Cataldi e la Galleria Comunale di Roma.

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Michele Santulli

Sta avendo luogo alla Galleria Comunale di Via Crispi a Roma una iniziativa volta alla presentazione di una cinquantina di opere di dodici artisti significativi del Novecento italiano: “Stanze di Artista” è il titolo della manifestazione: sono occupati tutti gli spazi della Galleria salvo quello all’ingresso dedicato ad alcuni scultori anche dell’epoca tra cui T.Bertolino, G.Prini, G.Galletti, E.Drei, G.Manzi. La iniziativa espositiva si propone di mostrare in quale modo l’artista armonizzasse l’opera coi motivi ispiratori della propria poetica: tale obbiettivo della Galleria viene conseguito grazie alla esposizione delle opere dell’artista con affianco un grosso pannello dove sono riportati i concetti e i giudizi e commenti espressi da lui nel corso del proprio lavoro. La mostra programmaticamente “si focalizza sugli anni venti e trenta del Novecento”. Una nota di colore è la seguente: a parte la cura e l’accuratezza dell’allestimento e delle didascalie, colpisce il fatto che quasi la metà delle opere esposte -almeno ventuno quadri- tra cui due grossi bronzi, provengano dalla Svizzera, non menzionando il particolare che non si tratta di opere dal richiamo speciale o singolare. Un aspetto invece alquanto imbarazzante era che il catalogo della mostra si trovasse, a detta della ricezionista, ancora in fase di stampa, quindi non disponibile per il pubblico visitatore, ancora il giorno di Pasqua: positivo invece che la visita nella mattinata fosse stata possibile e tranquilla dato che, malgrado il giorno festivo, erano presenti due visitatori solamente, tra cui il sottoscritto.

Pur non volendo toccare gli aspetti qualificanti della iniziativa perché non rientranti nella nostra facoltà e competenza, non possiamo però esimerci dal non evidenziare quella che a nostro avviso è una palese e perfino a dir poco criticabile lacuna organizzativa.

Amleto Cataldi, morto a soli 48 anni nel 1930, originario di un paesino della Ciociaria, da considerare correttamente lo scultore di Roma per antonomasia  perché presente, disseminato in città, con almeno dieci opere monumentali, presente nelle istituzioni pubbliche le più significative quali il Quirinale, il Senato, il Campidoglio, la Banca d’Italia, alla Sapienza, perché presente con cinque esemplari pur se in gran parte nel deposito! alla Gall. Naz. d’Arte Moderna e con tre opere in quella Comunale, presente all’Hotel Excelsior di Via Veneto e presso altre istituzioni private della città: nell’insieme vi si rinvengono almeno quaranta sue sculture: di conseguenza, a buon titolo: lo scultore di Roma. Ebbene come si spiega che questo artista notoriamente tra i maggiori e più amati a livello europeo, sia fatto segno della massima indifferenza o ignoranza, laddove altri sicuramente non del medesimo livello, vengono al contrario esibiti e mostrati e valorizzati? Eppure da qualche parte si legge, pur se riduttivamente a mio avviso, che è stato “un protagonista della scultura italiana tra le due guerre”. Voglio dire che è arduo a giustificare il fatto che la Galleria Comunale di Roma Capitale non abbia incluso Amleto Cataldi in questa sequenza artistica da essa proposta consistente sia in pittori sia in scultori: tra l’altro le sue, di lui, concezioni e teorie artistiche erano tutte facilmente reperibili in molti numeri di EMPORIUM dell’epoca, come ben si sa. Non solo ma la Galleria, come ricordato, possiede almeno tre suoi bronzi tra cui uno in grandezza naturale, la Galatea, che qualche anno addietro fu preso in prestito ed esposto perfino dal Museo Guggenheim in una mostra prestigiosa a New York. Museo che al cospetto dell’opera, tra l’altro si meravigliò della asluta mancanza di informazioni attorno all’artista, perfino in internet! Quindi inspiegabile come mai nemmeno la Galatea sia stata esposta, non dico nell’ambito della esposizione ma almeno assieme agli altri scultori dell’epoca nella prima sala o quanto meno fatta rimanere nella collocazione originaria nel cortile recuperato del Museo!

 

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