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La situazione è patologica (risale a già diversi anni) ed è contraria ai principi di una corretta gestione finanziaria. Rimettere a posto le cose sarà semplice nonostante che la Corte dia già delle indicazioni su come fare.
La situazione di disavanzo sostanziale emerge già dal 2009 (Maurizio Cenni) e prosegue per tutto il periodo – 2011 Franco Ceccuzzi – 2012 Enrico Laudanna – 2017 Bruno Valentini. L’avevamo già documentato: aumento di tasse e caduta degli investimenti per ripianare. A quante pare non ci siamo ancora. Occorre agire strutturalmente sulla spesa corrente, ma probabilmente non è semplice (sociale, cultura, manutenzioni..) anche perché il depauperamento di questi anni deve avere aumentato la rigidità e quindi la possibilità di intervenire strutturalmente.
Questa delibera è arrivata al momento giusto per sostenere, da parte di un organo autorevole e non autoreferenziale, quanto già sostenuto autonomamente con il lavoro che abbiamo presentato a Valentini durante il confronto al Corriere di Siena, che pubblico qui di seguito:

Comune di Siena

dal 1998 al 2015

 

 

 

L’intento di questa analisi di sintesi è quello di acquisire, in termini comparativi e di sviluppo nel tempo, i valori degli aggregati significativi di risorse e impieghi nel Comune. Così da trarre alcune conclusioni e riflessioni, nonché interrogativi, dall’oggettiva osservazione dei numeri. Valori che, innegabilmente, traducono ed interpretano l’efficacia di un’azione di governo e la rendono visibile con estrema chiarezza.

 

 

Dal 2000 al 2015 si sono susseguiti alla guida del Comune i seguenti Sindaci pro-tempore:

 

fino al 2000: Pierluigi Piccini

fino al 2010: Maurizio Cenni

fino al 2011: Franco Ceccuzzi

fino al 2012: Enrico Laudanna

fino al 2017: Bruno Valentini.

 

Una nota introduttiva ed alcuni principi per meglio interpretare lo stock di debito residuo lasciato da ognuno alla fine del proprio mandato: quando un Comune si può indebitare?

Innanzi tutto le amministrazioni locali possono indebitarsi solo per finanziare spese di investimento. Perché solo spese di investimento? Perché gli investimenti, nel caso di servizi pubblici originano introiti tariffari atti a ripagare il debito; l’investimento quindi è strettamente correlato a forniture di servizi che generano flussi finanziari per ripagarlo.

Inoltre i Comuni possono ricorrere al debito quando il flusso dei benefici attesi va avanti nel tempo e può quindi essere ripagato dalle generazioni future; quando c’è quindi, un equilibrio intergenerazionale.

 

L’andamento delle entrate da accensione di nuovi mutui nel periodo dal 1998 al 2015 ha registrato una crescita (Piccini assume mutui nel 2000 per euro 17,5 mln) con una punta massima nel 2005 (Sindaco Cenni: 2005 € 46,6 mln, 2004 32,5 mln) e poi inizia a flettere su valori medi di nuovi mutui dell’ultimo decennio di circa 10 mln di euro annui. Ceccuzzi assume mutui nel 2011 per euro 4,6 mln. Laudanna assume mutui nel 2012 per euro 12,2 mln. Valentini assume mutui nel 2015 per euro 13,3 mln.

 

 

Ciò premesso lo stock di debito residuo, registrato per investimenti, lasciato dai rispettivi sindaci alla fine del loro mandato è stato il seguente:

 

2000: Pierluigi Piccini               € 83,3 mln

2010: Maurizio Cenni               €125,5 mln

2011: Franco Ceccuzzi             €115,0 mln

2012: Enrico Laudanna            €105,0 mln

2015: Bruno Valentini              € 77,2 mln

 

 

In termini di indebitamento residuo pro-capite si è dovuto aspettare il 2015, con 1.416,44 € per abitante, per avere un dato leggermente più basso del Sindaco Piccini che è stato pari a 1.532,71 € a fine 2000. Dal 2000 al 2015, invece, il peso del debito per abitante è stato più accentuato, infatti il Sindaco Cenni al 2010 lascia con un rapporto pari a € 2.301,15, il Sindaco Ceccuzzi con un rapporto pari a € 2.108,59 ed Enrico Laudanna con un rapporto pari a € 1.926,60.

 

Ma il rapporto debito/popolazione non è l’unico dato positivo che può vantare l’amministrazione Piccini.

 

Anche nelle politiche tariffarie si registra che dal 2000 il prelievo dalle tasche dei cittadini senesi è andato progressivamente accentuandosi negli ultimi 18 anni.

L’andamento delle entrate tributarie nel periodo dal 1998 (Sindaco Piccini) al 2015 (Sindaco Valentini) registra un aumento del 163% passando da € 26,4 mln a € 69,4 mln. In termini pro-capite il prelievo passa da € 485,48 del Sindaco Piccini ad € 1.272,40 del Sindaco Valentini, con un incremento di 813,92 per abitante.

 

Come notato in precedenza il Comune di Siena ha un peso del debito pressoché in linea da Piccini a Valentini. Quindi viene spontanea la domanda: che cosa è stato fatto con questo maggiore prelievo di tasse?

 

Analogamente alle entrate tributarie, l’andamento delle entrate extratributarie (tariffe scolastiche, trasporto pubblico locale, entrate da palestre, sanzioni al codice della strada,… ) nel periodo dal 1998 al 2015, ha registrato un aumento del 51% passando da € 13,7 mln a € 20,7 mln. In termini pro-capite si passa da € 252,50 ad € 379,62 per ogni abitante. Anche queste ulteriori entrate, dunque, sono ulteriori prelievi dalle tasche dei cittadini senesi da quando Piccini non è più Sindaco (+ 127,12 € per abitante).

 

 

 

Quindi, riassumendo, il prelievo tra tasse e tariffe aumenta, da Piccini (1998) a Valentini (2015), di € 941,04 per abitante. Lecito domandarsi con quale obiettivo e finalità di governo della comunità?

 

Sicuramente uno dei motivi di tale incremento è stato anche la perdita della capacità di acquisire trasferimenti correnti da altri soggetti: Stato, Regione, Provincia, Fondazione, banche…

 

Infatti analizzando i consuntivi del Comune si evince facilmente che l’andamento delle entrate da trasferimenti correnti nel periodo dal 1998 al 2015 ha registrato una forte flessione pari al 49% passando da € 13,4 mln a € 6,8 mln. In termini pro-capite la diminuzione per ogni abitante passa da € 246,44 del Sindaco Piccini nel 1998 ad € 125,94 del Sindaco Valentini nel 2015: meno 120,50 € per abitante.

 

Più accentata è addirittura la caduta dei trasferimenti nel settore in conto capitale. L’andamento delle entrate da trasferimenti in conto capitale nel periodo dal 1998 al 2015 ha registrato una flessione del 69% passando da € 23 mln a € 7 mln. In termini pro- capite la diminuzione per ogni abitante passa da € 424,12 (Piccinini 1998) ad € 129,51 (Valentini 2015): meno 294,61 per abitante.

 

Riassumendo: dal 1998 al 2015 i minori trasferimenti correnti ed in conto capitale per abitante ammontano ad € 415,11.

 

Questa perdita si è tradotta solo in un maggiore prelievo dai cittadini?

 

Purtroppo No! Per sostenere gli investimenti il Comune, avendo meno risorse proprie, è ricorso, come abbiamo visto prima, all’assunzione di nuovo debito. Poi, non bastando l’aumento delle tasse e l’assunzione di nuovo debito, il Comune negli ultimi 18 anni ha scaricato nello stesso settore degli investimenti il peso maggiore della sua recessione, riducendo appunto la spesa in conto capitale progressivamente ed inesorabilmente nel tempo.

 

Infatti l’andamento degli INVESTIMENTI registra una media di circa 28 mln di euro dal 1998 al 2015. Ma l’andamento non è piatto ma fortemente decrescente da Piccini (54 mln di euro nel 2000) fino a Valentini (3,6 mln nel 2015). In particolare si rileva una prima forte caduta nel 2011 con Ceccuzzi con 9,3 mln di euro, poi 2012, più accentuata, con Laudana con 2,9 mln di euro ed infine con Valentini nel 2015 si toccano solo 3,6 mln di euro di investimenti.

 

 

 

Se a Siena gli investimenti sono “spariti” le spese correnti, al contempo, si sono fortemente irrigidite.

 

L’andamento delle SPESE CORRENTI nel periodo dal 1998 al 2015 registra una crescita del 77% passando da € 52 mln del 1998 (Piccini) ad € 92,1 mln del 2015 (Valentini), ovvero da € 957 a € 1.690 per abitante. La maggiore spesa corrente di Valentini rispetto a Piccini è pari a 733 euro per abitante.

 

E quindi sempre con maggior forza l’interrogativo: questo importante maggior attingere alle tasche dei cittadini senesi a cosa serve? Perché non ci sono più investimenti a Siena? In un periodo di così forte recessione si impoverisce la comunità senza neanche concreti ritorni sul territorio?

 

 

Interessante sarà il futuro confronto ed analisi sugli organismi partecipati.

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