img_3349J. Kounellis.

Siena – Il palazzo delle Papesse di Siena è un bell’ edificio rinascimentale a tre piani che fu innalzato da Caterina Piccolomini, sorella di papa Pio II (da cui il nome “Papesse”), quasi certamente su disegno di Bernardo Rossellino. E’ in via di Città, a pochi passi da piazza del Campo, ed è questo elegante palazzo che ospita un nuovo Centro per l’ arte contemporanea. Nasce per volontà del sindaco Pierluigi Piccini e dell’ assessore alla cultura di Siena Marina Romiti, ha il sostegno della fondazione del Monte dei Paschi e apre i battenti il 21 novembre grazie a un primo stanziamento di seicento milioni. E’ un progetto molto ambizioso quello di Siena come dimostra anche la bellezza della sede, che ha una superficie di quasi tremila metri quadrati, divisi su tre piani. Il piano espositivo principale è al secondo piano mentre il primo piano è riservato alla biblioteca, tradizionale e multimediale. Il caffè è al piano terra. Il vernissage è affidato a una sequenza di mostre di Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Mimmo Paladino, Domenico Bianchi, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Grazia Toderi. Siena, città carica di segni medievali e gotici, gelosa custode di antiche tradizioni come il Palio, gioca dunque la carta della contemporaneità anche se la mostra di Tony Cragg, che fu allestita durante l’ estate, era stata contestata dai rappresentanti delle contrade. Questa volta però non ci saranno problemi, assicura il trentaseienne Sergio Risaliti, a cui è stata affidata la direzione di questo centro per l’ arte contemporanea che, spiega, ha preso forma grazie a una “politica culturale che tende a riallacciare il rapporto tra futuro e passato attraverso il progetto di polo espositivo legato al recupero di Santa Maria della Scala, l’ accademia multimediale e il centro arte contemporanea a palazzo delle Papesse”. Si comincia con un palazzo rinascimentale che ha ben poco di contemporaneo… “Direi invece che è molto importante aver recuperato, restaurato un palazzo rinascimentale, che fino a poco tempo fa ospitava la Banca d’ Italia, per dedicarlo all’ arte contemporanea. Tra l’ altro sottolineo che non è soltanto una sede espositiva: sarà centro di formazione e di ricerca. Non dimentichiamo che a Siena c’ è un’ università che ha un corso di specializzazione di arte contemporanea con cui porteremo avanti dei progetti creando al piano terra uno spazio espositivo sperimentale per giovani curatori e studiosi. E c’ è un istituto d’ arte con cui il palazzo delle Papesse ha già iniziato a collaborare. In più non dimentichiamo che il territorio è segnato da molteplici eventi e interventi d’ arte contemporanea nazionali e internazionali. E’ un percorso che attraversa Rapolano, San Casciano dei Bagni, Castelluccio di Pienza, San Gimignano. Insomma quella di Siena non è stata una scelta casuale”. Ma non cominciano a essere troppi i centri d’ arte contemporanea? “Direi di no e le polemiche che erano nate intorno a Tony Cragg sono dovute al fatto che l’ arte contemporanea ha spesso un effetto traumatico e spiazzante per il ritardo che c’ è nella divulgazione e nella sensibilizzazione. In Italia ci sono ancora pochi centri d’ arte contemporanea, diventano pochissimi se ci confrontiamo con gli altri paesi europei. Se vogliamo entrare in Europa dobbiamo sviluppare anche questo settore. In Germania, in Francia, ci sono decine di centri dedicati alla contemporaneità. E’ una strada che possiamo percorrere tranquillamente essendo il nostro un paese fortemente caratterizzato dalle città, dai mille campanili. E’ il mezzo per sviluppare una vera educazione all’ arte”. L’ apertura è affidata a più mostre. Perché? “Nell’ opening convergono più progetti, convivono nella stessa struttura del palazzo per dare la sensazione di una contemporaneità di percorsi e di eventi. Il progetto principale ha per titolo Itinere. Si svilupperà nel tempo per rileggere, analizzare il percorso, i momenti linguistici dei maggiori artisti contemporanei. Cominciamo quindi con quattro esposizioni esemplari dedicate a Kounellis, Paladino, Paolini e Bianchi. Mi spiego meglio con qualche esempio. Di Paladino presentiamo di nuovo Silenzioso mi ritiro a dipingere, il primo dipinto, una scultura, disegni, un grande quadro degli anni Ottanta. La mostra di Paolini va dal Progetto per giovane che guarda Lorenzo Lotto all’ autoritratto, a un lavoro che sta realizzando in questi giorni. E lo stesso hanno fatto Kounellis e Bianchi. E’ una concentrazione di valori e di segni che hanno fissato il farsi dell’ arte contemporanea”. E cos’ è Voyager? “E’ un progetto che è iniziato a giugno e che nasce dagli stimoli, dall’ ispirazione che ha l’ artista nel confrontarsi con la città. Eva Marisaldi, Liliana Moro e Grazia Toderi creeranno inoltre dei laboratori con i giovani dell’ istituto d’ arte. In più presenteremo i progetti che poi realizzeremo, come Atlandide, cioè la costruzione di una città ideale, scomparsa. Inviteremo gli artisti a lavorare sul giardino, sul paesaggio. E infine Bu, un laboratorio permanente per l’ infanzia collegato al museo per i bambini. Il palazzo delle Papesse infine pubblicherà una rivista di critica d’ arte”.

di PAOLO VAGHEGGI