Body Measurements-Henry Dreyfuss

di Pierluigi Piccini.

Mi sono sempre chiesto perché della senesità il potere ne abbia fatto una ideologia. Ideologia che come tutte le ideologie è astratta, priva di corpo ridotta a medicina per tutti i mali. Quando questi mali sono la contrapposizione al nemico, alla minaccia che viene da fuori, a chi non ci capisce perché siamo i migliori, perché siamo autosufficienti: si fa da noi. Frase che ho sentito a un ragazzo senese rivolgere a un signore, a Milano, che gli offriva dei biglietti per entrare al cinema gratuitamente. Una senesità vuota priva di materia. E pensare che la distinzione dall’”altro” avviene proprio nei gesti, nell’uso del corpo, nel linguaggio delle esclamazioni. Ma perché la politica l’ha voluta portare sul piano ideologico, togliendole l’anima popolare, snaturandola. Una risposta potrebbe essere che il potere non la conosce, che la cita in modo rituale, che così facendo non lo impegna e quindi, non la vive. Buona per tutti gli usi! Così come non è sufficiente rinchiuderla, la senesità, in alcuni momenti particolari dell’anno o farla salire sul palcoscenico. Ho letto da qualche parte che il giardino di Le Corbusier cita il prato o il bosco. Il paragone può sembrare lontano, ma a mio parere calza molto. Ma peggiore dell’ideologia del potere è quella falsa ipocrisia interclassista, quella fastidiosa melassa che ammanta ogni tanto la nostra città. Falsa, perché non ha nulla di vero, di veramente sentito, di vissuto, utile per qualche incontro, per qualche cerimonia, per qualche trasmissione o depliant. Falsa perché lascia la distinzione e ideologizza falsamente una comunità. Eppure qualcosa di vero c’è ancora, nei comportamenti non scritti, nei dettagli, nel cibo, nelle pieghe della città, in qualche volto, nelle mani dei vecchi. Ho la medesima sensazione che ricevevo viaggiando per l’Europa dell’est, qualche anno fa, soprattutto quando ritornavo negli stessi luoghi. La sensazione dell’impotenza, dell’ultimo sguardo prima della fine. Del tempo che si accorcia, che gira e gira su se stesso. A qualcuno di noi, credo, che non ci competa che il dovere della resistenza.