Sulla mozione di sfiducia al Valentini.

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di Pierluigi Piccini

“Della temperanza” o “della giusta misura”, in politica “del momento opportuno” nel quale è utile promuovere un atto, un’azione. La clessidra in mano alla figura femminile nell’affresco del Buongoverno sta lì a sottolinearlo. Per un tempo giusto che sortisce effetti positivi per chi promuove il gesto, ce n’è sempre, per contro, un altro negativo per chi subisce la mossa dell’avversario. Non è sempre detto che chi si fa promotore dell’atto politico sia poi coronato da successo, il tutto è legato, appunto, alla scelta del momento esatto in cui intervenire.

Allora, mi sono chiesto perché tanta fretta nel presentare una mozione di sfiducia al Valentini? Gli avvisi di garanzia non erano e non sono ancora un giudizio e non è detto che lo diventino. La procedura è in corso. Sulle questioni amministrative, per altro, non è stata focalizzata, nel dibattito, la critica su alcuni atti veramente significativi capaci di far saltare una maggioranza. In più, la questione Valentini è stata fatta diventare uno scontro nazionale che ha, nei fatti, annullato le divergenze locali proprio all’interno del partito di maggioranza relativa (Pd). Questo errore nel calcolare il tempo giusto cosa comporterà sul piano politico e non solo? Prima conseguenza è che gli organi inquirenti, come di consueto in mancanza di iniziative urgenti, non producono atti nel momento in cui ci sono apparenti scontri politici. Non vuole, giustamente, essere annoverata fra le parti politiche in lotta. Secondo fatto: un “ricompattamento” formale, ma pur sempre un ricompattamento del Pd. Quest’ultimo, forte dell’alibi fornitagli da Grillo, ha deciso di spostare gli scontri interni al prossimo congresso provinciale che si terrà nel 2017. Stesso anno nel quale, con molta probabilità, dopo il referendum, si terranno le elezioni politiche. Scadenze che vanno bene a tutti i dirigenti del Pd e soprattutto a Scaramelli perché quello sarà il momento in cui verranno decisi gli incarichi di vario genere compresi quelli parlamentari. E tutti, nel frattempo, si daranno da fare per prendere in mano il partito in vista dei sopra detti appuntamenti e vista anche la facilità con la quale si può raggiungere tale obiettivo. Facilità determinata dalla debolezza numerica del Pd senese.

Avendo letto e riletto il discorso del Valentini posso dire di non aver trovato nessuna novità e nessun appiglio di riguardo. Una lungagnata burocratica priva di visione che si conclude con una semplice morale: passiamo ai voti. E anche questo costituisce un elemento di riflessione: le mozioni di sfiducia andrebbero presentate quando ci sono i numeri, facendo un lavoro preventivo non alla va o la spacca. Se non ci sono i voti favorevoli è meglio non farne di nulla, altrimenti si “rafforza” il presunto avversario.

Mi sono anche chiesto: ma è possibile che persone esperte di politica, come i promotori della mozione, siano caduti in un trabocchetto simile? Mah! Misteri della politica cittadina.

Comunque quello che ci rimane, il giorno dopo della discussione consiliare, è ancora una volta una situazione di grave stallo che pesa tutta sulle spalle del Pd con grave danno per Siena. Perché, la conclamata inefficienza di questa amministrazione è stata totalmente rivendicata dal partito di maggioranza relativa (Pd), da tutti i suoi dirigenti, dallo stesso “innovatore” Scaramelli. Da ieri non c’è più una maggioranza e una opposizione dentro il partito diretto da Masi, ma un unico interlocutore a cui addebitare la crisi che stiamo vivendo.

2 Replies to “Sulla mozione di sfiducia al Valentini.”

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