, evidenziando una macroscopica omissione d’istruttoria ex art. 6 della Legge n. 241/1990, e il Responsabile dell’UTC ha addirittura rilasciato i permessi di costruzione – appare emergere una convergenza di atti e comportamenti omissivi e commissivi che si saldano al fine di far realizzare una lottizzazione macroscopicamente abusiva.

    *

    Per quanto concerne, invece, l’edificio pubblico, si invita il Procuratore della Repubblica ad indagare in ordine alla datazione della previsione edificatoria (nel senso che, qualora il permesso di costruzione, alias deliberazione dell’opera pubblica, non sia stato rilasciato in attuazione di una previsione urbanistica contenuta nel PRGC vigente al momento dell’entrata in vigore dell’art. 28 della Legge n. 166/2002, la costruzione dell’opera pubblica integra anch’essa l’illecito della lottizzazione abusiva – cfr. TAR Abruzzo, AQ, n. 1141/2008).

    Peraltro, fermo restando impregiudicato quanto immediatamente sopra, nel caso in cui al momento dell’inizio dei lavori non fosse stata esperita la specifica procedura prescritta dal novellato art. 338, comma quinto, del TULS, il complesso edilizio è comunque manifestamente abusivo, atteso che sia il parere dell’ASL, sia la deliberazione consiliare di riduzione della zona di rispetto cimiteriale devono intervenire prima dell’inizio dei lavori.

    In ogni caso, se per l’edificio pubblico fossero state eseguite le procedure in modo assolutamente conforme all’art. 338 TULS, non è detto che il complesso edilizio non configuri una lottizzazione abusiva.

    *

    A quest’ultimo riguardo – e la questione investe anche gli edifici residenziali – si ricorda che il cimitero comunale è un bene culturale ai sensi e per gli effetti dell’art. 10 D.Lgs. 42/2004.

    Ad esso devono applicarsi le disposizioni degli artt. 77 e ss. del RD 363/1913 costituente il regolamento di esecuzione della prima parte del D.Lgs. 42/2004, così come previsto dall’art. 130 del c.d. Codice Urbani.

    Atteso che il vincolo cimiteriale ha anche natura urbanistica, i cui effetti non sono incisi da disposizioni contrastanti contenute negli strumenti urbanistici, cosicché esso si inserisce per inserzione automatica nei PRGC, ecco che la zona di rispetto ex lege di 200 metri, disciplinata da vincolo di inedificabilità, costituisce ex artt. 77 e 80 RD 363/1913 un vincolo ope legis di tutela indiretta del bene culturale. All’interno di detta zona di rispetto non può costruirsi in assenza della specifica autorizzazione preventiva ex art. 21 D.Lgs. 42/2004 da rilasciarsi da parte del Soprintendente (unico soggetto competente).

    A tal proposito si fa rilevare che le disposizioni dell’art. 45 D.Lgs. 42/2004 non esauriscono i vincoli di tutela indiretta, sia perché tali disposizioni non lo dicono espressamente, sia perché il vincolo di tutela indiretta ex art. 45 è di tipo amministrativo, mentre quello ex artt. 77 e 80 RD 363/1913 ha forza di legge.

    Così come possono esistere beni paesaggistici per legge e per decreto, ben possono essere impartite disposizioni di tutela indiretta ai beni culturali attraverso disposizioni di legge (o aventi forza di legge) e con decreti amministrativi soprintendentizi.

    Pertanto, si invita il Segretario regionale del MIBACT e il Soprintendente di Siena ad adottare i propri provvedimenti a tutela dei beni culturali.

    *

    Infine, tenuto conto che gli enti pubblici hanno operato una permuta, invito il Sindaco e il Segretario del Comune di Castelnuovo Berardenga e il Presidente – Commissario dell’ASL 7 a valutare la necessità (o quanto meno l’opportunità) di agire per far dichiarare la nullità del contratto di permuta per violazione dell’art. 46 DPR 380/2001.

    Il Segretario comunale e il Commissario dell’ASL valutino la ricorrenza della doverosità di effettuare la notitia damni al Procuratore della Corte dei Conti per la Toscana.

    Il Procuratore della Repubblica sicuramente indagherà in ordine alla sussistenza di falsa dichiarazione di conformità urbanistica ex art. 46 DPR 380/2001 negli atti di trasferimento (edifici pubblici e privati).

    Inoltre sono sicuro che valuterà la sussistenza dei gravi motivi per chiedere il sequestro preventivo degli edifici anche al fine di evitare le ulteriori dannose conseguenze dell’attività illecita di lottizzazione ed edificazione abusiva (ulteriori passaggi di proprietà e/o conclusione della monetizzazione delle condotte illecite a mezzo della vendita degli eventuali ultime unità immobiliari ancora invendute).

    Il Consigliere regionale dott. Stefano Scaramelli, quale Presidente della III^ Commissione consiliare regionale sarà sicuramente interessato alla vicenda.

    Così come lo sarà il Segretario del Partito Democratico provinciale, per valutare l’idoneità degli iscritti al PD a ricoprire importantissime funzioni pubbliche che impattano sulla vita di ogni giorno delle persone.

    F.to Massimo Grisanti

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  12. CON URGENZA per il Procuratore della Repubblica (dott. Salvatore Vitello)

    Al Sindaco del Comune di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi)
    All’Assessore all’Urbanistica del Comune di Monteriggioni (dott. Andrea Frosini)
    Al Segretario del Comune di Monteriggioni (dott. Rossano Mancusi)
    Al Responsabile dell’Ufficio edilizia e urbanistica del Comune di Monteriggioni (Ing. Paolo Giuliani)
    Agli Istruttori tecnici in servizio agli uffici SUAP e SUE del Comune di Monteriggioni
    Al Responsabile dell’Ufficio lavori pubblici del Comune di Monteriggioni (Ing. Leonardo Bonini)
    Al Comandante della Polizia Municipale del Comune di Monteriggioni

    Al Presidente della Provincia di Siena (Ing. Fabrizio Nepi)
    Al Segretario Generale della Provincia di Siena (dott. Tommaso Stufano)
    Al Responsabile del Servizio di Controllo Abusivismo Edilizio della Provincia di Siena (arch. Alessandro Ferrari)
    Al Comandante e al Dirigente ad interim della Polizia della Provincia di Siena (dott. Marco Ceccanti – dott. Giulio Nardi)

    Al Prefetto di Siena

    Al Procuratore della Corte dei Conti per la Toscana

    E per conoscenza:
    Al Consigliere regionale dott. Stefano Scaramelli (Presidente della III^ Commissione consiliare)
    Al Segretario provinciale del Partito Democratico (dott.ssa Silvana Micheli)

    Al blog “Il Santo di Siena”
    Al blog “L’eretico di Siena”

    OGGETTO: Esposto per edificazione, utilizzazione e lottizzazione abusive ex artt. 26, 27 e 30 DPR 380/2001 relativo all’area produttiva posta in Comune di Monteriggioni, località Rigoni, in fregio alla strada provinciale n. 5 “Colligiana”.
    Esposto per omessa tutela amministrativa dei diritti ex art. 823 c.c. spettanti alla Provincia sui terreni di terzi in fregio alla S.P. n. 5 “Colligiana”.

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI) e codice fiscale GRSMSM68C04H875H, sente – innanzi tutto e quale dovere generale professionale e così rispondendo fattivamente, quale Cittadino e per educazione civica, agli appelli lanciati dal Presidente della Repubblica on. Sergio Mattarella e da Papa Francesco affinché ognuno apporti il proprio contributo per la lotta all’illegalità e ad ogni forma di corruzione e alle diseguaglianze che disgregano il tessuto sociale – la necessità di esporre quanto segue in ordine all’insediamento produttivo posto in Comune di Monteriggioni, località Rigoni, in fregio alla strada provinciale n. 5 “Colligiana”.

    § 1.- L’AREA IN ESAME.

    L’area oggetto d’esame è censita nei fogli di mappa catastale nn. 3 e 4 del Comune di Monteriggioni, e precisamente:

    – nel foglio n. 3: particelle numeri:
    o 57, di mq 49;
    o 46, di mq 16.540;
    o 100, di mq 6.374;
    o 101, di mq 7.626;
    o 85, di mq 7.000;
    o 87, di mq 750;
    o 53, di mq 9.584;
    o 69, di mq 764, di proprietà del Comune di Monteriggioni, apparentemente utilizzata a parcheggio;
    o 77, di mq 632, di proprietà del Comune di Monteriggioni, apparentemente utilizzata a parcheggio;
    o 54, di mq 18.480;
    o 75, di mq 2;
    o 78, di mq 358, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada;
    o 79, di mq 74;
    o 80, di mq 371, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada;
    o 81, di mq 17;
    per parziali mq 68.621, di cui:
    a. mq 729 adibiti a strada pubblica, perciò irrilevanti ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968;
    b. mq 1.396 adibiti a parcheggio “pubblico”, rilevanti ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968 qualora siano effettivamente pubblici, nel senso che sia effettivamente atto ad un uso indistinto da parte degli utenti di tutti gli insediamenti produttivi presenti nella “Zona D ex art. 5 DM 1444/1968”. In ragione della loro ubicazione e interclusione tra due edifici tale parcheggio appare essere un’opera realizzata con soldi pubblici posta all’uso esclusivo o quasi tale dell’antistante edificio distinto con la particella n. 53;
    c. mq 66.496 effettivamente costituenti area destinata “di fatto” (non è detto che lo sia di diritto per violazione della legge n. 1150/1942 e s.m.i., del DM 1444/1968 e degli strumenti urbanistici) ad insediamenti produttivi ex art. 5 DM 1444/1968.

    – nel foglio n. 4: particelle numeri:
    o 517, di mq 4.510;
    o 513, di mq 6.063;
    o 507, di mq 49;
    o 384, di mq 554, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza);
    o 382, di mq 180, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza);
    o 386, di mq 672, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza);
    o 380, di mq 214, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza);
    o 250, di mq 500, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza);
    o 251, di mq 110, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza);
    o 378, di mq 58, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza);
    o 467, di mq 10;
    o 468, di mq 57;
    o 461, di mq 155;
    o 460, di mq 95;
    o 465, di mq 120;
    o 376, di mq 61, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 228, di mq 1.045, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 505, di mq 7.344;
    o 504, di mq 2.944;
    o 374, di mq 40, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 221, di mq 2.540, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 220, di mq 2.390, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 388, di mq 146, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 285, di mq 275, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 372, di mq 32, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 369, di mq 126, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 365, di mq 10, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 115, di mq 13.443;
    o 360, di mq 343, di proprietà del Comune di Monteriggioni, apparentemente utilizzata a parcheggio;
    o 357, di mq 1.225, di proprietà del Comune di Monteriggioni, apparentemente utilizzata a parcheggio;
    o 362, di mq 28, di proprietà del Comune di Monteriggioni, apparentemente utilizzata a parcheggio;
    o 366, di mq 71, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada;
    o 367, di mq 545, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada;
    o 363, di mq 12, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada;
    o 253, di mq 720, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada;
    o 392, di mq 63, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada;
    o 394, di mq 95, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada;
    o 396, di mq 1.154, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada;
    o 385, di mq 10.718;
    o 555, di mq 6.054;
    o 556, di mq 15;
    o 558, di mq 200;
    o 480, di mq 3.466;
    o 475, di mq 735;
    o 387, di mq 10.814;
    o 481, di mq 2.680;
    o 474, di mq 60;
    o 248, di mq 275, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 249, di mq 110, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 124, di mq 120, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 244, di mq 320, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 245, di mq 125, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 482, di mq 132, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 486, di mq 41, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 487, di mq 49;
    o 488, di mq 2, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 489, di mq 33;
    o 390, di mq 51;
    o 483, di mq 3;
    o 322, di mq 1.768, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 323, di mq 49;
    o 324, di mq 19, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 501, di mq 28.592;
    o 136, di mq 1.080, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita ad aiuola, inserita nel piano di valorizzazione ed alienazione delle proprietà comunali (perciò non costituisce standards ex art. 5 DM 1444/1968, perché altrimenti non poteva essere inserita stante la palese carenza di standards nella lottizzazione produttiva de qua);
    o 634, di mq 562, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita ad aiuola, inserita nel piano di valorizzazione ed alienazione delle proprietà comunali (perciò non costituisce standards ex art. 5 DM 1444/1968, perché altrimenti non poteva essere inserita stante la palese carenza di standards nella lottizzazione produttiva de qua);
    o 637, di mq 320, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita ad aiuola, inserita nel piano di valorizzazione ed alienazione delle proprietà immobiliari (perciò non costituisce standards ex art. 5 DM 1444/1968, perché altrimenti non poteva essere inserita stante la palese carenza di standards nella lottizzazione produttiva de qua);
    o 636, di mq 235, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 318, di mq 10;
    o 125, di mq 16.595;
    o 417, di mq 3.950;
    o 399, di mq 345;
    o 428, di mq 2.175;
    o 404, di mq 840;
    o 157, di mq 1.751;
    o 406, di mq 727;
    o 398, di mq 1.332, di proprietà del Comune di Monteriggioni, adibita a strada (a tal proposito si rimarca che i posti auto ricavati nelle sedi viarie non sono computabili ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968, atteso che il legislatore esclude espressamente tale evenienza); non a caso anche il Comune non ha qualificato tale terreno, neppure in parte, come parcheggio;
    o 400 di mq 15;
    per parziali mq 144.367, di cui:
    a. mq 16.092 adibiti a strada pubblica, perciò irrilevanti ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968;
    b. mq 1.962 adibiti ad aiuola di proprietà comunale, riconosciuti non costituenti standards urbanistici per effetto del loro inserimento nel piano di valorizzazione ed alienazione immobiliare;
    c. mq 1.596 adibiti a parcheggio “pubblico”, rilevanti ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 DM 1444/1968 qualora siano effettivamente pubblici, nel senso che sia effettivamente atto ad un uso indistinto da parte degli utenti di tutti gli insediamenti produttivi presenti nella “Zona D ex art. 5 DM 1444/1968”. In ragione della loro ubicazione e interclusione tra due edifici tale parcheggio appare essere un’opera realizzata con soldi pubblici posta all’uso esclusivo o quasi tale dell’antistante edificio distinto con la particella n. 53;
    d. mq 126.679 effettivamente costituenti area destinata “di fatto” (non è detto che lo sia di diritto per violazione della legge n. 1150/1942 e s.m.i., del DM 1444/1968 e degli strumenti urbanistici) ad insediamenti produttivi ex art. 5 DM 1444/1968.

    Ricapitolando, l’area produttiva “Rigoni” di complessiva trasformazione territoriale è pari a catastali mq 212.988 ovverosia 21 ettari e circa 3.000 mq:
    – di cui l’area effettivamente destinata ad insediamenti produttivi è pari a catastali mq 193.175 ovverosia 19 ettari e poco più di mq 3.000;
    – di cui l’area destinata a “probabili” standards urbanistici ad uso parcheggio pubblico è pari a catastali mq 2.992.

    § 2.- LA VIOLAZIONE DELL’ART. 5 DM 1444/1968. – LA MACROSCOPICA LOTTIZZAZIONE ABUSIVA.

    L’area ospita insediamenti industriali, artigianali, commerciali (tra cui la discoteca Vanilla).

    Premesso che il Comune di Monteriggioni approvò una variante al PRG negli anni 1973-1974 – poco dopo l’entrata in vigore dell’art. 41-quinquies della Legge n. 1150/1942 e ss.mm.ii. e dell’attuativo DM 1444/1968 – e considerato che all’epoca erano ben pochi gli edifici produttivi esistenti, nonché tenuto conto che costituisce “nuovo insediamento produttivo” anche il mero insediamento di una nuova attività produttiva in un edificio esistente, è palese che l’intera lottizzazione è soggetta alle disposizioni dell’art. 5 DM 1444/1968 fin dal PRG approvato negli anni 1973-1974.

    A tal proposito, peraltro, si consideri che con il RU 2006 (approvato dalla Giunta Valentini) l’intera area fu classificata “Zona D di completamento” ai sensi del DM 1444/1968, disciplinata dall’allora art. 33 delle relative norme di attuazione.

    La qualifica di zona di completamento non è sorretta dai presupposti di legge.

    Come ha correttamente detto la Regione Toscana nella deliberazione della Giunta regionale 10 febbraio 2003, n. 118 (BURT n. 10 del 5/3/2003), al punto 3.2, le aree di completamento sono quelle ove sono già presenti le opere di urbanizzazione primaria (tra cui verde e parcheggi pubblici) ove si tratti di completare gli interventi previsti da piani di lottizzazione già approvati e vigenti.

    Nel caso di specie, le aree – con i relativi edifici esistenti, utilizzati con funzioni anche commerciali – non derivano da piani di lottizzazione approvati e vigenti.

    La qualificazione di “zona di completamento” costituisce , quindi, falsa applicazione di legge ed appare finalizzata ad non far adottare, al dirigente dell’UTC, le doverose ordinanza di sospensione della lottizzazione abusiva ex art. 30 DPR 380/2001.

    Nel concreto, poi, anche considerando che gli edifici produttivi fossero tutti adibiti a funzioni industriali e/o artigianali – ma non è assolutamente così, essendo presenti numerose e rilevanti attività commerciali – a fronte di mq 193.175 di “zona produttiva” gli standards urbanistici di urbanizzazione primaria ex art. 5 DM 1444/1968 dovrebbero essere non inferiori a mq 19.318 (10%).

    Gli attuali standards urbanistici – se va bene (v. i rilievi effettuati sopra al § 1) – sono pari a mq 2.992 ovverosia l’1,2% !!

    In sostanza, gli standards attuali sono ben 8 volte inferiori a quelli minimi di legge!!

    Senza considerare, come detto, le attività commerciali !!

    E’ certo che la lottizzazione produttiva esistente è integralmente abusiva essendo ben l’800% di quella legale.

    Per di più, come meglio verrà detto nel seguente paragrafo, la falsa perimetrazione di centro abitato, contenuta nel RU 2006 (Giunta Valentini) appare essere stata funzionale per mascherare l’impossibilità di qualificare la zona come di completamento anziché, come doverosamente doveva essere fatto, di espansione (così da essere assoggettata a piano di lottizzazione).

    NON VI E’ CHI NON VEDA IL PRESSANTE OBBLIGO – gravante sul Responsabile dell’UTC e sugli istruttori – DI ADOZIONE DELL’ORDINANZA DI SOSPENSIONE DELLA LOTTIZZAZIONE ABUSIVA e di IMMEDIATA SOSPENSIONE DI TUTTE LE ATTIVITA’ EDILIZIE ATTUALMENTE IN CORSO.

    § 2.- LA FALSA PERIMETRAZIONE DI CENTRO ABITATO. – LA VIOLAZIONE DELLE DISTANZE EX DM 1404/1968.

    La perimetrazione del centro abitato operata nel RU 2006 costituisce falsa applicazione delle definizioni del Nuovo Codice della Strada e delle istruzioni ISTAT in tema di disciplina anagrafica, atteso che all’epoca di formazione dello strumento urbanistico (2005-2006) non esistevano 25 fabbricati.

    Per di più all’area industriale di Rigoni – per far vedere che esisteva un “centro abitato” – è stata inammissibilmente inclusa l’area in edificata “RE4” da destinarsi alla realizzazione di un albergo. Peraltro, la stessa zona industriale di Rigoni comprende, entro il falso perimetri di “centro abitato”, anche terreni non costruiti.

    Non vi è chi non veda la falsità della perimetrazione di “centro abitato” per la zona industriale di Rigoni.

    La falsa perimetrazione di centro abitato appare essere stata finalizzata a creare una sorta di sanatoria surrettizia di edifici realizzati dopo l’entrata in vigore del DM 1404/1968 entro la fascia di rispetto di 20 metri dalla strada provinciale n. 5 “Colligiana”.

    In tale fascia vi rientrano i seguenti fabbricati:
    – Fg. 3, particella n. 53 e 54;
    – Fg. 4, particella n. 115.

    Si ritiene che la Provincia fosse stata tenuta – così come ancora – a tutelare ex art. 823 c.c. i propri diritti demaniali su beni altrui (fino ad oggi evidentemente vi è stata omissione, visto che gli edifici sono sempre esistenti in zona a vincolo di inedificabilità assoluta).

    § 3.- SULLA PRESUNTA ESISTENZA DI ULTERIORI ABUSI EDILIZI.

    Esaminando la sovrapposizione tra mappa catastale e foto satellitari 2013 presente sul sito web Geoscopio della Regione Toscana emergono i seguenti edifici non accatastati, quindi presuntivamente abusivi, ricadenti sulle seguenti particelle: Fg. 4: particelle nn. 387, 501, 417.

    A dimostrazione che la lottizzazione abusiva è tutta in divenire.

    Inoltre, non si può fare a meno di evidenziare l’apparente violazione della normativa regionale di tutela idrogeologica che, a partire dal 1994, impone di riservare spazi permeabili in misura non inferiore al 25% dell’area fondiaria di ciascun lotto.

    *

    Si ritengono sussistenti i presupposti per il sequestro preventivo dell’intera lottizzazione, così come fatto, dal Procuratore della Repubblica, per il Comparto TU-8 di Uopini ove non ha riscontrato l’esistenza degli standards ex DM 1444/1968.

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  13. ESPOSTO IN ORDINE ALLA FALSA PERIMETRAZIONE DEL CENTRO ABITATO IN FATTO IN LOCALITA’ GABBRICCE

    INVIATO PER PEC IL 25/1/2015, alle ore 11:39

    Al Segretario del Comune di Monteriggioni (dott. Rossano Mancusi)
    Al Comandante della Polizia Municipale di Monteriggioni
    Al Procuratore della Repubblica di Siena (dott. Salvatore Vitello)

    E per conoscenza:
    Al Cons. regionale dott. Stefano Scaramelli (Presidente della III^ Commissione consiliare)
    Al Segretario provinciale del Partito Democratico (dott.ssa Silvana Micheli)
    Al Blog “Il Santo di Siena”
    Al Blog “L’eretico di Siena”

    OGGETTO: ESPOSTO per falsa rappresentazione della località Gabbricce come “centro abitato” nella tavola C2 del Regolamento Urbanistico comunale.

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI) codice fiscale GRSMSM68C04H875, evidenzia che la tavola C2 del Regolamento Urbanistico comunale “ricostruito” con la Deliberazione di Consiglio comunale n. 12 del 7/4/2015, a cui ha assistito il Segretario Generale dott. Rossano Mancusi (garante della legalità dell’azione amministrativa, cfr. Cons. Stato, n. 8750/2009), riporta la perimetrazione della località Gabbricce come centro abitato.

    Ad onor del vero, la DCC 15/2015 ha perpetuato la falsa perimetrazione già contenuta nel RU 2009 e prima ancora nel RU 2006(entrambe Amministrazioni VALENTINI)

    Nella legenda della Tav. C2 vi è scritto che con la linea nera tratteggiata è indicato il “Perimetro dei Centri Abitati ai sensi della L.R. 1/05 (art. 26)”. Il riferimento è all’art. 26 delle norme di attuazione del RU, non alla legge regionale (nella quale si parla di centri abitati nell’art. 55, comma 2).

    Nel comma 2 dell’art. 26 vi si dichiara: “Nelle presenti norme sono perimetrali i centri abitati di … Gabbricce …”.

    Lo scrivente è del fermo avviso che tale perimetrazione costituisca un palese falso in atto pubblico per i motivi che seguono. Tale falso potrebbe essere stato confermato con la DCC 15/2015 in ragione del fatto che il Responsabile dell’UTC Ing. Paolo Giuliani ha verificato l’integrale contenuto della “smarrita” Variante 2014 RU, così validandolo, e che il Consiglio comunale ha fatto propria la relazione del Responsabile.

    I motivi che a mio dire sostengono la falsità della perimetrazione sono:

    1) L’art. 55 LRT 1/2005 si riferisce ad un centro abitato esistente in fatto e non in divenire atteso che la disposizione recita: “… il perimetro aggiornato dei centri abitati inteso come delimitazione continua che comprende tutte le aree edificate e i lotti interclusi …”. Tale perimetro è quello aggiornato in fatto, non quello che sarà (nelle intenzioni)!!

    2) Anche le definizioni del Nuovo Codice della Strada si riferiscono a centri abitati esistenti.

    3) Inoltre, per essere un centro abitato devono esistere almeno 25 fabbricati senza soluzioni di continuità tra i suoli edificati a meno che non siano lotti interclusi (ma sono tali solo quelli che sono stati costituiti da un piano di lottizzazione ancora non ultimato nella sua esecuzione, ed il caso non ricorre a Gabbricce).

    4) Aver formato un impossibile limite di centro abitato di Gabbricce sembra finalizzato a non voler far emergere che, in realtà, i terreni dei comparti TU5, TU5bis-a, TU5bis-b, TU5bis-c, TU5bis-d e TU5bis-e sono nuovi impegni di suolo e costituenti un nuovo insediamento in zona agricola. Il tutto in palese dispregio dei principi generali della LRT 1/2005.

    Pertanto, invito il Segretario comunale e il Comandante della Polizia Municipale ad accertare la sussistenza del fumus commissi delicti di falso in atto pubblico per aver, il redattore del RU salvo se altri o in concorso con altri, indicato Gabbricce come centro abitato e comunque aver indicato un falso limite in fatto di centro abitato.

    Si richiede altresì che i detti Pubblici Ufficiali accertino se la DCC 15/2015 abbia rinnovato l’illecito.

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  14. LA PRESENTE RICHIESTA E’ STATA INOLTRATA PER PEC IL 25/1/2016, alle ore 13:28 al Comune.
    LA STESSA RICHIESTA, A VALENZA DI ESPOSTO, è stata inviata per PEC il 25/1/2016, alle ore 13:28, alla Procura della Corte dei Conti per la Toscana
    Il tutto inviato per conoscenza a Scaramelli, MIcheli, Il Santo e Ascheri il 2571/2016 alle ore 13:29-

    Al Sindaco del Comune di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi)
    Al Comandante della Polizia Municipale del Comune di Monteriggioni – anche per il successivo inoltro al Procuratore della Repubblica (dott. Salvatore Vitello)

    E per conoscenza:
    Al Consigliere regionale dott. Stefano Scaramelli (Presidente della III^ Commissione consiliare)
    Al Segretario provinciale del Partito Democratico (dott. Silvana Micheli)
    Al blog “Il Santo di Siena”
    Al blog “L’eretico di Siena”

    OGGETTO: ISTANZA DI ACCESSO AGLI ATTI (se del caso ACCESSO CIVICO) relativi al procedimento di formazione della Variante 2009 RU, della Variante 2014 RU e della Variante ricostruttiva-confermativa 2015 RU ed inerenti la c.d. VALORIZZAZIONE DELLE AREE DI PROPRIETA’ COMUNALE MEDIANTE ATTRIBUZIONI DI CAPACITA’ EDIFICATORIE E FINALIZZATE ALLA VENDITA.

    Si premette che l’atto ha anche valenza di esposto-denuncia in caso di già avvenuta alienazione, negli anni passati delle Amministrazioni Valentini-Fantucci, di aree di proprietà comunale acquisite al patrimonio per effetto di convenzioni urbanistiche (e quindi aree già costituenti standards urbanistici ex DM 1444/1968).

    Il sottoscritto Geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI) codice fiscale GRSMSM68C04H875H, rileva quanto segue.

    Nella Variante 2009 RU (Amministrazione VALENTINI) sono contenute – a mio dire del tutto inammissibilmente, per i motivi di cui infra, in caso di aree derivanti da cessioni ex DM 1444/1968 – previsioni di valorizzazione immobiliare di terreni di proprietà comunale attraverso l’attribuzione di capacità edificatorie. Valorizzazioni immobiliari che in taluni casi appaiono finalizzate a far costruire edifici di edilizia residenziale convenzionata o pubblica.

    Il tutto evidentemente finalizzata, l’azione pianificatoria formata su indicazioni degli organi politico-gestionali, ad incamerare denari a mezzo di aste pubbliche di vendita.

    Ebbene – come il compianto avv. Luca Stanghellini ebbe modo di far presente all’allora Sindaco Paolo Casprini in occasione dell’affaire “Rinuncia alla cessione delle attrezzature sportive in località Montarioso – acquisto delle stesse da parte della Parrocchia di San Giovanni Battista sotto il Duomo” per far costruire il Palazzetto del Costone – la sottrazione di aree pubbliche di standards urbanistici fa venire meno la legittimità degli insediamenti costruiti con cui gli stessi si relazionano.

    In sintesi, la sottrazione delle aree a standards getta gli insediamenti nella sopravvenuta lottizzazione abusiva per causa dipendente esclusivamente dalla cessione operata dal Comune.

    Peraltro non è nemmeno pacifico che il preventivo reperimento di spazi pubblici, nella stessa o maggiore quantità e qualità, in sostituzione di quelli da alienarsi possa costituire un valido presupposto per la loro cessione, atteso che nel caso in cui gli standards da cedere derivano da una lottizzazione convenzionata di iniziativa privata si ritiene necessario acquisire il consenso unanime di tutti i proprietari già facenti parte della lottizzazione. Infatti, tali opere di urbanizzazione costituiscono palesemente condizioni estrinseche di valorizzazione dei fabbricati privati (in ragione della vicinanza), cosicché la loro sottrazione o lo spostamento in siti più lontani incide sicuramente sul valore venale degli edifici privati, con conseguente possibilità che l’Ente locale possa essere chiamato al risarcimento dei danni.

    Ciò posto, si fa rilevare che la giurisprudenza amministrativa si è già occupata del “costume” invalso negli Enti locali di procedere nell’alienazione e valorizzazione delle aree a standards per la loro vendita e conseguente re-impinguamento delle casse comunali (TAR Piemonte, n. 3188/2009; TAR Lombardia, BS, n. 193/2011). Le sentenze affermano l’impossibilità, per il Comune, di procedere nella valorizzazione ed alienazione degli standards urbanistici inferiori a quelli minimi ex DM 1444/68 oppure prima che tali standards minimi siano stati nuovamente reperiti e realizzati nel concreto.

    Ma anche la Corte dei Conti della Regione Friuli Venezia Giulia (n. 76/2011) si è espressa al riguardo, rilevando: “… In conclusione, dal complesso normativo sopra delineato consegue che la discrezionalità del Comune, nel deliberare il trasferimento di un bene nella categoria del patrimonio disponibile e nella individuazione delle concrete modalità di valorizzazione, incontra un duplice limite: da un lato, il bene di proprietà comunale può essere inserito nel piano delle alienazioni e valorizzazioni solo in quanto non è più funzionale alle finalità istituzionali dell’Ente locale; dall’altro, la dismissione e le altre modalità di gestione e valorizzazione del bene devono essere svolte nel rispetto dell’interesse pubblico, ossia dell’interesse alla trasparenza e correttezza della azione della pubblica amministrazione, primariamente soddisfatto dal ricorso a “strumenti competitivi” per la scelta dei contraenti (cfr. Corte Costituzionale con sentenza del 16 – 30 dicembre 2009, n. 340 – in G.U. 1a s.s. 7/1/2010, n. 1).”.

    Poiché il Comune è tenuto ex art. 13 D.Lgs. 267/2000 ad assicurare i servizi essenziali, tra cui vi rientrano anche le opere di urbanizzazione primaria e secondaria nei limiti minimi essenziali prestazionali (lep) ex DM 1444/1968, NON VI E’ CHI NON VEDA che la dismissione-valorizzazione degli standards urbanistici esistenti PUO’ ESSERE DELIBERATA DAL COMUNE SOLO DOPO CHE ALTRE AREE PER STANDARDS CON SOVRASTANTI OPERE SIANO STATE EFFETTIVAMENTE REPERITE E REALIZZATE.

    Poiché sembra che il VALENTINI abbia l’abitudine – a mio dire pessima – di ricorrere a questi strumenti di valorizzazione immobiliare (tanto che anche a Siena, dove ora svolge la funzione di Sindaco, ha già operato e fatto operare varianti urbanistiche di valorizzazione per la successiva alienazione, in assenza dell’esistenza di quell’anagrafe edilizia che costituisce l’essenziale presupposto conoscitivo per poter effettuare la valutazione di superfluità degli standards oggetto d’interesse), vengo a chiedere l’accesso agli atti di cui all’oggetto.

    Inoltre chiedo di conoscere (attraverso l’ostensione degli specifici atti) quali vendite di aree comunali, già acquisite per mezzo di cessioni dipendenti da convenzioni urbanistiche o atti unilaterali d’obbligo, il Comune di Monteriggioni abbia effettuato dal 2006 ad oggi.

    E ciò anche al fine di accertare se il bilanci del Comune di Monteriggioni – qualora siano state fatte inammissibili vendite di standards urbanistici – siano stati illegittimamente formati e certificati.

    In sintesi, quello che vorrei non emergesse è che attraverso inammissibili operazioni di valorizzazione immobiliare il Comune di Monteriggioni abbia occultato buchi di bilancio.

    In ultimo, si invita il Segretario comunale ad accertare se, in caso di inammissibile vendite di aree a standards, sussistono i presupposti o la doverosità di far procedere il Sindaco nell’instaurazione di cause civili finalizzate a far riconoscere la nullità degli atti di trasferimento per violazione di norme imperative urbanistiche.

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  15. ESPOSTO EX ARTT. 26, 27 E 30 DPR 380/2001 in ordine all’area produttiva dal Podere Le Frigge alla SP 5 Colligiana

    INVIATO per PEC il 26/1/2016, alle ore 00:52

    CON URGENZA per il Procuratore della Repubblica (dott. Salvatore Vitello)

    Al Sindaco del Comune di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi)
    All’Assessore all’Urbanistica del Comune di Monteriggioni (dott. Andrea Frosini)
    Al Segretario del Comune di Monteriggioni (dott. Rossano Mancusi)
    Al Responsabile dell’Ufficio edilizia e urbanistica del Comune di Monteriggioni (Ing. Paolo Giuliani)
    Agli Istruttori tecnici in servizio agli uffici SUAP e SUE del Comune di Monteriggioni
    Al Responsabile dell’Ufficio lavori pubblici del Comune di Monteriggioni (Ing. Leonardo Bonini)
    Al Comandante della Polizia Municipale del Comune di Monteriggioni
    Al Presidente della Provincia di Siena (Ing. Fabrizio Nepi)
    Al Segretario Generale della Provincia di Siena (dott. Tommaso Stufano)
    Al Responsabile del Servizio di Controllo Abusivismo Edilizio della Provincia di Siena (arch. Alessandro Ferrari)
    Al Segretario regionale del MIBACT
    Al Ministro per i beni e le attività culturali
    Al Soprintendente BB.AA. di Siena
    Al Prefetto di Siena
    Al Procuratore della Corte dei Conti per la Toscana

    E per conoscenza:
    Al Consigliere regionale dott. Stefano Scaramelli (Presidente della III^ Commissione consiliare)
    Al Segretario provinciale del Partito Democratico (dott.ssa Silvana Micheli)
    Al blog “Il Santo di Siena”
    Al blog “L’eretico di Siena”

    OGGETTO: Esposto per edificazione, utilizzazione e lottizzazione abusive ex artt. 26, 27 e 30 DPR 380/2001 relativo all’area produttiva posta in Comune di Monteriggioni, località Rigoni, in fregio alla strada provinciale n. 5 “Colligiana”. In zona a vincolo paesaggistico.

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI) e codice fiscale GRSMSM68C04H875H, sente – innanzi tutto e quale dovere generale professionale e così rispondendo fattivamente, quale Cittadino e per educazione civica, agli appelli lanciati dal Presidente della Repubblica on. Sergio Mattarella e da Papa Francesco affinché ognuno apporti il proprio contributo per la lotta all’illegalità e ad ogni forma di corruzione e alle diseguaglianze che disgregano il tessuto sociale – la necessità di esporre quanto segue in ordine all’insediamento produttivo posto in Comune di Monteriggioni, che si diparte dal Podere Le Frigge ed arriva alla strada provinciale n. 5 “Colligiana”.

    § 1.- L’AREA IN ESAME.

    L’area oggetto d’esame è censita nel foglio di mappa catastale n. 4 del Comune di Monteriggioni, con le particelle nn. 57 (mq 9.933), 580 (mq 843), 674 (mq 29), 623 (mq 249), 644 (mq 1.312), 645 (mq 720), 646 (mq 24), 648 (mq 66), 670 (mq 22.653), 519 (mq 2.310), 584 (mq 1.886), 658 (mq 26.793), 672 (mq 67), 554 (mq 235), 671 (mq 45), 664 (mq 2.060), 55 (mq 100), 520 (mq 9.180), 160 (mq 1.400), 540 (mq 900), 538 (mq 5.180), 525 (mq 6.880), 132 (mq 1.490), 131 (mq 1.942), 130 (mq 5.278), 527 (mq 9.250), 639 (mq 7.530), 640 (mq 9.110), 531 (mq 260), 416 (mq 115), 455 (mq 1.777), 51 (mq 10.222), 74 (mq 11.241), 553 (mq 645), 524 (mq 75), 537 (mq 70), 455 (mq 1.777), 182 (mq 12), 54 (mq 14.270), 550 (mq 35), 549 (mq 105), 108 (mq 95), 669 (mq 5356), 443 (mq 17.819), 265 (mq 720), 500 (mq 450), 85 (mq 10.340) e 77 (mq 56.880) – tutte di proprietà privata, assommanti a mq 259.729 (ovverosia ettari 25.97.29),
    oltre alle particelle nn. 521 (mq 3.770), 535 (mq 220), 539 (mq 1.350), 526 (mq 320), 528 (mq 550), 530 (mq 1.050), 542 (mq 30), 534 (mq 590), 536 (mq 275), 548 (mq 1.060), 523 (mq 170) e 551 (mq 700) – tutte di proprietà del Comune di Monteriggioni, destinate a strada, assommanti a mq 10.085 (ovverosia ettari 1.00.85).

    La lottizzazione produttiva misura complessivamente catastali mq 269.814 (ovverosia ettari 26.98.14), di cui destinati a strade mq 10.085 e destinati (di fatto e di diritto) ad insediamenti produttivi mq 259.729.

    Lo sapete quanti sono gli standards urbanistici di verde e parcheggi pubblici ?? Mq 0. ZERO!!

    Forse c’è una leggera lottizzazione abusiva. Ma non tanto … appena appena.

    Visto che nel 1954 nell’area non c’era un fabbricato e nel 1978 si contano sulle punta delle dita di una mano (e nel frattempo il Comune di Monteriggioni aveva adottato il PRG, con conseguente obbligo, per gli interessati, di far richiesta di autorizzazione a lottizzare).

    Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro, se non per dire che anche in presenza di permessi di costruzione rilasciati, anche a sanatoria, sussiste la lottizzazione abusiva, permane l’obbligo di ordinarne la sospensione (anche a distanza di decenni) – vedasi ex multis: Cons. Stato, n. 26/2016.

    Peraltro, la lottizzazione abusiva è in progress, stante la recente edificazione di diversi edifici.

    In questa lottizzazione abusiva vi ricade anche quella già denunciata con il nome “Le Frigge”. Quella, per intendersi, dove l’ex Assessore all’Urbanistica Chiantini, in sede di deliberazione di Consiglio comunale, disse che c’era la necessità di passare edificabile un’area agricola per la CAV perché altrimenti se questa ditta andava a comprare un terreno già edificabile lo pagava troppo.

    Penso proprio che il Responsabile dell’UTC debba procedere – immantinenti – ad ordinare la sospensione della lottizzazione abusiva e la demolizione degli edifici ed altre costruzioni presenti. Consentire la prosecuzione delle attività significherebbe, a mio parere, consentire di perpetuare gli illeciti in zona che è anche vincolata sotto il profilo paesaggistico.

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  16. INVIATO PER PEC il 26/1/2016, alle ore 18:58

    ESPOSTO EX ARTT. 26, 27 E 30 DPR 380/2001 PER EDIFICAZIONE, UTILIZZAZIONE E LOTTIZZAZIONE ABUSIVE IN CASTELLINA SCALO, VIA DELLA LIBERTA’, COMPARTO TU-4 (residenziale)

    Al Sindaco del Comune di Monteriggioni (dott.ssa Raffaella Senesi)
    All’Assessore all’Urbanistica del Comune di Monteriggioni (dott. Andrea Frosini)
    Al Segretario del Comune di Monteriggioni (dott. Rossano Mancusi)
    Al Responsabile dell’Ufficio Tecnico sez. Urbanistica e Edilizia privata del Comune di Monteriggioni (Ing. Paolo Giuliani)
    Al Responsabile dell’Ufficio Tecnico sez. Lavori Pubblici del Comune di Monteriggioni (Ing. Leonardo Bonini)
    Al Comandante della Polizia Municipale del Comune di Monteriggioni – e per suo tramite al Procuratore della Repubblica di Siena (dott. Salvatore Vitello)
    Al Prefetto di Siena
    Al Procuratore della Corte dei Conti per la Toscana

    E per conoscenza:
    Al Cons. regionale dott. Stefano Scaramelli (Presidente della III^ Commissione consiliare)
    Al Segretario provinciale del Partito Democratico (dott.ssa Silvana Micheli)
    Al Blog “Il Santo di Siena”
    Al Blog “L’eretico di Siena”

    OGGETTO: ESPOSTO ex artt. 26, 27 e 30 DPR 380/2001 per edificazione, utilizzazione e lottizzazione abusive in Monteriggioni, frazione Castellina Scalo, via della Libertà, “Comparto residenziale TU-4”.

    Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, con studio in Poggibonsi (SI) e codice fiscale GRSMSM68C04H875H, sente – innanzi tutto e quale dovere generale professionale e così rispondendo fattivamente, quale Cittadino e per educazione civica, agli appelli lanciati dal Presidente della Repubblica on. Sergio Mattarella e da Papa Francesco affinché ognuno apporti il proprio contributo per la lotta all’illegalità e ad ogni forma di corruzione e alle diseguaglianze che disgregano il tessuto sociale – la necessità di esporre quanto segue in ordine all’insediamento residenziale posto in Comune di Monteriggioni, frazione Castellina Scalo, via della Libertà, “Comparto TU-4” per funzione residenziale.

    L’area oggetto d’esame è censita nel foglio di mappa catastale n. 1 del Comune di Monteriggioni, in frazione Castellina Scalo, via della Libertà, ed annovera, tra maggior consistenza, le particelle nn. 1485, 1487, 1390, 1388, 1456, 1384, 1455, 1407 (quali terreni) nonché i seguenti edifici residenziali di nuova costruzione: particelle nn. 1406, 1405, 1630, 1496, 1497, 1494, 1492, 1444, 1493, 1409.

    Complessivamente sono n. 109 abitazioni con relative autorimesse pertinenziali, per un totale di 475 vani catastali.

    La media del vano catastale è di mq 16, cosicché può ipotizzarsi una superficie utile complessiva di mq 7.600 (ed un corrispondente volume di mc 22.800).

    Considerato che ai sensi dell’art. 3 DM 1444/1968 ogni abitante “occupa” mc 80, ne deriva che in tutti questi edifici sono potenzialmente insediabili n. 285 persone.

    Sempre ai sensi dell’art. 3 DM suddetto, per ogni persona devono essere reperiti standards urbanistici in misura non inferiore a mq 18/ab. Ne consegue che l’insediamento in questione necessita di mq 5.130 spazi pubblici per opere di urbanizzazione primaria e secondaria.

    Ebbene, l’art. 14 delle norme di attuazione del RU 2006 qualifica i Comparti TU (trasformazione urbanistica) come Zone C ai sensi e per gli effetti del DM 1444/1968. Ne consegue che ai sensi degli artt. 3 e 4 del DM suddetto tali standards urbanistici (nelle prescritte quantità minime e qualità) dovevano essere reperiti integralmente entro il perimetro del Comparto TU-4.

    Nel caso di specie, la lottizzazione – venuta ad esistenza, per quanto scritto nell’art. 31 delle norme di attuazione RU 2006, in assenza del piano di lottizzazione prescritto dall’art. 28 della Legge n. 1150/1942, non consentendosi, così, agli interessati ed ai Cittadini tutti di poter opporsi ad un’edificazione disordinata e deficitaria di standards urbanistici mediante l’istituto delle osservazioni – contempla soli spazi per parcheggio in misura di circa mq 2.636 (per come misurati su google earth).

    Non sono esistenti spazi di verde pubblico attrezzato, né spazi per opere di urbanizzazione secondaria (che, ricordo, ai sensi e per gli effetti del combinato disposto dell’art. 14 NdA RU 2006 e degli artt. 3 e 4 DM 1444/1968 dovevano essere integralmente reperiti all’interno del Comparto).

    Ne deriva che l’aver violato tale obbligo di reperimento degli standards urbanistici ha comportato un’inammissibile densificazione del territorio e il riversamento a carico dell’intera collettività monteriggionese dei maggiori oneri derivanti dal reperimento di standards urbanistici fuori sede. Il tutto a vantaggio dei privati proponenti la lottizzazione, che così hanno massimizzato oltre il lecito il loro ius aedificandi.

    Non bastasse, dall’esame della Tavola C1 del RU 2006 (così come della “ricostruita” Variante 2014 RU) emerge che il Comune era ben conscio del fatto che il verde pubblico progettato, approvato e preso in carico dal Comune non è del tipo “attrezzato” od “attrezzabile” come richiesto dall’art. 3 DM 1444/1968. Infatti, la legenda ci mostra che ad esso è stato associato il colore verde scuro a cui è stato attribuita la qualificazione di “verde di arredo stradale” disciplinato dall’art. 45 delle NdA RU 2006.

    Insomma, ciò che appare è la perfetta consapevolezza, da parte del Comune, di aver autorizzato una lottizzazione abusiva non solo per assenza del formale piano attuativo, ma anche per assenza degli standards urbanistici di urbanizzazione primaria (verde pubblico attrezzato) prescritti dall’art. 3 DM 1444/1968.

    L’atipicità e l’irragionevolezza del progetto attuativo si rinviene anche nella volontà di creare una Zona omogenea con il buco. Un sistema innovativo di pianificazione.

    Invero, all’interno del Comparto TU-4 è posta un’altra zona urbanistica!! Insomma, siamo in presenza di una ciambella con il buco. Ma sembra che il buco non sia venuto poi tanto bene!!

    Inoltre si consideri che il progetto vietava la costruzione di 3 piani fuori terra, prescrivendo che dovevano essere realizzati un piano interrato o seminterrato a garages e due piani per abitazioni. Andate sul posto, mediante google maps, e vedrete che il piano seminterrato non esiste!! Sono presenti 3 piani interamente fuori terra!!

    Insomma, gli standards urbanistici reperiti sono circa la metà del necessario e per di più non corrispondenti alle qualità prescritte. A tutto concedere la metà degli appartamenti sono abusivi (n. 55 su n. 109), integrandosi completamente una lottizzazione abusiva.

    Continuo a ricordare che la lottizzazione abusiva sussiste anche in presenza di permessi di costruire rilasciati, anche a sanatoria (cfr. Cons. Stato, n. 26/2016) e l’annullamento dei titoli in tal caso è doveroso (cfr. Cons. Stato, n. 834/2013).

    Sono del fermo avviso che al Responsabile dell’UTC si imponga l’adozione dell’ordinanza di sospensione della lottizzazione abusiva.

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  17. INVIATO PER PEC il 29/1/2016, ore 19:53

    ESPOSTO PRODROMICO AD EVENTUALE RICORSO EX ART. 58 RD 1038/1933 PER LAMENTATO PREGIUDIZIO AL FASCINO PAESAGGISTICO DEL PATRIMONIO CULTURALE DI NOTEVOLE INTERESSE PUBBLICO POSTO IN MONTERIGGIONI

    Al Procuratore della Corte dei Conti per la Toscana
    Al Procuratore della Repubblica, per il tramite del Comandante della Polizia Municipale di Monteriggioni

    E per conoscenza:
    Al Sindaco
    Alla Giunta
    Al Consiglio
    Al Segretario
    Ai Dirigenti delle Aree Tecniche (Edilizia-Urbanistica, Lavori Pubblici)
    del Comune di Monteriggioni
    Al Presidente della Provincia di Siena
    Al Segretario generale della Provincia di Siena
    Al Presidente della Giunta Regione Toscana
    Al Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana
    Al Segretariato del MIBACT
    Al Soprintendente BB.AA. di Siena
    Al Presidente della Corte Costituzionale
    Ai blog: “Il Santo di Siena” e “L’eretico di Siena”

    OGGETTO: Esposto prodromico ad eventuale ricorso ex art. 58 RD 1038/1933 per lamentato pregiudizio al fascino paesaggistico del patrimonio culturale di notevole interesse pubblico posto in Monteriggioni (SI).

    Il sottoscritto Geom. Massimo Grisanti, (…), espone quanto segue.

    Lo scrivente – con gli esposti di questo mese di gennaio 2016 – ha già portato all’attenzione della Procura della Corte dei Conti della Toscana tutta una serie di macroscopiche violazioni delle leggi statali e regionali in materia di governo del territorio e leggi statali in materia di beni culturali.

    § 1. Sulla legittimazione a ricorrere ex art. 58 RD 1038/1933 (a fortiori a presentare un esposto prodromico). – Richiesta di essere notiziato in ordine all’esito dell’istruttoria che condurrà il Procuratore della Corte dei Conti.

    Il territorio del Comune di Monteriggioni è ricco di cose del patrimonio culturale di interesse nazionale.

    Il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura dello Stato nel ricorso per conflitto di attribuzioni n. 1 del 10/1/2014 presentato alla Corte costituzionale avverso il Piano Paesaggistico approvato unilateralmente dalla Regione Sardegna, sostiene che .

    La Repubblica in tutte le sue articolazioni: lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni.

    Ecco che lo scrivente ritiene di avere legittimazione a proporre l’azione popolare ex art. 9 TUEL in ragione del proprio status di elettore provinciale.

    Ma a ben vedere, poiché la ratio dell’azione popolare – che ha radici nel diritto romano (il 47° libro del Digesto parla di “de popolaribus actionibus”) – risiede nella cura dei beni comuni della collettività di riferimento ecco che le disposizioni dell’art. 9 TUEL devono – nel caso di specie – essere ontologicamente applicate anche nel caso in cui il proponente le azioni popolari risieda in un comune diverso da quello in cui tali beni insistono.

    Pertanto, lo scrivente espone quanto segue in via prodromica al ricorso che presenterà all’esito dell’istruttoria che condurrà il Procuratore della Corte dei Conti, sempreché il Comune, la Provincia e le competenti articolazioni dello Stato non si pronuncino in ordine all’interesse a sostenere la sussistenza del pregiudizio arrecato al fascino paesaggistico dei beni culturali del Comune di Monteriggioni a causa di trasformazioni territoriali eseguite in violazione delle leggi a mezzo di strumenti urbanistici e permessi di costruire inefficaci.

    In ragione di quanto sopra, faccio espressa richiesta al Procuratore della Corte dei Conti di essere notiziato dell’esito dell’istruttoria che ha avviato od avvierà in ordine agli esposti fino ad oggi presentati nel mese di gennaio 2016, al fine di poter esercitare, perdurando il silenzio degli Enti competenti, l’azione popolare ex art. 9 TUEL ed ex art. 58 RD 1038/1933.

    § 2. Sulla responsabilità degli organi politici, tecnici e dei segretari per varianti urbanistiche contra ius.

    La Corte dei Conti, Sez. I Centrale Appello, con sentenza n. 76 del 5 febbraio 2010 ha condannato gli organi politici e tecnici nonché il segretario del Comune di Montescudaio per l’adozione di una variante urbanistica in violazione dei principi di sostenibilità ambientale delle trasformazioni territoriali introdotti nella legislazione toscana con la LRT 5/1995.

    Come è noto, i principi del c.d. sviluppo sostenibile sono stati introdotti nella legislazione regionale in attuazione dell’AGENDA 21, la quale è un ampio e articolato “programma di azione” scaturito dalla Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro nel 1992, che costituisce una sorta di manuale per lo sviluppo sostenibile del pianeta da qui al XXI secolo.

    Tali principi sono stati ribaditi dalla LRT 1/2005 e dall’attualmente vigente LRT 65/2014.

    Il principio di sostenibilità delle trasformazioni si basa essenzialmente sul rispetto delle risorse territoriali al fine di garantire alle generazioni future di poter utilizzare in appieno, come noi, il BENE COMUNE PIANETA TERRA.

    Il patrimonio culturale (beni culturali e beni paesaggistici) costituisce una delle risorse essenziali che DEVE essere salvaguardata.

    Per rendere effettivi i principi generali della legislazione toscana in materia di governo del territorio, l’art. 3, comma 4, della LRT 1/2005, vigente ratione temporis al momento della formazione del Regolamento Urbanistico 2006 e relative varianti del Comune di Monteriggioni, afferma – rivolgendosi esclusivamente agli organi comunali e al pianificatore – che nuovi impegni di suolo non possono essere previsti se non viene dimostrato che il patrimonio edilizio esistente non è atto – per funzioni, condizioni, caratteristiche – a soddisfare le esigenze della popolazione.

    Ovviamente, anche uno stupido capisce che SENZA L’ANAGRAFE EDILIZIA DEL PATRIMONIO ESISTENTE (privato e pubblico) il COMUNE NON PUO’ PIANIFICARE NUOVI IMPEGNI DI SUOLO perché altrimenti – a meno che non vogliamo continuare a prenderci in giro (ma personalmente, e penso lo si capisca, sono stufo di esserlo) – è impossibile soddisfare la condicio sine qua non.

    Tale anagrafe edilizia è stata prescritta dalla Regione Toscana a partire dalle istruzioni tecniche per la formazione dei PRG rese con la deliberazione della Giunta regionale n. 5633 del 16/6/1986 (BURT n. 43, Parte I, Anno XVII). La necessità dell’anagrafe edilizia è stata ribadita con l’art. 13 LRT 5/1995 e con l’art. 55, c. 2, LRT 1/2005.

    L’assenza dell’anagrafe edilizia comporta l’impossibilità di rendere effettivi i principi generali dello sviluppo sostenibile, rendendo tutta la legislazione un’evidente PANTOMIMA in ragione del fatto – inoppugnabile – che la Regione Toscana e la Provincia di Siena, nonostante siano sempre state coinvolte nella “formazione” degli strumenti urbanistici comunali, non hanno mai fatto opposizione alla (giuridicamente inesistente) auto approvazione degli strumenti comunali da parte del Comune di Monteriggioni.

    Il comportamento di tali Enti gerarchicamente sovraordinati altro non si spiega che non nello spirito dell’appartenenza ad una CASTA POLITICA che tutta si tiene per fini elettorali e per la spartizione del potere.

    In evidente danno dei Cittadini, dei beni comuni (in particolare del patrimonio culturale) ed in dispregio della funzione pubblica che sono stati chiamati a svolgere con disciplina (di Partito) ed onore (alla resa dei fatti non pervenuto).

    Per di più per quanto concerne il patrimonio culturale, all’indomani della costituzione delle Regioni sono state colpevolmente poste nel cassetto, del tutto disapplicate contra ius, le disposizioni dell’art. 12 L. 1497/1939, dell’art. 28 RD 1357/1940, degli artt. 77 e ss. del RD 363/1913 che, al fine di apprestare la massima e più adeguata tutela al patrimonio culturale in applicazione dell’art. 9 della Costituzione, impongono la c.d. INTESA FORTE approvativa con lo Stato dei PRG. Assente nei RU di Monteriggioni.

    In questo stato di cose non vi è chi non veda il depredamento delle risorse comuni del territorio nell’indifferenza assoluta dei controllori (Provincia, Regione, Soprintendenza locale, Segretariato regionale, MIBACT, Presidenza del Consiglio dei Ministri).

    Un depredamento che nel Comune di Monteriggioni (nemmeno 10.000 abitanti) ha evidentemente arrecato un gravissimo pregiudizio al fascino paesaggistico nell’altopiano del Casone, ai piedi della Montagnola; nella Valle del Torrente Staggia; nelle colline di Quercegrossa, Montarioso, Belverde, Uopini, La Tognazza, San Martino; mediante lottizzazioni industriali e residenziali in zone a vincolo paesaggistico, di tutela dei bacini idrici sotterranei, delle aste fluviali, dei cimiteri ecc. poste in essere senza predeterminazioni dei criteri di applicazione dei vincoli così come impone dal 1940 l’art. 28 del RD 1357 e dal 1913 l’art. 77 del RD 363.

    Pertanto, con la speranza che la Corte dei Conti non sia allineata al Sistema di Potere si confida in una subitanea analisi degli esposti ed azione di contestazione degli addebiti.

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