Svelato il mistero del volto di Andrea Palladio.

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Laura Gigliotti

Ritratto di Andrea Palladio, dalla serie degli uomini illustri di Bernardino India (fine XVI sec.) olio su tavola, collezione privata

Risolto finalmente il mistero che ha accompagnato gli studiosi che per secoli si sono chiesti quale fosse il volto di Palladio, Andrea di Pietro della Gondola nato a Padova (1508 – 1580), che a 31 anni assume lo pseudonimo famoso in tutto il mondo . Non esiste un suo ritratto ufficiale, ma tanti ritratti presunti. Nelle “Vite” di Vasari manca il ritratto dell’artista, anche se Vasari scrive che esiste un ritratto cinquecentesco opera del pittore Orlando Flacco. La sua immagine si trova anche in un altro quadro attribuito a Jacopo Tintoretto che compare nell’inventario di una collezione di dipinti di proprietà di un gioielliere tedesco. Entrambi i ritratti sono scomparsi. I “Quattro libri dell’Architettura”, pubblicati a Venezia nel 1570, non riportano nel frontespizio, come era consuetudine, il ritratto dell’autore. Come fanno Filarete, Alberti, Vignola, Fontana, Scamozzi. “Dell’architetto più famoso degli ultimi cinque secoli conosciamo solo la mano sinistra, schizzata su un foglio di studio del progetto per il palazzo municipale di Brescia”, precisa il professor Guido Beltramini, direttore del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio.

Convinto che non si tratti di un caso, Beltramini rievoca l’importanza attribuita al ritratto dell’artista nei secoli fin dai manoscritti medievali. Il “Virgilio”’dell’Ambrosiana di Milano ha il ritratto dell’autore miniato da Simone Martini per Petrarca. Durher quando esegue il ritratto di Erasmo dice che il vero ritratto è quello che si legge nei suoi libri. A Roma la testa di Raffaello era conservata all’Accademia di San Luca, ma nel 1833 i virtuosi del Pantheon riesumarono il corpo del pittore che era completo della testa. Quale era quella vera?

Quando pubblica i “Quattro libri” Palladio è in relazione amichevole con numerosi pittori, fra cui Paolo Veronese e fra le mani gli è passato il mitico “Autoritratto entro uno specchio convesso” di Parmigianino. Dunque non mancavano artisti a cui rivolgersi. Il motivo è un altro, secondo il professor Beltramini. L’opera di Palladio non è un catalogo di oggetti architettonici, ma piuttosto “il veicolo per comunicare il progetto di un’architettura trasmissibile, organizzata come una lingua”. I “Quattro libri” sono un manuale d’istruzione per migliorare la vita degli uomini attraverso un’architettura razionale, bella, solida, economica”. Con un certo tipo di stanze, di scale, “come all’IKEA, da assemblare”. Con quei libri in mano è possibile “palladianizzare” il mondo. Come ha fatto Caterina II in Russia e Guglielmo il Grande in Prussia, come ha fatto Jefferson negli Stati Uniti. “Mister President” non può stare in una reggia ma in una dimora repubblicana, la Casa Bianca. I suoi libri non sono legati a un tempo e a un volto, ma guardano il futuro. Non vuole che si conosca la sua faccia perché la sua opera è destinata a cambiare il mondo, ribadisce Beltramini. “Se avesse messo il ritratto sarebbe stato il libro di Palladio, così invece è il libro di tutti noi”.

Nel corso del Settecento, la fama di Palladio è all’apice, si cerca di colmare questa lacuna proponendo innumerevoli ritratti dell’architetto, anche molto diversi fra loro. Fra il 1715 e il 1720 a Londra Giacomo Leoni pubblica una lussuosa edizione trilingue dei “Quattro Libri”. In apertura i volume il volto di un giovane senza barba, con camicia e giubba aperte sul petto e in testa una berretta. La scritta dice “Andreas Palladius Vicens”. L’incisione deriverebbe da un ritratto di Veronese. Agli nglesi replicano i vicentini nel 1733 con un Palladio calvo e pi’ anziano sulla copertina della guida del Teatro Olimpico, a lungo ritenuto il volto originale dell’architetto. L’autore dice di averlo copiato da un ritratto presente alla Rotonda.

In occasione della recente acquisizione di un busto in marmo del Palladio, realizzato in stile neoclassico, proveniente dalla bottega di Canova, il Cisa (il centro di studi palladiani), ha avviato la ricerca del vero volto, in collaborazione con la Soprintendenza e affidandosi agli specialisti della Polizia Scientifica. Una “caccia al volto”, inconsueta, che ha interessato dapprima dodici ritratti, sparsi in due continenti, ridotti a nove dopo un primo esame. Due vengono da Londra, un olio di Bernardino Licinio del 1541 (Royal Collection at Kensington Palace) e un’incisione di Bernard Picart, disegno di Sebastiano Ricci (inserita nell’edizione dei “Quattro Libri” del Leoni RIBA Collection) e da Copenaghen (Statens Museum) viene il Ritratto di uomo di El Geco (1570-1575). Ben quattro provengono da Vicenza, da La Rotonda di Alessandro Maganza il probabile ritratto di uno dei due fratelli Capra proprietari della villa, da villa Valmarana ai Nani il dipinto di Francesco Boldrini, dal Teatro Olimpico il ritratto di vecchio di Leandro Bassano e da Villa Caldogno ad affresco il ritratto di uomo barbuto di Giovanni Antonio Fasolo. E ancora gli altri: uno da Notre Dame, Indiana (Snite Museum of Art), uno da Praga (Narodni Muzeum), uno da una collezione privata di Mosca, uno da un’asta di Christie’s a New York e l’ultimo da un mercatino nel New Jersey. Sono tutti autentici e l’uomo è sempre Palladio?

Individuare quello vero ha molta importanza per una città come Vicenza, il vero “brand” della città è Palladio, afferma Fabrizio Magani Soprintendente per l’archeologia, belle arti e paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza chiamato in causa da Beltramini. Accanto agli esperti e agli storici dell’arte, infatti ci sono i tecnici del Laboratorio di Restauro di Verona che sono stati investiti per gli accertamenti di loro competenza, come la Scientifica della Polizia di Stato per l’indagine vera e propria. Una specie di “identikit”, spiega in conferenza stampa al Mibact l’ingegner Gianpaolo Zambonini, alla presenza del sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, del prof. Beltramini, del Soprintendente e del Prefetto Vittorio Rizzi. Se i tecnici della Soprintendenza hanno fato ricerche d’archivio, studiato la materia pittorica e ricorso a radiografie e a riflettografie all’infrarosso, la scientifica è intervenuta attraverso esami comparativi fisiognomici e con il sistema dell’ “age progression”. Quello che si fa con i ricercati e con le persone scomparse di cui si simula l’invecchiamento. “Il mestiere dell’investigatore della Polizia Scientifica ben si sposa con la perizia dell’esperto d’arte, entrambi attenti al metodo scientifico e ai dettagli”, ha detto il direttore del settore anticrimine della Polizia di Stato Rizzi che ha anticipato altre indagini per ritrovare tesori perduti e per datare oggetti appartenuti a santi. Fra queste la ricerca su Santa Maria Salome. La madre dei figli di Zebedeo, venerata a Veroli, una delle “tre Marie”, le altre sono Maria madre di Giacomo e Maria Maddalena, che erano presenti alla crocefissione e furono testimoni della resurrezione.

A Zambonini il compito di spiegare il procedimento. Anzitutto un approccio multidisciplinare, quindi un esame dei ritratti per tipologie e confronti alfine di individuare tratti comuni come il taglio dei capelli, la distanza degli occhi. Così da dodici sono passati a nove, quindi a quattro che avevano caratteristiche simili e infine a due che rappresentano la stessa persona: il dipinto conservato a Mosca e la tavoletta proveniente dal New Jersey. Sovrapponendo le competenze degli storici dell’arte e i metodi d’indagine degli investigatori della scientifica si arriva allo stesso risultato: i due ritratti coevi del Palladio rappresentano la stessa persona.

Entrambe le opere hanno una storia quanto meno originale. Il primo è il ritratto che compare alla parete nello studio dell’architetto Ivan Zoltovzkij, alle sue spalle. Un grande ammiratore di Palladio, traduttore nel ’36 dei “Quattro Libri” in russo e propugnatore dei principi della sua architettura che presentò come il linguaggio più adatto per costruire il nuovo mondo rivoluzionario. Convincendo prima Lenin, poi Stalin infine a Khruscev. Zoltovzkij che aveva sognato ci acquistare La Rotonda per farne una scuola per gli architetti russi, comprò il dipinto a Vicenza dove era venuto a più riprese. Un tipo originale che viveva come un eremita e riceveva gli architetti solo di notte in uno studio ricavato nell’abside di una chiesa, con una sorta di altare laico, dominato dal ritratto di Palladio. Il quadro dell’ambito di Orlando Flacco, di cui scrive Vasari, mostra una tela di tipo cinquecentesco e numerosi pentimenti, tanto da far pensare che non si tratti di una copia, ma di un originale degli anni palladiani. A destra in alto di difficile lettura ad occhio nudo la scritta “Andrea Palladiu”. E’ il ritratto di Palladio, con cappello, anche il piccolo olio su tavola di noce (22,8 per 16,8 cm) scovato nel 2009 da uno storico dell’arte americano in un “antique shop” nel New Jersey. Un piccolo quadro da studiolo dipinto fra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 direttamente sulla tavola, senza preparazione, probabilmente su un disegno a carboncino. E’ possibile che sia una delle copie della serie di 300 piccoli dipinti di uomini illustri realizzata da Bernardino India, “una specie di figurine Panini di un tempo”, dice Beltramini. Anche in questo c’è il nome. Gli accertamenti storici e l’indagine scientifica sono giunti alla stessa conclusione. Una doppia verifica che dovrebbe chiudere il cerchio.

E’ una storia coinvolgente che ha qualche affinità con il poliziesco. Una storia raccontata ora nella mostra “Andrea Palladio. Il mistero del volto”, curata da Magani e Beltramini, è aperta fino al 4 giugno a Vicenza, a Palazzo Barbaran da Porto, sede del Centro Internazionale di studi di Architettura Andrea Palladio, (catalogo Officina Libraria). L’allestimento, che mira a ricreare l’atmosfera di una detective-story, presenta tutte le opere. Accanto ad ognuna i reperti dell’indagine in tavoli luminosi dove si possono vedere radiografie dei quadri, sezioni stratigrafiche, la successione delle pellicole pittoriche, documenti e antiche fotografie che consentono di seguire il processo investigativo, di verificare le ipotesi, di ammirare il “proprio” personale Palladio.

Palladio Museum, Palazzo Barbarano, Contra’ Porti 11, Vicenza. Orario dal martedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle ore 18.0, fino al 4 giugno 2017. Informazioni tel.0444-3230014 e http://www.palladiomuseum.org

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