Da lacchè a censori.

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di Pierluigi Piccini

Qualche giorno fa ho incontrato un iscritto al Pd pronto a fare le primarie per la candidatura a sindaco, ovviamente, se ci dovessero essere. Un esponente che ha ricoperto incarichi amministrativi di primo livello e politici molto importanti. Tutti incarichi nel periodo in cui venivano fatte delle scelte che molto danno hanno fatto alla città. Diciamo, per essere precisi, il periodo che va dal 2006 al 2012. Gli ho chiesto se, a fronte del suo impegno diretto in campagne elettorali e nel partito non si sentisse, come dire, moralmente coinvolto e corresponsabile. La risposta è stata: assolutamente no, non ero io a prendere le decisioni più importanti, io mi sono limitato a fare il mio. Questa è stata la risposta che costantemente mi ha rivolto a tutte le eccezioni che gli rivolgevo. Esiste una corresponsabilità? Mi sono chiesto e continuo a chiedermi, come è possibile che i responsabili di tutto quello che è successo a Siena siano solo due persone? Gli altri: gli assessori, i consiglieri comunali e provinciali di maggioranza e non solo, i membri delle segreterie dei partiti, i dirigenti della Banca e della Fondazione i vertici politici di quest’ultima, i responsabili degli organi intermedi e via discorrendo, proprio non c’entrano nulla? È tutta colpa di una o due persone? O la colpa data a pochissimi, i più in vista quelli con maggior potere, non serve che a costruire un grande alibi collettivo, una sanatoria generale? Sanatoria che permette, non essendoci stato nessun giudizio politico, al mio interlocutore di candidarsi e a tutti quelli che hanno partecipato alla gestione del potere di dire: io non ho deciso. C’è a mio parere una “banalità del male”, si del male, perché del male è stato fatto a questa città. Persone che hanno razionalmente deciso di non pensare, di eseguire. Nell’assenza del pensiero hanno smesso di essere persone, perché la caratteristica principale che fa essere una persona è il pensiero. La ragione che lo può portare ad agire e a tenere comportamenti diversi, autonomi, se non condivide le scelte degli organismi a cui collabora. Credo che si possa tranquillamente parlare di un grave cedimento morale. A meno che i soggetti sopra descritti non abbiano condiviso le scelte, allora, in questo caso, la corresponsabilità è totale e piena e per questo andrebbe rivendicata e raccontata. Ma nulla di tutto ciò accade: ne l’assunzione della responsabilità morale, né quella della partecipazione piena alle decisione. Molti di questi si sono trasformati, successivamente, da lacchè a censori. In questa situazione tutto diventa grigio e tutto è possibile anche un ulteriore abbassamento della moralità pubblica, come sta avvenendo.

3 Replies to “Da lacchè a censori.”

  1. Ricevo e pubblico:

    Quello che la nostra etica ci permette di fare è dovuto solo alla conoscenza, intesa non come accumulo sterile si nozioni, ma come reazione critica a quello che apprendiamo e di conseguenza alla nostra esperienza di vita. Io credo che nel nostro paese, e in più piccolo a Siena, la Chiesa ha avuto e continua a avere un ruolo rilevante. Essa oggi, come pure nei secoli passati , ha praticato il lenocinio nei confronti dei suoi fedeli , sfruttando le loro debolezze e inducendoli a svendersi mentalmente.
    Purtroppo pochi hanno inteso che la fede in qualsiasi forma di espressione umana, o pure verso una qualunque divinità, non è ignoranza, ma è conoscenza e conoscenza è ragione e un essere ragionevole non può lasciarsi sedurre da nessun tipo di mistificazione. Lo farà solo per trarre un vantaggio personale, e se pure fatuo, questo gli permetterà una condizione migliore.
    Si potrà porre rimedio a tutto questo?

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  2. “ Vos nescitis quidquam nec cogitatis quia expedit vobis, ut unus moriatur homo pro populo, et non tota gens pereat! ”.
    Basta guardare com’è andata al processo per il buco dell’Ateneo.

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  3. Non penso che il potere sia gestito da esseri pensanti. Il più delle volte, l’animale politico, attua strategie o si adatta alla situazione in cui si trova. No gli è dato di analizzare, progettare, ascoltare e saper rispondere. Vive il momento e come un lanzichenecco gode, come può, cioè male, delle ricchezze materiali o spirituali che siano. Non è colpevole perché non sa, si abbandona alle esigenze primarie, discute per risolvere il quotidiano, vede nella sua gabbietta, ma che cosa? La profondità non gli appartiene, nello spazio infinito il suo occhio ha la visuale offuscata dal Nulla.

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