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Più tasse sui giochi

di Mario Sensini

E’ attesa per oggi la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge varato dal governo l’11 aprile scorso con le misure per la correzione dei conti, nuovi fondi per il terremoto e un primo pacchetto di interventi per la crescita. Non ci saranno, invece, né la web tax, che «ha bisogno di un approfondimento», né la definizione di un nuovo ruolo della Cassa Depositi e Prestiti nelle privatizzazioni, ha detto ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in Parlamento. La manovra correttiva di quest’anno, che deve recuperare 3,4 miliardi (leggi qui le schede su Corriere.it), verte sull’estensione dell’autofatturazione Iva a tutte le società partecipate dallo Stato, quotate comprese, anche per i servizi forniti dai liberi professionisti e non più solo sulle forniture delle imprese. Previsti una stretta sulle compensazioni fiscali, l’aumento delle imposte sui giochi, la definizione agevolata delle liti tributarie pendenti. Per il terremoto viene stanziato un miliardo l’anno per il prossimo triennio: in parte servirà per le agevolazioni fiscali previste nelle nuove Zone franche urbane, con l’esenzione Irpef, Ires, Irap e Imu per un biennio.

 

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Alitalia al voto

di Giuliana Ferraino
Ultima chiamata per Alitalia: il futuro della compagnia aerea è legato al risultato del referendum dei lavoratori, che potranno votare – da oggi fino al 24 aprile – sul pre-accordo sul piano industriale raggiunto tra azienda e sindacati alla fine della settimana scorsa. L’accordo, che prevede un taglio medio dell’8% delle retribuzioni a fronte di 2 miliardi di nuovi invetimenti tra equity e nuove linee di credito, è l’unica opzione sul tavolo. «I costi degli errori fatti dal Paese e dai manager si stanno scaricando tutti sui lavoratori, ma siamo coscienti che non c’è alternativa per provare a salvare Alitalia», sostiene Susanna Camusso, leader della Cgil. Impossibile ricorrere a una nuova nazionalizzazione della compagnia, ribadisce il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, l’unica strada al no dei lavoratori, sarebbe un breve periodo di amministrazione straordinaria, seguito dalla liquidazione. Il peggiore scenario possibile. «Sarebbe un disastro se l’azienda fallisse», perché lascerebbe senza lavoro oltre 12 mila dipendenti di Alitalia, oltre a 7-8 mila lavoratori dell’indotto, circa 20 mila famiglie, ricorda la segretaria della Cisl, Annamaria Furlan. Perciò anche il segretario della Uil Carmelo Barbagallo si augura che «prevalga il buon senso». Eppure l’esito resta incerto. Ieri l’Associazione nazionale piloti (Anp) è tornata a invitare i lavoratori dell’Alitalia a votare no, annunciando un mandato a due studi legali per esaminare, le modalità e il quesito e, nel caso, proporne l’annullamento.

 

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Gentiloni da Trump

di Giuseppe Sarcina
Nel pomeriggio di oggi, sera inoltrata in Italia, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni sarà ricevuto nello Studio Ovale da Donald Trump. Sono passati solo sei mesi dalla cena di Stato offerta da Barack Obama a Matteo Renzi nella Casa Bianca, eppure lo scenario è completamente cambiato. Il nuovo leader americano si muove in modo imprevedibile. Sulla Nato, per esempio, ha già cambiato posizione, cancellando solo di recente la definizione di «strumento obsoleto» che aveva dato nel corso della campagna elettorale. La diplomazia italiana, guidata a Washington dall’ambasciatore Armando Varricchio, ritiene che Trump possa partire proprio da qui, chiedendo un maggior contributo alle spese comuni. L’Italia, come quasi tutti i Paesi Nato, stanzia meno del 2% del pil fissato come obiettivo da raggiungere nel 2020. Gentiloni, invece, insisterà sull’impegno italiano nelle missioni di pace e proverà a spostare l’attenzione sul Mediterraneo e in particolare sulla Libia. Il presidente del Consiglio solleciterà un maggior appoggio americano nella mediazione tra Tripoli, Bengasi e le altre fazioni. (leggi qui l’Extra di Massimo Gaggi sulla «classifica» dei premier ricevuti o respinti da Trump)

 

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La voce di Lagarde

di Giuseppe Sarcina
La conferenza stampa di Christine Lagarde, direttrice generale del Fondo monetario internazionale, segna oggi l’apertura del summit primaverile tra ministri, banchieri, funzionari pubblici e imprenditori a Washington. Lagarde aggiornerà le indicazioni dell’Istituto alla luce delle novità emerse dall’ottobre scorso, quando ci furono gli incontri autunnali. A cominciare, naturalmente, dall’elezione di Donald Trump. Christine Lagarde ha già espresso più volte la preoccupazione, sia pure senza citare Trump, che il protezionismo possa frenare la crescita, ora un po’ più sostenuta, dell’economia mondiale. Ma difficilmente anche oggi darà un giudizio definitivo. Il suo approccio è pragmatico: vediamo quali saranno le misure concrete. L’altro allarme è sulla Francia. La vittoria alle elezioni di Marine Le Pen potrebbe destabilizzare l’euro e forse anche l’intera costruzione politica della Ue. Più in generale Lagarde insisterà sulla necessità di avviare «riforme intelligenti», cioè compatibili con il pesante indebitamento di quasi tutti i Paesi, per favorire l’aumento della produttività, considerata la chiave dello sviluppo. Inoltre solleciterà diversi Paesi, tra i quali l’Italia, a ridurre le imposte sul lavoro e ad allargare la base imponibile su patrimonio e immobili. (riproponiamo qui l’intervista di Lagarde quando fu ospite al Corriere della Sera nel 2014)

 

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Oltre il Mattarellum

di Dino Martirano
Si conclude oggi in commissione Affari costituzionali alla Camera il primo, infruttuoso round della partita sulla legge elettorale. Le 29 proposte di legge in campo, ammette il presidente Antonio Mazziotti (eletto nelle liste di Scelta civica), non hanno ancora prodotto un testo base minimamente condiviso dai partiti in vista della calendarizzazione in aula fissata per la prima metà di maggio. Ogni decisione è rimandata al dopo primarie del Pd (30 aprile) quando il segretario in pectore dei dem, Matteo Renzi, si troverà davanti a un bivio. Il primo percorso – che non esclude elezioni anticipate a settembre o a ottobre – condurrebbe il Pd a un rilancio del Mattarellum maggioritario (già respinto da Forza Italia e dai grillini) per creare le condizioni di una impasse: una forzatura capace di favorire il varo di un decreto legge che consenta minimi aggiustamenti (qui l’articolo sulle correzioni necessarie secondo Stefano Passigli) alle normative elettorali di Camera e Senato lasciate sul tappeto dalla Consulta. Il secondo percorso – più lungo del primo che coincide comunque con la fine della legislatura a febbraio del 2018 – prevede la non belligeranza dei grillini e di Forza Italia davanti alla richiesta del Pd di estendere al Senato il cosiddetto Consultellum della Camera (proporzionale con premio al primo partito che supera il 40%). L’unico punto certo è che Renzi non concederà mai il premio alla coalizione che, visti i sondaggi, favorirebbe non poco la vittoria del centrodestra. (qui gli articoli della sezione Politica di Corriere.it)

 

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In piazza per Report

di Redazione Digital
Cresce la polemica sulla puntata di Report dedicata a vaccini e agli affari di Roberto Benigni (che ha querelato). Oggi esponenti del Movimento 5 Stelle potrebbero scendere in strada, in viale Mazzini, per una manifestazione a sostegno dei giornalisti della trasmissione di RaiTre: «Bisogna impedire l’editto bulgaro del duo Renzi-Anzaldi contro Report – hanno detto i parlamentari di M5S in Commissione Vigilanza Rai -. Il Servizio pubblico deve essere tale e dunque tutelare tutti i programmi di approfondimento e inchiesta». I cinquestelle invitano a non pagare il Canone Rai se la trasmissione verrà sospesa. Il presidente della Vigilanza, Roberto Fico, attacca: «Siamo pronti ad andare sotto viale Mazzini con un vero e proprio presidio se la Rai chiude Report. Sarebbe un atto eversivo inaccettabile». Ma la presidente Rai assicura: «Nessuno ha mai pensato di chiudere il programma».

 

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Seminare cannabis

di Pierpaolo Lio
La «semina proibita» all’ombra del Pirellone: è la provocazione dei Radicali che si danno appuntamento oggi alle 11.30 in piazza Duca d’Aosta per una distribuzione pubblica di semi di cannabis «con istigazione alla coltivazione». «L’azione – spiegano – è rivolta sia al Parlamento, che continua a tenere bloccato l’esame della legge per regolamentare la cannabis, che al Consiglio regionale lombardo, che rifiuta di prendere in esame la proposta di legge di iniziativa popolare sulla cannabis terapeutica». L’occasione è il «Cannabis day», che proprio a Milano sarà festeggiato oggi con l’«Hemp Fest», la (contestata) manifestazione nata per approfondire il mondo legato alla canapa e ai «molteplici suoi aspetti». L’evento che si svolge al Lambretto Studios di Lambrate (e a cui parteciperanno anche due parlamentari del M5S) ha scatenato le proteste di alcuni esperti e di tutto il centrodestra. Sollecitato a vietare la kermesse, ieri è intervenuto il sindaco Beppe Sala: «Prima di dire no, bisogna capire quale è il senso della manifestazione: stiamo facendo una verifica e stiamo parlando con questura e prefettura. Certamente non si potranno consumare prodotti non leciti nel nostro Paese».