Un ricordo di Mirella Strambi aprirà a Siena, domani…

https://i1.wp.com/s30.postimg.org/58ua5didd/strambi.jpgUn ricordo di Mirella Strambi aprirà a Siena, domani, sabato, il convegno “Novità in tema di ipertensione pediatrica”, organizzato in ricordo dell’apprezzata pediatra universitaria senese prematuramente scomparsa nel febbraio scorso. Appuntamento dalle 8.30 nell’aula 13 del Centro didattico del policlinico le Scotte. Intervengono il rettore Angelo Riccaboni, l’ex direttore della clinica pediatrica universitaria di Siena Alberto Fois e alcuni tra i migliori scienziati italiani della materia. Il professor Aurelio Vittoria svolgerà alcune considerazioni su un lustro di collaborazione con la professoressa Strambi.

Eccellente professionista, donna intelligente e impegnata, accompagnata da una sobria, sorridente e gentilizia eleganza, Mirella Strambi mise la propria competenza al servizio del governo pubblico della città e per due mandati, negli anni Novanta, fu assessore alla sanità della giunta comunale di Pierluigi Piccini. Anche a Palazzo Pubblico ha lasciato un segno positivo, non dimenticato. E oggi, a ricordare la professoressa Strambi, ci sarà, insieme ai suoi colleghi pediatri, Anna Carli, vice sindaco di quella stagione istituzionale.

Lista a Napoli, veto sulle leggi. Verdini sale nel Paradiso Pd.

sabato 30/04/2016IL VERTICE
ABBRACCIO FINALE. IERI ALA È STATA RICEVUTA NELLE STANZE DEI GRUPPI DEM A MONTECITORIO: UFFICIALIZZATA “LA CABINA DI CONSULTAZIONE”. E ANCHE DENIS FARÀ I COMITATI PER IL SÌ
di Wanda Marra

Spero che Berlinguer non si rivolti nella tomba”. Al momento di entrare nelle stanze delgruppo parlamentare del Pd, di cui una è intitolata all’ex segretario del Pci, con i suoi parlamentari, Ignazio Abrignani e Lucio Barani, Denis Verdini non trattiene la battuta. Ad aspettarli ci sono Lorenzo Guerini, vice segretario dem, Luigi Zanda e Ettore Rosato, capigruppo del Pd in Senato e alla Camera. Padre costituente e consulente privilegiato della maggioranza: Verdini esce così dall’incontro.
Ala, il partito fondato da Denis, in cambio del sostegno “esterno” al governo, ha chiesto (e ottenuto) un riconoscimento “formalizzato” della sua “dignità politica”. Il risultato ufficiale del mini vertice di ieri è un “coordinamento parlamentare”, ovvero l’ufficializzazione del fatto che i verdiniani possono mettere bocca su ogni provvedimento della maggioranza. Il vertice è avvenuto ad una pre-condizione: giovedì Verdini ha fatto sapere che farà una lista in appoggio a Valeria Valente a Napoli. Una mano che alla candidata renziana serve. Martedì andrà a battezzarla. Mentre Abrignani annuncia per lo stesso giorno una riunione in cui il gruppo potrebbe decidere l’appoggio a tutti i candidati di centrosinistra. A partire da Roberto Giachetti a Roma. E poi, c’è la campagna referendaria: anche Ala farà i comitati del Sì.
Durato un paio di ore, le versioni sull’incontro di ieri divergono, soprattutto nei toni. In casa Pd si tende a sminuire. Rosato: “Abbiamo concordato che sui provvedimenti importanti ci sia la consultazione anche del gruppo di Ala”. E aggiunge: “Non cambia nulla”. Su quest’ultimo punto, Rosato ha qualche ragione. Nel senso che Verdini è già di fatto in maggioranza. Non c’è una volta che Luca Lotti non lo consulti prima che un provvedimento vada in Cdm. Non c’è una volta che prima di una riunione di maggioranza non ce ne sia una con Ala. Ma la riunione di ieri fa fare un ulteriore salto di qualità a questa alleanza. Ala l’ha pretesa, il Pd l’ha dovuta concedere. Ala vuole affermare con sempre maggior forza che il governo non va avanti senza il suo appoggio, i Dem non possono negarlo. Tanto è vero che i verdiniani avrebbero voluto che la riunione si facesse al Nazareno, sede del Partito democratico.
SOSTEGNO CAMPANO
I neo-alleati daranno forza alla campagna della Valente E forse anche altrove

Il Pd ha optato per Montecitorio, nel tentativo di definire l’accordo solo “parlamentare”. In realtà è molto di più. Trasuda soddisfazione Verdini, mentre annuncia che ci saranno incontri regolari: “Finora non c’era stato un incontro tra i gruppi dei due partiti. Abbiamo deciso il metodo, una concertazione, per andare avanti in questa legislatura”. Ieri non si è parlato di prescrizione: il gruppo di Verdini è contrario, avrà le sue occasioni per dirlo. Non ci sono (per ora) all’orizzonte altre ricompense possibili. Ministeri, o incarichi parlamentari. Ala vorrebbe la modifica dell’Italicum, per poter correre in coalizione col Pd alle elezioni: Renzi continua a dire che non lo farà.
Ma se ne parla dopo i risultati del “plebiscito”. Anche perché fino al referendum di ottobre in Senato non ci sono provvedimenti delicati, è quasi tutto congelato. Poi, le partite si riaprono, e molto dipenderà dall’esito della consultazione. Intanto, Ala offre il suo appoggio, e cerca di renderlo il più ingombrante possibile. Il Pd ci tiene a sottolineare che saranno dei comitati distinti da quelli dei democratici, ma è chiaro che anche su questo c’è stata discussione. Tanto è vero che già da ora il Pd si spinge ad annunciare che alcune iniziative saranno fatte insieme, magari nei comitati non di partito. Un entusiasmo che la minoranza dem, sempre più all’angolo, non ha: “Verdini è catarifrangente per i voti”, commentano, parlando di clamoroso “autogol” dem.
L’opposizione chiede che Renzi salga al Colle, che Mattarella intervenga, per certificare il cambio di maggioranza. Lui tace. Come ha fatto finora. E Verdini gongola: “Dove siamo? Non siamo in maggioranza, l’opposizione dice che non siamo all’opposizione…Siamo in Paradiso”.

“Atlante” spende il 30% dei suoi soldi in Popolare Vicenza.

sabato 30/04/20161,3 MILIARDI SUI 4,2 TOTALI DEL FONDO SALVA-BANCHE
VA QUASI DESERTO L’AUMENTO DI CAPITALE PER EVITARE IL CRAC: ORA C’È VENETO BANCA, AGLI ALTRI (DA MPS IN GIÙ) RESTA POCO

di Marco Palombi
Il Monte dei Paschi di Siena potrebbe avere difficoltà visto che le risorse del fondo Atlante sono agli sgoccioli – Ansa

Il Fondo Atlante forse dovevano chiamarlo Nino: invece delle spalle larghe del gigante reggitore, infatti, sembra avere quelle strette del calciatore di Francesco De Gregori. I numeri ufficiali sono stati diffusi ieri da presidente e ad del gestore, Quaestio capital management, Alessandro Penati e Paolo Petrignani, giusto poche ore prima che si scoprisse che per l’aumento di capitale di Popolare di Vicenza “l’inoptato” – le azioni che nessuno ha sottoscritto – superava il 90%. Quelle se le prende Atlante: per le regole di ingaggio non poteva salire oltre il 75%, se non in caso di estrema necessità e qui, ha spiegato Penati, “c’era il rischio di bail in”.
QUASI NULLA
I fondi per comprare le sofferenze bancarie sono solo 1,27 miliardi: un pannicello tiepido

Riassumendo: Atlante nasce – invece che coi 7 miliardi di cui si parlava – con un capitale di 4,25 miliardi, investito da 67 soggetti diversi, di cui nessuno sopra il 20% (tradotto: Intesa e Unicredit hanno messo 850 milioni). Insomma, i soldi sono pochini e Pop Vicenza col suo 90% di inoptato s’è già bevuta 1,3 miliardi.
Al centro della questione oggi dovrebbe esserci la perdita dei 119mila soci dell’istituto veneto , che hanno visto azzerato il loro investimento, ma in realtà la telenovela del salvataggio non è finita: Vicenza, infatti, deve quotarsi in Borsa, ma così non raggiunge la quota di “flottante” considerata minima (un 25% di azioni non in mano alla società controllante). L’escamotage è dietro l’angolo: Borsa Italiana dovrebbe considerare flottante tutta la quota di Atlante. Un po’ bizzarro, ma in materia bancaria ormai vale tutto.
La notizia comporta vari corollari: il primo è che Atlante possiede di fatto la banca (pagata 0,1 euro ad azione contro i 63 euro di qualche tempo fa) e dovrà valorizzarla e rivenderla entro 18 mesi, due anni al massimo (“prima usciamo e meglio è”, dice Penati). Vaste programme, soprattutto se si considera il segnale arrivato dal mercato: capitali nelle banche in crisi non ce li vuole mettere nessuno. Non fosse chiaro, il comparto del credito ieri in Borsa ha preso l’ennesima batosta (Unicredit peggio di tutti con -5%).
E qui si torna ad Atlante, alla sua limitata possibilità di azione e ai rischi che corre il comparto bancario. Negli aumenti di capitale il Fondo intende mettere il 70% delle sue disponibilità (circa 3 miliardi) indicativamente fino al 30 giugno 2017, il restante 30% (1,25 miliardi) è destinato al mercato dei Non performing loan (Npl), cioè le “sofferenze”, quei crediti che le banche contano di non recuperare: da luglio 2017, la quota degli Npl potrà salire. Difficile che ci sia ancora qualcosa.
Un po’ di conti della serva aiutano a capire cosa può fare davvero Atlante, il colpo di genio che doveva sorreggere tutto il sistema bancario. Come detto con Vicenza vanno via 1,3 miliardi su un aumento di capitale da 1,5 totali: se percentuali simili (90% di inoptato) valessero per la prossima in lista – la “gemella” Veneto Banca (1 miliardo di aumento richiesto) – significherebbe sborsare altri 900 milioni. I soldi disponibili per partecipare ad altre operazioni di salvataggio, insomma, sarebbero 600-700 milioni in tutto. Il problema è che la lista degli istituti alla ricerca di trasfusioni di soldi è parecchio lunga: Banco Popolare (a cui serve 1 miliardo) e Carige (che ieri ha rifiutato ufficialmente la proposta del Fondo americano Apollo) sono i casi conclamati; Ubi e Monte dei Paschi quelli che potrebbero a venire. Quest’ultima, in particolare, è troppo grande perché il Fondo Atlante/Nino possa anche solo pensare di avvicinarsi.
Infine c’è il tema delle sofferenze. Ad oggi il Fondo può spendere in questo settore 1,3 miliardi scarsi. Un po’ poco per fare “l’elettroshock al mercato e facilitare la vendita degli Npl e il risanamento del sistema”, come ha spiegato ieri l’ad Petrignani. Penati, invece, ha escluso che comprerà sofferenze “a prezzi di carico”, cioè quelli a cui le banche hanno a bilancio gli Npl (circa al 40% del loro valore: ogni 100 euro di crediti contano di recuperarne 40). Strano perché alcuni azionisti di Atlante – a partire dall’ad di Intesa Carlo Messina – avevano lasciato intendere questo. Non si può fare, però, perché Atlante deve far guadagnare i suoi investitori (promette un succulento 6%): così non fosse, ha spiegato Penati, “le agenzie di rating potrebbero penalizzare i partecipanti e la Bce aumentare i coefficienti patrimoniali. Invece di un circolo virtuoso diverrebbe vizioso”.
Insomma, anche con Atlante le perdite per le banche con molte sofferenze si prospettano pesanti. In ogni caso, i soldi sono assai meno di quelli attesi dal mercato: un analista citato da Reuters sostiene che un investimento in sofferenze di bassa qualità (dette junior) da 3 miliardi – il doppio dei soldi oggi disponibili – “si può puntare a 10-15 miliardi di sofferenze nette, 30-35 miliardi lorde” e cioè la metà dei 50-60 miliardi attesi dagli investitori. Matteo Renzi sostiene che “avendo Atlante più di 4 miliardi e avendone speso uno è operativo, non ha finito i soldi”. Il ballo del gigante dalle spalle strette è appena cominciato e noi, come si vede, siamo in ottime mani.