di Pierluigi Piccini
I nodi stanno venendo al pettine ed è sempre più chiaro ciò che Valentini aveva in mente: fare il sindaco per due mandati. Su questo obiettivo ha sacrificato tutto dall’innovazione politica di cui si era autoproclamato portatore, agli amici dimenticati strada facendo, agli avversari politici diventati all’improvviso alleati strategici. Ma quel che è peggio è come ha utilizzato l’istituzione Comune per raggiungere l’obiettivo del doppio mandato. Non si capirebbe altrimenti come abbia strizzato, fra tasse e imposte, fra diminuzione dei servizi e assenza delle manutenzioni, i senesi per poi trovare a fine mandato le risorse per la sua campagna elettorale. Allora, nell’ultimo anno si fa di tutto anche il superfluo. L’urbanistica programmata in modo che cada fra due mandati, possibilmente con lo stesso sindaco, Lui. Le mostre non importa se avrebbero dovuto avere una dimensione internazionale, l’obiettivo è dire agli elettori che si sono fatte, come non importa: la collezione Salini senza comunicazione, Ambrogio Lorenzetti senza comunicazione, senza soldi e con molte meno opere di quante erano state previste. D’accordo, ma che importa viene il Presidente della Repubblica e il popolo apprezzerà come quando è venuto Obama. Certo importante quest’ultimo magari consigliamo al Valentini di mettersi la fascia tricolore la prossima volta, per non farsi confondere per un usciere. Obama inconsapevolmente non ha fatto altro che rimarcare il modo in cui i turisti interpretano Siena: soggiorno in provincia, quando va bene e qualche ora a Siena per mangiare la bistecca alla fiorentina, anche questo, quando va bene. Incontri per firmare protocolli dopo quelli già firmati che non hanno porta a nulla. Del resto il governatore Rossi lo aveva già detto qualche giorno prima della firma: non ci sono soldi, il Governo e la Comunità Europea hanno tagliato i trasferimenti. In più, aveva aggiunto il leader di Mdp, la Regione non riesce a capire cosa vuole essere Siena, qual è il suo asse strategico. Poi durante la cerimonia del protocollo abbracci e baci. Per contro tutto ciò che potrebbe creare problemi viene lasciato per un ipotetico dopo post elettorale, in questo ultimo anno bisogna far dimenticare la reale situazione della città e colpire gli elettori con qualche marciapiede in più, e come dargli torto, è quattro anni che Valentini aspetta questo momento. Ma se tanto, mi da tanto, credo proprio che Valentini non stapperà la bottiglia della ricandidatura, altre situazioni (dimissioni di Carolina Persi) si stanno determinando e Siena sembra essere diventata sempre più, il feudo di Lotti (Simone Lotti, Massimo Bianchi, Roberto Bozzi, Luigi Dallai). Se si leggessero sotto questa luce gli avvenimenti si capirebbe, con molta probabilità, lo scontro nel Pd e i nuovi riposizionamenti. Alla fine chi rimane ancora fuori tempo è Siena Attiva che appoggia il vicesindaco Mdp, che rimarrà l’unica a sostenere il Valentini, nel mentre gli altri fanno i giochi.