di Pierluigi Piccini

Andando spesso a Firenze mi sono reso conto fisicamente cosa voglia dire il contrasto fra l’economia dei Flussi, con le trasformazioni che implica, e l’economia dei Luoghi, con i risvolti sociali che comporta. Certo questo contrasto non vale solo per Firenze si potrebbe parlare, per fare qualche esempio, negativamente di Venezia o, in parte, di Siena con l’appendice San Gimignano, e positivamente di Lucca. Dietro alle due categorie Flussi e Luoghi si nascondono ben altri concetti molto più complessi, mondializzazione per il primo e identità comunitaria per il secondo. Di fronte ad una crisi economica di natura strutturale come quella che stiamo vivendo l’economia dei Flussi ha preso decisamente il sopravvento diventando di fatto e per molti l’unica risposta alla crisi. La marea di gente che mi è venuta incontro impedendomi di camminare a Firenze travolge tutto e modifica ciò che trova sul suo cammino dalle strutture commerciali agli stessi Luoghi fisici costringendo i residenti a rifugiarsi in Luoghi sicuri, dove la marea non arriva o dove gli orari, l’organizzazione della vita quotidiana, consentono di indossare dei salvagente. In molti danno ormai per irreversibile la situazione e per certe realtà sembra proprio che abbiano ragione, almeno che, questi Luoghi non vogliano ricorrere a soluzioni drastiche come il numero chiuso (Venezia) per tentare di salvare il salvabile. Altre (Siena dove la visita media è stimata di un ora e quaranta) hanno ancora la possibilità di accordare i due aspetti, Flussi e Luoghi, in un circolo che potrebbe essere ancora virtuoso, come? In primis, c’è bisogno di politiche amministrative chiare e rapide sia sul piano delle previsioni urbanistiche che su quello dei servizi, per i residenti in modo mirato e per i visitatori occasionali. Oggi il turismo vuole i servizi che fanno la vera differenza qualitativa dei territori e ne creano l’attrattiva. Insieme a quest’ultime, politiche culturali di qualità che escano dalla logica dei Flussi e che siano capaci di condizionare il sistema economico allargato abbandonando la meccanica dell’evento a fine turistico. Politiche culturali che portino con se, inoltre, una forte spinta identitaria del Luogo che faccia sentire, rinnovandola continuamente, ai residenti l’appartenenza ad una collettività fatta di persone e di cose. Esattamente il contrario di quello che sono stati capaci di mettere in campo Valentini e Sacco per la richiesta di Siena capitale della cultura europea. Si ma quale comunità? La comunità, come entità di cui parliamo, supera e annulla l’articolazione sociale? Potrei tranquillamente sostituire, articolazione sociale con classi, ritornate prepotentemente di scena a causa della crisi economica e del depauperamento locale. Credo e sono convinto, che dietro le varie comunità in cui si suddivide un territorio non si possa non tener conto dell’articolazione sociale o per classi. Ma quali sono le comunità? Chi studia questi fenomeni le articola in tre sottosistemi: la comunità del rancore, la comunità della cura e la comunità del fare, dello sviluppo. Ma su questo argomento sarà bene ritornare e vedere se e con quali accortezze e potenzialità, è applicabile alla lettura sociale di Siena.