Poiché profondità, colore, forma, linea, movimento, contorno, fisionomia, sono rami dell’Essere.

lascaux-mainsGrotte di Lascaux, Francia

 

Poiché profondità, colore, forma, linea, movimento, contorno, fisionomia, sono rami dell’Essere, e poiché ciascuno di essi può trarre seco tutto il cespuglio, non esistono in pittura “problemi” distinti, né strade realmente opposte, né “soluzioni” parziali, nè progressi per accumulazione, né scelte irrevocabili. Non si può mai escludere che il pittore riprenda uno degli emblemi che aveva scartato, naturalmente facendolo parlare in modo diverso; i contorni di Rouault non sono i contorni di Ingres. La luce – “vecchia sultana”, la definisce Georges Limbour “il cui fascino è appassito all’inizio di questo secolo” – dapprima scacciata dai pittori della materia, riappare infine in Dudubeffet come una trama della materia. Non si è mai al sicuro da questi ritorni. Né dalle più inattese convergenze: frammenti di Rodin sono in pari tempo statue di Germaine Richier, poichè erano entrambi scultori, ossia legati a un solo e medesimo reticolato dell’Essere. Per la stessa ragione, niente è mai acquisito. “Lavorando” su  uno dei suoi problemi preferiti, fosse anche quello del velluto o della lana, il vero pittore sconvolge a sua insaputa i dati di tutti gli altri. Anche quando sembra parziale, la sua ricerca è sempre totale. Non appena ha acquisito una certa abilità in un campo, si accorge di averne aperto un altro, in cui tutto ciò che ha espresso precedentemente (pag.61) va ridetto in altro modo. Ciò che ha trovato, non lo possiede ancora, lo deve ancora cercare, la scoperta è quel che chiama nuove ricerche.L’idea di una pittura universale, di una totalizzazione della pittura, di una pittura totalmente realizzata, è un’idea senza senso. Durasse ancora milioni d’anni, il mondo, per i pittori, se ne resteranno, sarà ancora da dipingere, finirà senza essere stato conquistato. Panofsky mostra che i “problemi” della pittura, quelli che magnetizzano  la sua storia, vengono spesso risolti per vie traverse, non lungo la linea di ricerca che li aveva inizialmente posti, ma quando i pittori, al fondo di un  vicolo cieco, sembrano dimenticarli e si lasciano attirare altrove, e poi improvvisamente, in piena diversione, li ritrovano e superano l’ostacolo. Questa storicità sorda che avanza nel labirinto con deviazioni, trasgressioni, invasioni di campo e spinte improvvise,non sta a significare che il pittore non sa quel che vuole, bensì che quel che egli vuole è al di qua degli scopi e dei mezzi, e comanda dall’alto ogni nostra attività utile.

Siamo talmente affascinati dall’idea classica dell’adeguamento intellettuale, che questo “pensiero” muto della pittura ci lascia talvolta l’impressione di un vano ondeggiamento di significati, di una parola paralizzata o abortita. E se si risponde che nessun pensiero può distaccarsi completamente da un supporto, che l’unico privilegio del pensiero parlante è di aver reso maneggevole  il proprio, che le figure della letteratura e della filosofia non sono più acquisite di quelle della pittura, e non si accumulano in un patrimonio stabile, che perfino la scienza sta imparando a riconoscere una zona del “fondamentale” popolata di esseri spessi, aperti, lacerati, che è impossibile trattare esaustivamente, come l’ “informazione estetica” dei cibernetici, o i “gruppi di operazioni” matematico-fisici, e che infine non siamo mai in grado di redigere un bilancio oggettivo, né di pensare un progresso in sé, che tutta la storia umana è in un certo senso stazionaria, ma come, si chiede a questo punto l’intelletto, al pari di Lamiel,  è tutto qui? Il più alto grado della ragione è dunque il constatare  questo smottamento del terreno sotto i nostri piedi, il chiamare pomposamente interrogazione uno stato di stupore continuo, ricerca un percorso in circolo, Essere quel che non è mai completamente?

Ma questa è la delusione del falso immaginario, che reclama una positività per colmare perfettamente il suo vuoto. E’ il rimpianto di non essere tutto.Rimpianto che è anch’esso infondato. Giacché se non possiamo, né in pittura né altrove, stabilire una gerarchia di civiltà né parlare di progresso, non è perché un qualche destino ci trattenga indietro, ma perché, in un certo senso, la prima pittura andava già sino in fondo all’avvenire. Se nessuna pittura particolare porta a compimento la pittura, se nessuna opera d’arte è mai pienamente compiuta, allora ogni creazione cambia, altera, chiarisce, approfondisce, conferma, esalta, ricrea o crea in anticipo tutte le altre. Se le creazioni non sono un dato acquisito, non è solo perché passano, come tutte le cose, ma perché hanno pressoché tutta la loro vita dinanzi a sé.

Maurice Merleau-Ponty, Le Tholonet, luglio-agosto 1960.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...