Memorandum per il sindaco di una città involgarita, Sienaland.

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Riporto uno stralcio dell’intervento fatto da Marco Pierini alcuni anni fa sul modello economico che l’amministrazione comunale del sindaco Valentini stava mettendo in atto. Da allora le cose sono peggiorate ulteriormente, si è continuato pervicacemente a realizzare un “progetto” sbagliato per la città, a sfruttare intensivamente il territorio, ad alimentare le rendite di posizione per il bene di pochissimi, ad omologare Siena ad altre realtà italiane, importando modelli gestionali ormai da tempo superati. Il danno fatto in questi anni dalla giunta Valentini è enorme e impone urgentemente una inversione di rotta.

  di Marco Pierini

28 Agosto 2013, Siena. C’è un termine di paragone che sovente si usa, ormai, quando si vuole segnalare l’eccessiva riduzione di una città d’arte a mero approdo turistico, quando la si ritenga troppo imbalsamata, ingessata e bloccata nel suo aspetto di entità esclusivamente monumentale: Disneyland. Un luogo cioè dove il tempo della vita quotidiana è relegato in secondo piano e domina invece una sorta di gioiosa atemporalità che offre al turista l’illusione di poter attraversare, spesso nell’arco di una giornata o addirittura di qualche ora, i secoli, come in una sorta di viaggio nel tempo la cui scenografia appare miracolosamente apparecchiata di fronte agli occhi. Ma la scenografia, per quanto bella possa essere, da sola non basta. Ecco dunque che le quinte teatrali hanno cominciato via via ad animarsi, a trasformarsi in parco tematico, in luogo d’intrattenimento. Alle città come Venezia, Firenze, Siena, non è rimasto che abdicare a se stesse e lasciare che i maghi del marketing culturale le trasformassero in brand, così come già da tempo avvenuto per l’impianto monumentale ridotto a scenografia. Il parco giochi invade la città, ma le strade e le piazze principali, i musei e i complessi monumentali, sono naturalmente luoghi privilegiati. L’amministrazione pubblica, di norma, non assiste impotente a questo fenomeno, bensì lo promuove e lo facilita in tutte le maniere, spacciandolo per “valorizzazione”, e ai beni culturali, in generale, sembra ormai che i comuni guardino come mere fonti di reddito, beni da sfruttare solo e soltanto in funzione del turismo; “il nostro petrolio” insomma, secondo una vecchia idea degli anni Ottanta che auspicavamo tramontata.

Corollario, anzi premessa, del sistema è l’esautorarsi progressivo del ruolo dei musei e degli altri istituti culturali, la messa al bando della ricerca e lo sfruttamento intensivo del patrimonio, senza considerazione alcuna per la sua storia, la sua funzione, e addirittura, talvolta, la sua incolumità. La città che sembra aver meglio applicato il modello del parco giochi in questi ultimi anni è forse Siena (…).