“I Volti e il Cuore” La figura femminile da Ranzoni a Sironi e Martini.

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Ambrogio Alciati, Il Convegno, 1918, olio su tavola cm.75×75

Il Museo del Paesaggio di Verbania – dopo la riapertura nel giugno 2016 con la splendida mostra dedicata a Paolo Troubetzkoy che, visto il grande successo di pubblico e critica, rimane aperta in modo permanente al piano terra – riapre il proprio piano nobile con la bella mostra I volti e il cuore, La figura femminile da Ranzoni a Sironi e Martini , visibile dal 25 marzo prossimo al 1° ottobre .

Curata da Elena Pontiggia , l’esposizione comprende circa ottanta opere e intende esaminare, attraverso le collezioni del Museo del Paesaggio di Verbania, integrate con opere di Mario Sironi della raccolta Isolabella e di Cristina Sironi, sorella dell’artista, il ruolo e la presenza della donna nella pittura e nella scultura dalla fine dell’Ottocento alla prima metà del Novecento .

Il percorso espositivo è diviso in undici sezioni tematiche .

Muove dai ritratti femminili “dipinti col fiato” di Daniele Ranzoni , maestro della Scapigliatura, di cui il Museo del Paesaggio possiede diversi ritratti femminili: sono presentate qui sei opere tra cui due capolavori come Ritratto della principessa Margherita di Savoia , 1869 con la tipica dissoluzione della forma in un pulviscolo luminoso e Giuseppina Imperatori Orsenigo , 1877.

Prosegue poi con altre sei sezioni iconografiche:

1. I LUOGHI DELLA VITA: LA CASA, IL GIARDINO, LA VIA, LA STALLA

2. GLI AFFETTI: L’AMORE E LA MATERNITÀ

3. FIGURE DELLA STORIA

4. LA RELIGIONE

5. IL LAVORO

6. IL NUDO

Spiccano in queste sezioni il delicato Cave di Baveno , 1881 di Guido Boggiani , dipinto con un naturalismo attento ai valori della luce; Il convegno, 1918, di Ambrogio Alciati , immagine guida della mostra, un romantico idillio senza tempo dipinto con sensibilità impressionista opposta al gusto del disegno nitido predominante negli anni venti del Novecento; Madre , 1916, figura toccante e intensa di Mario Tozzi ; la splendida Maternità in gesso e il dolente L’addio dello spazzacamino, 1898 bronzo di Giulio Branca ; il monumentale Alla Vanga , 1890 di Arnaldo Ferraguti , opera-manifesto del realismo sociale, premiata alla Triennale di Milano del 1891 e Le lavandaie a Pallanza , 1897 sempre di Ferraguti; L’aratura a Miazzina, 1890, di Achille Tominetti opera-simbolo della condizione femminile tra Otto e Novecento; il moderno Nudo femminile , 1930, disegnato sinteticamente da Achille Funi .

La mostra prosegue con una sezione su due donne artiste da riscoprire , come la simbolista Sophie

Browne (sua l’inquietante Eva , 1898) e Adriana Bisi Fabbri , protagonista nel 1914 del gruppo futurista “Nuove Tendenze” e scomparsa nel 1918 a trentasette anni, di cui è esposta La principessa Pignatelli , 1917, anch’essa di gusto simbolista.

Seguono infine tre sezioni dedicate a tre maestri del Novecento: Arturo Martini, Mario Tozzi e Mario Sironi. Di Arturo Martini (Treviso 1889-Milano 1947) sono esposte quattordici figure femminili, tra cui Testa di ragazza , 1921, capolavoro della stagione di “Valori Plastici”; La scoccombrina , 1928, felice esempio del suo espressionismo; e un nucleo di figure femminili degli anni trenta e quaranta, come Nudino , 1935 piccola scultura in gesso realizzata nel felice periodo creativo del soggiorno a Blevio sul lago di Como, La famiglia degli acrobati , 1936-7 con i personaggi nudi caratterizzati da un forte accento visionario, Lavandaie al fiume, 1939 con le figure inserite in una scatola prospettica, sino a Incontro , 1946-7, tutto risolto in una tensione dinamica, alcune appartenute a Egle Rosmini, la giovane compagna dell’artista, e da lei donate al Museo del Paesaggio. Il Museo possiede ben 53 opere del grande artista, tra sculture, dipinti, incisiiacqueforti e lifie, medalie e disegni, acquistate nel 1908 dalla Rosmini tramite un finanziato regionale.

Di Mario Tozzi (Fossombrone 1895-Saint Jean-du-Gard 1979) è esposta un’antologia di opere che vanno dal suo impressionismo giovanile (Ritratto della madre , 1915; Nel giardino fiorito, 1920 ) al suo realismo magico (La toeletta del mattino , emblema dell’antiimpressionismo, dove le figure umane si impongono come forme volumetriche senza interesse per la loro psicologia, capolavoro giudicato dalla critica francese “il più bel nudo” del Salon d’Automne 1922; e Serenità , 1923, paesaggio anch’esso impostato sul disegno e sul volume anziché sul colore).

Il tema della donna in Mario Sironi (Sassari 1885-Milano 1961), infine, è indagato attraverso le opere della raccolta di Cristina, sua sorella maggiore. Tra queste Ars et Amor, 1901-2, documenta la giovanile e poco nota stagione simbolista del pittore, mentre Cocotte e Figure , 1915-16, mostrano il suo sorprendente, coloratissimo e finora sconosciuto momento fauve. A questi lavori quasi inediti si accostano la celebre Madre che cuce , 1905-6, il suo più importante dipinto divisionista, e il grande Nudo con bicchiere, una delle opere più amate da Margherita Sarfatti. La mostra termina con l’impressionante Vittoria Alata , 1935 (cm.182×250), una delle maggiori testimonianze del Sironi monumentale.

Un percorso dunque di grande interesse e fascino, tra una varietà di figure femminili dipinte o scolpite da celebri maestri nei diversi ruoli e nelle tante trasformazioni che hanno segnato il passaggio tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. La mostra è stata realizzata con il sostegno di Compagnia di San Paolo e di Fondazione Cariplo.

Sede espositiva: Palazzo Viani Dugnani, Via Ruga 44 – Verbania

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