“Volti di Palmira ad Aquileia” gli scatti inediti prima delle distruzioni.

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Laura Gigliotti

Rilievo funerario con ritratto di Batmalku e Hairan III sec. d.C.

Rilievo funerario con ritratto di Batmalkû e Hairan
III secolo d.C.
Calcare dorato e dipinto, 53,5 x 47,3 x 16,5 cm
Museo delle Civiltà – Collezioni d
?
Arte Orientale
?
Giuseppe Tucci
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di Roma

“Volti di Palmira ad Aquileia” s’intitola la mostra aperta fino al 3 ottobre 2017 nel Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, l’antica colonia romana fondata nel 181 a. C. come avamposto per l’espansione di Roma verso la zona danubiana e baluardo a difesa delle incursioni barbariche. Oggi il più importante centro archeologico dell’Italia del Nord-Est. Dal ’98 le aree archeologiche e la Basilica Teodoriana di Aquileia sono iscritte nelle World Heritage List come sito Unesco.

Ad essa si affiancano conferenze e dibattiti. Ospitata nei nuovi spazi della Domus e Palazzo Episcopale, la mostra fotografica “Sguardi su Palmira”- fotografie di Elio Cioli”, eseguite il 26 marzo 1996. Venti preziosi scatti inediti prima delle recenti distruzioni e il 26 luglio, durante l’Aquileia Film Festival, la proiezione del cortometraggio “Quel giorno a Palmira” di Alberto Castellani.

La rassegna è la prima dedicata in Europa alla città “la regina del deserto”, la splendida città di Zenobia, dopo le distruzioni dell’Isis. E’ la seconda tappa di un percorso dal forte valore simbolico dedicato all’“Archeologia ferita” che la Fondazione Aquileia ha intrapreso nel 2015 in collaborazioni con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia guidato da Luca Caburlotto con la mostra dei tesori del Bardo di Tunisi al fine di far conoscere e sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto accade nei paesi in cui a dominare è la violenza del terrorismo fondamentalista. La mostra dell’anno scorso (da dicembre 2015 a gennaio 2016) veniva dopo l’attentato del 18 marzo al grande museo di Tunisi che causò la perdita di ventidue vite umane, fra cui quattro cittadini italiani, quella di oggi fa seguito a una serie di devastazione scientemente perpetrate per distruggere con i monumenti la stessa identità di un popolo. In tutto il mondo ormai i beni culturali sono in pericolo, bisogna prendere atto che si sta diffondendo un disegno di distruzione della memoria, quindi della cultura. Mai si era assistito, in tempi recenti, al sistematico tentativo di annientare l’altro attraverso la distruzione della sua cultura, delle sue vestigia più lontane e profonde. All’orrore della guerra, alla furia iconoclasta, si accompagna quella che il direttore dell’Unesco Irina Bokova definisce “pulizia culturale”.

La mostra, curata da Marta Novello, direttore dell’Archeologico di Aquileia e Cristiano Tiussi direttore della Fondazione Aquileia, presenta sedici opere originali di Palmira, alcune riunite per la prima volta dopo la loro dispersione nelle collezioni occidentali, e otto di Aquileia. Nata dalla collaborazione fra la Fondazione Aquileia e il Polo Museale, è stata possibile grazie alla generosità degli sponsor e ai prestiti concessi dal Terra Sancta Museum di Gerusalemme (le opere verranno restituite dopo essere state restaurate), dal Civico Museo Archeologico di Milano, dai Musei Vaticani e da ben tre istituzioni museali romane, i Musei Capitolini, il Museo delle Civiltà – Collezioni di Arte Orientale “Giuseppe Tucci” e il Museo di Scultura Antica “Giovanni Barracco”(catalogo in italiano e inglese Gangemi Editore International per Fondazione Aquileia).

“Sia Palmira che Aquileia – rammentano Antonio Zanardi Landi e Cristiano Tiussi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Aquileia – erano luoghi di tolleranza e fruttuosa convivenza fra culture e religioni diverse oltre a esser testimoni che diciotto secoli fa il Mediterraneo costituiva un’unità integrata non solo dal punto di vista dei commerci, ma anche di quello della circolazione delle idee e dei canoni artistici e narrativi”. Una comunanza che si riverbera anche con Venezia, sottolinea la presidente della Regione Autonoma Serracchiani ricordando gli scambi commerciali fra il mondo romano e l’oriente.

Il fine della mostra, secondo i curatori, è quello di far emergere, pur fra le differenze, l’unità culturale fra le due città. Città carovaniera Palmira, dai contorni mistici, “città delle palme”, “sposa del deserto”, “una nobile città per il sito in cui si trova, per le ricchezze del suolo, per la piacevolezza delle sue acque”, secondo Plinio il Vecchio. E Aquileia città di commerci e di confine, porta verso oriente dell’Impero Romano e anche “Porta da Oriente” per gli influssi, le sensibilità che dall’Oriente venivano. E se da un lato il grande nemico vicino era la Persia, per Aquileia erano i popoli barbarici.

In mostra i volti dei cittadini di Palmira, quelli ritratti nei rilievi funerari, che rivelano usi e costumi, correnti formali e stilistiche locali, orientali, ma anche greche e romane. E’ l’arte palmirena. L’archeologo francese Paul Veyne li chiamava “cittadini del mondo”. Fra i pezzi in mostra si segnalano un “Altare dedicato al Sole Santissimo”, ritrovato alla fine del XV secolo all’Acqua Acetosa e ora ai Musei Capitolini. E’ in marmo della metà del I sec. d. C., in forma di parallelepipedo, raffigurato su tutte e quattro le facce. Sotto una di esse un testo in lingua palmirena “Tiberius Claudius Felix e i palmireni dedicarono quest’ara alle loro divinità, Malakbel e gli dei di Palmira. In pace!”. L’iscrizione è uno dei primi esempi noti in occidente.

Sulla copertina del catalogo lo splendido “Rilievo funerario con ritratto di Batmalkù” con indosso un turbante a pieghe con velo, chitone, mantello, molti gioielli di tradizione occidentale e orientale. Arretrato in dimensione minore il figlio abbigliato con pantaloni a sbuffo di tipo orientale. Viene dalla collezione Giuseppe Tucci, è in calcare dorato e dipinto datato III sec. d. C. A lato le scritte marcate in pigmento rosso sono in aramaico palmireno.

Di grande qualità il “Rilievo funerario con busto femminile” del II sec. d. C. giunto ai Musei Vaticani come dono di Federico Zeri. Una lastra rettangolare con contorno irregolare che rappresenta una donna con una tunica a maniche corte ben accollata, velo, collane e numerosi gioielli a sottolineare l’alto livello sociale della defunta.

Viene dal Terra Sancta Museum di Gerusalemme dei Francescani, ora chiuso per restauro, il “Busto muliebre da sarcofago palmireno” in calcare datato II sec. d. C. E’ un busto ritratto di donna che indossa una tunica e un mantello. Le copre il capo un turbante sotto il quale si nota un largo diadema con motivi vegetali e geometrici, ai lati spuntano quattro lunghe ciocche ondulate.

Alla presentazione della rassegna al Mibact c’era il ministro Dario Franceschini che ha ricordato che l’iniziativa è pienamente in linea con la politica internazionale dell’Italia per la difesa del patrimonio culturale in aree di crisi. C’erano anche il Presidente della Fondazione Aquileia Antonio Zanardi Landi, i curatori, il Sindaco di Aquileia Gabriele Spanghero, la Presidente della Regione Debora Serracchiani e il professor Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla, dove ha diretto 47 campagne di scavo, da cinque anni almeno impossibilitato a recarsi in quelle regioni in cui ha svolto lunghe ricerche e studi. E’ l’autore del libro “Distruzioni saccheggi e rinascite” che affronta un tema sterminato, di angosciante attualità, che non avrebbe mai pensato di trattare, dopo la conclusione della seconda guerra mondiale. Un libro dedicato “in segno di deferente e commosso omaggio” alla memoria di Khalid al-Asaad, conservatore per oltre quarant’anni di Palmira, che ha difeso fino al sacrificio della vita. Eppure di fronte all’orrore delle distruzioni indiscriminate, dopo aver fatto saltare in aria deliberatamente il tempio di Bell, quello di Baal Shamin e l’arco trionfale posto all’ingresso della città di Palmira, dopo lo scempio del museo di Baghdad, e prima ancora dei Budda di Bamianh, e ora Mosul e il “minareto gobbo” il professor Matthiae ha parole di speranza. “Il vasto sito archeologico di Palmira, gravemente danneggiato dall’Isis, ma non polverizzato, potrà essere ricostruito quasi nella sua totalità”. Sia utilizzando sistemi tradizionali che ricorrendo a tecniche moderne. “Il sito di Palmira è un campo di rovine di grandissima estensione e solo il 20-30% è danneggiato gravemente anche se si tratta purtroppo di eccellenze come il Tempio di Bel. Ma l’Arcata monumentale si rimetterà su. “Ad ogni modo, sia con metodi tradizionali sia con l’uso di avanzate tecnologie, sarà possibile ripristinare il sito al 98%”. Purché, precisa, venga rispettata la sovranità del paese, ci sia il controllo e la ratifica da parte dell’Unesco e infine un’ampia collaborazione internazionale di paesi con capacità tecniche e scientifiche adeguate.

Museo Nazionale Archeologico di Aquileia, Via Roma 1 – Aquileia (UD). Orario: da martedì a domenica, dalle ore 8.30 alle ore 19.30. Fino al 3 ottobre 2017.

Mostra fotografica: Sguardi su Palmira – fotografie di Elio Ciol eseguite il 29 marzo 1996. Domus e Palazzo Episcopale, piazza Capitolo. Orario: da martedì a domenica, dalle ore 9.00 alle ore 19.00.

Informazioni: www.museoarcheologicoaquileia,beniculturali.it e http://www.fondazioneaquileia.it

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