MPS: la truffa del secolo!

Negli anni in cui la Germania, la Gran Bretagna e molti altri Paesi salvavano le banche con soldi pubblici, in Italia ad aiutare gli istituti creditizi sono stati ignari risparmiatori: solo nei quattro anni più bui della crisi (cioè 2008, 2009, 2011 e 2012) le banche italiane hanno infatti collocato obbligazioni senior e subordinate alle famiglie per 578 miliardi di euro.

 

https://it.yahoo.com/finance/notizie/mps-truffa-secolo-140000116.html

Visco, Padoan e i burocrati. Fischiettando sul Titanic.

sabato 31/12/2016IGNOBEL PRIZE – ECONOMIA

 

DAGLI ECONOMISTI ALLO SBARAGLIO ATTENTI SOLO AI LORO STIPENDI SULLE CENERI BANCARIE AL FLOP DEI MANAGER RENZIANI, FINO A QUELLA POVERA COSA CHE È CONFINDUSTRIA
di Giorgio Meletti @giorgiomeletti


PIER CARLO PADOAN.
Il broncetto stazzonato genera il sospetto dell’acume nascosto. Ma gli economisti che lo ebbero accanto nella squadra di esperti di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi (1998-2000) ancora aspettano l’epifania del talento, a parte quello dilapidato per il conseguimento di incarichi pubblici. Che teme di perdere, come ha mostrato scodinzolando per tre anni di fronte a qualsiasi follia del padrone di turno, Matteo Renzi. Il top è la cacciata di Fabrizio Viola da Mps, inflitta dicendo: “Non volevo”. Perinde ac cadaver ha finto di non vedere l’orrore delle banche, lasciando marcire Mps, Etruria, Banca Marche, Popolare di Vicenza e Veneto Banca (per limitarsi ai maggiori orrori) ripetendo solo: “Stiamo lavorando”. In realtà, come dimostrano i risultati, non faceva niente, terrorizzato dal muovere una sola paglia che disturbasse la campagna referendaria del capetto di Rignano. La sua tremebonda inazione è costata ai contribuenti almeno una decina di miliardi solo con le banche. Esempio immortale dell’irresponsabilità di una classe dirigente.
Voto 0

Fantasma

IGNAZIO VISCO.
Si è fatto scudo della vigliaccheria di Padoan per praticare serenamente la propria. Ma il governatore della Banca d’Italia, rispetto al ministro dell’Economia, ha qualche attenuante. Renzi, appena nominato premier, lo ha delegittimato contestandogli uno stipendione (450 mila euro) che è il doppio di quello del presidente della Repubblica. Visco, diventando governatore un po’ per caso, ha mantenuto l’animus delle mezze maniche di Palazzo Koch: prima c’è il loro stipendio, poi la stabilità delle banche. Nella strenua e vittoriosa resistenza Visco ha esaurito tutto il coraggio di cui può disporre un impiegato di successo che le sfide del mercato le invoca per gli altri. Non gliene è rimasto un briciolo per ammettere un solo errore della sua Vigilanza sulle crisi bancarie, che pure sono in buona parte frutto della regia penetrante, presuntuosa e perniciosa dei suoi uomini.
Voto 4

Mezzemaniche

BOCCIA & SQUINZI.
Il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi nel suo mandato 2012-2016 ha affidato all’amico industriale Benito Benedini la gestione del Sole 24 Ore, che si è tradotta in distruzione. Il suo successore Vincenzo Boccia prima ha affidato al manager Gabriele Del Torchio e al consigliere Niccolò Dubini la ricognizione sui disastri dell’era Squinzi-Benedini, poi all’improvviso ha cambiato idea, ha cacciato Del Torchio e Dubini e nega tutto. Squinzi invece ammette gli errori e invita Boccia a fare pulizia. I due litigano furiosamente. Il pubblico non capisce. Ma oggi la Confindustria è questa povera cosa.
Voto 2

Profeti del nulla

LUCA DI MONTEZEMOLO.
Da giovane si faceva pagare dagli imprenditori che presentava all’avvocato Agnelli. Adesso promette agli sceicchi, conquistati dalle Ferrari che vendeva, grassi affari in Italia. Nel 2016 emiri vari si sono messi in coda per chiedergli conto di Unicredit (di cui è vicepresidente) e di Alitalia (di cui è presidente). Da ambasciatore del made in Italy come lo voleva Berlusconi si è ridotto ad ambasciatore della fregatura all’italiana.
Voto 3

Sfortunato?

ALBERTO NAGEL.
Non per forza i successori di Enrico Cuccia si dimostrano abili come il fondatore di Mediobanca. Se ne sono accorti a suo tempo Vincenzo Maranghi e Cesare Geronzi, se n’è accorto adesso con imbarazzante ritardo l’attuale amministratore delegato, che ha incassato nel 2016 cocenti sconfitte. Non è riuscito a convincere il suo secondo azionista Vincent Bolloré a baciare la pantofola renziana come lui, e il capo non ha gradito. Si è fatto sfilare il Corriere della Sera dal “plebeo” Urbano Cairo. Ha fatto da spalla a Jp Morgan nel disastro Mps portandone a casa i danni reputazionali. Da Mediobanca a media banca.
Voto 4

Sogni spezzati

FRANCESCO STARACE.
Effetto collaterale della rottamazione renziana: al posto dei vecchi boiardi, nuovi boiardi obbedienti come i vecchi. Solo che i vecchi boiardi limitavano la loro obbedienza alle tangenti, i nuovi sono più onesti ed è peggio: consacrano ai capricci del capo le strategie industriali dell’azienda. Come ha fatto Starace creando di nuovo dentro l’Enel una società telefonica, senza crederci, perché Renzi voleva far dispetto a Telecom Italia. La prima volta (Wind) il giochino era costato 5 miliardi, adesso vedremo.
Voto 5

Boiardi per sempre

MAURO MORETTI.
A gennaio i giudici decideranno se dargli i 16 anni chiesti dall’accusa per la strage ferroviaria di Viareggio. A marzo scade il suo mandato alla guida di Finmeccanica. Se venisse mandato a casa per l’eventuale condanna non credeteci. I suoi due padrini, Renzi e Giorgio Napolitano, sono un po’ indeboliti. E nessuno di quelli che contano è soddisfatto della sua gestione del colosso nazionale delle armi. Nel 2016 Moretti ha annunciato più querele a giornali impertinenti che contratti vinti dalle sue truppe commerciali. La Finmeccanica sta lentamente morendo. Il merito di Moretti è che (per ora) non se ne parla perché i suoi toni minacciosi scoraggiano i curiosi.
Voto 5

Per insufficienza di prove

ALBERTO TRIPI.
Ex manager Ibm, poi imprenditore di sinistra, amico di Romano Prodi e Francesco Rutelli. Ce li hanno martellati per anni con questo homo novus, il Farinetti degli anni 90. È ancora lì, la sua azienda si chiama Almaviva, il suo capolavoro imprenditoriale sono i call center, l’impresa 2016 sono i licenziamenti preparati dai trasferimenti punitivi. Prodi e Rutelli non commentano. Eppure l’Ulivo è nato negli uffici di Almaviva.
Voto 1

Licenzio da sinistra

CLAUDIO DE VINCENTI.
Un giorno gli storici calcoleranno quanti euro e quanti posti di lavoro ci è costato questo economista noto come “culo di pietra” per le ore che passa seduto. Purtroppo le passa in riunioni che da cinque anni convoca per trovare l’intesa sulla necessità di convocare una successiva riunione. Per approfondimenti citofonare Ilva e Alcoa. Adesso lo hanno premiato con il ministero per il Mezzogiorno, su misura per le sue capacità: lì, anche se non succede niente, nessuno ci fa caso.
Voto 4

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