Il “lascia podere” del Valentini.

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di Pierluigi Piccini

Dunque il nemico è entrato nella Fortezza Bastiani ha fatto molti danni, ma nessuno se ne è accorto, o preferisce fare finta di nulla. Si continua, comunque, a fare le esercitazioni, come sempre, in attesa di qualcosa che potrebbe accadere, ma che non accade. In compenso un soldato è morto: era andato a prendere un cavallo e aveva dimenticato la parola d’ordine, ucciso dagli stessi compagni d’arme. Usciamo dalla metafora e parliamo di Siena. C’è molta agitazione; agitazione che non si capisce a cosa sia finalizzata. È in corso il congresso del Pd; l’unica cosa che è riuscito a fare è l’accordo fra Ceccuzzi, Alberto Monaci e Scaramelli. In questo a Siena, Renzi, è riuscito a ricompattare il partito, situazione in linea con il comportamento delle stragrande maggioranza dei dirigenti nazionali che hanno scelto lui come leader. Basterebbe solo questo per segnare una differenza abissale con il francese Macron. Il ricompattamento senese non si sa bene su cosa sia avvenuto se non in una logica prettamente di potere, non è un mistero che il Pd punti a mettere insieme le elezioni comunali, regionali e nazionali in una unica tornata elettorale. Se così fosse allora ci sarà bisogno di ripartirsi gli incarichi e la spartizione è la strada più sicura e la più conosciuta. Con il solito burattinaio che da dietro le quinte di una partecipata, nella quale fa di tutto per rimanere, muove le fila del suo partito (Pd) e di qualche esponente dell’opposizione. In questa prospettiva la proposta dello Scaramelli di candidarsi alla guida dei democratici a livello locale sembra essere una boutade. Perché se così non fosse starebbe a testimoniare che il consigliere regionale a Siena è solo e non ha persone di fiducia da utilizzare. Inoltre, la proposta avanzata dallo Scaramelli ha il senso di uno scontro interno ai renziani e a chi conta veramente in città e in provincia. Dovrebbe sapere l’ex sindaco di Chiusi che a volte i rapporti personali contano più della politica. Una cosa comunque è chiara perché ormai sulla bocca di molti dirigenti del Pd: lavorano per rimpiattare il simbolo del partito dietro a una lista civica. Nasconderlo, come se si vergognassero e ammettendo, di fatto, una sconfitta prima ancora delle comunali. Comune: il Valentini sta iniziando a capire che il suo futuro di candidato a sindaco è fortemente in pericolo. È praticamente assente dai giochi congressuali e quel rinvio a giudizio peggiora ancora di più la sua posizione. Si capisce bene dal suo nervosismo e da una serie di uscite e proposte che denunciano un suo personale disagio. Proposte che i contadini di una volta avrebbero chiamato: a lascia podere. Chi lo sostituirà avrà bisogno di lavorare molto per raddrizzare una situazione amministrativa a dir poco debole e peggiorata, ammesso che fosse possibile, con le ultime scoraggianti uscite. Se fosse stato sicuro di una sua ricandidatura si sarebbe comportato in modo più accorto nella consapevolezza che le istituzioni non finiscono con le persone che le amministrano. A questo punto si apre un altro ragionamento, quello nei confronti del vicesindaco. Mancuso è il leader di un movimento appena nato, c’è da chiedersi: ma il Movimento Democratico e Progressista ha qualche interesse a seguire in maniera acritica le sorti del Valentini? Può avere MDP una visibilità tutta amministrativa? Sono sufficienti alcune prese di posizione del responsabile di Siena Attiva per marcare uno spazio politico? Che rapporto c’è fra Siena Attiva e MDP? Sono la stessa cosa? Le elezioni si avvicinano e la chiarezza è obbligatoria. E l’opposizione? Bella domanda! Ancora poco all’orizzonte, qualcuno ha avuto il coraggio di mostrarsi con un proprio ragionamento politico più o meno condivisibile, altri fanno e disfanno alleanze, contattano gli eventuali portatori di voti, cenano, si incontrano. Quest’ultimi sono i soliti noti, i professionisti del voto sempre in cerca non per vincere, ma per ingannare i propri elettori in una logica di personale appagamento.