“La tanto declamata svolta non ci sarà né con la Fises, né con la Fondazione”.

di Pierluigi Piccini 

L’aspetto più interessante che abbiamo appreso dagli articoli di giornale è quello che il presidente Clarich ha l’intenzione di vendere la partecipazione della Fondazione nella Fises. E per farlo ci sarà bisogno di una variazione statutaria, variazione che non può che essere fatta dai soci, evidentemente. Ma perché il presidente Clarich vuole vendere la partecipazione in Fises? Semplicemente, dice il presidente, perché l’investimento nella Finaziaria Senese di Sviluppo non rende, anzi è fortemente inferiore, al 3%. Soglia, quest’ultima, sotto la quale la Fondazione non considera remunerativi i propri investimenti. In effetti l’utile di esercizio della Finanziaria è di soli 21.000 euro. Se poi andiamo a vedere i numeri, così come ci vengono presentati, e le attività svolte dalla Finanziaria ci accorgiamo che si tratta di operazioni, forse importanti per il territorio, ma di modesto importo. È chiaro che uno strumento come quello di cui si parla, che produce 21.000 euro di utile e che ha una gestione molto ridotta non può che avere una vocazione “pubblica”. L’uscita della Fondazione, fra le altre cose, rende difficilissimo l’ingresso di un qualsiasi socio privato: i privati, normalmente, difronte a questi risultati si rifiutano di accollarsi il rischio di impresa. Ma perché la Fondazione, secondo il suo presidente, ha bisogno di disfarsi della partecipazione nella Fises? A questa domanda è difficile rispondere, anzi impossibile, perché oltre all’auto celebrazione non ci è dato sapere altro. Aspettiamo che venga pubblicato il bilancio per esprime un giudizio compiuto e comprendere come si è determinato l’utile di esercizio. Siamo rimasti già scottati una volta dal miglior bilancio della storia, che non ci vorremmo ricadere, visto come è andata a finire. Una constatazione, comunque, si può fare: la Fondazione vale esattamente come valeva quattro anni fa (400 milioni di euro). Che gli impegni presi dalla precedente Deputazione dovranno essere onorati fino alla scadenza del 2019 per un ammontare di 15 milioni di euro. Che sperano di recuperare 150 milioni di euro dalle azioni di responsabilità nei confronti dei vecchi amministratori, e si sa bene, che chi visse sperando fece una brutta fine. Restiamo in attesa di sapere qual’è la vocazione di questo strumento, anche per le considerazioni fatte sulla Fises e di conoscere quanto ha rimesso la Fondazione nell’ultimo aumento di capitale targato Clarich. Da buona parte dei nomi che andranno a costituire la nuova Deputazione Generale si capisce che il rischio di una gestione politica è dietro l’angolo. Ma la svolta tanto declamata, con questi numeri, non ci sarà, purtroppo, né con la Fises, né con la Fondazione.