Amministrative 2017, ha vinto il Pd o il centrodestra? In 850 comuni (su 1004) le liste civiche. Ma dietro ci sono i partiti

di Pierluigi Piccini

Il primo turno delle elezioni amministrative è passato e si possono già tentare delle considerazione di merito. In molti hanno scritto che il tripolarismo è ormai sulla via del tramonto e siamo ritornati al vecchio e tranquillo confronto fra centro sinistra e centro destra. Per la gioia di molti a partire da Napolitano per arrivare ad Alfano che ha fatto, quest’ultimo, presto ad asciugarsi le lacrime dell’abbandono per tornare a sorridere insieme all’ex ministro Lupi. Non so se a farli sorridere sia stata la coerenza politica dimostrata nei vari comuni dove hanno partecipato: quella di stare un po’ a sinistra e un po’ a destra, qualche volta da soli o con delle liste civiche. Liste civiche che sono, letteralmente, esplose in termini di presenza. Ma poi è tutto vero quello che ci viene raccontato? Vediamo! A mio parere con questo passaggio elettorale si afferma una nuova stagione del cosiddetto civismo. Molte di esse sono liste civetta, volute dai partiti e soprattutto dal Pd per “nascondercisi” dietro. Infatti se si prende il risultato elettorale di molte città, ne vedremmo delle belle, ci accorgeremmo che il Pd si assesta intorno al 15% dei votanti mentre M5s arriva al 17%. Il ballottaggio è assicurato da liste civiche e fra queste dalle numerosissime liste civetta che “premiano” il Pd: si fa per dire perche il Pd si fa civico perdendo i propri tratti distintivi. Ma la stessa dinamica delle liste cambia: non sono più quelle nate qualche anno fa, come movimento dal basso, ma prendono altri connotati. A guidarle sono politici che non hanno più un partito alle spalle. Prendiamo alcuni esempi: Orlando a Palermo, Pizzarotti a Parma ma la stessa lady Tosi a Verona. Tutti politici che si candidano e vanno al secondo turno per le loro qualità politiche senza un partito di riferimento, che si rivolgono all’elettorato stanco dei partiti. Elettorato che dà fiducia al leader di turno per le sue capacità personali in un rapporto diretto. Aprendo, questo sì, problematiche inedite sul piano della democrazia e dell’organizzazione del consenso. Il caso più eclatante che merita di essere approfondito, però non unico in Italia, è Palermo dove il Pd rinuncia a candidarsi con il suo simbolo e si presenta con un altro nome: democratici. Dovremmo aspettare il secondo turno per esprime un giudizio più completo, ma già da ora potremmo chiamare questa nuova stagione delle liste civiche come un “civismo politico”.