La finale di Champions Juve-Real | Il Tax Free Day | La veglia del Papa con i carismatici | Le elezioni a Malta.

 

 

 

 

 
 

 
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Who are the champions?

di Alessandro Bocci
O tutto o niente. Dopo tante parole finalmente si gioca. È la notte di Juventus-Real (qui la guida tattica di Sandro Modeo), nello stadio del Millennio, a Cardiff, finale della Champions League che i bianconeri aspettano da 21 anni. Contro la sindrome da sconfitta, sei su otto, le ultime quattro consecutive, la Signora oppone una rinnovata consapevolezza di potercela fare a prendersi la storia e a invertire la tradizione negativa. Tre anni fa a Berlino il pronostico era tutto per il Barcellona, stavolta con il Madrid di Zidane la sfida è quasi alla pari anche se Allegri, soprattutto per una questione psicologica, dice che «i favoriti sono loro». La Juve va a caccia del suo primo triplete, i Blancos del doblete, Liga e coppa insieme, che manca da un’eternità (1958). Difficile immaginare sorprese nelle due formazioni. Allegri sceglie Barzagli in difesa, Dani Alves sulla linea dei trequartisti con Dybala e Mandzukic dietro Higuain, mentre Cuadrado (nella foto Ap, con Chiellini) parte dalla panchina. Il carissimo nemico Zizou preferisce Isco a Bale e spera che Cristiano Ronaldo sia quello che quasi da solo ha messo in ginocchio Bayern Monaco nei quarti e Atletico Madrid in semifinale. È l’evento dell’anno. Si gioca alle 20.45 (diretta su Canale 5) e sarà un evento planetario trasmesso da 200 televisioni di tutto il mondo. (Qui il canale Sport di Corriere.it)

 

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Muscat alla prova

di Ivo Caizzi
Rischia di cambiare la guida della presidenza di turno dell’Unione europea se, nelle elezioni nazionali in programma oggi a Malta, il premier laburista Joseph Muscat (nella foto Epa, con il segretario del Pd, Matteo Renzi, a Malta per sostenerne la campagna elettorale) fosse superato dal partito nazionalista, che subentrerebbe nell’ultima parte del mandato comunitario fino alla scadenza del semestre, il 30 giugno. Vari sondaggi danno ancora un leggero vantaggio a Muscat (qui la videointervista in occasione delle celebrazioni a Roma per i 60 anni dell’Ue), che può contare sul buon andamento dell’economia trainata anche dal locale regime da paradiso fiscale. Ma proprio dal settore offshore scaturiscono i principali problemi del premier in carica. È stato infatti coinvolto in una vicenda scaturita dallo scandalo internazionale Panama papers. Sarebbe spuntato un presunto pagamento milionario da parte della figlia del presidente dell’Azerbaijan a sua moglie (per affari petroliferi). Muscat ha negato tutto (l’inchiesta della magistratura maltese è in corso), ma non ha accettato l’invito a presentarsi davanti alla commissione d’inchiesta dell’Europarlamento sull’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco, istituita proprio in seguito allo scandalo Panama papers. Il premier maltese ha lamentato anche una attività di disinformazione durante la campagna elettorale, che avrebbe attribuito alla Russia.

 

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Fuori erario

di Francesco Di Frischia

Da oggi scatta il tanto sospirato giorno di liberazione da tasse e gabelle varie. Il 2 giugno, invece, è stato l’ultimo giorno dell’anno lavorato per il fisco. A rallegrare i contribuenti italiani è il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo, che, assieme ai colleghi ricercatori, ha calcolato anche per l’anno in corso la data in cui iniziamo a lavorare per noi stessi. «Incluse le festività – spiega Zabeo – nel 2017 sono stati necessari 153 giorni per scrollarci di dosso la morsa del fisco, ben 38 giorni in più rispetto al 1980». Ma come hanno fatto a definire proprio questa data? L’Ufficio studi della Cgia ha preso in esame il dato di previsione del Pil del 2017 e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero. Poi ha considerato il gettito di imposte, tasse e contributi che gli italiani verseranno quest’anno e lo ha «frazionato» per il Pil giornaliero. Il risultato di questa operazione determina la data media, cioè il 3 giugno, a partire dalla quale nel 2017 gli italiani «salutano» il fisco e iniziano a lavorare per sé stessi. Ovviamente «si tratta di un puro esercizio teorico che, comunque, ci permette di dimensionare un fenomeno ormai noto a tutti – aggiunge Zabeo -. Le tasse in Italia sono troppe e lavorare 5 mesi su 12 per lo Stato ci dà l’idea di quanto eccessivo sia il nostro fisco. Al netto del peso dell’economia sommersa, sui contribuenti fedeli allo Stato grava una pressione fiscale reale che sfiora il 50 per cento, un carico che non ha eguali in Europa».

 

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In nome del Vangelo

di Luigi Accattoli
Oggi pomeriggio al Circo Massimo con inizio alle 18 veglia del Papa con i Carismatici cattolici che festeggiano i cinquant’anni del loro movimento, che oggi è presente in 127 Paesi. Insieme ai cattolici ci saranno gruppi di evangelici e pentecostali, cioè di carismatici di matrice protestante. Tra canti e preghiere, parleranno tra gli altri il predicatore della Casa Pontificia Raniero Cantalamessa e il pastore della Chiesa Evangelica della Riconciliazione Giovanni Traettino, divenuto famoso perché nel luglio del 2014 papa Bergoglio (nella foto Afp), che l’aveva conosciuto in Argentina, andò a fargli visita a Caserta (qui il suo racconto dell’incontro). Traettino ha detto ieri che i carismatici d’ogni appartenenza vedono in Francesco un valido interlocutore che – come loro – propone «un ritorno puro e semplice al Vangelo e lo propone innanzitutto ai più poveri».

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