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Nei saloni della Fondazione Magnani-Rocca – la ‘Villa dei Capolavori’ a Mamiano di Traversetolo presso Parma che fu la sontuosa dimora di Luigi Magnani – è protagonista Fortunato Depero, con oltre cento opere. Esposto anche un capolavoro di Paul Cézanne proveniente dal Museo Puskin di Mosca. Due maestri che, in modo molto differente, cambiarono il linguaggio dell’arte.

La rivoluzione di Depero parte ai primi del Novecento, quando i giovani alfieri del Futurismo ridicolizzano i luoghi istituzionali destinati alla cultura. Si anela per paradosso la distruzione di musei, biblioteche, accademie e persino di città da sempre venerate, come Venezia. I luoghi tradizionali sono considerati depositi ammuffiti di nostalgia e il loro culto stantio ostacola l’affermazione del nuovo.

Marinetti, Boccioni, Balla e lo stesso Depero incitavano ad aprire le gabbie della costrizione che da secoli relegavano il linguaggio artistico. Un sonoro schiaffo per la nuova società borghese passivamente ammaliata e adagiata nel Liberty tranquillizzante, invecchiato e languidamente autocontemplativo, estraneo all’esuberanza affamata di futuro del mondo moderno. È così che per i futuristi l’arte divenne l’arma privilegiata per comunicare e per contagiare la società, giungendo ad abbattere il muro tra arti tradizionalmente intese e arti applicate, in una dimensione artistica a contatto con la quotidianità sociale.

Il Manifesto della Ricostruzione futurista dell’Universo del 1915, firmato da Depero insieme a Balla, rappresenta una delle tappe più significative nell’evoluzione dell’estetica futurista; qui trova maturazione la volontà del Futurismo di ridefinire ogni campo artistico secondo le proprie teorie. Gli ambiti della ricerca paiono illimitati: moda, arredo, oggettistica, scenografia, editoria, grafica pubblicitaria, nulla sembra essere estraneo alla sensibilità dei firmatari.

Così, nel 1919 a Rovereto, sua città natale, Depero, che intanto prosegue anche l’attività di pittore, fonda la “Casa d’Arte Futurista” che per oltre vent’anni diventa l’ “officina del mago” dalla quale usciranno arredi modernissimi, in un caleidoscopio di forme geometriche e meccaniche.

In principio si tratta soprattutto di tarsie di panni colorati, veri quadri di stoffa, ma poi la casa d’arte si apre a ogni progetto destinato alla casa e alla città moderna e futurista: mobili, giocattoli, cuscini, suppellettili, boiseries, vetrate, lampade, arazzi, pubblicità, allestimenti architettonici. Tutto nello stile futurista più moderno ed essenziale, nel gusto Déco più efficace; la semplicità della forma, futurista per antonomasia, corrisponde alla praticità e alla bellezza, identificazione utopistica di etica ed estetica. Tutto ora in mostra alla Fondazione Magnani-Rocca, fino al 2 luglio, a cura di Stefano Roffi e Nicoletta Boschiero.

La Ballerina con i pappagalli, l’opera più ammirata alla Fondazione. Il dipinto Rotazione di ballerina e pappagalli si richiama alle esperienze teatrali di Depero, che nel 1916-1917 progetta per i “Ballets Russes” di Djagilev le scene e i costumi per Le Chant du Rossignol, balletto ispirato alla fiaba di Andersen, musicata da Stravinskij. Nel 1918 Depero mette in scena a Roma i “Balli Plastici”, favola meccanica interpretata da marionette mosse da fili, che si svolge in azioni mimico-musicali, ispirata ai principi della teatralità globale futurista._In questo dipinto, la ballerina volteggia in una danza sempre più accelerata, simile a un vortice, snodandosi in uno spazio scenico con traiettorie audaci che segnano campiture a gamme squillanti: blu, rosso, giallo, verde, bianco, rosa, viola. L±quo;ombra di fondo, rossa su rosso è proiettata dalla coloratissima simbiosi fra la ballerina meccanizzata e i giganteschi pappagalli, in una dimensione tra favolistica e reale, un mondo magico e fantastico che Depero sa ricostruire sulla scena come sulla tela.

Fonzazione Magnani – Rocca, Mamiano di Traversetolo – Parma. Fino al 2 Luglio