I mugnai della farina del sacco della Persi.

di Pierluigi Piccini

Facciamo finta che la farina del sacco della Persi sia tutta sua, così giusto per avere un polo dialettico. E prediamo l’intervista che il capogruppo del Pd al Comune di Siena ha rilasciato alla Nazione relativa all’uscita del Mancuso dal suo partito. La tesi da lei sostenuta è che finalmente si sia fatta chiarezza sul comportamento politico del vicesindaco, che non sarebbe mai stato organico al Pd e che avrebbe girato diverse liste civiche prima di approdare al nascente Mdp di Speranza e Rossi. Con queste affermazioni la Persi dimostra di essere rimasta all’idea del partito pigliatutto, al pensiero unico di un solo soggetto politico, il suo, che vorrebbe controllare e dominare tutte le espressioni della società. Domanda: come è possibile mettere sullo stesso piano una lista civica alleata al Pd che porta alla elezione a sindaco il Valentini, con la nascita di una nuova forza politica inedita fino a qualche settimana fa? Movimento, quest’ultimo, che nasce in contrapposizione al partito democratico e alla politica di Renzi. È vero che la giunta è espressione della volontà del renziano Valentini di cui ne è pure responsabile, ma nel caso del Mancuso la dimensione del problema non è più di carattere fiduciario, ma tutta politica. Sembra quasi che i mugnai della farina del sacco della Persi vogliano sminuire la portata del problema e ridurla a poca cosa: una questione del Valentini che dovrà essere da lui stesso risolta. È chiaro il perché di questo tentativo di sottovalutazione; se è vero, come è vero che il gruppo dirigente del Pd senese è diventato renziano tutto di un colpo, così non è per gli iscritti di base nei circoli. Gli iscritti che hanno mal sopportato l’ex primo ministro e che, non avendo finora un punto di riferimento locale, si disponevano a votare Orlando per ridurre il consenso di Renzi. In più a Siena, per i disastri che ha prodotto nel recente passato, l’alleanza fra Ceccuzzi e Alberto Monaci non piace. Alleanza che, fra le tante altre cose, ha totalmente annullato la spinta innovatrice e l’illusione che Scaramelli ha rappresentato per qualche iscritto e per breve tempo. Scaramelli ha ben altri obiettivi e considera Siena solo un bacino di voti in parte utili per i congressi che il Pd dovrà tenere nei prossimi mesi. Anche per Mancuso & C. il compito non sarà facile: dovranno dimostrare di essere dei veri innovatori nel tentativo di unire insieme sviluppo e difesa dei diritti sociali, innovazione dei processi, non solo tecnologici, e servizi, ridefinendone la qualità. Ma il compito più arduo sarà quello di far dimenticare all’elettorato alcune presenze nazionali a dir poco ingombranti. Insomma dovranno dimostrare che sono portatori di una vera discontinuità con il Pd, cosa decisamente non facile. Se non lo sapranno fare, a partire dalle questioni di governo della città dando voce, in questo modo, al malcontento che serpeggia negli stessi iscritti al Pd senese. Se non lo sapranno fare allora daranno ragione a chi sostiene che tutto si risolverà a tarallucci e vino e che è solo un problema fiduciario. Per capire ciò che potrebbe accadere sarà utile aspettare il congresso di fine aprile e quelli che si terranno localmente a ottobre. Bisognerà valutare il risultato che Renzi riuscirà ad ottenere: più sarà risicato e più sarà obbligatorio per Renzi dover ricorrere alle urne.

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